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detto fra
noi
di Giuseppe Delfini
Facciamo casino
In quanto a paesaggio, natura, tradizioni, storia, aria pulita,
tranquillità, folklore e personaggi, la montagna vanta un
patrimonio a dir poco fantasmagorico. Gli spicchi di mondo che vi
si trovano sono di quelli che fanno invidia a tutti quelli che non
li possiedono e non possono goderne. La cosa è talmente evidente
che, almeno tra noi, non vale la pena dilungarsi su questo ritornello.
Non è un dogma di fede, ma un semplice stato di fatto. Così
è, e ci piace che lo sia.
A questo pensavo (e scusate lautocitazione) mentre poche domeniche
fa mi trovavo immerso nella bolgia umana di Gardaland. Che, sia
chiaro, per tanti versi è un paradiso. Ma artificiale, costruito,
artefatto ma fatto a regola darte per attirare gente di ogni
età e farla divertire. Montagne e vulcani finti, freddi ruscelli
immersi in una natura di plastica, animali costruiti in laboratorio
da bravi artigiani, fattorie con maiali, galline e contadini inanimati,
percorsi ideati a tavolino e allestiti in un capannone, e così
via. Insomma: tutta roba senza unanima, senza un suo sentimento,
ma piazzata lì in modo eccezionale per far divertire e regalare
momenti si spensieratezza. E di gente ce ne va. Tanta. Pure alla
domenica, quando lo spazio vitale intorno, per la ressa, è
ridottissimo. E magari fa anche più di unora di coda
per poi scendere col gommone per le rapide (uno spasso che dura
ben cinque minuti), o ne fa mezza per girare (per i soliti cinque
minuti) con una canoa in mezzo alla giungla prefabbricata di Tunga
(magari sono gli stessi che brontolano se impiegano unora
per salire da Reggio al Cerreto, o mezzora per arrivare a
Castelnovo
O che non se la sentono di scarpinare e sudare
per arrivare a emozionarsi sotto le cascate del Lavacchiello
Ma questa è unaltra storia, e ne parleremo unaltra
volta). E perde pure un sacco di tempo per mangiare qualche schifezza
a uno dei fast food che si trovano qua e là. Sia chiaro:
sono contento che Gardaland sia a tre ore di strada da casa mia,
non lo sogno né lo rimpiango. Però vorrà pur
dire qualcosa che tanti operatori e imprenditori locali alla domenica
sperino, per i propri paesi, unaffluenza di gente anche solo
al livello di un centesimo di quella registrata nel già citato
mega parco-giochi. Vorrà pur dire qualcosa che in estate
si registrino più affluenze al Gran canyon di
Gardaland che non sul Ventasso. Perché non rifletterci serenamente?
A volte non basta la natura, non sono sufficienti le cime, il silenzio
e laria pulita. La gente vuole divertirsi. Parliamo di quella
che, quantitativamente ed economicamente, rende e fa
cassetta. Non voglio snaturare la montagna, ma integrarla
con qualcosa che la arricchisca e ne diversifichi lofferta
in ogni stagione. Parliamone. Proviamo a buttare lì qualche
idea. A volte basta poco. Esempio: a Castelnovo, lultima domenica
di aprile, oltre ai mestieri in piazza e ad altro bendidio, cera
un moderno trenino che stantuffava per le vie del centro. Niente
di trascendentale, ma era (per quanto ho potuto vedere) letteralmente
preso dassalto da famiglie al completo. Valorizziamo gli aspetti
caratteristici delle nostre terre (sono il nostro ineguagliabile
biglietto da visita, il marchio, lorgoglio), ma a loro affianchiamo
quel quid indispensabile per trasformare veramente il turismo in
una risorsa da coniugare al futuro. E non solo per pochi (seppur
bravi). Alcune idee stanno affiorando (parchi avventura, terme,
impianti sportivi, manifestazioni di ogni genere e in ogni dove,
una cultura aggiornata dellospitalità), ma tanta strada
è ancora da macinare. E non inorridiamo se, talvolta e nel
luogo giusto, per richiamare gente dovremo puntare persino su un
po di confusione, e non solo sulla stupenda e ferrettiana
conFusion&. Massì: ogni tanto, facciamo casino.
g.delfini@tuttomontagna.it
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