|
detto fra
noi
di Giuseppe Delfini
Stanchi di aspettare
Proprio mentre da Comuni ed enti vari rimbalzano notizie e
segnali di una voglia di costruire qualcosa di buono per la nostra
montagna, da quello che doveva essere il simbolo del nuovo futuro,
e cioè il Parco nazionale dellAppennino tosco-emiliano,
giungono le note più dolenti. Non vogliamo dire che tutto,
Parco a parte, sia perfetto e funzioni a meraviglia, e che non ci
siano carenze colossali. Notiamo però che ci sono progetti
di cui si parla da anni che stanno vedendo la luce: la Gatta-Pianello
per dirne uno di rilievo, mentre il marciapiede del Bocco potremmo
prenderlo come esempio minore (per chi non abita lì).
In tante realtà, poi, scorgiamo sorgere cantieri zeppi di
speranze, tipo la zona artigianale di Ramiseto. La stessa capitale
della montagna vede e vedrà nelle prossime settimane una
manciata di cartelli di lavori in corso. La ex statale
513 (per conversare di qualcosa che ha nuotato sempre in pessime
acque) si sta trasformando in una signora strada, con svariate prossime
ipotesi di miglioramento. Senza contare le novità: lo slow
food e il rilancio del tema delle campane e dei presepi per sottolinearne
qualcuna. Cè pure un comune, Ligonchio, la cui Amministrazione
si adopera per tenere in vita un distributore di carburante (e questo,
solo per rimarcare come ai servizi minimi, essenziali per non far
scappare la gente, qualcuno ci tenga). Osserviamo poi stupendi germi
che denotano voglia di partecipazione, come il Comitato Alta Val
Secchia, per ricordarne uno. Il volontariato, ancora, continua a
fornire stupende dimostrazioni su ogni fronte. Insomma: si fa, si
tribola, ci si prova. E questo è positivo (poi potremmo discutere
di priorità, modi di intervento, persone, tempi, stili e
costi, ma questo, solamente per un attimo, releghiamolo in secondo
piano). In tale panorama, la vicenda del Nazionale stona come una
campana vecchia e arrugginita, nonostante la fresca età.
Lallarme lo lanciavamo un anno fa da queste colonne: le beghe
legate alle poltrone stavano rischiando di mandare in vacca speranze
e ambizioni legittime di chi in montagna vive e lavora, e intende
continuare a farlo. Allora si era in attesa di un presidente. Adesso,
invece, pure. Non si decolla. Ridicolo. Inutile investigare su colpe
e dintorni, che non sono mai di nessuno. E una pena vedere
quanto tempo occorra per nominare un organismo dirigenziale per
questa struttura, ancora sprovvista pure di una sede davanti alla
quale fare un girotondo di protesta o una festa di carnevale, o
attaccare bandiere con scritto sveglia! o cartelloni
con stampato In Italia i mezzi politici esistono ancora
o
Speriamo che chi comanda non voglia cincischiare sino alle
elezioni amministrative del prossimo anno, per sfruttare questa
carta nella spartizione dei pani e dei pesci, per utilizzare questi
scranni come contentino o chissà che altro. Speriamo che
a qualcuno, magari un sindaco, come era già capitato per
la Gatta-Pianello, venga la buona idea di sbattere sul tavolo le
proprie dimissioni nel caso che questa situazione di stallo non
venga risolta al più presto. In fin dei conti, tutti i nostri
sindaci sono in scadenza, e cioè (se non modificano
la legge) non rieleggibili. Qualcuno potrebbe cogliere loccasione
per passare alla storia per essersi rifiutato di stare al gioco
di chi non fa e non vuole aiutare gli altri a fare. A meno che non
sia la poltrona, seppur in scadenza, la cosa che più conta.
Meditate sindaci, meditate. Siamo stanchi di sperare e basta.
P.S.: La notizia del tentato stupro di Castelnovo labbiamo
data per primi noi, senza aspettare il comunicato ufficiale. Il
fatto che qualche autorità abbia tentato di insabbiarla
e di non far uscire sui giornali laccaduto, ci pare una cosa
da regime.
g.delfini@tuttomontagna.it
|