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CASO PIEVE/DON EVANGELISTA MARGINI Sono rimasto sorpreso Spiega il religioso: Lidea è nata
proprio per difendere la zona dai maltrattamenti che tutti conosciamo.
Non abbiamo nulla da nascondere. Sorgerà una nuova sala polifunzionale.
di Vincenzo Notari Abbiamo chiesto a don Evangelista Margini di fornire la posizione della Parrocchia di Castelnovo Monti su quanto accaduto ultimamente attorno ai lavori e ai progetti per il futuro della zona della Pieve. Dopo legittime richieste, discussioni e prese di posizione, affermazioni e incomprensioni, dopo una delibera, lipotesi di annullamento della stessa e il pentimento su tale idea, dopo lastensione dal voto e le lamentele di membri della Giunta comunale in merito alla scarsa informazione preventiva sulla questione da votare in Consiglio, dopo una lettera di scuse del primo cittadino, dopo rappresentanti dellopposizione che motivano le proprie posizioni con argomentazioni varie, dopo interventi da più parti... ora che le acque sono più calme, desidera intervenire da queste colonne su quella che è ormai nota ai castelnovesi, e non solo, come la vicenda Pieve? Ritiene che a questo punto gli elementi dincomprensione siano stati superati e che da qui si possa partire in ottica costruttiva e collaborativa?
Sono restato sorpreso da quella che viene definita vicenda Pieve, nata alla fine del settembre scorso e che ha avuto come protagonisti alcuni politici e amministratori di Castelnovo. Nel pieno rispetto di tutti, ho sempre cercato di interpretare in senso positivo gli interventi, ho accolto i ruoli e le posizioni e ho apprezzato le preoccupazioni di chi ha inteso difendere la bellezza del territorio e, allo stesso tempo, di chi ha dovuto fare delle scelte in risposta alle legittime richieste da noi presentate. Intervengo volentieri attraverso questo giornale per chiarire la posizione della Parrocchia, che non sempre è apparsa evidente a tutti. Lidea è nata proprio per difendere una zona che per troppo tempo aveva subito devastazioni e maltrattamenti che tutti ben conoscono. Per evitare interventi estranei alla caratteristica anche religiosa dellambiente circostante, nel dicembre 2001 ho fatto presentare, rivolgendomi allistituzione e certamente non alla maggioranza o alla minoranza, una richiesta di variante al Piano regolatore per ottenere che tutta larea rimasta alla Parrocchia fosse riconosciuta come zona destinata a servizi religiosi. In seguito mi è stato segnalato dal Comune che avremmo acquisito, secondo le leggi, un esagerato diritto di edificare. Ho quindi accettato che una parte del terreno conservasse la destinazione a verde privato, unaltra diventasse zona sportiva-ricreativa e solo una piccola frazione, con percentuale ridotta di edificabilità, venisse destinata ad area per servizi religiosi. Il tutto con un dialogo sereno e rispettoso con gli amministratori e con lappoggio del consiglio amministrativo e dei tecnici della Parrocchia. Mi sembrava che la cosa fosse accettabile e per questo sono rimasto sorpreso dalle difficoltà sorte in seguito.
Riguardo allimmediato e in ottica di più lungo termine,
con riferimento non solo alle strutture ma anche e soprattutto alle iniziative
che queste dovranno ospitare e favorire, come possono essere riassunte
e illustrate ai lettori le linee generali del progetto che la Parrocchia
ha in mente per larea della Pieve? Come saranno utilizzati i noti 900 metri quadri edificabili in più,
ora genericamente indicati con la destinazione a servizi religiosi? Potrebbe
trovarvi collocazione il nuovo asilo di cui ogni tanto si parla?
Pur non essendo tecnicamente tale, la zona in questione riveste sicuramente,
in un certo senso, rilevanza pubblica, e si può immaginare che
gli investimenti in corso e futuri andranno in qualche maniera a vantaggio
della comunità tutta. In ottica di sinergia con le diverse realtà
che operano sul territorio e nel rispetto delle peculiarità di
ognuna, crede che questo nuovo polo di aggregazione possa rappresentare
anche unoccasione di confronto e collaborazione, e trasformarsi
in quella ventata di aria fresca di cui a volte pare che il paese abbia
tanto bisogno?
RESTAURATA ANCHE LA TERZA PARTE "Completiamo la Pieve" Larchitetto Bertani: Abbiamo conservato il più possibile la struttura originaria. Giovanelli: Fissata la forma dei secoli XVIII e XIX. Sarà demolita e parzialmente ricostruita la stalla-fienile. La polemica? Per un difetto di comunicazione. di Giuseppe Delfini
E questione di pochi mesi. Quindi, presumibilmente a primavera, anche il terzo lato della canonica della Pieve di Castelnovo (storicamente detta di Campiola e collegata alla navata sinistra della chiesa sul monte di Bagnolo, allombra della Pietra) sarà recuperato. La notizia la dà larchitetto Giorgio Bertani, già responsabile del progetto architettonico e della direzione artistica dei precedenti lavori alla canonica, al quale ci siamo rivolti per fare il punto della situazione su questarea importante, e non solo per Castelnovo. Questo intervento è lunico per il quale si può parlare di progetto effettivo. Per il resto (lavori sulle ex stalle, sullex Motti, sulla famosa area dei 900 mq), si tratta solo di ipotesi ancora in discussione. CANONICA
Abbiamo conservato il più possibile la struttura originaria
- aggiunge Bertani -. Grande impegno lo ha richiesto il recupero degli
apparati decorativi, dei volti e delle pareti. Ogni stanza aveva una propria
decorazione e una propria identità, che abbiamo cercato di salvaguardare.
E emersa una ricchezza non ipotizzabile allinizio, sulla quale
siamo riusciti a intervenire in modo appropriato anche grazie alla sensibilità
del parroco don Margini. Oltre a Bertani, una citazione la meritano lingegner Giuseppe Herman (progetto di consolidamento statico e direzione generale), limpresa Marazzi di Villa Minozzo e Maura Favali (responsabile dei restauri). Storicamente, nel 1025 la Pieve risulta già trasferita dalla precedente localizzazione presso il castello di Bismantova allattuale sito. Si può parlare quindi di una struttura pienamente matildica (coeva delle stazioni romaniche di Marola, Beleo, eccetera). Un documento del 1089 dimostra che già a quel tempo Campiola era sede di una comunità di religiosi guidata da Frugerio di Campiola, una figura rimasta in ombra nella storiografia matildica reggiana... per sua definizione cancelliere e cappellano di Matilde, scrive ancora Giovanelli, ma di primaria importanza anche per i lavori fatti eseguire su tale Pieve. E ADESSO?
I FAMOSI 900 La polemica - prosegue Bertani - è scaturita per un difetto di comunicazione, non per un problema di merito. Tutti comprendiamo e conosciamo limportanza del luogo, e gli interventi fatti sinora lo dimostrano. Abbiamo cercato di rispettare non solo nella sostanza, ma anche negli apparati decorativi, lo spirito e la storia della zona. Le modalità di intervento sono state rispettose anche nel recupero degli spazi. Nessuno vuole costruire mostri o dare vita a speculazioni edilizie. Si cerca solo di riservarsi un possibile uso per la realizzazione di servizi rivolti alla comunità. Le modalità dintervento - prosegue il nostro intervistato - saranno poi concordate con lAmministrazione comunale, discusse preventivamente, e saranno estremamente rispettose. Continueremo con lo stesso spirito applicato in precedenza. Se poi vogliamo parlare di mostri - butta lì Bertani - potremmo dire che una bella botta alla zona glielha data il Peep Pieve a ridosso di questo rilievo, e anche lex Motti non venne edificato a suo tempo con scelte troppo felici. Vedremo di recuperare per quanto possibile anche questo. |
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