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TRA CARPINETI E LOURDES
Don Guiscardo,
Cappellano della Grotta
Il parroco è anche assistente
regionale dellUnitalsi. Quella volta che si incendiò il
pulmino e il ricordo di Cerreto Alpi. "Bisogna vivere i problemi
delle persone, esserci in mezzo".
di Normanna Albertini
La storia che coinvolge don Guiscardo Mercati, attuale parroco
di Carpineti, inizia in Francia oltre mille anni fa, al ritorno
di Carlo Magno dalla Spagna. Il capo musulmano Mirat, accerchiato
dalle milizie di re Carlo, nel 778, presso il castello di Miranbelle,
venne toccato dalla grazia e chiese il battesimo, consegnandosi
vinto non allImperatore, ma ad una "Signora", che
nel santuario di Le Puy-en-Velay aveva il suo luogo di culto: Notre
Dame de Puy. Diventato cristiano, Mirat sostituì il proprio
nome con quello di Lorus, da cui derivò Lourdes; nel prato
sotto il castello, luogo della conversione, si allarga oggi la
spianata delle processioni davanti alle basiliche. A Lourdes, il
diciassettenne seminarista Guiscardo Mercati si recò la
prima volta nel 69, barelliere dellUnitalsi. Unesperienza
bella, produttiva, feconda di nuove amicizie e relazioni con tanti
giovani e ammalati, il tutto favorito dal suo carattere aperto
e gioviale. Unesperienza che si ripeté negli anni
seguenti, nei pellegrinaggi di giugno e agosto, anche dopo essere
stato ordinato, quando gli venne chiesto di occuparsi del servizio
liturgico a Lourdes.
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| Don Guiscardo Mercati a Lourdes
ieri e oggi. A sinistra, davanti alla Grotta come giovane seminarista
nel 1973; a destra, lingresso nella basilica di S. Pio
X con i paramenti e la croce di "Cappellano della Grotta". |
"Cè un episodio che ha marcato la mia vita -
racconta - avvenuto a Rivalta nellestate del 72. Ero
lì a dare una mano, avevo caricato i bambini sul pulmino
e, una volta salito lultimo bimbo e ultimato il giro, il
mezzo si fermò con uno strano rumore. Ebbi una sensazione
indefinibile, un presagio, una visione e urlai: Giù tutti!.
Il tempo di farli scendere e fu un rogo. Ringraziai la Madonna
e feci voto di tornare a Lourdes tutti gli anni".
La vicenda di don Guiscardo Mercati, inserita nella storia di
Lourdes, comincia il 4 agosto 1952, giorno della sua nascita, forse
non per caso giorno di San Giovanni Maria Vianney, il santo protettore
dei parroci. Fin dai suoi primi giochi di bimbo, egli dice infatti
di essersi sentito prete e conferma che la Madonna lo ha accompagnato
nel suo cammino al sacerdozio. Maria, la Signora di Lourdes, regina
fino a quando la rivoluzione francese la cacciò dal santuario
e dalla vita di tanti devoti. Maria che torna, anni dopo, dove
erano rimaste acqua e roccia e pretende una nuova casa in cui dare
udienza ai suoi prediletti: i più bisognosi, gli ammalati,
i derelitti. Per sua portavoce, la Signora, Achero, vuole la più povera,
la più ignorante, la più malata, la più disprezzata
dellarrogante impero di Francia. Si chiamava Marie Bernarde;
in casa la chiamavano Bernadette.
"Il messaggio di Lourdes - spiega don Guiscardo - è preghiera,
penitenza, attenzione agli altri ed è già nella figura
di Bernadette, una persona di unumiltà unica, che
tanto ha patito. Se la Chiesa ha ravvisato subito lautenticità delle
apparizioni, mentre in altri casi anche recenti ciò non è avvenuto, è proprio
per il cammino di tribolazione conforme a quello di Cristo umilmente
accettato da Bernadette, per la sua povertà e semplicità.
Ed è un messaggio alla Chiesa, a noi preti, il fatto che
la Vergine sia apparsa proprio a lei, analfabeta, senza nozioni
di catechismo e che non aveva fatto la prima comunione: una bambina
munita soltanto della fede semplice trasmessale dai genitori".
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Don Guiscardo con i bambini della scuola
materna parrocchiale di Carpineti per la festa di Natale.
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Unirregolare dellisteria, incolpevole e povera idiota,
secondo Emile Zola; una femmina popolana inattendibile per natura,
secondo Cesare Lombroso - laureato a un mese dalla prima apparizione,
nel marzo 1858, a Pavia - per il quale la ragazzetta denutrita
dei Pirenei non fu che un ghiotto oggetto da misurare per smascherarne
tare ereditarie, deviazioni patologiche, inclinazioni isteriche
e criminali. Eppure lei sola vide e udì. Ed è fidandosi
delle sue parole che 300 milioni di persone sono accorse sino ad
oggi a Lourdes, divenuto tra i luoghi più celebri del mondo.
Nel 1995, la Conferenza Episcopale dellEmilia Romagna conferisce
a don Guiscardo lincarico di vice assistente regionale dellUnitalsi,
lassociazione con la quale era cresciuto, seguendone i cambiamenti
fino al riconoscimento di organizzazione ecclesiale, e il 7 ottobre
il sacerdote inizia il servizio di parroco a Carpineti, suo paese
natale. Lo stesso anno si reca più volte al santuario.
"Andare a Lourdes come prete - riferisce - ti protende in
una dimensione diversa da quella del laico, perché entri
in contatto con un altro tipo di sofferenza: quella dellanimo
e dello spirito. Allora ti accorgi dellutilità del
dono del tuo ministero, tocchi con mano la gioia delle persone
che riacquistano serenità ed è una carica, unesperienza
che arricchisce, di riflesso, anche le mie parrocchie".
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Il sacerdote con la mamma, Ines Ghirardini, nella festa
per la prima messa, celebrata il 21 agosto 76.
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La basilica di Lourdes aveva ricevuto da San Pio X un titolo onorifico,
un privilegio dato ai preti che si impegnano a svolgere il servizio
al santuario e a diffondere nel mondo il messaggio della Madonna.
Nel maggio del 2000 tale titolo, "Cappellano della Grotta",
viene conferito a don Guiscardo dal vescovo di Tarbes e Lourdes,
mentre la Cei gli affida lincarico di assistente regionale
dellUnitalsi. Lourdes, dopo la parrocchia, diventa sempre
più per il sacerdote luogo del suo apostolato in mezzo ai
pellegrini e agli ammalati.
"Mi sono sentito sicuramente gratificato, richiamato a una
responsabilità, un dovere che svolgo con passione. Il mio
mandato di assistente regionale scadrà nel 2005, ma non
verrà meno il mio impegno, al di là di unulteriore
riconferma. Per un prete - insiste don Guiscardo - stare vicino
alle povertà morali è lespressione massima
del servizio. Io non sono né un teologo né un moralista,
i miei doni sono altri: un carattere intuitivo, aperto, e una grande
facilità di comunicazione attraverso la parola, oltre a
una grande passione per il canto. Credo che lomelia sia importante:
ci sono 10 milioni di persone che ogni domenica ne ascoltano una;
pur affidandosi allo Spirito Santo, va preparata con serietà perché è unazione
pastorale rilevante. E il vangelo va calato nella vita quotidiana,
con un linguaggio accessibile a tutti, ma per poterlo fare devi
vivere i problemi delle persone, esserci in mezzo. Solo così puoi
spezzare il pane della Parola e leggere il mondo alla luce del
Vangelo".
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Don Guiscardo nel 1989 con gli altri parroci
del vicariato di S. Maria Maddalena.
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Riconosce i suoi limiti, don Guiscardo: lincapacità di
essere "diplomatico", la suscettibilità, a volte
la mancanza di umiltà, virtù indispensabile per dare
spazio agli altri in funzione del bene di tutti. Fa suo il motto
di papa Giovanni XXIII, pronunciato ai membri del Sinodo romano: "Far
fare, lasciar fare, dar da fare", e ringrazia la gente semplice
di Cerreto Alpi, sua prima parrocchia, persone anziane con fedi
granitiche che smorzarono, con la loro umile sapienza, la sua presunzione
saccente di giovane appena uscito dal seminario. Una dimensione
di apertura, ascolto, rispetto e modestia che sperimentò anche
nei preti, molti di età avanzata, che dall82
al 95 lo ebbero come vicario foraneo nel vicariato di S.
Maria Maddalena. "Presbitero", prete, significa "anziano",
e per don Guiscardo dovrebbe esprimere non la vecchiaia in sé,
ma la saggezza e lumiltà che è dei semplici
e che fu di Bernadette.
"Una cosa che mi angoscia - confessa don Guiscardo - è la
caduta delle vocazioni: a Carpineti sono 27 anni che non ce nè una!
Non capisco questa difficoltà a scegliere la vita sacerdotale,
che è impegnativa, ma tanto arricchente. Fare il prete è bello!
Quando vado in pellegrinaggio mi dispiace lasciare la messa della
domenica in parrocchia: amo lincontro con la gente e mi manca.
Ringrazio Dio per il dono della commozione... ora parto per Lourdes,
in parrocchia cè una persona che sta male e mi costa
tantissimo allontanarmi".
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In pellegrinaggio a Loreto.
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Ai preti giovani, il sacerdote consiglia lesperienza dellinsegnamento
nelle scuole, che ha vissuto per ventanni e che lo vede ancora
partecipe alle cene di classe degli ex studenti o, addirittura,
ai loro matrimoni. Ma la scuola che gli è rimasta nel cuore è quella
nello stile di Barbiana - piccola, pluriclasse unica con ununica
maestra - di Cerreto Alpi: "Potevo entrare quando volevo e
la maestra mi lasciava i bambini. Il rapporto era naturale, con
me e con la maestra, bellissimo, sereno, e cera continuità perché gli
stessi bambini li ritrovavo in paese, al bar, a dire il rosario
lungo la strada. Oggi non ci sono più situazioni simili
e anche nei miei ultimi anni alle superiori ho visto un peggioramento
della scuola. I preti, nellambito scolastico, dovrebbero
esserci: è un servizio non solo per gli studenti, ma anche
per i colleghi".
Con umiltà vera - anche se afferma di non esserne capace
- don Guiscardo riconosce alla Madonna, al papà e alla mamma
di averlo condotto a una scelta di vita nella quale si sente appagato.
Ringrazia i suoi vescovi e i sacerdoti, ma soprattutto rende merito
alla gente di montagna, del Cerreto e di Valbona, angoli di mondo
tanto somiglianti a quel luogo sperduto che era la Lourdes di Bernadette,
per avergli donato, con affetto e pazienza, la saggezza del "presbitero". |