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ROSY MANARI DA BUSANA
La regina del Sahara
Da due anni trionfa nella maratona del deserto
africano. Sport e solidarietà.
Lanno scorso vittoria anche per il marito Vincenzo.
di Luigia Guaita
Correre è un moto dello spirito, dellanimo,
più che delle gambe. Qualcuno immagina che correre rappresenti
il raggiungimento di una meta; per me, invece, è il contrario:
è scappare, allontanarmi da qualcosa.
E con queste parole che inizia la nostra chiacchierata con
Rosa Maria Manari - per tutti semplicemente Rosy - 45 anni, originaria
di Busana ma residente nel Bolognese, funzionario presso la Regione,
vincitrice per il secondo anno consecutivo della Sahara Marathon,
42 chilometri tra sole a picco e sabbia, spesi non per il solo fine
del raggiungimento di un podio ma per portare aiuto al popolo saharawi,
200mila persone che da un quarto di secolo vivono lontane dalla
propria terra, confinate in campi profughi.
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| Rosy Manari impegnata sul difficile
percorso africano. |
Sono sempre stata una bimba vivace, in movimento, e questa
voglia di correre si è poi fusa con la maturità. Correre
fa parte delle mie necessità quotidiane e mi fa star bene.
E poi molto bello quando questa passione la si può
condividere con il proprio compagno. E nellambiente
delle corse, infatti, che parecchio tempo fa ho conosciuto Vincenzo,
molto prima di metterci insieme e di sposarci. La maratona del Sahara
è una cosa che ha preso subito entrambi, lo scorso anno,
quando vi abbiamo partecipato per la prima volta, perché
non è solo una competizione agonistica. E molto bello
contribuire con le proprie gambe a portare un messaggio di solidarietà.
Questa manifestazione è nata per attirare lattenzione
dellopinione pubblica sulla storia di un popolo di cui nessuno
pare volersi interessare. Da 25 anni, nel cuore del deserto africano,
la gente saharawi, che prende questo nome dal luogo dorigine,
il Sahara Occidentale, è stata cacciata dalla propria terra,
un lembo dAfrica che si trova più o meno di fronte
alle isole Canarie e che era colonia spagnola, successivamente contesa
anche da Marocco e Mauritania. Questa gente, che a distanza di tanto
tempo è ospite in territorio algerino, vive una
situazione di precarietà e senza sbocchi, nonostante diverse
risoluzioni dellOnu. I Saharawi, in condizioni drammatiche
per la carenza di acqua, vivono solo grazie allinvio di aiuti
umanitari. Lobiettivo princiaple della maratona del Sahara
è questo: tenere vivo linteresse dellopinione
pubblica sul problema di questi profughi.
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| Alcune immagini della busanese
e del marito nella gara organizzata in favore del popolo saharawi. |
Organizzata per la prima nel 2001 dallamericano Jeb Carney,
anno dopo anno ha visto aumentare il numero di Paesi partecipanti.
Il 22 febbraio scorso è partito da Bologna alla volta di
Smara, in Algeria, un charter con a bordo la delegazione italiana;
un centinaio di persone - non solo atleti ma anche medici e rappresentanti
delle istituzioni dellEmilia Romagna - che hanno portato aiuti
alimentari, medicinali, materiale didattico, eccetera.
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| Rosy Manari e il marito Vincenzo
Castellano vittoriosi nell'edizione 2002 della Sahara Marathon. |
Correre questa maratona in mezzo al deserto - spiega Rosy
- è unesperienza indimenticabile, unica al mondo; la
sua particolarità è data dal fatto che gli atleti
non vanno solamente per disputare la gara, ma vivono per diversi
giorni la realtà del campo profughi, con le famiglie del
posto che spesso si privano del poco che hanno per offrirlo agli
ospiti. Il tracciato della gara, in pieno deserto, prevede di coprire
la distanza fra i campi profughi di El Ayoun, Aoserd e Smara. Oltre
a dover competere con gli altri atleti, questanno il rivale
più ostico incontrato lungo il percorso è stato la
grossa tempesta di sabbia che si è scatenata a pochi chilometri
dalla partenza e che ci ha accompagnati fino allarrivo, trasformando
la gara in una prova estrema. Ciò non mi ha impedito di poter
fare bene e di arrivare prima fra le donne (col tempo di 4:1235",
ndr). Dietro di me, sul podio, una spagnola e una eschimese. Mio
marito è arrivato terzo, e purtroppo non siamo riusciti a
ripetere lottimo risultato dello scorso anno, quando entrambi
giungemmo primi, stabilendo il singolare record di prima coppia
vincitrice della stessa maratona. Unaltra cosa molto bella
di questa esperienza è stata la spedizione della carovana
composta da saharawi e cittadini del resto del mondo,
che dopo la competizione hanno raggiunto in tre giorni, a piedi
e con automezzi, il campo di Dakla, dovè stato installato
un centro di telefonia satellitare. Prima di quel giorno, i profughi
che vivono lì non potevano in nessun modo comunicare col
resto del mondo. E stato molto toccante il momento in cui
è stata attivata la linea, perché sembrava di assistere
a una comunicazione via cavo tra la Luna e la Terra.
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| Un tenero bacio tra Rosy e Vincenzo
dopo l'arrivo. |
Lemozione e il trasporto che accompagnano il racconto di
Rosy Manari fanno capire quanto la maratona del Sahara, per lincredibile
messaggio di solidarietà e pace che trasmette, sia nel suo
cuore. Sono davvero moltissimi i messaggi positivi che questa
gente ci manda. E importante sapere che, pur vivendo da molto
tempo una situazione di precarietà, i Saharawi sono votati
a un islamismo pacifico, che non ha mai fatto ricorso alle bombe
o a qualsiasi altro atto di violenza per richiamare lattenzione
su di sé. E sorprendente anche vedere come il clima
di precarietà non abbia minimamente scalfito la loro dignità
di popolo e i limitatissimi mezzi a disposizione non abbiano impedito
la scolarizzazione di tutti i bambini.
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UNA MARATONA ECOLOGICA
Su e giù intorno
al Ventasso
La corsa si snoderà attraverso
uno scenario fantastico.
Appuntamento il 13 luglio. Gemellaggio con
Collelongo.
Lentusiasmo e lamore per lAppennino
di Rosy Manari e Vincenzo Castellano, che pur vivendo
a Bologna vengono di frequente a Busana, dove lei ha
la casa di famiglia e la mamma e dove, ovviamente, possono
cimentarsi in lunghe corse allaria aperta, hanno
contagiato tanti altri montanari, e si sta concretizzando
in quello che molto probabilmente sarà per la
montagna levento sportivo dellanno: la prima
Ecomaratona del Ventasso.
La manifestazione, che si svolgerà il prossimo
13 luglio, una domenica, rientra nel circuito delle
Ecomaratone dItalia, di cui fa parte
anche lEcomaratona dei Marsi che si svolge ogni
anno a Collelongo (LAquila) e la cui 8ª edizione
si tiene l11 maggio.
E appunto sulla scia di questa ormai celebre
maratona, nella quale Rosy Manari ha già avuto
modo di cimentarsi e di distinguersi (2ª nel 2002, dietro
la fortissima Stracco), che si è pensato di creare
anche da noi un evento sportivo dai risvolti ecologici,
culturali e di promozione del territorio.
Oltre tutto, sono numerosi gli aspetti che accomunano
le località di Busana e Collelongo: primo fra
tutti il fatto che entrambe sono in Appennino e a circa
900 metri di altezza, hanno più o meno le stesse
caratteristiche socio-culturali e le medesime problematiche
di spopolamento e migrazione.
Lo scopo principale dellEcomaratona del Ventasso
è perciò quello di far fare a chi vi partecipa
unesperienza di contatto con la natura perché
il percorso si snoda quasi interamente fuori strada,
lungo le vecchie mulattiere e i sentieri del nostro
Appennino, nei comuni di Busana, Collagna e Ramiseto,
in un paesaggio che, è quasi superfluo dirlo,
bellissimo.
I maratoneti passeranno in mezzo ai paesini di pietra,
accanto alle chiesette, tra boschi di castagno e di
faggio, intorno al lago Calamone, toccando la brughiera
daltura e salendo fino a S. Maria Maddalena (il
punto più alto).
Dal punto di vista agonistico, i 42 chilometri di questa
maratona rappresentano una prova senzaltro impegnativa
per la presenza di numerose salite e dislivelli, ma
per gli appassionati di questa disciplina unimpresa
che vale la pena compiere e che desidereranno ripetere.
Per informazioni sulla gara è attivo il sito
internet www.ecomaratonadelventasso.it,
mentre contattando gli organizzatori (tel 335.5869205,
347.2270450) è possibile visionare il percorso.
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