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IMMORTALE TRADIZIONE PASQUALE
LO SCUSÍN: 8MILA UOVA DI FESTA
Anna Corbelli rinnova un'usanza secolare cresciuta all'inverosimile.
"Una volta si giocava per mangiare!".
Ci sono anche i bari con i proibitissimi peglòtt e dindiòt.
Il loro motto? Meglio le uova oggi che la gallina domani!
di Gabriele Dallagiacoma
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Anna
Corbelli, la regina dello scusìn (foto Studio Jack & Joe). |
Nel segno dellinnovazione e della tradizione. Tanto per non smentire
i luoghi comuni. Fanno rima, le due parole, ma soprattutto esprimono bene
il concetto di un appuntamento popolare che spegne questanno le
prime ventitrè candeline. Il riferimento è ovviamente allo
scusìn, una festa sempre in auge, la festa per eccellenza
del periodo pasquale. Come ci confermano le parole della signora Anna
Corbelli, anima della piazza castelnovese: Quando con mio marito
e un amico ho iniziato, alla fine degli anni Settanta, cuocevo duecento
uova; questanno saranno sette-ottomila... I turisti e gli emigrati
che rientrano sono sempre tantissimi. Impegnati da un gioco... a cui ci
si accosta molto seriamente. La recente trasmissione di un servizio su
Castelnovo, realizzato per conto del programma Sereno Variabile,
su Rai Due, credo che contribuirà ad incrementare ulteriormente
il giro. Se infine il tempo, sereno e non variabile, farà
la sua parte....
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Una
folla di accaniti giocatori partecipa al tradizionale appuntamento
pasquale (foto Studio Jack & Joe). |
E come
spiega un tale crescendo? La voglia di giocare, di vincere, è
sempre alla base di questo allegro passatempo. I tempi cambiano
ma la molla no: se quandero piccola vincere voleva dire anche mangiare,
ora invece il motore della gara è casomai la competizione tout
court; la voglia di confrontarsi è rimasta la stessa... Oggi, naturalmente,
non si punta a conquistare un malloppo per sfamarsi, ma ugualmente la
gara ti prende... Non di rado si devono dirimere litigi; serve
davvero un arbitro per far rispettare le regole. Vicino ad un uovo si
torna bambini. E il divertimento continua.
QUELLI CHE... FANNO I FURBI
Ha mai beccato qualcuno che cerca le scorciatoie? Altrochè.
Devo dire però di essermi ormai abbastanza smaliziata... Sono pochi
i bari che la fanno franca... a parte che ormai conosco bene il mio paniere
di uova e mi accorgo dei colori sospetti... Poi sto in campana quando
qualcuno comincia a vincere sette-otto volte di fila....
I trucchi più classici? Le uova di legno, ad esempio: cè
chi le liscia in un modo talmente certosino... colorandole poi per bene...
Poi i peglòtt: uova forate nella testa e nel sedere
per svuotarle; rimasto solo il guscio, si riempie di pece, sostanza che
rende luovo bello secco, imitando benissimo nel peso quello naturale...
difficile perciò da distinguere... Si riconosce dopo, per gli effetti,
perché ovviamente un uovo così taroccato fa strage... Dindiòt
o ov dIndia è invece luovo di faraona che, una
volta cotto, diventa tanto secco che spacca tutti gli altri....
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Una
delle prime edizioni, alla fine degli anni Settanta (foto Benito Vanicelli). |
PICCOLI SEGRETI E CURIOSITA
Le uova di pollastrella sono più dure... quelle di gallina
vecchia sono meno calcificate... Diceva un vecchio che una volta andavano
a prendere il ghiaino dei Gessi sul greto del fiume al Pianello... Un
mese prima lo davano da mangiare alle galline per poi far fare loro uova
più resistenti... (le famose galline triassiche...). I più
esperti sentono le uova con i denti per saggiarne la robustezza.
E sulla colorazione? Non saprei bene comè nata lusanza...
Comunque, in primavera le pennute facevano tante uova e ci si chiedeva
cosa farne... Ricordo che mio padre veniva a casa e vedevo che uno aveva
le uova verdi, laltro rosse: si bisticciava per prendere ciascuno
quelle del colore preferito... Per colorare queste uova, i nostri vecchi
usavano quello che trovavano. Ortiche per il verde (venivano raccolte
in estate e messe in sacchi di iuta ad essiccare appesi nei granai aerati),
con linfuso si otteneva appunto questo colore, che viene molto bene.
Un po meno bene si riesce ad avere il rosso. Abbiamo provato con
le foglie di papavero, ma il risultato è una tinta un po
sbiadita... Io comunque faccio tutti i colori della primavera....
| I variopinti cesti ricolmi
di migliaia di uova (foto Studio Jack & Joe). |
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EDIZIONE 2002
Questanno introdurremo i biglietti per la cassa. Chi mi cuoce
le uova? Il pesante compito me lo sbriga Secondo Guglielmi, con laiuto
di tutta Terrasanta. Io non ce la facevo più: sono arrivata a prepararne
anche sulle quattromila in casa mia... Le attrazioni comprendono anche
il gioco della piastra e il rudlìn. Questultimo è,
in sostanza, una prosecuzione dello scoccino. Si usano infatti le uova
già utilizzate, rotte cioè sia in punta che sul retro...
Non rimanendo altro che la possibilità di procurare crepe anche
nella pancia, ecco che le uova si lasciano rotolare (da cui il nome) su
un piano inclinato e quella che si ammacca ulteriormente perde. Tanto
per sfruttare luovo fino in fondo... Insomma, ci sarà da
lavorare.
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"Vicino
ad un uovo si torna bambini", dice Anna Corbelli (foto Benito
Vanicelli). |
CHI VINCE PIU SPESSO
Il vincitore-tipo è spesso una persona su con
gli anni (lesperienza conta, eccome!). Ma non mancano mai tanti
bambini. Un anno avevo ideato perfino uno scusìn-baby a
loro riservato. Ricordo una persona che una volta è riuscita a
portarsi a casa un bottino di ben 75 uova (usando il sistema dindiòt,
come ho poi saputo)... Cosa poi ne abbia fatto non so.... Certo
che... meglio 75 uova oggi che una gallina domani!
| Davanti all'enoteca
di Anna Corbelli in una delle prime edizioni (foto Benito Vanicelli). |
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PASSIONE
Come vedono questo mio impegno i miei figli? Anche se non lo fanno
capire, ci stanno volentieri, collaborano, aiutano... Per tutti noi lo
scusìn è una grande festa, per qualche giorno siamo
in mezzo a migliaia di persone... In questo modo sento davvero di più
il periodo pasquale... Mi sono buttata in questa iniziativa per passione,
senza la quale, e qui parlo in generale, non si fa niente. Ma è
chiaro che devo far quadrare i conti: ho delle spese e cerco di recuperarle.
Per lorganizzazione e il corretto svolgimento servono almeno una
quindicina di persone. Organizzare manifestazioni di questo genere mi
fa ripensare alla bellezza di riscoprirsi davanti a una bella insalata
di uova e radicchi, arricchita magari da qualche fogliolina di pimpinella,
che ha un profumino tutto particolare... Sono soddisfatta nel vedere il
buonumore che regna in queste occasioni.
Dopo le parole, però, è tempo di fatti. Per cui, buon scusìn
a tutti ma... occhio a peglòtt, dindiòt e pollastrelle
varie!
g.dallagiacoma@tuttomontagna.it
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TRADIZIONI PASQUALI E ANTICHI ORDINI
Il mistero delle confraternite
A Talada si semina la veccia, lasciata germogliare in
cantina.
A Cervarezza la processione del Cristo morto.
Donne vestite di nero e urla e flagellazioni vietate solo dal Concilio.
Una ricerca dei ragazzi della terza elementare di Busana.
di Normanna Albertini
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1948: a Costa de' Grassi
si parte per una processione. Anche qui erano presenti le confraternite. |
Giovedì della settimana santa nella bella chiesetta di Talada,
frazione di Busana; davanti al tabernacolo del Santissimo una vera esplosione
di vegetazione: nei vasi, morbidi cuscinetti e cascate di lunghi steli
bianchi, gialli, appena soffusi di verde, che mescolati a ciclamini e
ad altri fiori ricreano un piccolo giardino. E il sepolcro.
E in alto, sulla parete dietro laltare, Samaele, il drago, il serpente
antico (Ap 12,9), minaccia personificata dello sviluppo di ogni seme,
trafitto e schiacciato dallarcangelo Michele, protettore della parrocchia.
Lo stesso rettile che don Angelo Poletti, un prete nato da queste parti
nel 1849, aveva incontrato andando a confessare un penitente e aveva vinto
con un esorcismo, ricacciandolo allinferno? Forse. La scena è
comunque suggestiva, ricca di simboli legati al conclusivo e inevitabile
trionfo della vita. Del sepolcro si occupano alcune parrocchiane,
le signore Isa Poletti, Maria Ganapini, Iside Guerri e Ornella Cecchi.
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La
classe 3ª elementare di Busana con l'insegnante Lorenza Galassi. |
Si semina la veccia nei vasi il primo giorno di
Quaresima - spiega la signora Ornella - poi si mette tutto in cantina,
al riparo di una coperta perché la luce e il freddo non raggiungano
le piantine che spunteranno. Si bagna poco. La sera del giovedì
santo i vasi si portano in chiesa e si pongono davanti al Santissimo,
insieme ad altre piante fiorite. Resteranno lì per un giorno. Lo
scorso anno, però, il parroco li ha lasciati anche dopo il venerdì
santo. Niente è in grado di rendere più chiaramente
il concetto di morire per divenire quanto il processo della
semina e del raccolto. Come il chicco di grano risorge a nuova vita dalle
misteriose profondità della terra, così il destino delluomo
è quello di sfociare nelleternità. Passando attraverso
la morte. Alla domanda sul corpo con cui i defunti si risveglieranno,
san Paolo aveva risposto: Ciò che tu semini non prende
vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che
nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio, o di altro
genere(1Cor 15,36).
A Costa de Grassi, a soli tre chilometri da Talada, era Erminia
Genitoni a curare i fragili germogli dei sepolcri. Dopo la
sua scomparsa la tradizione è andata gradatamente scemando, anche
perché non apprezzata dal nuovo parroco. Stessa usanza nella vicina
chiesa di Cervarezza, dove fino a pochi anni fa si preparava il sepolcro
con i vasi di veccia, che venivano però deposti davanti a unoriginale
statua del Salvatore non riconducibile alliconografia cristiana
classica. Disteso su un lettino, parzialmente coperto dal lenzuolo funebre,
il dorso e il capo inclinati, sollevati dai cuscini, le ferite dei chiodi
e delle torture ben evidenti su tutto il corpo, Gesù, il seme
della donna (Gen 3,15), giace morto. La statua viene ancora oggi portata
in processione per le vie del paese la sera del venerdì santo,
rispettando un antico rituale sul quale hanno voluto indagare gli alunni
della terza elementare di Busana, guidati dalla loro insegnante di religione
Lorenza Galassi. I ragazzi hanno intervistato i genitori, i nonni e i
bisnonni, raccogliendo interessanti informazioni che rischiavano, altrimenti,
di andare perdute.
| Erminia Genitoni si occupava,
a Costa de' Grassi, dei "giardini del Sepolcro". |
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La processione del Cristo morto è una delle più
antiche dItalia - raccontano i ragazzi - ed era accompagnata un
tempo dalle confraternite, nate dopo il 1260 con scopi penitenziali e
caritativi. A Cervarezza erano le consorelle a sfilare accanto alla bara
di Gesù con un cero acceso in mano. Quando abbiamo chiesto notizie
ai bisnonni, subito sembravano non ricordare, ma poi sono stati contenti
di aiutarci!.
Lorenza Galassi precisa che nel paese la confraternita maschile era poco
frequentata e che le consorelle erano quasi tutte vedove. Lo scopo della
congrega era originariamente quello di soccorrere vedove e orfani; in
realtà si entrava a farne parte proprio per ricevere aiuto. Le
donne erano vestite di nero, con una fascia in vita e sul petto una medaglia.
(nota 1) Compito degli uomini, nella processione, era accompagnare con
i lampioni il Cristo e la statua dellAddolorata. Si attraversava
il paese cantando il Miserere e il Parce Domine (nota 2); poi le
due statue venivano portate in chiesa e sistemate dinanzi allaltare,
contornate da fiori e vasi di veccia, e lì ricevevano il bacio
dei devoti e unofferta in denaro.
E unusanza dinfluenza toscana e ligure
- continua Lorenza - e sembra sia iniziata perché i cervarezzini
avevano fatto un voto dopo la grande frana del 1697, quando su Cervarezza
e Talada si era abbattuta una massa di terra staccatasi dal Ventasso.
Si racconta che il fatto fosse accaduto proprio il venerdì santo,
ma mio nonno ha sempre affermato che successe di lunedì.
In effetti, la ricostituzione, nel 1885, della Confraternita del Santissimo
Sacramento (nota 3), tanto attiva nella processione, era servita anche
a richiamare lattenzione della gente sul recupero della chiesa,
letteralmente spaccata in due dal movimento franoso.
Pare che originariamente le confraternite fossero dieci -
spiegano i ragazzi - e durante la processione (tipica dellItalia
centro-meridionale) davano vita a manifestazioni esteriori (flagellazioni,
pianti, urla) che si trasformavano spesso in fanatismo, tanto che il Concilio
di Trento la vietò. In Liguria, un decreto vescovile del 13 maggio
1813 fissò latto di nascita della processione del venerdì
santo. Da noi è giunta sicuramente attraverso landirivieni
dei pastori, dei commercianti, delle donne che andavano a servizio o a
balia di là dal crinale.
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La
statua del Cristo morto conservata nella chiesa di Cervarezza. |
E di là dai monti, scendendo lungo lo stivale, di processioni
simili a quella cervarezzina se ne incontrano tante. La più antica
è quella del Cristo morto di Orte, nel Lazio, che risale al 1200,
come importanti sono quelle di Maltigliano (AP) e di Loreto, al termine
della quale Gesù viene deposto nella sua casa, la Santa
Casa di Nazaret. Ma è addirittura in Tessaglia che i ragazzi hanno
scoperto la stessa congrega del Santissimo Sacramento e la stessa processione.
E i germogli teneri di grano, simili ai nostrani sepolcri,
ma verdi e dritti come inamidati, Lorenza Galassi li
ha visti sugli altari di Medjiugorie durante il periodo natalizio. E
il profeta Zaccaria a parlare di un uomo che si chiama Germoglio
(in ebraico nezer, curiosa consonanza con Nazaret) e il significato etimologico
di Betlemme è casa del pane. Ma la divinità
che si fa grano e poi pane, in Palestina come in tutto il bacino del Mediterraneo,
molto prima di Cristo, è un antico dio siriano adorato proprio
nel bosco che ombreggiava il paese natale del Salvatore. Nel tempietto
di Betlemme risiedeva infatti Tammuz, denominato in semitico adon, cioè
signore, per i Greci Adone, per gli Egiziani Osiride. Era lamante
di Ishtar, la dea madre, Venere: la stella del mattino. Ogni anno egli
moriva e la sua morte era pianta con grida e lamenti, portando in processione
la sua effigie, quella della dea, e invocandone la resurrezione. Perfino
il profeta Ezechiele, alla porta settentrionale del tempio, vide piangere
per Tammuz le donne di Gerusalemme. E impressionante il parallelo
con il Cristo Morto e la Madonna Addolorata di Cervarezza, come è
strana la somiglianza tra i giardini di Adone (ceste e vasi pieni di terra
in cui si seminavano grano, orzo e lattuga che venivano posti intorno
alla statua del dio mediorientale) e i sepolcri di Talada
e Costa.
Un altro di quegli dei, la cui mitica morte e resurrezione lasciarono
profonde radici nella fede e nei riti delle successive religioni, è
Attis, per la Frigia ciò che Adone era per la Siria. (nota 4) Le
leggende e i rituali delle due divinità si somigliavano tanto che
spesso erano identificati dagli stessi antichi. Ma come giunsero in Europa
e fin sulle nostre montagne? Il culto della grande dea madre e di suo
figlio morto e risorto ebbe grandissimo favore durante lImpero romano,
non soltanto a Roma, ma in tutte le province: Africa, Spagna, Portogallo,
Francia, Germania e Bulgaria, e sopravvisse al riconoscimento del Cristianesimo
da parte di Costantino. La morte e la resurrezione di Attis venivano ufficialmente
celebrate a Roma il 24 e il 25 marzo, lequinozio di primavera di
allora, il giorno più appropriato per la rinascita di un dio che
era rimasto morto tutto linverno. Le coincidenze delle feste cristiane
con quelle pagane dimostrano il compromesso che la Chiesa degli inizi
fu forzata a stringere con i rivali, vinti sì, ma ancora attivi.
E quella che oggi viene definita inculturazione, e che
porta a riconoscere i segni del verbo presenti in ogni forma
religiosa, riconducendoli alla fede cattolica.
| San Michele Arcangelo
trafigge il demonio (chiesa di Talada). |
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Nella processione di Cervarezza sono scomparse le consorelle e i sepolcri,
le case e i negozi illuminati ne disturbano un poco la spiritualità,
tuttavia lusanza rimane un bel segno di continuità con un
passato che sembra perduto, ma che inconsapevolmente costituisce la materia
e la ragione del nostro esistere nel presente e per il futuro.
1 - A Costa de Grassi una confraternita venne ricostituita intorno
agli anni Venti da don Enrico Marzani, poi priore di Caprile, e accompagnava
lannuale processione di San Pietro da Costa alla Pietra di Bismantova.
Le consorelle seguivano anche i funerali, rivoltando la mantellina rossa
dalla parte nera, con il compito di piangere il morto.
2 - Parce Domine, parce populo tuo, ne in aeternum irascaris nobis.
La stessa invocazione è inserita nel libro Il dolore santificato
(Livorno, 1932), che raccoglie le preghiere alla madonna di Montenero.
3 - Sulla medaglia del Santissimo Sacramento che le consorelle portavano
sul petto è incisa la frase: O Maria concepita senza peccato,
pregate per noi che ricorriamo a voi, quindi la nascita della confraternita
è successiva a quella della proclamazione del dogma dellImmacolata
da parte di Pio IX.
4 - Parallelo a quello di Attis, è il culto del dio Mitra, nei
cui riti della morte e resurrezione avveniva un vero e proprio battesimo
di sangue, ponendo ladepto sotto una griglia sulla quale era sgozzato
un toro.
n.albertini@tuttomontagna.it
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