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VETTO/ESCLUSIVA RACCOLTA DI CANTI POPOLARI
Losteria, il nostro palco
I fratelli Olmi incidono su cd e videocassetta l'anima
della nostra tradizione canora. "Diffonderemo questi brani a un pubblico
più vasto", spiega Amerigo Battilani,
che ha curato l'iniziativa. Riscoperti canti medievali, d'amore e di guerra.
di Gabriele Arlotti
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Un
momento della registrazione: i fratelli Olmi cantano e Amerigo Battilani
si occupa degli aspetti audio e video. |
Uniniziativa esemplare destinata a tramandare alle future generazioni
un pizzico della nostra tradizione. Se passavate da Vetto una sera di
marzo, infatti, poteva capitarvi di cogliere per i vicoli del paese le
voci dei fratelli Olmi. Due personaggi dalle ugole doro, già
vincitori del primo concorso di canti da osteria a Sole di Vetto, che
hanno raccolto la sfida del loro amico Sergio Rabotti, di Castellaro di
Vetto. Ovverosia incidere i brani canori della nostra storia montanara.
Accade così che Piernando, 66 anni, di Vedriano, e Gian Battista,
70, di San Polo, trascorrono più di tre ore con i microfoni di
Amerigo Battilani, maestro del coro "Eco dellEnza", che
ben si presta a registrare quei canti che si intonavano per le nostre
strade, nelle osterie, nei campi, sino a non troppi anni fa.
A prosieguo di una storia canora che, nella valle dellEnza come
in quella del Dolo, perde le sue origini nella notte dei tempi. Con la
consulenza musicale di Luigi Zannini, presidente del coro vettese, la
registrazione prodotta dai fratelli Olmi, originari di Vedriano di Canossa,
sarà distribuita entro lestate su cd e videocassette (con
ambientazioni locali sulle loro note).
Lintento - spiega Amerigo Battilani - è quello di salvaguardare
questi canti, molti dei quali inediti, e trasmetterli a un pubblico più
vasto.
Unopera inedita, originale, ricca dei nostri monti e... registrata
dal vivo senza alcun intervento di ritocco al computer.
Da giovani - attaccano i fratelli Olmi - si cantava sempre, a cominciare
dalle messe e persino al lavoro nei campi, la nostra scuola. Nostro padre
Cristoforo, di mestiere contadino, era il maestro. Fece la prima guerra
mondiale e diversi brani li imparò proprio in quelle drammatiche
circostanze. Così ancora oggi cantiamo la Grande Guerra, mentre
altri ce li insegnarono i nonni. E con noi cantavano sempre le nostre
sorelle. Il nostro palco erano le osterie. Lì si cantava, ma si
imparavano anche nuovi brani da cantanti quasi professionisti, altre volte
capitava di essere invitati a casa di amici e anche qui si apprendevano
storie canore nuove. Oppure dopo il ballo, nei festival di paese o nelle
trattorie, quando veniva sempre il momento di qualche buon bicchiere...
e dei canti.
Una tradizione, la vostra, di famiglia e ininterrotta?
No, quando è giunto il tempo dei matrimoni e di trovare un
nuovo mestiere ci siam persi un po di vista. Ma la passione per
il canto labbiamo sempre mantenuta. Così, con la complicità
dei cori (Piernando ha cantato a lungo nel Bismantova, Gian
Battista è tuttora corista del Canossa, ndr), la nostra
passione è rimasta sempre viva. E ci siamo ritrovati. La nostra
passione si è arricchita anche con una ricerca più accurata,
con nuovi testi trovati su libri di melodie popolari.
Chi sono i protagonisti delle vostre storie, rigorosamente - e magistralmente
- intonate a due voci e senza strumenti?
Cè un militare che scrive alla morosa lontana, la Gina,
oppure cè La Linda prigioniera in carcere per
avere ucciso il marito che la tradiva. Cè il soldato che
cade colpito al fronte e invoca, vanamente, pietà allaustriaco
dal cuore di tigre. O il ragazzo che, in una Romagna persa nel Medioevo,
torna dalla frontiera e trova la sua bella morta e sotterrata.
Ma anche qualche brano del famoso Duo di Piadena che molto
ha fatto per il canto popolare italiano.
Cantando alla vecchia maniera, cosa avete riscoperto?
Ad esempio - spiega Piernando Olmi, il più giovane - abbiamo
notato che sussistono differenze tra le nostre melodie e quelle della
vallata del Dolo o del Ligonchiese. Col canto, inoltre, assieme alla tradizione
si mantiene viva... la compagnia. I giovani doggi? Non cantano,
soprattutto alla bassa, dove al più ti chiedono se sei ubriaco
o a posto. Solo i cori riescono a calamitare lattenzione di qualche
giovane. Ma nemmeno i miei figli cantano più, né credo che
le nuove generazioni possano apprezzare questo genere.
Come si inizia, senza note e strumenti, un pezzo popolare?
Solitamente - prosegue Piernando - mio fratello, che canta da secondo,
intona le prime parole. Io, che eseguo la parte del primo, la provo e
se la tonalità è giusta il canto può iniziare.
Chi ha assistito alla loro serata di registrazione racconta un aneddoto.
Dopo tre ore di canto i fratelli Olmi hanno esclamato: Bene, la
voce si è scaldata, cominciamo a esserci. Roba da far rabbrividire
un tenore provetto, insomma. Con la differenza che per loro i palchi non
sono lAriston di Sanremo o la Scala di Milano, ma hanno nomi molto
più veri. Come Trattoria di Pineto, di Roncolo e Casalecchio, Case
di Legoreccio, osteria di Pietranera...
g.arlotti@tuttomontagna.it
IL PARERE DELL'ESPERTO
Una raccolta di valore
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Gian
Battista (a sinistra) e Piernando Olmi (foto Battilani). |
Sono diciotto i brani che si potranno ascoltare nel cd e nella videocassetta
masterizzata da Videografica A. M. di Reggio.
Finalmente una raccolta importante per la ricerca e lo studio del
canto popolare collinare reggiano - scrive nella presentazione il professor
Fedele Fantuzzi, maestro riscopritore di oltre un migliaio di canti popolari
- un lavoro certamente non esaustivo ma di assoluto valore etnofonico.
Cerchiamo, cerchiamo... non saremo delusi.
Questi i titoli dei canti: La mia mamma lè vecchierella,
Le tre sorelle, La Linda, Belluccellin del bosco, Meglio sarebbe,
La barbiera, Santa Liberata, O barcaiol di Trento, La Peppina, Val di
Stava, Sabato di sera, Chiesetta alpina, La strada del bosco, Mamma mia
vienimi incontro, La Gina, La Grande Guerra, Io parto per lAmerica.
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