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VILLA MINOZZO/LAVORA AD "EMERGENCY"
La vita. Prima di tutto
"E il valore più importante
che abbiamo", dice Ketty Agnesani. Originaria di Case Zobbi,
da anni è a fianco di Gino e Teresa Strada. Il dovere di
informarsi e informare.
di Normanna Albertini
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| Ketty Agnesani, responsabile
della comunicazione, ha iniziato la sua collaborazione con
Emergency nel 1994. |
Ketty è nata giusto quarantanni fa a Villa Minozzo,
per la precisione a Case Zobbi. A 12 anni si è trasferita
a Milano, suo malgrado, dove vive tuttora. Torna in montagna molto
raramente, quando gli impegni di lavoro le lasciano un po di
respiro, il che non succede spesso. Si dichiara affezionata al
luogo natìo, alla sua gente e agli amici che ha quì.
Ketty Agnesani è il braccio destro di Gino e Teresa Strada
nellassociazione umanitaria Emergency. Le abbiamo posto alcune
domande per conoscerla meglio e perché tutta la nostra montagna
possa conoscerla.
Come sei arrivata ad Emergency?
"Lavoravo in unagenzia di pubblicità con una
collega, amica di gioventù di Gino e Teresa Strada. Stavano
presentando Emergency proprio in quel periodo - era il 1994 - e
io, colpita dalle loro proposte concrete e importanti, mi resi
disponibile ad aiutarli per quanto riguarda il campo di mia competenza:
la comunicazione. Alla prima occasione (il cinquantenario della
strage di Gorla, quando una bomba lanciata dagli Alleati su una
scuola del quartiere in cui vivo, a Milano, uccise duecento bambini
e i loro insegnanti) collaborai alla realizzazione di una conferenza.
Da allora abbiamo continuato a lavorare insieme. Dopo pochi mesi
Emergency ebbe una sede e io lasciai il mio lavoro in agenzia per
dedicarmi interamente allassociazione. Una scelta per niente
difficile, direi naturale".
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| Il chirurgo Gino Strada, 54 anni,
fondatore di Emergency e in prima linea su vari fronti di guerra.
Nellassociazione sono impegnate anche la moglie Teresa
(presidente) e la figlia Cecilia. |
In cosa consiste il tuo lavoro?
"Mi occupo di comunicazione, una materia che
a Emergency viene applicata in senso ampio e non sempre convenzionale.
Per noi la cosa più importante è dare alla gente
gli strumenti adeguati per essere veramente informati. Riteniamo
che solo sulla base di uninformazione corretta le persone
siano poi in grado di scegliere da che parte stare. Ad esempio,
non facciamo mai richieste di fondi tramite lettere inviate a caso
a sconosciuti. Preferiamo far conoscere il problema
(delle guerre, delle mine antiuomo, delle vittime civili) e raccontare
cosa facciamo noi. Se qualcuno si riconosce nelle nostre idee e
nella concretezza del nostro lavoro, può sostenerci economicamente.
Il mio lavoro consiste nel trovare i modi per far sapere in modo
trasparente e corretto chi siamo e cosa facciamo e nellidentificare
i mezzi per farlo. Ultimamente mi sto dedicando al sito internet
(www.emergency.it) dove abbiamo aperto unapposita area denominata medici
di guerra inviati di pace, per linformazione dalle
nostre missioni. Ovviamente non ci limitiamo alluso di internet,
abbiamo un giornale trimestrale e un report annuale. Abbiamo libri
e film, lavoriamo nelle scuole, teniamo conferenze... Insomma,
cerchiamo di dare a tutti la possibilità di incontrarci
e conoscerci da vicino".
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| Ketty Agnesani |
Quali sono le situazioni in cui lavora Emergency che ti hanno
più coinvolta? " Alcuni anni fa sono stata in Nord Iraq a visitare il nostro
progetto. Pensavo di sapere tutto perché, anche se a distanza,
ho sempre seguito il lavoro dei nostri ospedali, le storie dei
pazienti, conoscevo i loro nomi, gli ospedali e gli standard clinici.
Invece, quando sono arrivata là, mi sono resa conto che
le cose erano molto diverse: non avevo idea del clima che si respira
nei nostri ospedali, della serenità nonostante il dolore
e il dramma vissuto dai pazienti. Ho trovato personale curdo preparatissimo,
premuroso con ogni paziente, bambino o adulto che fosse. Ho trovato
tanta sofferenza, questo è vero, ma anche la forza per combatterla,
con i bisturi o con laffetto. La cosa che più mi ha
colpito è stato il Centro riabilitazione e reintegrazione
sociale: centinaia di persone che hanno perso un arto a causa delle
mine antiuomo qui hanno la possibilità di avere una protesi,
di fare la riabilitazione necessaria per poter tornare a vivere
una vita normale, ma soprattutto hanno la possibilità di
frequentare dei corsi per imparare un lavoro, e diventare così parte
attiva di una società senza essere un peso. Ecco, forse è questa
la cosa più importante: la dignità delle persone.
E il lavoro che fa Emergency per restituire a tutte le vittime
di guerra questa possibilità è il fine ultimo del
nostro lavoro".
In che rapporti sei con Gino e Teresa Strada? " Gino è quasi sempre allestero, ultimamente
in Afghanistan e in Iraq, quindi non ci vediamo molto spesso, anche
se siamo in contatto quotidiano. Con Teresa lavoriamo gomito a
gomito 365 giorni allanno, condividiamo tutte le scelte che
riguardano lassociazione, i problemi, le incertezze, il lavoro
quotidiano, le ansie, ma anche le soddisfazioni".
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| L'ospedale di Anabah, sulle montagne
afghane del Panshir, allestito da Emergency in una ex scuola
di polizia. |
Come viene scelto il personale di Emergency e che competenze deve
avere? " Emergency ha ospedali e centri chirurgici, quindi il personale
che cerchiamo è soprattutto medico e infermieristico, ma
cerchiamo anche amministratori e logisti. Con quello che stiamo
costruendo a Lashkar-gah raggiungiamo quota dieci ospedali (in
Cambogia, Iraq, Afghanistan e Sierra Leone) quindi siamo sempre
alla ricerca di personale specializzato e competente. Fondamentali
sono alcuni anni di esperienza e la lingua inglese. Il nostro personale
infatti è internazionale, e perché lo staff possa
comunicare al suo interno e con i locali, lunica lingua possibile è linglese".
Comè strutturata e come si regge Emergency?
E una Ong (Organizzazione non governativa), ma non ha una
struttura burocraticizzata. Fin dallinizio, si è data
come regola di mantenere le spese di organizzazione al di sotto
del 10% (e infatti negli ultimi nove anni non abbiamo mai superato
il 5% di costi di gestione della struttura), in modo da poter utilizzare
la maggior parte dei fondi negli obiettivi statutari che, giova
ricordarlo, sono essenzialmente due: lassistenza sanitaria
alle vittime delle guerre e la diffusione di una cultura di pace
e solidarietà. Per dirla in modo semplice: se con gli ospedali
di guerra cerchiamo di rimediare ai danni che un conflitto fa,
con la promozione di una cultura di pace cerchiamo di costruire
un mondo dove i conflitti non esistano. La maggior parte delle
entrate di Emergency provengono da donazioni di sostenitori, singoli,
enti o aziende, che decidono di dare il loro contributo alla nostra
attività. Abbiamo pochissimi finanziamenti istituzionali (governativi
o altro); ci manteniamo soprattutto con le nostre risorse e con
la solidarietà degli Italiani".
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| Un bimbo cambogiano curato dal
team di Gino Strada. |
Ricordi episodi di particolare difficoltà o, al contrario,
grande collaborazione da parte dei governi dei Paesi in cui operate? " Credo che lepisodio che più ci ha preoccupati
sia stato quello accaduto un paio danni fa in Afghanistan,
quando la polizia religiosa talebana è entrata con la forza
nel nostro ospedale di Kabul. Nonostante i pesanti tendaggi, le
sale operatorie separate, le siepi e i muri in giardino, secondo
loro uomini e donne non erano abbastanza separati. Così abbiamo
scelto di chiudere lospedale (scelta difficile, ma non si
poteva fare diversamente) fino a che il governo talebano non avesse
garantito la sicurezza dello staff e dei pazienti. Sempre in Afghanistan,
però nel nord, abbiamo avuto la massima collaborazione,
la stima e il rispetto (peraltro ricambiato) del comandante Massud,
il leone del Panshir, che ci ha messo a disposizione, per farci
il nostro ospedale di Anabah, quella che una volta era una scuola
di polizia".
Personalmente condividi il pacifismo assoluto di Gino Strada? " Certo! Lo condivido perché parte da un principio
di base che è imprescindibile: la vita umana è il
valore più importante che abbiamo, e tutti abbiamo il diritto
di averla. Allora capisci che non puoi approvare che un Mohammed
venga volontariamente ucciso solo perché è iracheno
o afgano. La sua vita vale quanto la nostra, e nessuno - dico nessuno
- ha il diritto di togliergliela. Nessun interesse, economico o
di potere, può essere messo al di sopra del valore della
vita umana".
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Come ci si può muovere, qui in montagna, per sensibilizzare
e dare una mano? " La cosa principale che le persone hanno il dovere di fare è informarsi;
da parte nostra possiamo fornire alcuni strumenti. Si possono organizzare
presentazioni (il mese scorso ce nè stata una a Villa),
dibattiti e conferenze, proiezioni di film, lavorare con le scuole,
mettere a disposizione materiale informativo (per esempio negli
uffici postali, in municipio e nei luoghi di aggregazione). A Pasqua
sono stata a Villa e mi ha fatto un enorme piacere vedere le bandiere
di pace che sventolavano dai balconi. Non me laspettavo,
e mi sono commossa".
Dietro a scelte come la tua ci sono motivazioni diverse da persona
a persona. Nel profondo, cosa ti ha influenzato e spinto, e cosa
ora ti fa continuare? " Cè stato un periodo in cui pubblicavamo sul
nostro sito i nomi delle vittime delle bombe in Afghanistan. Sul
registro pazienti del nostro ospedale di Kabul, invece, scriviamo
i nomi delle persone che curiamo, che salviamo da una morte certa.
Credo che chiunque, dovendo scegliere da che parte stare, in quale
elenco scrivere un nome, farebbe la stessa scelta che ho fatto
io".
n.albertini@tuttomontagna.it
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Emergency è nata a Milano nel 1994 con lo scopo di
fornire assistenza medico-chirurgica alle vittime delle guerre
e, soprattutto, delle mine antiuomo, costruendo e gestendo
ospedali nelle zone maggiormente colpite.
Dal 1994 ad oggi oltre 600mila persone sono state curate negli
ospedali di Emergency: nel Nord Iraq, dove sono attivi due
centri chirurgici e due centri riabilitazione e protesi, in
Cambogia, a Battambang, una delle aree più minate del
mondo, in Afghanistan, nella valle del Panshir e nella capitale
Kabul e, dal 2001, anche in Sierra Leone, dove Emergency ha
costruito e gestisce il Centro chirurgico di Goderich (Freetown).
Attualmente Emergency sta costruendo il suo nono ospedale a
Lashkar-gah, nella provincia di Helmand, a sud di Kabul, e
un centro maternità ad Anabah, nella valle del Panshir.
E attivo anche un centro di riabilitazione per le vittime
del terrorismo a Medea, in Algeria.
Parallelamente alle attività mediche di assistenza
alle vittime della guerra, in Italia Emergency promuove iniziative
e campagne di solidarietà, di sensibilizzazione e di
diffusione di una cultura di pace. |
ECCO DOVE
Associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione
delle vittime delle guerre e delle mine antiuomo,
via Orefici 2 - 20123 Milano tel. 02/863161 - fax 02/86316336
sito web www.emergency.it
e-mail: info@emergency.it
conto corrente postale n° 28426203 intestato a Emergency.
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