|
MONTANARI ILLUSTRI/FRANCHINI
LErcole dei generosi
Nell'Ottocento il medico carpinetano dedicò
la sua esistenza ai malati e ai poveri nell'ospedale di Montecchio che
oggi porta il suo nome. Pagò con la vita la battaglia al colera.
Un libro di Rossi e Fontanesi racconta questa bella storia.
di Nazzarena Milani
Un filo rosso lega Carpineti e Montecchio, e questo filo rosso è
un intrecciarsi di destini, un rimescolarsi di persone, professioni e
affetti che ritroviamo in un piccolo, prezioso libro che per ora non si
trova nelle librerie. E un volumetto dedicato al dottor Ercole Franchini
che, partendo appunto dal comune di Carpineti, approdò a Montecchio
Emilia per svolgervi la sua missione medica. Questo accadeva quasi duecento
anni fa, ma il nome del dottor Franchini è ancora attuale, giacché
è quello dellospedale di Montecchio, e i due autori del libro
si sono chiesti appunto che cosa si sapesse di lui, perché proprio
a lui fosse stata intitolata quella struttura sanitaria e in quale contesto.
Sì - racconta il dottor Gian Luigi Rossi, assieme a Giovanni
Fontanesi autore del testo - ci siamo domandati chi fosse con precisione
questo medico e perché proprio a lui fosse stato intitolato lospedale
di Montecchio. Essendo abbastanza in confidenza con gli ultimi discendenti
dei Franchini di Pantano, ci siamo messi alla ricerca di notizie.
 |
Ercole
Franchini in un ritratto dell'epoca. |
Gian Luigi Rossi, medico veterinario di Carpineti, oggi in pensione,
era nato da poco quando la sua famiglia si trasferì da Carpineti
a Montecchio perché il padre Giuseppe aveva ottenuto lincarico
di veterinario condotto del comune. Giovanni Fontanesi, invece, a sua
volta di origini carpinetane, trascorse a Montecchio i primi dieci anni
di vita. Il padre Ennio, subito dopo la laurea in medicina, vi si era
trasferito lavorando dapprima come chirurgo allospedale Ercole
Franchini, poi esercitando la libera professione.
Questa nostra comune estrazione carpinetana con trascorsi montecchiesi
- si legge nellintroduzione - è stata la molla che ha spinto
entrambi a tentare di ricostruire la vita del dottor Ercole Franchini,
che 180 anni fa fece lo stesso percorso.
I Franchini
I Franchini erano originari di Castagneto di Baiso, che allora faceva
parte del comune di Carpineti, ma alla metà del Settecento in parte
si trasferirono a Monteferrara di Pantano. Erano ricchi proprietari terrieri
e rimasero sostanzialmente legati alla terra e alla conduzione dei loro
poderi, anche se annoverarono fra loro anche maestri, sacerdoti, un notaio
e due medici. Uno di questi, Ercole appunto, laureatosi in medicina a
Modena, si trasferì a Montecchio Emilia, dove esercitò la
professione di medico per più di trentanni, fino al 1855,
anno della sua morte. Da tutti fu apprezzato non solo per le qualità
di medico ma anche per la straordinaria disponibilità verso il
prossimo, per la grande generosità verso i bisognosi.
| La vecchia dimora dei
Franchini a Monteferrara di Pantano. |
 |
Il dottor Ercole
Nato a Baiso nel 1795 da Ignazio e Maria Bizzarri, Ercole studiò
a Reggio, presso lo zio don Cristoforo Franchini, parroco a Mancasale.
Terminati gli studi umanistici e filosofici, egli proseguì gli
studi presso lUniversità di Modena, dove conseguì
la laurea in Medicina e Chirurgia il 16 giugno 1819. Il volumetto di Gian
Luigi Rossi e Giovanni Fontanesi, ricchissimo di documenti, riporta anche
lelenco delle domande sottoposte ad Ercole Franchini durante lesame
di laurea. Oltre a quesiti di medicina pratica, istituzioni
chirurgiche e fisiologia, lesame contemplava anche
domande di botanica (... classi e ordini del sistema Linneano...
come si moltiplichino e fecondino le piante...).
Dopo il conseguimento della laurea, Ercole Franchini si recò a
Bologna per specializzarsi in Ostetricia. Questa fase dei suoi studi è
testimoniata da un quaderno di appunti tratti dalle lezioni del
Sign. prof. Leonelli ad uso di me Ercole Franchini di Baiso nellanno
1820".
Terminata la specializzazione, si trasferì a Montecchio, dove esercitò
la professione di medico condotto dal 1824 fino alla morte.
Nel 1826 sposò Madalena Pampari (1796-1845) che morì senza
dargli figli. Le parti salienti del suo testamento, riportate dal libro,
testimoniano un amore forte e reverente verso il marito che, da parte
sua, le riservò durante la lunga malattia cure premurose e continue.
Anche Madalena condivideva con Ercole la grande sensibilità verso
i sofferenti: lasciò allospedale degli infermi di Montecchio
la somma di italiane lire 10mila come legato da corrispondersi
entro dieci anni dalla sua morte.
Diversi anni dopo, il 16 febbraio 1853, Ercole si unì in seconde
nozze a Giuseppina Ferrarini (1807-1891) che, al pari della prima moglie,
emulò il consorte in generosità e virtù.
Ercole Franchini fu universalmente apprezzato per la competenza professionale,
per il grande senso di responsabilità, per le eccezionali doti
diagnostiche e per la sicurezza nelloperare. Spesso era chiamato
per consulti o per interventi particolarmente difficili. Egli colpì
la cittadinanza di Montecchio anche per le straordinarie doti umane. Profondamente
cristiano, le sue attenzioni erano rivolte in particolar modo ai poveri,
che visitava con sollecitudine, intervenendo spesso di persona e a proprie
spese per procurare loro le medicine, il sostentamento e loccorrente
per vestirsi.
 |
L'oratorio
privato dei Franchini a Monteferrara, risalente al 1636. |
La medaglia del duca Francesco
Nel terribile inverno 1853-54 egli distribuì gratuitamente
grano e farina ai poveri del comune per un importo di duemila franchi.
Questo suo atto di generosità fu riportato dal Messaggere di
Modena del 1° aprile 1854 e giunse anche a corte. Il duca Francesco
V, colpito da questa iniziativa e non sapendola isolata, insignì
il dottor Ercole Franchini di medaglia doro con chirografo ducale
dell8 aprile dello stesso anno. Il documento, che riconosce le
ottime qualità morali... laffezione alla Nostra Persona...
la bella condotta... i buoni sentimenti del medico condotto
di Montecchio, è fra i tanti che gli autori Rossi e Fontanesi hanno
ritrovato e inserito nel libro.
In quella stessa primavera il colera cominciò a colpire le province
del Ducato estense situate al di là degli Appennini, ma ad agosto
il morbo giunse anche a Montecchio. Mentre si prodigava con il solito
impegno per curare i numerosi malati colpiti dalla spaventosa epidemia,
il dottor Franchini contrasse la malattia e ne morì il 14 agosto
1855. Il certificato di morte riporta ... caro quanto mai non
solo agli abitanti (del paese), ma anche ai forestieri, dopo aver superato
diuturne fatiche nel curare i colerosi, colpito improvvisamente dalla
stessa malattia, e dopo averla sopportata pazientemente, ricevuti tutti
i dovuti sacramenti e munito dellindulgenza, come religiosamente
sempre visse, così morì, qual martire della carità,
alle ore due del pomeriggio....
| MONTECCHIO EMILIA Ospedale
Ercole Franchini e Chiesa Parrocchiale di S. Donino |
 |
Alla sua morte il dottor Franchini lasciò buona parte dei suoi
beni allospedale di Montecchio. Per ricordarlo e come segno di gratitudine
la comunità volle poi intitolare a lui il proprio ospedale, ma
la cosa che lascia un po perplessi è che a quel significativo
gesto poco si è aggiunto. Non esistono pubblicazioni sul
dottor Franchini - spiega Gian Luigi Rossi - e questo ci è apparso
strano. Cè un testo dellamico Guido Bronzoni, Lhospitale
degli infermi di Montecchio, ma non è stato pubblicato. Questa
è stata la molla che ha fatto partire la nostra ricerca.
Ora il libro cè, ma manca la possibilità di reperirlo
poiché sono poche le copie in circolazione. Il Comune di Montecchio
non ha ancora deciso di realizzarne la pubblicazione. Nellattesa
è stato edito, in proprio, dai due autori.
Peccato. Non essere allaltezza dei propri doveri di riconoscenza
e di documentazione sarebbe un po triste.
n.milani@tuttomontagna.it
|