|
CAVOLA FESTEGGIA DON RAIMONDO ZANELLI
Don, i tuoi primi quarantanni
Ricordi di vita e di parrocato. Lo accolse una strada
polverosa colma di gente. Sotto il suo governo è rifiorito
il santuario della Madonna della Neve e il campanile della chiesa di S.
Michele Arcangelo.
di Ivo Rondanini
 |
Don
Raimondo Zanelli, parroco di Cavola, dove ha trascorso 40 dei suoi
73 anni. |
La prima domenica di agosto, la comunità parrocchiale di Cavola
festeggerà don Raimondo Zanelli in occasione del 40° di parrocato.
Infatti, egli prese possesso della parrocchia di Cavola il 5 agosto 1962.
Don Raimondo è nato a Palareto di Felina l11aprile 1929,
terzultimo di nove fratelli, dai genitori Maria Ganapini ed Enrico, che
morì quando Raimondo aveva solo 13 anni.
Bambino ubbidiente, disciplinato e studioso, su insistenza di don Anastasio
Corsi, a dieci anni il piccolo Zanelli varcò il portone del seminario
di Marola. Venne ordinato sacerdote nella chiesa di Felina il 4 luglio
1954 dal vescovo Sergio Pignedoli (non era ancora cardinale), già
nunzio apostolico in Bolivia, che si era recato a far visita alla sua
amata terra di montagna prima di partire per il Venezuela. Lo stesso giorno,
altri undici sacerdoti, per mano del vescovo Beniamino Socche, venivano
consacrati a Reggio, nella basilica della Ghiara. Tra questi, don Gino
Bursi, arciprete di Sesso, don Albino Franzoni, parroco di S. Maurizio,
e don Luigi Iotti, parroco di Massenzatico, tutti già tornati alla
Casa del Padre. L8 dicembre dello stesso anno, a Roma, diventava
prete anche don Camillo Ruini, attuale presidente della Cei e Vicario
di Roma.
 |
Raimondo
nel 1943, quando era studente seminarista. |
Don Raimondo, dopo aver celebrato la sua prima Messa nella chiesa di
Felina l11 luglio 1954, venne inviato come priore a Succiso di Ramiseto
(parrocchia che contava allora 600 anime), ove rimase per otto anni. Il
giovane prete visse tra gente semplice e cordiale, purtroppo attanagliata
dalla povertà che allepoca opprimeva gran parte dei montanari,
anche se ognuno cercava di sopportare le proprie condizioni con spirito
di sacrificio e buonumore. Nonostante la canonica in dissesto e la viabilità
pressoché inesistente, don Raimondo, forte della sua vocazione
sacerdotale, non si perse mai danimo ma, anzi, intraprese subito
una feconda missione pastorale. Per tutta la durata dellanno scolastico,
nella canonica venivano scodellati ai giovani scolaretti, ogni giorno,
ben 70 pasti. Anche nel casolare più lontano non mancava di portare
conforto ogni qualvolta ce ne fosse stato bisogno: col sorriso, il sentimento
e la discrezione che lo hanno sempre contraddistinto. Dal 57 al
62, essendosi resa vacante, gli venne affidata anche la parrocchia
di Miscoso.
|
Don Raimondo con la madre Maria nel '55 a Succiso,
sua prima parrocchia. Il prossimo 4 agosto verrà pubblicato
un volume sulla vita del sacerdote.
|
 |
Il 5 agosto 62, con la gente che lo accolse in una strada polverosa
alle porte del paese, nel giorno del santo patrono, la Madonna della Neve,
don Raimondo fece il suo ingresso a Cavola. Come usava a quel tempo, gli
fecero da padrini il dottor Danilo Baroni e Galliano Albertini.
Allora il paese contava 600 anime, che negli anni successivi diventarono
500 a causa del fenomeno migratorio verso le città di Genova e
Milano.
Lattività pastorale di don Raimondo non è mai stata
circoscritta alla sola parrocchia di Cavola, che adesso conta 830 abitanti,
ma già dal 1970 assunse la cura di Cerrè Marabino, quando
don Dino Diambri andò a Migliara, e dal 95 divenne guida
spirituale anche di Corneto.
 |
Il
maestoso vecchio campanile di Cavola, distrutto dal terremoto del
1920. |
Sotto il suo governo è rifiorito il santuario della
Madonna della Neve, inaugurato dopo unimportante opera di restauro
il 1° maggio 1989. Due anni dopo, esattamente il Lunedì di
Pasqua del 91, la comunità di Cavola festeggiava, dopo lavori
di restauro, linaugurazione della chiesa parrocchiale dedicata a
S. Michele Arcangelo. Rimaneva da completare il campanile.
Lintraprendente Comitato per gli affari economici, nelle persone
di don Raimondo, di Clodomiro e Lorenzo Borgonovi, Simone Garofani, Sergio
Leandri, Romana e Silvio Scalabrini, si è rimboccato ancora una
volta le maniche e ha avviato i lavori di completamento della torre campanaria
che da decenni era lì, incompleta e muta. Nella cella campanaria
hanno poi trovato posto cinque campane, tre delle quali erano le stesse
che già esistevano nel maestoso maschio distrutto dal terremoto
nel 1920. Esse, come vuole la tradizione popolare, sono dedicate alla
Madonna della Neve, al Crocifisso e al ricordo dei defunti. La quarta
campana, quella più grossa, è stata rifusa, poiché
lesionata, e dedicata a S. Michele Arcangelo, e reca la scritta Una
fides populi Junxit unus amor (ununica fede, un unico amore
hanno unito il popolo cavolese). La quinta campana, donata alla parrocchia
dalla centenaria madre dal parroco, Maria Ganapini, è stata dedicata
alla Sacra Famiglia, allapostolo Giacomo e a S. Massimiliano Kolbe,
e reca la scritta Lodo il vero Dio, chiamo il popolo alla preghiera,
piango i defunti, rendo liete le feste. Il 1° novembre 93,
dopo 37 anni di silenzio, le campane ripresero a suonare a distesa.
|
1983: mamma Maria Ganapini attorniata dai figli
in occasione del suo novantesimo compleanno.
|
 |
Dallo sforzo di tutta la comunità, che ha consentito di riportare
agli antichi splendori loratorio della Madonna della Neve, la chiesa
di S. Michele e di ristrutturare il campanile, don Raimondo ha detto:
... come non ricordare Clodomiro Borgonovi, che ha mirabilmente
rifatto la cornice ceccatesca sacrilegamente rubata? E Domenico Ferrari,
che ha fatto la nuova mensa in legno pregiato? Come non ringraziare larchitetto
Gigli di Gazzano, lindefesso geometra Bonicelli di Costabona coi
collaboratori Gaspari e Silvestri, che con latavica arte montanara
dei padri ha fatto gratuitamente progetto e assistenza? Come non ricordare
il capomastro Giovanni Gazzotti e i suoi collaboratori, che hanno realizzato
lopera? Ma nel cuore di Dio è scritto pure il nome dellumile
Giuseppe Borgonovi, di Dante Lugari, di tanti instancabili lavoratori
e manovali che, dietro lalpino Paride, non hanno lesinato sudore,
tempo, intelligenza e sacrificio per la casa di Dio e della madre Maria,
per la comunità, per la Chiesa dei nostri padri. Dio, poi, ricompensi
quelle vedove e quelle umili donne che nel silenzio hanno dato, togliendosi
forse il necessario. Ora che abbiamo il benessere dobbiamo combattere
i malesseri che laccompagnano, come il lavoro schiavizzante, il
consumismo e legoismo, il rifiuto del sacrificio, la mancanza di
tempo per Dio, per la famiglia, per la comunità. Riscopriamo e
torniamo alla civiltà dellamore.
 |
Il
santuario della Madonna della Neve. |
|