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GIOVANI A VALBONA CON PASSIONE
E no che non ci mollo
Vivere di agricoltura a oltre mille metri di quota.
"Mi piace questo lavoro e non ho nessuna intenzione di cambiare".
"Il Parco? Finora solo chiacchiere". La stalla dopo la discoteca.
di Settimo Baisi
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Una
suggestiva "cartolina" di Valbona (foto Benito Vanicelli). |
Abbiamo incontrato alcune persone di Valbona, in particolare quelle che
si occupano di agricoltura e che costituiscono quindi le colonne portanti
delleconomia del paese. Sono tre famiglie giovani, per tre aziende
agricole dove ogni componente, indipendentemente dalletà,
può solo togliersi la voglia di lavorare. Da sole conferiscono
alla latteria sociale di Garfagnolo (Castelnovo Monti) 4.500 quintali
di buon latte lanno per un Parmigiano Reggiano doc.
Non solo nellambito familiare, ma nellintero paese vige un
armonioso clima di serenità e di collaborazione, tanto da far sentire
a casa propria anche lultimo arrivato. Molta amicizia e rispetto
gli uni degli altri, tanto da trascorrere insieme anche i ritagli di tempo
libero per una cavalcata sui sentieri del crinale o per una cena in paese
a base di polenta e cinghiale, con qualche ballo in piazza.
| Claudio Manenti. |
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BENVENUTI A VALBONA
Le famiglie si presentano da sole, raccontando la loro storia.
Adriano Santini con la moglie Elsa Natalini e i figli Giordano
(perito agrario), Francesca (operatrice turistica), Sabrina
(2ª media). Nella loro azienda, 70 capi bovini.
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Giordano
Santini. |
Adriano: I miei avevano le pecore, e da ragazzo andavo via
con loro. Poi le abbiamo sostituite con le mucche e così non sono
andato più via. Per fare lagricoltore a Valbona non basta
la volontà, ci vuole anche molta passione. Confiniamo con il Parco,
però finora non ci ha portato né utili né perdite.
Hanno fatto molte chiacchiere, ma i risultati sono ancora nel cassetto.
I cinghiali? Certo, ci preoccupano quando buttano per aria i campi, anche
se risarciscono i danni. Alla fine forse fanno più danno i cacciatori
dei cinghiali. Hobby? Andare a cavallo.
Elsa, la moglie: Faccio la casalinga e, su e giù dal trattore,
aiuto in campagna. Siamo impegnati 24 ore su 24, però non cambierei
mestiere. Amo la casa e i fiori, non invidio nessuno. Mi manca un po
la Toscana, Castiglioncello e Livorno, dove sono stata da ragazza. Mi
basterebbe andarci al mattino e tornare a casa la sera
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Adriano
Santini sul trattore. |
Giordano, il figlio: Sono nato a Valbona, ho cominciato
a lavorare da piccolo seguendo mio padre e così mi sono appassionato
al lavoro dei campi. Mi piace questo lavoro e non ho nessuna intenzione
di cambiare. Avendo fatto il Motti, io ci metto la teoria
e mio padre la pratica. Divertimenti? Sì, mi piace andare in giro
con gli amici, però allora della stalla sono a casa. Al sabato
notte, quando rientro dalla discoteca, è giusto lora di andare
a mungere. Poi, se non cè nulla da fare, vado a riposare,
altrimenti prendo il trattore e vado nei campi. Le ragazze? Quelle che
hanno la puzza sotto il naso è meglio lasciarle perdere. Quando
una vuole bene non guarda il mestiere. Solitamente le ragazze preferiscono
quelli che non fanno niente, così hanno più tempo per girare.
| Ivano Ferrari. |
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Ivano Ferrari con la moglie Rosetta Boglioli e i figli
Chiara (bancaria), Serena (3ª ragioneria), Luigi
(istituto Motti). La loro azienda conta 50 capi bovini
Ivano: Quella per questo mestiere è una scelta che mi
accompagna dalla nascita, lho sempre fatto. E morto mio padre
che avevo 16 anni, sono andato avanti con mia madre finché non
mi sono sposato e adesso lavoriamo tutti in azienda. Non ho mai lavorato
fuori da qui e non ho nessuna intenzione di farlo. Anche i figli sono
orgogliosi di stare a Valbona. Il Parco? Va bene purché non porti
vincoli. Finora non ha portato niente. Hobby? La caccia e i cavalli. Un
sogno: andare a cavalcare nelle praterie dellArgentina.
Rosetta: Sposandomi, sapevo che avrei fatto questo mestiere.
Mi piace, però mi piace anche quando nevica, così si rimane
a letto un po di più. Valbona è un vero paradiso,
un piccolo Eden e i nostri uomini sono ad hoc. Se non fosse così,
come potremmo restare qui?.
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I
cavalli, la grande passione degli uomini di Valbona. |
Claudio Manenti con i genitori Prospero ed Elsa Ferrari.
Nella loro azienda, 40 capi bovini.
Claudio: Prima avevamo le pecore e dinverno andavamo
in provincia di Piacenza. Vendute le pecore ho fatto un po loperaio,
ma non mi piaceva. Dal 1990 abbiamo messo su lazienda agricola.
Cè da tribolare, a fare gli agricoltori ad oltre mille metri
di quota. Non mi dispiace, ci vuole tanta passione. Faccio festa quando
trovo qualcuno che mi dà il cambio. Le bestie mangiano anche il
giorno di Natale. Cè di buono che dalla primavera allautunno
le mandiamo al pascolo. Hobby? Mi piace andare a caccia e a cavallo.
Libero Pingani
con la moglie Pierina Tacconi (foto Settimo
Baisi). |
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UN PAESE VIVO
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PERSONE:
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Abitanti nel 1900
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200 |
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Abitanti nel 2000
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40 |
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Giovani
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10 |
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Età del più giovane
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12 |
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Adulti
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10 |
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Pensionati
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20 |
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Età del più anziano
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80 |
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ANIMALI:
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Ovini
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450 |
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bovini
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160 |
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Conigli
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100 |
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Galline
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100 |
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Cani
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80 |
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Cavalli
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7 |
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Altri (Asini, gatti, ecc)
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n.c. |
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NOSTALGIA DI PECORE
Non tutti hanno rinunciato al gregge. Quella di Giorgio Santini
e Maria Penserini è lunica copia di giovani pastori
che pratica ancora la transumanza. Si trovano nella zona di Mantova e
a maggio, come ogni anno, torneranno con le loro duecento pecore ai pascoli
di Valbona.
Libero Pingani e Pierina Tacconi, con le figlie Valentina
(4ª liceo) e Chiara (3ª ragioneria), una famiglia che da sempre
era abituata alla transumanza, avendo per la prima volta trascorso linverno
a Valbona, soffre ladattamento.
Libero: Ho 45 anni e da quando sono nato ho sempre fatto
il pastore, non ho mai passato un inverno a casa. Siamo sempre andati
a Mantova e ci saremmo andati anche questanno se lalluvione
dellanno scorso non mi avesse portato via tutto. Così abbiamo
tenuto solo 150 pecore e siamo rimasti qui, però è dura.
| La giovane
Sabrina circondata dagli animali. |
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Pierina: Non è facile abituarsi al cambiamento. Siamo
sempre andati a Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova. Le figlie andavano
a scuola là e anche loro hanno fatto fatica a inserirsi qui. Per
fortuna ormai si sono abituate.
Anche altri due pastori, Eugenio Battitori e Benito Pedrazzi,
ognuno con una cinquantina di pecore, da anni hanno rinunciato alla trasferta
invernale.
s.baisi@tuttomontagna.it
TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO
La Valbona che rinascerà
Sicuramente lorigine di Valbona, nome che sta ad indicare unampia
valle soleggiata esposta a levante, è antichissima. Già
nel 1112 gli abitanti di Valbona, su disposizione del vescovo di Reggio,
dovevano cedere parte del raccolto (decima) alla Pieve di Campignola (Castelnovo
Monti), dalla quale dipenderanno giuridicamente per lintero secolo.
Nel 1237 la comunità di Valbona, feudo dei Vallisneri, giura fedeltà
al Comune di Reggio. Nel 1814 viene aggregata al comune di Busana e con
lunità dItalia (1860) passa al comune di Collagna. Lantica
chiesa di San Prospero, in pessime condizioni nel 1543, viene completamente
distrutta dal terremoto del 1920. Attualmente la chiesa forma un tuttuno
con le case nella parte occidentale del paese, mentre il campanile, in
posizione più elevata, si erge solitario (nella foto), come sentinella,
al centro di una piazzetta. Diverse le icone marmoree raffiguranti la
Beata Vergine della Ghiara quale testimonianza di antica fede della gente
di Valbona. Una comunità abituata nei secoli alla transumanza e
che a fine Ottocento contava quasi 200 abitanti con sei-settemila pecore,
contro i 40 di oggi con 450 pecore e 160 mucche.
Verso lEden
Salendo da Collagna per una strada stretta e tortuosa, tanto da non permettere
di ammirare il graditissimo panorama che si apre sulla Valle del Secchia,
dal crinale dellAppennino alla Pietra di Bismantova, si arriva alla
scoperta di Valbona. Il vecchio borgo, rimodernato con vario gusto come
tutti i paesi della montagna, viene incontro subito dopo aver aggirato
uno degli ultimi colli già in altura. Inposizione dominante a lato
della strada, a dareil benvenuto
e a suggerire il senso del rispetto per un luogo che sembra vivere al
di sopra del confuso mondo moderno sono una croce con Cristo crocefisso
(nellafoto) e una piccola lastra marmorea alla base, su cui sono incise
poche e significative parole: Nel sereno e nella tormenta, vigile
sentinella dei monti sto - Valbona, 7-1954. Non si può aggiungere
altro.
Ancora poca strada e si è in paese, dove, al saluto corale di decine
di cani, si accompagna lantico odore di campagna e di stalla quale
segno di distinzione di una sana vita agreste daltri tempi.Valbona,
nonostante i suoi 1.100 metri di altitudine ai piedi del Casarola, ha
scelto di essere un paese agricolo, una perla che brilla sullopaca
cintura del crinale appenninico. Circondata dal Parco del Gigante, ha
seguito in questi anni il suo percorso evolutivo passando dalla pastorizia
allagricoltura. Unico esempio, fra tutti i paesi dellalto
Appennino, di attaccamento alla propria terra in senso pieno e concreto.
I suoi abitanti, drasticamente diminuiti per effetto del calo demografico
naturale, anziché seguire la via dellemigrazione come molti
loro coetanei dei paesi vicini, hanno tralasciato il gregge per dedicarsi
allallevamento bovino. Un modo per non dover trascorrere, a causa
della transumanza, sei mesi lanno in Maremma o in riva al Po. Una
scelta che li rende sereni e orgogliosi di vivere in un paese tuttaltro
che fuori dal mondo. Anzi, per loro il borgo di Valbona, con le sue case
raccolte al centro di una grande e vivace prateria, caratterizzata da
infinite recinzioni palificate che si intersecano fino a perdersi dietro
ogni avvallamento, è il centro del mondo. Non lo cambierebbero
con nessun altro luogo.
Settimo Baisi
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