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VILLA MINOZZO/VITA NUOVA AL CANILE
Ora non piangono più
I cani dormivano nellacqua, le fogne
non funzionavano, le cucce erano poche e malmesse, dicono
i volontari di Aiuto Appennin che ora lo gestiscono. Microchip a
ogni animale.
di Marina Arlotti
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| Da sinistra: Lorenzo Pellinghelli,
Roberta Primavori, Rosy Belli e William Balboni, alcuni dei
volontari che gestiscono il canile di Villa Minozzo. |
Vita nuova al canile di Villa Minozzo. Con la nuova gestione molte
cose sono cambiate per gli ospiti di questa struttura ma anche per
gli abitanti delle zone circostanti, non più disturbati dal
continuo abbaiare dei cani. Il silenzio è una delle prime
cose che colpisce: i cani abbaiano un po, giusto per salutare
chi arriva, e poi si reimmergono in una calma piuttosto soddisfatta
ma sempre pronti a ricevere (e a fare) gesti affettuosi. Non ci
sono certo problemi a socializzare con questi animali, che dopo
pochi minuti ti considerano già un vecchio amico.
In questa atmosfera abbiamo incontrato Roberta Primavori e Lorenzo
Pellinghelli, due dei volontari che si occupano di questa struttura
e che spiegano come funzionano adesso le cose.
Il canile - dice Pellinghelli - è gestito da Aiuto
Appennin, associazione onlus, quindi non a fini di lucro, composta
solo da volontari. A un primo gruppo che si occupa di soccorso e
ricerca persone scomparse se nè aggiunto un secondo
che gestisce il canile.
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| Un tenero ospite del canile. |
Il canile - continua Roberta - è comprensoriale, si
occupa cioè dei cani randagi e abbandonati di tutti i comuni
della Comunità montana; è una struttura aperta al
pubblico ed è sovvenzionato dallEnte comunitario attraverso
i contributi ricevuti dai Comuni. I fondi vengono investiti per
lalimentazione, la pulizia e le spese sanitarie degli animali.
La situazione non è ancora delle migliori, ma stiamo cercando
di adeguarci alle norme. Ad esempio, non ci sono ancora luce, gas
e telefono. Lo scopo dellassociazione è comunque quello
di evitare il randagismo accogliendo qui i cani, anche se il posto
non è ancora il massimo. Noi volontari stiamo
cercando di rimediare alle carenze occupandoci sia degli aspetti
burocratici - come gli allacciamenti - che costruendo ripari e box.
Il problema è che siamo davvero pochi e avremmo bisogno di
rinforzi.
Non è facile trovare volontari - aggiunge Pellinghelli
- perché il lavoro da svolgere è comunque pesante
e viene fatto al di fuori delle occupazioni e del lavoro che ognuno
ha. Inoltre, per alcune mansioni è necessario avere anche
un po di familiarità con gli animali.
Il lavoro non può quindi essere svolto tutto dai volontari...
Per garantire lefficienza del canile - precisa la Primavori
- sono state assunte tre dipendenti, individuate grazie allufficio
di collocamento di Castelnovo Monti. A completare il nostro organico
cè poi un responsabile sanitario e, al di sopra di
tutto, un comitato direttivo con un responsabile amministrativo
che ha il compito di coordinare il lavoro.
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| Al canile di Villa servono materiale,
denaro e altri volontari. |
Questa nuova gestione ha preso possesso della struttura il 22 novembre
scorso e si è trovata ad affrontare una vera marea di problemi:
Gli animali - ricorda la Primavori - dormivano nellacqua
perché le fogne non funzionavano; cera acqua dentro
e fango fuori. Lavoravamo sotto la pioggia per riparare i tetti
delle cucce e alzare ripari. Non cerano ciotole per dare da
mangiare a tutti. Maschi e femmine non sterilizzate dividevano le
stesse gabbie, dove avvenivano anche i parti. Succedeva anche che
i maschi uccidessero i cuccioli e cerano lotte continue. Quindi
i primi contributi ricevuti sono stati spesi per sterilizzare 68
femmine, per le vaccinazioni e per fornire una migliore alimentazione
agli animali. Tutto questo ha dato i suoi frutti perché vediamo
animali che allinizio erano sofferenti ma che ora stanno molto
meglio. Abbiamo potuto contare molto anche sulla solidarietà
della gente. Abbiamo ricevuto in regalo delle cucce o il legno per
realizzarle e anche cibo. La Comunità montana ha contattato
per noi la cooperativa Il Ginepro, che ha messo del
compattato allesterno risolvendo il problema del fango e ha
realizzato altri box per permetterci di rispondere alle chiamate
di cattura, cosa che altrimenti non avremmo potuto fare per mancanza
di spazio.
Ovviamente, il primo obiettivo è quello di migliorare la
situazione del canile, ma in seguito sarà necessario anche
incentivare le adozioni: Stiamo pensando anche al futuro.
Tutti i cani sono dotati di microchip, grazie al quale si potrà
evitare che tornino randagi visto che sarà sempre possibile
identificare il proprietario. Inoltre, ci riserviamo anche il diritto,
dopo ladozione, di controllare in qualsiasi momento
le condizioni dellanimale. Al contrario di quello che si pensa,
i cani del canile sono tutti affettuosi. E necessario incentivare
ladozione altrimenti molti cani rischiano di morire qui, dove
comunque devono vivere in situazioni che non sono per loro ottimali:
in gruppo e in spazi ristretti. Senza laffetto e le cure esclusive
di un proprietario. Non sempre ci saranno cuccioli disponibili,
ma abbiamo cani di due-tre anni che stanno fisicamente bene. E
sbagliato credere che i cuccioli siano gli unici educabili: i cani
del canile si adattano probabilmente prima e meglio perché
vengono da unesperienza traumatica che temono di ripetere.
Al canile servono ancora tante cose...
Abbiamo bisogno di cucce, medie e grandi, di legno, di compensato,
di stracci di lana e cotone, di coperte, di cibo e anche di denaro
- conclude la Primavori -. Ma abbiamo anche tanto bisogno di volontari
per migliorare la vita dei cani, perché le cose da fare -
come il bagno o una passeggiata - sono tante e tutte urgenti. Quindi,
guardate tutti se davvero i vostri impegni non vi lasciano qualche
ora e un po di affetto da dedicare a qualcuno di questi 113
(ma il numero è in aumento, ndr) animali, meno fortunati
di quelli che di solito si accucciano ai vostri piedi.
Il canile è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 14.30.
Per informazioni e offerte contattare Francesca Porcellini (tel.349
3451323) oppure Marina Cervi (tel. 0522 810801).
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LETTERA DA CARPINETI/BUTTATI NEL CASSONETTO
Sgozzati sette cuccioli
Inutile il tentativo di salvarne uno.
Le indagini sono in corso, ma resta un dubbio: chi è
la bestia?
La punizione che un passato la nostra civiltà
riservava ai delitti umani è stata destinata
questa volta a cuccioli di cane, la cui unica colpa
è stata quella di essere nati. Purtroppo lera
della comunicazione non è ancora riuscita a fare
passare linformazione che si possono evitare nascite
indesiderate di animali con la sterilizzazione delle
possibili madri.
Qualche mese fa, su questo stesso periodico, Alessia
Lolli ha denunciato in modo commosso, e al contempo
scandalizzato, la morte per avvelenamento dei suoi due
amati terranova, Artù e Neve, sperando di allertare
le coscienze delle persone affinché non si ripetessero
episodi tanto truci e ignobili. Invece, ancora una volta,
lintelligente essere umano ha dato prova del suo
aspetto infimo.
Il fatto: sabato 12 aprile, a Carpineti, in via I Maggio,
alle ore 16 circa, una signora si dirige verso il cassonetto
per gettare immondizia; qualcosa, alzato il coperchio,
la blocca dopo aver notato una borsina di plastica rosa
allinterno della quale qualcosa di vivo si agita
e si lamenta. Pur avendo subito lidea di cosa
possa contenere quellinvolucro, la signora non
osa afferrarla, ma lo fa un uomo coraggioso. Questi
apre il sacchetto e con raccapriccio scopre sette cuccioli
di cane sgozzati: sei già morti, il settimo gemente
e rantolante, immerso nel sangue suo e dei fratelli.
Dopo aver avvertito le Forze dellordine, un uomo
che si trova nelle vicinanze decide di portare il cucciolo
ancora in vita allambulatorio della dottoressa
Loretta Boni, a Castelnovo Monti, che preparata allemergenza
si prodiga per salvarlo, ma purtroppo inutilmente.
Anche questa storia è squallida e inquietante.
Lascio intuire ai lettori i sentimenti che la rabbia
mi ha provocato nellanimo, nei confronti delleroe
che ha trovato il coraggio di tagliare la gola a dei
cuccioli inermi. Le indagini per trovare il colpevole
sono in corso, ma spero, in cuor mio, che non venga
scoperto, perché il mio disprezzo per un tale
individuo durerebbe per sempre.
Il filosofo Tommaso DAcquino scriveva nel secolo
XIII che se un uomo mostra pietosa compassione
verso gli animali, ancor più sarà disposto
a comportarsi con pietà verso i propri simili.
Tutti dovrebbero essere consapevoli che gli essere viventi
(e dico tutti), sono alimentati dalla stessa linfa e
i gesti subumani contro ognuno di loro sono un oltraggio
allesistenza in sé e degradano chi nella
scala della vita si trova in una posizione di privilegio
e di responsabilità.
Luana Ugoletti
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