|
SI SCHIANTO’ A MONTE CA’ DI VIOLA
L’aereo dei misteri
Era un velivolo alleato. L’episodio accadde
nel giugno del ‘44. Ma dov’è quello tedesco?
Tra “detective” e testimoni. Frammenti usati per fare
pentole.
di Normanna Albertini
 |
| Il monte Ca’ di Viola,
tra Frassinedolo e Costa de’ Grassi, teatro dello schianto. |
“Duce: la sera senza luce, la notte rioplani, la mattina
senza pani”. Isaia Zanetti, poeta dialettale di Villaberza,
così fotografava la condizione delle nostre zone nel periodo
in cui Pippo, un caccia della Raf, sorvolava i centri abitati in
missione di disturbo.
Ed era quasi sicuramente un bimotore della Raf l’aereo che,
in una mattina di giugno del 1944 (il giorno del Corpus Domini?)
andò a schiantarsi sulle pendici del Monte Ca’ di
Viola, tra Frassinedolo e Costa de’ Grassi. Gli anziani di
Costa ne parlavano da sempre: ingegnosamente ne avevano riciclato
l’alluminio per realizzare coperchi ed altri utensili; poi
il ricordo era scivolato via, ignorato dalle ultime generazioni.
I vecchi, col tempo, trovano snervante confrontarsi con l’indifferenza
dei giovani: alla fine scelgono un dignitoso silenzio. Come comunicare
la paura, come riferire dei bombardamenti che in quel periodo sulle
città furono migliaia? Solo nel ’44, gli Anglo-Americani
misero in atto sull’Italia centro-settentrionale, territorio
della RSI, 4.541 incursioni, uccidendo 22mila civili e ferendone
oltre 36mila. Nella giornata del 5 luglio Castelnovo venne bombardato
da aerei alleati che, oltre alla caserma, colpirono anche l’ospedale:
4 morti tra i tedeschi e 12 tra i civili.
E’ in questo quadro storico che si colloca l’evento
dell’aereo precipitato su Ca’ di Viola. Tedesco? Americano?
Inglese?
 |
Daniele Reggiani nel campo del “Braiòn”.
|
“
... Attacking from below they set its engines on fire and it crashed
near Cervarezza (RE)...”.
Michele Becchi, reggiano, cercatore dei relitti aerei rimasti interrati
dal secondo conflitto mondiale, riferendosi al libro dal quale è tratta
la frase appena citata, aveva optato per un velivolo tedesco della
Luftwaffe.
L’indicazione sembrava chiara. Facendo indagini in internet,
attraverso il sito di Stefano Guerri (www.cervarezza.supereva.it)
e il relativo indirizzo di posta elettronica, Michele prese i contatti
per avviare le ricerche: sul posto, col metal detector e con interviste
ai testimoni nei paesi di Frassinedolo e Costa de’ Grassi.
 |
Renzo Domenico Bacci, testimone dell’incidente.
|
“
Quasi certamente il giorno del Corpus Domini del ‘44 - racconta
Renzo Domenico Bacci, testimone per eccellenza, intervistato da
Giovanni Bianchi per il bollettino vicariale Oltre la Sparavalle
- usciti dalla chiesa di Frassinedolo, io e l’amico Marino
Notari ci avviammo su Ca’ di Viola in cerca di selvaggina.
Nei pressi della ‘Tana della volpe’, ecco il rumore
di un aereo che arrancava con un solo motore. Potemmo scorgere
un portellone aperto, vista la bassa quota, e un militare che si
paracadutava sulla pineta della Sparavalle. Pochi istanti - continua
Renzo - e altri due militari planarono forse nei prati contigui
alla pineta. Quasi insieme al lancio dell’ultimo dei tre,
l’aereo virò nella nostra direzione per schivare il
paese di Cervarezza. Giunto su Frassinedolo, vedemmo lanciarsi
un altro militare e, essendo l’aereo ormai su di noi, io
mi gettai in una fenditura del terreno, gridando a Marino di fare
altrettanto, ma egli rimase impietrito. L’aereo era a 70-80
metri, quando all’improvviso, e direi per fortuna, mutò l’assetto
e cadde di punta nel campo lì accanto, sprofondando nel
terreno e incendiandosi”.
 |
Antonio (Checco) Magnani col nipotino.
|
Riavutisi dallo shock, Renzo e Marino si mossero alla ricerca
dei piloti, che recuperarono sani e salvi. A gesti indicarono loro
dove erano piazzati i tedeschi e dove i partigiani. I piloti, di
certo alleati, chiesero di essere accompagnati nel territorio dei
partigiani, e Renzo, con l’amico e il partigiano “Milan”,
detto il magnan, nel frattempo giunto sul luogo, li scortò oltre
il fiume. Ma allora l’aereo non era tedesco!
Per Antonio Magnani, di Frassinedolo, altro testimone, era senz’altro
alleato. E’ lui a guidare Michele Becchi con Daniele Reggiani
- anch’egli detective dei bombardieri sepolti - fino al campo
dove azionare il metal detector. “Durante la guerra del ’40-’45
- informa Becchi - la zona reggiana era crocevia di tutte le rotte
degli aerei alleati che venivano a colpire obiettivi nella pianura
o addirittura in Austria e Germania. Erano contrastati dagli sparuti
gruppi caccia dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana e dai
caccia della Luftwaffe, che operava con ricognitori veloci e bombardieri
notturni contro gli Alleati, di là dalla Linea Gotica. Inevitabilmente,
molti di questi aerei, colpiti o danneggiati, finivano per cadere
nelle nostre zone. Da una prima stima, solo nella provincia reggiana,
furono oltre 60 gli aerei schiantatisi al suolo. E, incredibile
ma vero, nonostante la montagna fosse abitata, alcuni di questi
sono ancora dispersi con i loro equipaggi”.
Intanto, nel campo del “Braiòn”, il metal detector
si mette a sibilare e affiorano i primi resti: pezzi di alluminio
fuso, frantumi della carlinga, viti, un frammento del motore e
poi un bossolo: sì, l’aereo era alleato! Fantastico!
E quello tedesco? Mistero.
“
Era inglese - sostiene Massimo Mariotti, supermeccanico pure lui
di Frassinedolo, che conserva una valvola ed altri pezzi con la
scritta “Raf” -. Da bambino andavo su al Braiòn
a raccogliere i bossoli. Credo che quel fosso - dice indicando
il fossato lì vicino alla sua officina - sia pieno di bossoli,
perché poi li ho gettati tutti lì!”.
Antonio Magnani, Checco per i paesani, ricorda che i motori erano
sprofondati ben due metri nel terreno e che si lavorò a
lungo per estrarli; poi li portarono via e nemmeno Rino Galassi,
figlio dell’allora padrone del campo, sa dove siano finiti.
 |
Massimo Mariotti conserva alcuni pezzi dell’aereo.
|
Ma torniamo a Michele Becchi, che lavora sui frammenti trovati: “L’associazione
di cui facciamo parte io e Daniele si chiama ‘Gruppo Sagittario’ ed è nata
con l’intenzione di raccogliere il patrimonio aeronautico
reggiano. Si è poi estesa a considerare tutti gli aspetti
storico-aeronautici relativi alla provincia di Reggio Emilia”. “Il
nome del gruppo - continua - deriva dall’ultimo aereo costruito
dalle OMI Reggiane: il caccia RE-2055 ‘Sagittario’,
stimato il più bel caccia della seconda guerra mondiale.
Oltre a me e Daniele, il gruppo ha altri quattro aderenti, più diversi
collaboratori. Il nostro sito è attivo all’indirizzo
www.grupposagittario.com”.
Michele è nato a Reggio nell’agosto del ’67
e lavora come grafico presso un’agenzia pubblicitaria. La
sua “malattia” per la storia è cominciata girando
per le montagne con il nonno, alla ricerca di fortini e pietre
miliari del granducato; poi egli ha coniugato il tutto con la passione
per gli aerei, quando, bambino, rubava la bici allo zio per scappare
al campovolo a curiosare fra le macerie delle palazzine e ad ascoltare
i racconti dei vecchi piloti e meccanici. Il metal detector è arrivato
dopo, come utile ausilio alla ricerca vera e propria, che si svolge
essenzialmente su internet, nei database, con i testimoni oculari,
o negli archivi.
 |
Michele Becchi con un bossolo ritrovato nel
campo..
|
“
Mario Rigoni Stern dice che ‘le cose hanno un’anima’ -
confida Becchi -. Quando trovo un pezzo di aereo, metallo contorto,
bruciato, segnato dai colpi o dal tempo, non posso fare a meno
di pensare che ha avuto una storia, un passato pieno delle emozioni
degli uomini che ha trasportato e che in lui sono morti o sopravvissuti.
Sta poi a me - spesso con fatica ma anche con soddisfazione - tirar
fuori da quel pezzo di metallo il segreto della sua storia”.
Qualche giorno dopo il ritrovamento dei resti, le prime notizie
da Michele: “Ho pulito i pezzi, e confermo che è sicuramente
un aereo di costruzione americana. Il pezzo di motore appartiene
ad un Wright Cyclone 1600 o 2600, motore che equipaggiava svariati
modelli di aereo. La vernice ritrovata sui longherini e sul rivestimento è sicuramente
tipica del Commonwealth (verde continentale + marrone kaki + grigio
scuro). I serial del metallo (FBD 1120) sono americani, così come
l’armamento”. Americano o inglese? Michele spiega che
poteva trattarsi di un B-26B Marauder, di costruzione americana,
consegnato in parecchi esemplari alla Raf, oppure di un B-25C Mitchell,
con le “Invasion stripes” dipinte sulle ali e sulla
fusoliera, sempre realizzato in Usa, in dotazione alla Raf. Oppure,
ancora, un Boston.
Ma... e l’aereo tedesco precipitato “near Cervarezza” di
cui si parla nel testo consultato da Michele Becchi?
Un ricercatore di Parma, Giuseppe Finizio, dice che sarebbe caduto
nei pressi di Castagneto di Ramiseto nel luglio del ’44,
dopo essere stato colpito mentre stava fotografando il porto di
Livorno.
La ricerca continua: “Mi stanno arrivando diverse segnalazioni,
alcune positive e altre negative - informa Becchi -. Il signor
Finizio mi sta dando una mano, spulciando nei suoi archivi. Finora è saltato
fuori che tutti i Baltimore e i Boston che lui ha archiviato sono
caduti di notte, non di mattina, almeno secondo fonte alleata...”.
L’indagine è complessa; Michele e gli altri del gruppo
Sagittario non si arrendono. Chi avesse informazioni relative ad
aerei precipitati in tempo di guerra può scrivere a Gruppo
Sagittario, e-mail: cusna@katamail.com. A noi non resta che attendere
gli sviluppi n.albertini@tuttomontagna.it
|