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GAZZANO/DAVIDE FA IL PASTORE
Un sogno realizzato
Una passione nata da piccolo e condivisa dalla moglie
Barbara. Lavora e vende in proprio i prodotti. Una vocazione faticosa.
di Remo Secchi
Tutti i bambini hanno un sogno che intendono realizzare quando saranno
grandi. Non sono molti, però, quelli che riescono a farlo. Noi
abbiamo incontrato qualcuno che cè riuscito: si chiama Davide
Gigli, ha 33 anni, vive a Gazzano con la moglie Barbara e i due figli,
Lorenzo di 6 anni ed Emanuele di 9, e fa il pastore. Potrà sembrare
strano che un giovane della sua età si dedichi a unattività
così fortemente legata al passato, ma il sogno di Davide, da bambino,
era proprio questo: fare il pastore! Siamo andati a fare quattro chiacchiere
con lui, per cercare di capire meglio quali motivazioni possano averlo
spinto a fare una scelta di vita così inconsueta, strana, ma alla
fine ci siamo convinti che, forse, è più strano seguire
le scelte che al giorno doggi sono considerate più consuete.
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Davide
Gigli con la moglie Barbara e i figli Lorenzo ed Emanuele. Sullo sfondo,
il gregge al pascolo (foto Clorinda Rondini). |
Davide ha raccontato che la passione per la pastorizia è nata
in lui, proprio da bambino, grazie a Berto Marcolini, un pastore che si
è raccontato tempo fa, su Tuttomontagna, nellarticolo intitolato
Pastori di paese. Berto aveva una grande abilità nel
raccontare storie epiche, aneddoti e avventure di ogni genere, e Davide,
che allora aveva 10 anni, stava per ore ad ascoltare i fantasiosi racconti
dellanziano pastore, affascinato da quella vita di cui, oggi ammette,
vedeva soltanto i lati positivi. Trascorsa linfanzia e ladolescenza,
che ironicamente definisce un periodo della vita nel quale ... us
pênsa a tùtt, fëra che a lavurâr..., Davide,
che come ogni montanaro è naturalmente testardo, benché
avesse frequentato una scuola per camerieri ha voluto iniziare la sua
attività lavorativa nella cooperativa agricola di Fontanaluccia,
con il chiodo fisso, però, di mettere su, appena possibile, un
proprio gregge di pecore. Due anni fa, finalmente, ha potuto coronare
il suo sogno: lasciata lazienda agricola che aveva avviato con un
amico dopo che la cooperativa di Fontanaluccia aveva chiuso i battenti,
ha comprato il suo primo gregge da un vecchio pastore di Sologno, che
gli ha venduto a taglio 74 capi tra pecore, montoni e agnelli.
Il metodo di vendere a taglio prevede che il pastore venditore
divida il proprio gregge in due parti uguali per numero e qualità
dei capi. Quindi, il pastore che acquista sceglie il branco che preferisce,
pagando le pecore al prezzo di mercato che, attualmente, si aggira intorno
ai 100 euro. Si può naturalmente comprare anche selezionando le
pecore migliori, ma in questo caso il prezzo, stabilito da chi vende,
lievita notevolmente. Davide non ha potuto usufruire di contributi, perché
già da una decina danni era contitolare di unazienda
propria e perciò non rientrava nella categoria dei cosiddetti primi
insediamenti, per i quali erano previsti finanziamenti. Fortunatamente
ha potuto utilizzare la stalla che il suocero Elio Masini aveva costruito
anni prima e che, con adeguate modifiche, si è trasformata in moderno
ovile. Oggi il suo gregge può contare circa 160 pecore e una cinquantina
di agnelli (che saranno presto venduti), oltre, naturalmente, ai montoni,
che essendo solo tre (dovrebbero essere quattro) sono costretti a un super
lavoro...
| Un bel primo
piano con Barbara e i due figli (foto Clorinda Rondini). |
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Abbiamo chiesto a Davide di parlarci della sua attività e lui
ha spiegato che solo se si è animati da una grande passione si
può fare questo mestiere che richiede un impegno continuo, sia
nellaccudire il gregge che nella lavorazione dei prodotti. Le pecore,
infatti, a differenza delle mucche, non mangiano al mattino e alla sera
ad orari precisi, ma si alimentano poco e spesso durante tutto larco
della giornata. Nel periodo invernale Davide integra lalimentazione
delle sue pecore, basata in gran parte sul fieno dei propri campi, con
un mangime molto speciale. E lui stesso, infatti, che
lo prepara macinando e mescolando diversi ingredienti naturali tra i quali
piselli, orzo, avena, castagne secche e granoturco. Rispetto ai pastori
del passato, che erano obbligati a portare il loro gregge in Toscana o
verso la pianura emiliana, oppure dovevano arrabattarsi in qualche modo
per sfamare il proprio gregge durante la stagione invernale, Gigli vive
una condizione decisamente migliore, che gli permette anzi di lavorare
senza doversi allontanare dai propri monti. Lunico trasferimento
che effettuano le sue pecore, infatti, è quello verso Civago, per
sfuggire al caldo, dalla metà di maggio alla fine dagosto.
Un tempo, tra laltro, il fatto di dover spostare il gregge in autunno
e in primavera regolava anche la programmazione della nascita degli agnelli,
che non sarebbero sopravvissuti a questi trasferimenti, ma poiché
per Davide non esiste questo problema, i montoni del suo gregge possono
sbizzarrirsi senza precauzioni tutto lanno. Per questo
motivo, visto che tra prima e dopo la nascita dellagnello una pecora
non viene munta per quasi quattro mesi, e ogni anno vengono rinnovati
una ventina di capi, le pecore che vengono munte quotidianamente sono
unottantina circa, e dal latte prodotto si ricavano 3 o 4 forme
di formaggio e alcuni chili di ricotta.
Davide non ritiene conveniente mandare il suo latte ai caseifici, così
si è organizzato per poter stagionare e vendere i suoi prodotti
in adeguati ambienti, igienici e accoglienti, per i quali ha già
ottenuto i permessi necessari. La moglie Barbara ha addirittura rinunciato
al lavoro di bidella a Fontanaluccia per aiutare il marito nella lavorazione
del latte e dedicarsi poi alla vendita dei diversi prodotti. E certamente
una scelta coraggiosa, ma Barbara dice di sentirsi molto più libera,
adesso, anche se quotidianamente è più impegnata di quanto
non lo fosse prima.
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Il
gregge di Gigli al pascolo. Sullo sfondo Fontanaluccia (foto C. Rondini). |
Anche la tosatura delle pecore ha assunto oggi un significato diverso:
la lana non ha più nessun valore e così quello che una volta
era quasi un rito è adesso una procedura che si effettua una volta
allanno, verso fine febbraio, senza troppo interesse. Davide può
contare su alcuni anziani pastori che, nonostante sia un lavoro faticoso,
si prestano volentieri ad aiutarlo. Secondo lui, però, ciò
che mette veramente alla prova la vocazione del pastore è
seguire il gregge al pascolo, in autunno. Gigli sostiene che soltanto
chi ama veramente questo mestiere può restarsene per ore al freddo,
sotto la pioggia o in mezzo alla nebbia, a guardare il proprio gregge,
con la sola compagnia del cane. E a proposito di cani, abbiamo scoperto
alcune cose interessanti. Innanzitutto i cani da pastore si dividono in
due categorie: cani da guida, che dirigono il gregge, tenendolo unito
e facendolo spostare nel campo a seconda degli ordini del padrone, e cani
da guardia, che hanno invece il compito di difendere il gregge da lupi
e altri predatori. I migliori cani da guardia sono sicuramente i maremmani,
che vengono richiesti perfino oltreoceano; anche Davide ha un bellissimo
esemplare di questa razza, di nome Bernie. Il cane indispensabile, però,
è il cane da guida, che vive la sua vita in funzione del gregge,
ama il proprio lavoro e diventa lunico e inseparabile compagno del
pastore. Il cane da guida di Davide si chiama Pino ed è un incrocio
fra un pastore belga e un lupo... Davide gli è molto affezionato,
e lanimale dimostra unincredibile intelligenza sul lavoro
e un grande attaccamento al suo padrone.
Anche se può sembrare strano che il figlio di un lupo possa badare
alle pecore, non meravigliatevi: labbiamo detto fin dallinizio
che avremmo parlato del sogno di un bambino. E nei sogni, si sa, può
succedere di tutto... Perfino che qualcuno decida di restare in montagna,
a fare il pastore.
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