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REGNANO/IL PRIMO SECOLO DI CAROLINA CALDIANI
Cento anni e mille gag
Implacabili i commenti sul giorno doggi. Carlo?
Ha la Camillona.
Lamore per Afro nato tra sguardi rubati. La veglia, otto figli e...
senza reggiseno e mutande:
Non sapevo cosa fossero, proprio come fanno ggi. Le guerre,
il dolore, e il segreto della longevità.
di Normanna Albertini
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Carolina
Caldiani, centenaria col telefonino regalatole dai nipoti. |
E dispiaciuta per Alain Delon, che è stato abbandonato dalla
sua giovanissima compagna, e per Paolo Limiti, nella stessa condizione.
Non riesce a trovare una motivazione valida per il matrimonio di Luciano
Pavarotti con Nicoletta Mantovani: troppo attempato e grasso lui, anche
se ha i soldi; meglio se restava con la prima moglie e le figlie. Chiama
Camillona lamante ufficiale di Carlo dInghilterra,
che ... alla fine cè riuscita, ma la coppia
che più la attira e la intriga è quella Costanzo-De Filippi:
Al ga bun al purtafoi, lha mes a post la De Filippi, ma
in televisiun a la fa andèr cun al breghi scianche -
ride Carolina, osservando una foto di Maria su un settimanale di gossip,
sua lettura preferita - la per na bésa rvuieda!.
Incredibile! Carolina Caldiani, 100 anni il 27 ottobre, nata nel 1902
alla Vigna di Regnano, in una famiglia di mezzadri del barone
Franchetti, offre di Maria De Filippi e delle altre starlet televisive
in posa sexy una delle rappresentazioni più appropriate: una biscia
arrotolata. Carolina è informata perché è curiosa,
legge, legge tanto, di tutto, e non ha bisogno di occhiali. Me
li hanno dati - spiega senza scomporsi - ma ci vedo meglio senza.
Lucidissima, vivace, gli occhi brillanti e il sorriso pronto, il volto
adombrato dal tempo, con i morbidi ritocchi e i minuti tratteggi di un
pittore innamorato, che non ne hanno alterato la grazia propria della
giovinezza. Cento anni? Sembra impossibile: ha lo spirito di una ragazza
ed è la prima ad essere incredula sulla propria età. Che
mondo è questo - afferma - dove si mettono i figli in lavatrice,
ma... in lavatrice as ga met la bugheda! E che con tutte le droghe
si guasta la testa alla gente! E poi il divorzio, io non sono daccordo:
ci si sposa per stare insieme fino in fondo, nel bene e nel male!.
Lei, il suo Afro lo aveva desiderato anche contro la volontà del
padre. Quanto aveva dovuto resistere e tribolare per poterlo anche solo
incontrare! Erano vicini di casa, e come spesso accade, le due famiglie
erano in contrasto. Afro e Carolina sfruttavano allora ogni pretesto per
lanciarsi almeno unocchiata: mentre camminavano a svuotare la carriola
della stalla sul letamaio, nei campi a lavorare, in chiesa a messa.
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Carolina quando era più giovane, in mezzo
ai nipotini.
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Mio padre non voleva che prendessi mio marito, io avevo altri
pretendenti, ma volevo lui, solo lui, e lho sposato. E stato
il mio unico moroso, il solo uomo per tutta la vita. Dellinfanzia
ha presente la scuola, i tre anni delle elementari, con la maestra Giovanna
Gazzotti che ripeteva al suo papà di farla studiare, perché
era dotata, pur faticando un po con le divisioni. Tre chilometri
di tragitto allandata e tre al ritorno, per raggiungere la scuola,
ovviamente scalza. Eravamo sempre a piedi nudi, non usavamo calzature
- chiarisce Carolina - anche a lavorare nei campi ci recavamo senza
calze né scarpe. Ricordo una volta, era agosto e stavamo mietendo.
Allimprovviso ha cominciato a nevicare e siamo corsi a casa infreddoliti,
camminando scalzi nella neve, poi abbiamo acceso il camino.
Ma cera unaltra scuola, dove i bambini e i ragazzi
imparavano come erano tenuti a comportarsi nel mondo, attraverso storie,
racconti di vita, fiabe, indovinelli e filastrocche. Lo apprendevano dagli
adulti, dai vecchi, dai forestieri di passaggio. Era la scuola della stalla,
luogo in cui ogni sera si ripeteva la consuetudine della veglia, nel tepore
di un presepe ormai scomparso per sempre. I bambini più
piccoli li mettevano a letto - rivive con noi Carolina - ma per me era
una festa stare ad ascoltare, soprattutto le favole! Cera un certo
Viceti che ne sapeva di bellissime!.
Poi Carolina è diventata grande. Finalmente il matrimonio con Afro
Bocedi, a 25 anni, e poi subito, di seguito, tanti figli: otto; tra luno
e laltro soltanto il tempo per lallattamento, protratto per
ben due anni. Li ho allattati tutti a lungo, senza aggiungere
altro cibo: forse era troppo poco il mio latte, forse era sbagliato: adesso
gli danno tanti di quei pasticci. Io non sapevo cosa fosse il biberon.
E li ho fasciati tutti completamente - continua - con anche le
braccia. Li si fasciava al mattino e fino a mezzogiorno non li si toccava
più, anche se piangevano; cera da lavorare, non cera
tempo!. Non cera tempo e le mansioni, per le donne di
campagna, erano le stesse degli uomini: falciare lerba a mano, raccogliere
il fieno, mietere, arare, vangare, andare alla legna, spargere il letame
nei campi, vendemmiare. Ma le donne dovevano anche pensare alla casa e
ai figli, e questi, spesso, erano un peso in più in braccio, sulle
spalle o nella pancia, mentre le madri trasportavano i secchi dellacqua
o i sacchi delle foglie raccolte dagli alberi, oppure le fascine di legna
o le ceste della biancheria da risciacquare al torrente. Tanta fatica
in più, rispetto ai compagni maschi, tanto pericolo, per se stesse
e per i bambini.
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Carolina
con il marito Afro Bocedi, scomparso qualche anno fa. |
Mentre ero in attesa del secondo figlio - riferisce ancora
Carolina - sono caduta sulla msura (la falce messoria impiegata
per mietere) e mi sono tagliata qui, sul braccio. Il taglio ha fatto
infezione e forse è stato per quello che poi, appena nato, il mio
bambino è morto. Carolina era una donna vigorosa e sana,
alla quale il parto non ha mai creato problemi. Ha avuto in casa i suoi
figli, assistita da Delfina Castellari, la levatrice che però una
volta è giunta in ritardo: il piccolo se lera sbrigata da
solo a venire al mondo.
Mancava tutto, facevo fatica a vestire i miei figli. Adesso strappano
gli abiti apposta, mentre io ho messo tante di quelle pezze! Ma... come
si dice: lè la vecia i la psuleina cla mantin la famiuleina.
Reggiseno? Mutande? Non sapevo nemmeno cosa fossero! Un po come
adesso: in televisione... sono senza! Hanno appena quel filino lì
dietro, in mezzo... - ride di gusto - ma come faranno poi quelle
donne lì che prima sono vecchie e poi tornano giovani?.
Parla della situazione dei vecchi nelle famiglie di oggi: Una
volta, quando cera un vecchio che campava tanto, lo adoravano; adesso
i vecchi sono nei piedi. Sono come i poveri di una volta, è la
stessa cosa! I poveri, i mezzadri che stavano sotto i padroni e dovevano
tacere e subire, altrimenti li sbattevano fuori di casa. Un anno un padrone
disse che ci avrebbe mandati via perché eravamo in troppi, troppi
figli!.
Carolina sa benissimo di cosa parla, perché per tante stagioni
ha lavorato la terra di altri e ha abitato in una casa che non le apparteneva.
Dice che da mangiare ne avevano a sufficienza, forse più degli
stessi piccoli proprietari, ma era sempre un essere sotto padrone.
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L'omaggio del sindaco di Viano, Rosita Mazzi, nel
giorno del centesimo compleanno.
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Quando andavamo ad arare - allalba, perché poi,
appena il sole saliva nel cielo, si rientrava per il troppo caldo - i
padroni venivano nei campi a cavallo a ispezionare il solco... E venivano
a controllare anche quanto latte si tratteneva per noi al mattino e alla
sera; guardavano nel pentolino che bolliva sulla stufa... Ah! E
cambiata bene adesso!.
Ha visto le due guerre, in questi cento anni, e ricorda una grande, immensa
paura: Aspettavo lultimo figlio quando in casa sono arrivati
i tedeschi e volevano mandarci via. Poi, invece, hanno dormito nella stalla.
Ci hanno portato via il maiale e lo hanno sostituito con un vitello. Ci
avevano inoltre lasciato un cavallo, ma appena i partigiani lhanno
saputo ce lo hanno requisito. Mi ricordo anche quando i partigiani hanno
ammazzato sei tedeschi su, alla fontana del Pilastro... Li ho visti portare
giù i morti, sul carro tirato dalle bestie. Quanta paura!
Lavoro, privazioni, spavento, dolore: il peggiore per una madre, perché
Carolina ha perso anche tre figli. Lultimo a lasciarla, il suo
bellissimo Vittorio, era il papà di Simona Bocedi, fotografa di
Tuttomontagna, e Carolina ricaccia a fatica le lacrime quando lo ricorda.
Col tempo, il mare degli anni si fa sempre più silenzioso
e alto, come recita Pasolini in una poesia, e voci carissime,
dalle quali abbiamo magari appreso le parole per vivere, un poco alla
volta si riducono a bisbiglii, poi a cenere nel vento. Ci sono tuttavia
persone che, per lamore che ci lega a loro, più tenacemente
rimangono presenti e vicine. Come, per una madre, i figli perduti. Una
madre che ha cento anni e che, malgrado la sofferenza custodita nellanimo,
tiene salda una limpidezza, una gioia di vivere che contagia. Oltre a
una salute straordinaria.
Ma cosa ha mangiato, che regole ha seguito per approdare così in
forma al secolo detà? Per arrivare a centanni?
Ho... lavorato, lavorato e lavorato! La dieta la facevo lavorando! Ho
sempre mangiato di tutto, senza esagerare, ma di tutto. Facevo i tortelli,
le tagliatelle asciutte, i cappelletti, i sughi duva, la carsenta
fritta e la tizola, che poi è gnocco con la panna. E abbiamo sempre
ammazzato il maiale, per cui friggevo con lo strutto, che è meglio
di quegli oli di semi che ci sono oggi! Facevo il pane bianco, mentre
altri lo facevano nero ed era pesante da digerire. Per impastarlo, andavo
a prendere lacqua a una fonte di acqua salata. In casa
cera latte, burro, formaggio; nel pollaio, anatre e galline. E non
mancava il vino, molto buono da queste parti. Avevamo la vite
coltivata a filari sostenuti dagli oppi (gli aceri campestri), una
vigna che richiedeva molto lavoro - spiega Carolina - perché
gli alberi andavano regolarmente potati. E quanta fatica a spingere la
carriola, quando davamo lacqua alla vite, e quanto zolfo ho soffiato
con quel mantice! Ma il vino era buono e io ne ho sempre bevuto un mezzo
bicchiere al giorno, poco, ma sempre, anche adesso. Dice che
il caffè lo prende raramente, perché non è troppo
sicura che faccia bene; in compenso si porta lacqua ghiacciata in
camera da bere durante la notte, insieme con una riserva di ghiaccioli
da aggiungervi. Dorme poche ore, ma accetta la cosa come un normale effetto
della vecchiaia. Mi avevano dato della roba per dormire, ma io
non lho mai presa!.
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Carolina
con i parenti che l'hanno festeggiata (servizio fotografico Beppe
Lombardi). |
Uno degli avvenimenti che lhanno resa più felice? Quando
ha potuto comprare la sua casa e, per la prima volta, si è sentita
libera, indipendente e finalmente sicura di non essere sbattuta in mezzo
a una strada. La sua preoccupazione è ora quella di arrivare un
giorno a non poter più leggere, e perdere così la compagnia
dei suoi amici vip televisivi, tra cui... Vittorio Sgarbi. Come fa a piacerle
Sgarbi? Ma perché... lè un bel om! - risponde
-. An gha mia na bela idea? Lè propria bel!.
Nel mare degli anni sempre più silenzioso e alto, Carolina ha trovato
la rotta giusta per riuscire a navigare tra i flutti con destrezza e allegria,
e noi le auguriamo di poter proseguire il viaggio anche oltre il traguardo
del secolo.
n.albertini@tuttomontagna.it
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