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IMMIGRAZIONE E DINTORNI/IL NOSTRO FORUM
Parliamone. E parliamoci
Sì alla solidarietà, no al buonismo.
Non generalizziamo, ma affrontiamo i problemi che esistono. Controllo
e sicurezza non significano coprifuoco. Pignedoli, Grisanti e Tamagnini
a confronto.
di Armido Malvolti
Alcuni fatti gravi accaduti nelle scorse settimane hanno contribuito
a fare esplodere sulle pagine dei giornali locali il problema immigrazione
a Castelnovo Monti. A leggere certi titoli e ad ascoltare le parole
di alcuni sembrerebbe quasi di essere precipitati nel Bronx. La
realtà, come spesso accade, è però molto più
articolata, più complessa, ma anche meno drammatica di come
qualcuno la dipinge. Tuttomontagna ha già più volte
trattato il tema, ospitando varie opinioni. Con questo ampio servizio
intendiamo proporre elementi di conoscenza e alcuni ragionamenti
affidati a persone che, per il loro ruolo, sono quotidianamente
sulla breccia. Il tentativo è quello di aiutare a compiere,
attraverso la conoscenza, un salto di qualità nel confronto
dialettico sia nelle istituzioni che tra la gente. Non trattiamo
casi specifici, cè già stato troppo clamore,
ma il problema nella sua dimensione storica, culturale, economica
e sociale. Prima, però, ci sentiamo di dover proporre ai
nostri lettori alcune domande invitandoli a riflettere. A parti
invertite, cioè in presenza di extracomunitari, adulti o
bambini, vittime di atti di violenza, minacce o soprusi da parte
di italiani, ben diffcilmente cè qualcuno che spedisce
lettere di denuncia ai giornali: perché? Forse che non siamo
tutti esseri umani con pari doveri ma anche pari diritti? Non sarebbe
sempre il caso, quando ad essere coinvolti in fatti spiacevoli sono
i bambini, di usare la massima cautela e di riflettere sul male
che il clamore provocato può arrecare loro? La regola dovrebbe
essere che chi sbaglia (compreso chi suscita inutili allarmismi)
deve risponderne sempre, italiano o straniero che sia: siamo tutti
daccordo o certi politici o aspiranti tali pensano che gli
italiani (tutti?) hanno sempre comunque ragione e gli stranieri
(compreso chi abita da Firenze in giù?) sempre comunque torto?
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| La "tavola rotonda"
su immigrazione e sicurezza organizzata da Tuttomontagna: da
sinistra, Leana Pignedoli, Sergio Tamagnini e Giancarlo Grisanti
(foto Benito Vanicelli). |
Elementi di conoscenza, si diceva. Al 30 giugno 2002, secondo i
dati forniti dal Comune di Castelnovo Monti, gli extracomunitari
presenti in montagna erano 1.115; a Castelnovo 511 così suddivisi:
229 marocchini (45%), 137 albanesi (27%), 78 (15%) provenienti dai
Paesi della ex Jugoslavia e 65 (15%) con una provenienza molto variegata.
Successivamente la situazione non è molto cambiata. E
un processo in rapida evoluzione. Si è passati dal 2,66%
della popolazione del 31 dicembre 1999 al 4,94% del 30 giugno 2002.
Trattasi di un fenomeno, evidentemente inarrestabile nel breve periodo,
le cui cause sono a tutti note; un fenomeno che merita unattenta
riflessione politica al fine di definire le più appropriate
strategie per governarlo. La maggior parte risiede in abitazioni
affittate (allinizio soprattutto case poco appetibili agli
italiani), ma cresce la quota di coloro che hanno acquistato una
casa o intendono farlo. Il 78% lavora; il restante 22% risulta temporaneamente
disoccupato, ma forse tra di loro cè chi lavora in
nero e chi è vittima di forme di sfruttamento prima sconosciute
da noi, forme che richiamano alla memoria il triste fenomeno del
caporalato. La stragrande maggioranza dei dipendenti è operaio
comune, ma esistono anche alcune figure specializzate. I più
sono occupati nelle imprese edili (albanesi ed ex jugoslavi) e in
agricoltura (soprattutto arabi), ma anche in imprese meccaniche,
alimentari, nei servizi e in ceramica. Cè poi il folto
gruppo di donne comunemente chiamate badanti e ci sono gli irregolari,
il cui numero è difficile da quantificare. Una situazione
complessa, come si vede, da valutare e governare con equilibrio,
mettendo al bando ogni forma di estremismo, da qualsiasi parte provenga.
Per parlarne abbiamo riunito attorno a un tavolo, per una sorta
di tavola rotonda, il sindaco Leana Pignedoli, il direttore delle
scuole elementari Sergio Tamagnini e Giancarlo Grisanti, rappresentante
dellassociazione di volontariato Vogliamo la Luna.
A parte abbiamo posto alcune domande a Tonino Ndoci, membro della
comunità albanese. Ciò che pubblichiamo è una
sintesi ragionata del loro pensiero.
Qui da noi il fenomeno immigrazione ha manifestato una certa
consistenza a partire dalla fine degli anni Ottanta. Come lo giudicate:
un bene o un male? Quale che sia il giudizio, lo ritenete irreversibile?
Pignedoli: Sì, è un fenomeno inevitabile.
E positivo o negativo? Non dobbiamo generalizzare, sbaglieremmo.
E da considerare positivo se vuol dire ospitare persone o
nuclei familiari provenienti da Paesi in difficoltà che cercano
una nuova cittadinanza, che vogliono costruirsi un futuro contribuendo
positivamente alla vita dei nostri paesi, che condividono regole
comuni. Confrontare le differenze con correttezza è arricchimento
di tutti. E da considerare un problema serio quando chi arriva
si rende protagonista di azioni di sfruttamento, microcriminalità,
lavoro nero, atteggiamenti di provocazione di ogni tipo. Comportamenti
di questo genere sono estranei alla nostra comunità, quindi
vanno respinti con forza. Occorre fare questa distinzione: guai
se adottassimo o un assistenzialismo generalizzato o una ostilità
generalizzata.
Tamagnini: Anchio penso sia un dato di fatto,
quindi esprimere un giudizio pro o contro è un po semplicistico.
Prendiamo atto che esistono questi movimenti di popolazioni dallAfrica
e dallEst verso lEuropa e lItalia, tra laltro
noi siamo stati investiti dopo rispetto ad altri Paesi europei.
Io parlo in veste di dirigente scolastico, così posso dire
che anche noi abbiamo registrato un incremento di alunni stranieri
passando in breve da un 4-5% a più del 10%. Per certi aspetti
è stato un fenomeno positivo, uno stimolo a guardarci attorno,
a misurarci con culture, usanze, modi di vivere diversi dal nostro.
Grisanti: Io ho unimpresa, quindi anche valutandolo
da questo punto di vista non posso che giudicarlo positivo. Non
è una novità che da qualche anno si faccia fatica
a trovare manodopera, soprattutto giovane. Vedo tanti colleghi,
imprese edili ma non solo, che non hanno proprio possibilità
di trovare manodopera locale. Anni fa, a partire da aprile, avevamo
la fila di ragazzi che venivano a chiedere un lavoro per lestate,
ora non è più così. Quindi anche per lo sviluppo
delleconomia locale la presenza di extracomunitari è
importante. Premesso questo, penso che ospitalità e inserimento
debbano essere programmati secondo regole precise.
La nostra terra ha vissuto decenni di emigrazione. Quindi i
montanari dovrebbero possedere una marcata sensibilità verso
i popoli in fuga dalla miseria e in qualche caso da guerre e oppressione,
e dovrebbero accoglierli con atteggiamenti positivi. Nella realtà
è così?
Pignedoli: Di fatto penso che sia così. Pur
di fronte ai numeri cui accennavamo, molti arrivi in pochi anni,
la risposta della nostra comunità è stata buona. La
nostra è una comunità che ha lavorato e sofferto molto
e ha saputo costruire una propria storia basata sulle regole civili
di convivenza; una comunità che ha sperimentato concretamente
svariate forme di solidarietà: anche per questo procura sofferenza
il fatto che si incrinano rapporti per atteggiamenti incivili di
alcune persone.
Tamagnini: E vero che anche noi abbiamo vissuto
il fenomeno emigrazione. Migliaia di montanari sono stati sradicati
dalle loro case e catapultati in Paesi stranieri o nelle grandi
città italiane. Poi, stabilizzatasi la popolazione e cresciuto
il benessere, cè stato come un processo di rimozione
che ci ha portato a dimenticare le tribolazioni dei nostri nonni
e padri e, di conseguenza, ad essere impreparati allincontro
con il fenomeno inverso: larrivo nei nostri paesi di centinaia
di stranieri che con sé hanno portato culture, usanze, costumi
e stili di vita diversi dai nostri. Forse questi arrivi massicci
hanno incrinato un certo quieto vivere e ciò alimenta diffidenze,
crea incomprensioni e genera paure.
Ci pare pertinente parlare di impreparazione. Il fenomeno ci
ha colti di sorpresa tanto che, quando abbiamo visto i primi albanesi
e i primi marocchini, non pensavamo che potesse assumere le dimensioni
attuali. Proprio per queste ragioni è importante fotografare
la situazione ad oggi. Che grado di integrazione abbiamo, quali
problemi riscontriamo quotidianamente?
Pignedoli: Nel giro di tre anni sono più che
raddoppiati, anche se in percentuale non superano il 5% della popolazione.
Credo sia questo il dato che fa preoccupare le persone. La dimensione
è data dal numero, e ciò a volte e in certi ambiti
crea disorientamento. Sostanzialmente registriamo una situazione
positiva. Abbiamo nuclei familiari che trovano una scuola che lavora
per integrare e devo dire che la scuola è stato il primo
servizio pronto a questo incontro; i servizi comunali si sono attrezzati:
abbiamo aperto uno sportello proprio per agevolare linformazione,
sul versante della formazione sono stati organizzati corsi specifici
sulla lingua, sui servizi veri e propri; sul mondo del lavoro occorre
conoscere di più dati e condizioni di lavoro. Ci sono alcuni
dati di criticità legati non tanto alle famiglie, ma piuttosto
a persone di passaggio e a giovani i cui atteggiamenti preoccupano.
Ma sono tutto sommato contenuti e circoscritti.
Grisanti: Organizzare dei corsi reputo sia molto utile.
Non ci dobbiamo scordare che arrivano da realtà molto diverse
per cultura, usanze e anche per religione. Per una buona convivenza,
per inserirli nel nostro contesto, oltre che la nostra lingua è
importante far loro conoscere le nostre tradizioni, le usanze e,
soprattutto, le regole. Non per omogeneizzarli, ma proprio per coinvolgerli
e renderli protagonisti alla pari nella società come nella
scuola.
Tamagnini: E innegabile che il raddoppio dei
bambini extracomunitari in due anni ha creato problemi anche alla
scuola. Si pensi solo al multilinguismo. Già da alcuni anni
il Ministero, prevedendo questi spostamenti massicci di popolazioni,
ha messo a punto un progetto di educazione interculturale che ha
permesso alla scuola di attrezzarsi, ma per fare una educazione
interculturale occorre una preparazione non indifferente, occorrono
mezzi e conoscenze che non sempre ci sono a sufficienza. Da qui
le difficoltà in un quadro che reputo positivo.
Entriamo più nello specifico. Cè chi denuncia
situazioni di sfruttamento feroce, addirittura casi di vero e proprio
caporalato. Sono fenomeni che in queste terre pensavamo fossero
stati debellati da decenni. Le famose regole scomodate
da alcuni non dovrebbero valere anche per gli italiani, a partire
dai datori di lavoro?
Grisanti: Sono assolutamente daccordo. Lavoro
nei cantieri e ho visto spesso situazioni da condannare. Sono comportamenti
doppiamente sbagliati: perché sono lavoratori come i nostri
e perché possono provocare reazioni anche scomposte. Essere
sfruttati vuol dire in un certo qual modo anche essere maltrattati
e non si può essere daccordo con una simile situazione.
Anche recentemente ho avuto modo di parlare con lavoratori di nazionalità
albanese e ho avuto conferma di questa situazione.
Pignedoli: Anche in fase di discussione del bilancio,
il Consiglio comunale ha affrontato questo problema. Mentre si parla
di regole non si può far finta di niente. Abbiamo proposto
un osservatorio e un tavolo di confronto sul tema del lavoro nero
insieme alle associazioni di categoria e alle forze dellordine
perché ci sia un monitoraggio e un controllo costante. La
dimensione in termini numerici non sarà eclatante, però
non è lampiezza che ne determina limportanza.
Il problema cè e va risolto.
La maggior parte lavora e svolge lavori che noi non vogliamo
più fare; i più convivono tranquillamente con le nostre
genti. Si avverte, però, se non una vera e propria crisi
di rigetto, una crescente insofferenza alimentata anche da pericolosi
pregiudizi. Quali iniziative è opportuno intraprendere per
cambiare questo dato di fatto?
Tamagnini: Mi sembra un problema prettamente culturale, educativo.
Noi come scuola abbiamo delle indicazioni ben precise per stimolare
la convivenza, lintegrazione, la conoscenza e il rispetto
delle regole. Il nostro è un ambito educativo, dove si cerca
di far crescere tutti i ragazzi indipendentemente dalla nazionalità.
E unopera spesso complessa, a volte anche difficoltosa,
ma senza alternative.
Pignedoli: Le iniziative sono certamente quelle della
conoscenza. Bisogna abbattere qualche muro di diffidenze, avere
voglia di misurarsi con culture diverse. Poi fare delle cose insieme.
Lintegrazione più facile è attraverso i bambini
sia nella scuola che nello sport, ma bisogna fare cose assieme anche
con gli adulti. Questo non è facile anche perché cè
la tendenza a vivere in gruppi separati per nazionalità.
Ci vuole tempo.
Grisanti: Difficoltà e diffidenze ci sono perché
si è lavorato a compartimenti stagni. Gli extracomunitari
si sono isolati, forse un po ghettizzati, noi parliamo per
conto nostro, altri parlano per conto loro: se non impariamo ad
incontrarci e a parlare, difficilmente si abbattono i muri. Anche
nella scuola, se i bambini non hanno dei messaggi chiari dalle loro
famiglie fanno molta più fatica. Leducazione primaria
deve darla la famiglia, poi cè il ruolo della scuola,
ma se a casa il bambino sente dire dagli allalbanese
si creano pregiudizi, si ergono muri che difficilmente la scuola
potrà poi abbattere.
Esiste un problema di ordine pubblico a Castelnovo legato alla
presenza di extracomunitari? Secondo i carabinieri no, e comunque
non è esagerato parlare di clima di paura?
Pignedoli: Credo che il clima di paura ci sia un po
in questo senso: gli ultimi gravi episodi hanno cambiato alcune
percezioni nei luoghi dove la gente si incontra contribuendo ad
aumentare quella diffidenza di cui si diceva. Se non vogliamo parlare
di paura, parliamo di inquietudine. Vivere il proprio paese serenamente
vuol dire unaltra cosa, vuol dire viverlo senza remore, senza
dover fare i conti con il dubbio di poter essere coinvolti, anche
solo come spettatori, in episodi come quelli richiamati. Gli atteggiamenti
di pochi, sottolineo pochi, hanno generato questo clima negativo.
Grisanti: I primi ad essere stati danneggiati da questi
episodi sono stati proprio gli immigrati. Hanno dato argomenti a
chi tende a fare di tutte le erbe un fascio e questo è sbagliatissimo
perché mette in cattiva luce, quindi in difficoltà,
anche tutti coloro, e sono i più, che sono qui per lavorare
e riscattarsi da una situazione di sottosviluppo. Credo quindi che
i primi a condannare episodi di violenza che hanno per protagonisti
extracomunitari dovrebbero essere gli stessi extracomunitari.
Tamagnini: Fatti come quelli richiamati pongono a noi
un interrogativo: cosa facciamo per prevenirli? Conosciamo chi arriva
sul territorio? Siamo informati su certe situazioni a rischio?.
Generalizzare è facile. Sta di fatto che nel comune sentire
di molti, se un italiano commette un crimine si tratta di atto individuale,
se fa altrettanto un extracomunitario invece si tende a criminalizzarli
in blocco. Questo atteggiamento non è diseducativo e controproducente?
Pignedoli: In una comunità piccola come la nostra,
conoscere chi ti sta attorno ti aiuta a giudicare razionalmente,
a distinguere, a individuare il caso singolo. Nella gente ci deve
essere la certezza che i pochi casi di non rispetto delle regole
e della convivenza civile sono conosciuti e affrontati con decisione.
Io credo che questo sia possibile, sarà un lavoro difficile,
ma altra strada non esiste. Controllo e sicurezza non significano
coprifuoco, sono la base di una convivenza civile.
Grisanti: Occorre una forte partecipazione della gente.
Si parla molto nei bar, troppo poco con le istituzioni e con le
forze dellordine. Partecipazione non è delazione, è
aiuto alla conoscenza, è stimolo alle istituzioni a fare
il loro dovere nellinteresse di tutti.
Negli ultimi mesi sono accaduti alcuni fatti gravi, da condannare
senza se e senza ma. Ciò premesso, a chi conviene esasperare
i toni? E ancora: è giusto specularvi sopra per mettersi
in mostra o per averne un qualche tornaconto, magari politico?
Pignedoli: Esasperare non serve a nessuno così
come minimizzare o far finta di niente. Serve la massima razionalità,
affrontare la situazione in modo pacato, saper separare dal contesto
più generale fatti riconducibili a persone ben precise, che
del loro operato dovranno rispondere individualmente. Il resto è
un paziente lavoro quotidiano, sono azioni anche non eclatanti nelle
direzioni prima indicate, è favorire lospitalità
nel rispetto delle regole che sono di tutti, quindi anche dellultimo
arrivato.
Tamagnini: A chi giova? Forse a chi ha un atteggiamento
duro, contrario al fenomeno dellimmigrazione. Chi pensa che
debbano stare a casa loro, da questi fatti trova sostegno alle proprie
tesi. E quindi importante non generalizzare, così come
non limitarsi a sbraitare nei bar quando si è a conoscenza
di episodi riconducibili alla competenza delle forze dellordine.
Sindaco, viene usata la parola risorsa, lha
adoperata recentemente anche il vice sindaco Marconi, intendendo
dire che gli extracomunitari sono, appunto, una risorsa per la nostra
economia e la nostra comunità. Qualche nostro concittadino
reagisce in modo stizzito, forse perché convinto invece che
siano un peso. Quale messaggio intende inviare il pubblico amministratore
quando la usa?
Credo ciò che diceva Grisanti prima in modo molto concreto.
Ci sono dei settori produttivi dove gli italiani non vogliono lavorare,
quindi se non ci fossero gli extracomunitari cosa faremmo? Chiuderemmo?
Se invece limmigrato viene visto come colui che lavora in
nero o come la persona assistita, si generano contrapposizioni negative.
Vorrei approfittarne per sfatare una leggenda che circola e viene
alimentata forse ad arte, cioè che il Comune elargirebbe
sussidi giornalieri. Non corrisponde al vero. Non esistono contributi
fissi per gli stranieri. Se si privilegiano questi aspetti del problema,
prendendo tra laltro spunto da notizie non vere, allora è
automatico vedere limmigrato quasi come un nemico e non si
capisce cosa vuol dire risorsa, se invece la valutazione è
quella di Grisanti, allora siamo nel giusto.
Grisanti, lei ha affermato che la solidarietà deve
differenziarsi dal buonismo e dallassistenzialismo,
vuole spiegare meglio cosa in pratica intende proporre?
Mi baso un po sulle esperienze della nostra associazione.
Ci siamo sempre occupati di bambini in emergenza, con risultati
anche molto positivi. Posso testimoniare che la nostra montagna,
quando si tratta di solidarietà, ha sempre risposto aldilà
di ogni aspettativa e sono convinto che così sarebbe anche
se si trattasse di bambini o di famiglie di immigrati. Il buonismo
è unaltra cosa. In concreto è buonismo il lasciar
fare perché poverino arriva da chissà dove.
Un atteggiamento del genere è dannosissimo sia per gli immigrati,
perché allontana il loro inserimento basato sulla conoscenza
e il rispetto delle regole, che per la nostra gente e i nostri ragazzi,
perché manda messaggi negativi.
Direttore Tamagnini, nelle scuole elementari del comune, su
450 alunni, ben 52 sono extracomunitari. Quali problemi crea la
loro presenza? Esistono problemi seri di convivenza con i bambini
italiani?
Credo che problemi di convivenza non ne esistano. La loro
presenza ci obbliga a rivedere il nostro modo di lavorare non perché
si comportano male, sono violenti o aggressivi, ma perché
siamo chiamati ad approntare e a mettere in pratica progetti di
intercultura alla base dei quali cè laccoglienza,
la conoscenza delle loro origini. Il progetto comprende anche leducazione
alle regole. Non è né facile né semplice insegnare
quando in una classe ci sono bambini provenienti anche da cinque
o sei Paesi diversi, ma sono convinto che tutto sommato la scuola
si sia attrezzata al meglio. Certo, ci sono anche bambini difficili,
ma questi ci sono sempre stati e continueranno ad esserci indipendentemente
dalla nazionalità. Si parlava di risorse: per noi scuola
questi bambini sono sicuramente una risorsa, un arricchimento.
Lultima domanda al sindaco. Non sarebbe il caso di pensare
a una conferenza comunale sullimmigrazione, proprio per alzare
il tono del confronto?
Stiamo pensando a quale può essere il modo migliore.
Non so se il tema si presta a una grande assemblea, il rischio è
che possa diventare unoccasione che stimola luso di
toni forti col risultato di approfondire i solchi. Quello di cui
sono certa è che bisogna lavorare su incontri più
piccoli, più mirati, articolati per gruppi. I nostri servizi,
che sono anche strumenti preziosi di conoscenza, ci possono aiutare....
... non penso a unassemblea tanto per farla. Penso a uniniziativa
che può avere molte articolazioni proprio perché trattasi
di un problema con tante sfaccettature: politiche, economiche, culturali,
sociali e religiose. Penso a questo allo scopo di allargare il discorso
per coinvolgere più soggetti possibile...
... sì, vediamo quale può essere il modo migliore.
Incontrarsi, parlare, confrontarsi, conoscersi e farsi conoscere
va bene. Servizi sociali e scuola sono soggetti importanti. Altrettanto
importante è fare cose insieme. Il Comune intende fare la
sua parte. Le scuole mi pare si stiano muovendo bene. Altrettanto
le forze dellordine. Mi auguro che altrettanto vorranno fare
i partiti, le associazioni, i sindacati, le associazioni di volontariato,
la Parrocchia, i cittadini italiani e i cittadini stranieri.
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IMMIGRAZIONE E DINTORNI/TONINO NDOCI
Il coltello non ci appartiene
Non rientra nelle tradizioni dellAlbania
risolvere così le controversie. Chi lo fa, va punito.
Problemi di cultura tra le diverse comunità.
Tonino Ndoci (nella foto) è nato in Albania
nel 1963. E in Italia dal 1997 e a Castelnovo Monti
dal 2000. Vive qui con la moglie File e i figli Elvis di 12
anni ed Endrit di 10. Lavora nella ceramica Provenza di Carpineti
con la moglie. Tonino è laureato in chimica, File in
agraria. Lui lavora in laboratorio, lei in smalteria. Entrambi
sono assunti a tempo indeterminato. Sono tra le tante vittime
del conflitto interno allAlbania. Hanno perso lavoro,
casa e proprietà personali. Da qui la decisione di
emigrare nel nostro Paese: prima tappa in Calabria, poi, una
volta regolarizzati, hanno trovato il lavoro a Castelnovo
tramite conoscenti. La scelta dellItalia è stata
dettata da affinità culturali, da ragioni di vicinanza,
da amicizie nel nostro Paese.
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Come si trova a Castelnovo Monti? La sua famiglia è
contenta di vivere qui?
Premesso che, esistendo le condizioni, preferirei vivere
nel mio Paese, debbo dire che qui mi trovo tutto sommato bene.
Anche la mia famiglia è contenta di stare qui, soprattutto
i bambini che ormai vivono Castelnovo come fosse la loro terra.
In fabbrica come sono i rapporti con i compagni di lavoro
italiani?
Allinizio è stato difficile: io ero lalbanese,
quindi quasi un corpo estraneo. Ora sono trattato come uno
di loro.
Secondo lei, a che punto è il processo di integrazione
degli extracomunitari in questo paese?
Bisogna premettere che gli albanesi arrivati qui si
dividono in due categorie: le famiglie e i singoli. Le prime
sono facilitate a integrarsi in quanto pensano di rimanere
qui, di far crescere qui i loro figli, di lavorare per elevare
il loro stato sociale; i secondi si sentono di passaggio,
quindi cercano il guadagno più rapido possibile per
poter tornare al più presto in Albania o per trasferirsi
altrove.
Che giudizio dà di alcuni fatti criminosi che hanno
visti coinvolti cittadini albanesi o della ex Jugoslavia?
Un giudizio estremamente negativo. Sono fatti che danneggiano
soprattutto noi. I motivi possono essere tanti, anche casuali,
ma comunque non giustificabili.
Molti castelnovesi pensano che i suoi connazionali portino
con troppa facilità il coltello in tasca. Cosa si dovrebbe
fare per far cessare questa assurda abitudine?
Non rientra nelle tradizioni dellAlbania risolvere
eventuali controversie con il coltello. Attenzione quindi
a non generalizzare: gli albanesi che girano per Castelnovo
con il coltello in tasca sono meno delle dita di una mano.
I responsabili vanno individuati e messi di fronte alle loro
responsabilità. Se necessario anche espulsi.
Quando accadono fatti gravi con protagonisti cittadini
extracomunitari, non crede che prima di tutto dovrebbero essere
le comunità degli immigrati a insorgere e a condannarli?
In definitiva i primi ad esserne danneggiati siete proprio
voi.
Dentro di noi reagiamo nel modo dovuto. Anche la comunità,
nella sua stragrande maggioranza, reagisce e cerca di attivare
tutti gli strumenti di cui dispone per individuare e isolare
i responsabili. Siamo consapevoli che per colpa di pochi si
danneggia limmagine di tutti.
Cosa si dovrebbe fare, che oggi non si fa, per favorire
lintegrazione?
Prendiamo atto che esistono differenze culturali. In
generale cè una forte differenza di cultura,
di sapere in senso lato, tra italiani e albanesi. Nel nostro
caso è accentuata dal fatto che molti dei miei connazionali
giunti qui sono di estrazione contadina. Alcuni sanno a fatica
leggere e scrivere, certi consumi che sono normali per gli
italiani erano una rarità in Albania. Se queste sono
le premesse, è da qui che bisogna partire. Non basta
il lavoro, non basta la casa, non bastano i soldi: occorre
investire in cultura e questo compito non può essere
demandato ai soli immigrati, devono essere gli italiani a
guidare i processi di integrazione. Litaliano ha la
cultura, ha i mezzi, ha una storia che gli ha fatto conoscere
lemigrazione, quindi ha le carte in regola per aiutare
lextracomunitario a inserirsi. A sua volta limmigrato
deve aprirsi, accettare linserimento, le regole del
Paese che lo ospita. Quindi servono i corsi di alfabetizzazione,
serve imparare la lingua, serve la formazione anche professionale,
servono i momenti di incontro e confronto, serve organizzare
iniziative insieme nei campi più svariati. Non si deve
dimenticare che a dividere lItalia e lAlbania
è solo un braccio di mare; che il 70% degli albanesi
capisce litaliano, che ci sono delle affinità
e antichi legami che risalgono al tempo dei Romani. Quindi
può essere facile capirci. Voglio aggiungere che da
entrambe le parti è necessario isolare gli estremisti.
Spera di tornare nel suo Paese?
Il pensiero cè sempre, ma ormai sia io
che mia moglie viviamo per i nostri figli e alla fine peserà
soprattutto il loro parere. Però, anche se non tornerò,
ciò non significa rinnegare le origini.
Armido Malvolti
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IMMIGRAZIONE E DINTORNI/PARLA DAVOLI
No ai coltelli per strada
Ho parlato di fatti, non di pregiudizi.
Non voglio negare gli aiuti. Non volevano che si parlasse di certi
problemi.
di Giuseppe Delfini
Gli è bastata una lettera aperta al vice sindaco di Castelnovo
per diventare un personaggio, un punto di riferimento per tante
notizie e per una miriade di sfoghi sui problemi legati alla sicurezza,
allordine pubblico e allintegrazione degli immigrati.
Parliamo di Alessandro Davoli (nella foto), ramisetano, spesso,
per lavoro, in giro per il mondo.
Dopo il primo intervento - racconta Davoli - ho ricevuto decine
di telefonate, apprezzamenti, segnalazioni, anche da persone che
non conoscevo, che mi raccontavano episodi accaduti. La gente ha
voglia di parlare, ma non lo fa con gli amministratori pubblici.
Anche perché forse sono questi ultimi a non ascoltare i cittadini:
di solito sono loro che parlano....
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| Alessandro Davoli |
Cosa lha spinta a gettare un sasso in questo stagno?
Il fatto che mio figlio si sia trovato coinvolto nellepisodio
del tentato omicidio del 10 novembre. Quello che più mi ha
scosso, nelloccasione, è stato il notare come, anche
da parte dei giovani, si sta rischiando di abituarsi a un ambiente
sempre più violento. Quello, poi, era stato solo un episodio.
In quel periodo ne sono accaduti di ogni genere. Non ho parlato
di impressioni, e non ho voluto far passare una mia opinione o dei
pregiudizi. Ho parlato di avvenimenti accaduti e riportati da testimoni,
ma il fatto grave è stato parlarne. Evidentemente, ho sfiorato
un tasto che non volevano che fosse toccato. Ho riferito di crimini
pesanti, ma per le autorità il problema, appunto, era parlarne,
farlo uscire sui giornali. Davoli si riferisce al tentato
stupro del 21 dicembre, del quale, nonostante la sua segnalazione,
era stata stoppata la pubblicazione sui quotidiani,
avvenuta poi in febbraio su Tuttomontagna. Il presunto violentatore
è stato infine arrestato.
Mi piace ragionare sulle cose e voglio che mi si contesti
su di esse. Ho presentato un elenco di fatti gravi verificatisi
e ne ho chiesto ragione, senza fare commenti generali. Ho chiesto
cosa si intendeva fare di fronte a determinati problemi. Non è
una mia invenzione che in queste circostanze fossero coinvolti alcuni
immigrati extracomunitari.
Lei cosa ha fatto, in sintesi?
Ho scritto allAmministrazione comunale, che credo abbia
responsabilità in merito allordine pubblico.
Come valuta la risposta ricevuta?
Mi ha fatto male vedere una reazione irritata e non costruttiva.
A tuttoggi, poi, non ho ancora ricevuto le risposte richieste.
Per esempio?
Mi piacerebbe sapere, in termini assoluti e percentuali, il
valore delle risorse destinate dai servizi sociali agli extracomunitari
e agli italiani. Non voglio negare gli aiuti. Anche noi, inoltre,
siamo stati un popolo di emigranti, e io stesso lo sono per la maggior
parte della mia attività di consulente. Perché, però,
in tante occasioni si aiutano le famiglie degli extracomunitari
e non le italiane? Perché alle famiglie immigrate si offrono
una serie di aiuti che quelle italiane nemmeno si sognano? Mi pare
si stia parlando di risorse importanti di tutta la comunità,
di interventi che riguardano la famiglia nel suo aspetto sociale
e interno. Questi amministratori non hanno avuto carta bianca per
fare quello che vogliono. E ancora: La provincia di
Reggio è al primo posto in regione per la presenza di stranieri,
mentre nel comune di Castelnovo nellultimo anno si è
registrato, come provincia, il maggior incremento in percentuale
sempre per le presenze di stranieri. Come mai?.
Lhanno accusata di essere uno xenofobo...
Non provo avversione verso alcuno. Xenofobia, inoltre, significa
aver paura degli stranieri. Ora, siamo in presenza di episodi di
furti, stupri, tentati omicidi, molestie alle ragazze condite con
minacce di morte, aggressioni con coltello: se continuiamo così,
potrei diventare legittimamente xenofobo.
Tutti i mali vengono dagli stranieri: è una
frase che le è stata attribuita dalla Gazzetta di Reggio.
E una frase che non ho mai detto né scritto -
ribatte deciso Davoli - né tantomeno pensato. Potremmo dire,
per controbattere, che tutti i mali vengono dagli amministratori,
a livello nazionale e locale, che non hanno saputo governare il
fenomeno dellimmigrazione clandestina. In ogni caso, per quella
frase e per alcuni articoli poi apparsi, ho presentato denuncia
per diffamazione alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia,
tramite il mio legale avv. Noris Bucchi. Seguirà a breve
citazione per danni, e alle persone coinvolte verrà chiesto
un risarcimento di 100mila euro ciascuno.
Cosa si sente di proporre?
Ad esempio, bisognerebbe fornire agli immigrati anche indirizzi
di educazione civica, dirgli chiaramente cosa è giusto e
cosa è sbagliato nella nostra società, spiegargli
che non si gira col coltello per strada. Potremmo evitare gesti
incomprensibili a noi, ma che per loro, per la loro cultura e storia,
sono normali. Se vincerò la causa, parte del ricavato sarà
devoluto per organizzare corsi di educazione civica e sulle regole
di base della nostra società. Credo poi che nel lungo periodo
si dovrà studiare un percorso di ritorno, almeno
per parte degli immigrati, anche perché un uomo sradicato
dalla propria terra rimane un uomo che soffre. Ho apprezzato - termina
Davoli - lintervento del sindaco Leana Pignedoli, lho
trovato deciso e dettato dal buon senso. Ha voluto far passare il
messaggio che da noi non ci si può far largo col coltello:
lho ringraziata.
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MAGNANI/LEGA NORD
Segnale grave
"Nella vicenda del bambino minacciato sullo scuolabus
a Castelnovo, il vero problema non è tanto quello
di sapere se chi l'ha minacciato era albanese, italiano
o di quale altra nazione, regione o provincia, e neppure,
se vogliamo, la presenza o meno del coltello. Il nocciolo
della questione sta nel fatto che un bambino non deve
essere sottoposto a minacce o violenze di alcun genere".
Lo dichiara Giacinto Magnani, capogruppo della Lega
nord a Carpineti e in Comunità montana.
"Non importa se l'adulto che l'ha minacciato è
salito sul pulmino o se era solo davanti alla portiera.
Si tratta comunque di un segnale grave. Recentemente
a Carpineti hanno dato fuoco alla macchina di un carabiniere.
E un altro fatto molto pesante, siamo in presenza
di un'escalation preoccupante di fatti da non sottovalutare
- prosegue l'esponente leghista -. Sono preoccupato
di questa situazione che si sta deteriorando. Vedo che
qualcuno sta cercando di buttarla in politica".
"Quello che mi sento di dire - termina Magnani
- è che coprirsi gli occhi non serve a nulla
e a nessuno. I problemi ci sono e vanno affrontati".
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