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SANT'ANNA IN LUTTO/LA SCOMPARSA DI SUOR PAOLA NERVI
Una suora nella Resistenza
All'ospedale di Castelnovo fin dall'inaugurazione,
divenne superiora nel '43. Fu complice dell'amore di Marconi per il prossimo,
portando aiuti e solidarietà anche per le mulattiere della guerra.
Imprigionata, non si lasciò piegare. La commozione del giudice
fascista. Il ritorno alla normalità dell'amore.
di Giuseppe Giovanelli
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Suor
Paola Nervi è morta il 27 dicembre 2001 all'età di 91
anni. |
Il 27 dicembre 2001 è deceduta a Sale di Alessandria suor Paola
Nervi, 91 anni, settanta di vita di religiosa, cinquanta dei quali trascorsi
a Castelnovo Monti. In chiesa, durante la celebrazione del rito funebre
di commiato, la sua bara era ricoperta dal Tricolore. Meraviglia per molti;
non per quanti conoscevano la sua storia e che, purtroppo, erano pochi
perché suor Paola non amava parlare di sé, men che meno
degli eventi che la coinvolsero durante la guerra e, subito dopo la Liberazione,
meritarono a lei e alle altre suore un attestato di benemerenza da parte
degli alti Comandi inglesi e, nel 1955, a lei personalmente, la Croce
di Cavaliere al merito della Repubblica da parte del governo italiano.
Era venuta a Castelnovo Monti il giorno dellinaugurazione dellospedale
SantAnna (allora Principe Umberto), il 17 maggio 1931,
e vi sarebbe rimasta, salvo alcuni periodi di lavoro presso altri ospedali
o cliniche, fino al 1998, quando ormai le forze fisiche non rispondevano
più alla sua volontà di continuare a servire il prossimo.
| L'ospedale "Principe
Umberto" nel 1935 (autore anonimo, Fototeca Biblioteca Panizzi
Reggio Emilia). |
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Prima a portare soccorso a Cervarolo
Sono noti gli atteggiamenti del professor Pasquale Marconi nei confronti
del fascismo, del quale, fin dagli inizi, egli aveva intuito i caratteri
antilibertari e anticristiani. Per non aver fatto mistero di questa sua
avversione, ancor giovane medico era stato cacciato dallospedale
di Reggio. E noto anche, però, che la sua avversione a ideologie
politiche come fascismo e comunismo non gli impediva di dialogare con
fascisti e comunisti e, nel momento in cui andava aiutata una persona,
di impegnarsi fino a rischiare la vita, senza guardare alla tessera o
alla divisa di chi era nel bisogno.
Così, nel 1942, andò ad Alessandria a prelevare il dottor
Osvaldo Poppi, comunista, evaso dal carcere, lo nascose nel suo ospedale
e lo aiutò ad espatriare in Svizzera. Nellautunno 1943 nascose
il dirigente comunista Aristide Papazzi, insieme a ex prigionieri russi
e inglesi. Nel marzo 1944, dopo la battaglia di Cerré Sologno,
accanto ai feriti tedeschi accolse, sotto falso nome, anche i feriti partigiani,
tra i quali il comandante comunista Miro Riccardo Cocconi.
Suor Paola, dal 43 superiora della comunità religiosa dellospedale,
di tutto ciò era complice e consapevole. Non guardava ai rischi.
Quando, il 20 marzo, la rappresaglia si abbatté su Cervarolo, lei
partì con poche altre persone per portare aiuti materiali e solidarietà
cristiana al paese martire. E non fu facile, in quei giorni, viaggiare
sulle mulattiere di montagna.
Poi larresto del professor Marconi, causato dalla confessione di
un partigiano sloveno, curato nellospedale e dimesso con una carta
didentità falsa rilasciatagli dal professore. Provvidenzialmente,
tra larresto e la perquisizione del suo studio passò un giorno.
Giusto il tempo perché suor Paola e don Nando Barozzi, cappellano
dellospedale, distruggessero lettere di esponenti partigiani, carte
didentità in bianco, timbri falsi e altre carte compromettenti
conservate nello studio. Un materiale che, se fosse caduto in mano alla
polizia fascista (guidata, guarda caso, da un altro Cocconi, parente del
comandante partigiano) avrebbe provocato una vera decimazione del movimento
resistenziale.
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Pasquale
Marconi con alcuni sacerdoti, tra i quali il fraterno amico don Nando
Barozzi (col cappello), davanti all'ospedale di Castelnovo Monti nel
1940. |
In carcere per aver salvato il comandante partigiano
Ciò nonostante, lindagine minuziosa della polizia scoprì
una traccia del ricovero del comandante Miro: la falsificazione
del registro dei ricoverati, fatta da suor Angelica, la scrivana, per
poterlo tenere in corsia sotto falso nome. Come superiora, suor Paola
si assunse tutte le responsabilità. Venne arrestata insieme a Pulik
Policarpo Giovanelli che, con il camion dellospedale, aveva portato
a Reggio il comandante ferito.
Era il venerdì santo del 44. Per suor Paola iniziarono settanta
giorni di detenzione, prima al Buon Pastore, poi nel carcere
di San Tommaso. Sottoposta a pressioni psicologiche e fisiche, mantenne
un silenzio assoluto. Non la piegarono né lisolamento, né
le minacce, né labbandono o la derisione dei benpensanti.
La sorressero i colloqui brevi e segreti con don Nando, attraverso il
foro di un cancello del carcere, e la fiducia nel dottor Marconi che,
detenuto anche lui in San Tommaso, seguendo come chierichetto
il cappellano del carcere che portava la comunione ai detenuti, riuscì
a visitarla nella sua cella. Non poté dirle nulla, ma le lasciò
sul tavolo tre pratoline raccolte in chissà quale angolo del cortile.
Più ancora, però, suor Paola trasse la forza di resistere
dalla sua grande fede. Una prova non facile, perché la fede non
esime dalla notte dello spirito che tribola lanima insieme
al corpo. Il suo silenzio - ricorda don Nando - salvò molte
vite, compresa la mia (anche don Nando, infatti, come vedremo, finirà
coinvolto nella vicenda e carcerato pure lui).
Per aiutarla si mosse anche suo fratello, don Giovanni, già cappellano
nella divisione alpina Julia dove prese il posto di don Carlo
Gnocchi. Ma la sua vicenda giudiziaria proseguì parallela e legata
a quella di Marconi. Per laiuto prestato ai partigiani, vennero
deferiti tutti e due al Tribuale speciale di Parma dove la condanna, per
imputazioni di quel tipo, era la morte, tanto più che a Reggio
gli intellettuali fascisti (anonimi) chiesero a gran voce la fucilazione
del medico.
Non mi curo di sapere se è fascista, tedesco o partigiano
A questo punto, anche i comandi partigiani si mossero. A Cervarezza, il
5 giugno, unità della 144ª Brigata Garibaldi arrestarono il tenente
Brino Ferretti, aiutante maggiore del Console della Guardia nazionale
repubblicana di Reggio colonnello Onofaro, per chiederne poi lo scambio
con Marconi. Troppe storie partigiane si fermano qui, dando per scontato
lo scambio. Ma chi non lo accettò, pur ringraziando, fu proprio
Marconi, che nel frattempo era stato affidato - sempre in stato di detenzione
- allabate benedettino di Parma.
Proprio a lui il prefetto di Reggio si rivolse per trattare coi partigiani
il rilascio del Ferretti. Gli affidò una camionetta e, domenica
11 giugno, lo lasciò andare in montagna, da solo, fidandosi della
sua parola che, comunque fosse andata la missione, sarebbe tornato in
prefettura e quindi in carcere. Marconi salì nel Ramisetano, contattò
il comando garibaldino e ridiscese col Ferretti. In cambio chiese non
la sua libertà, ma quella di suor Paola, di Policarpo Giovanelli
e di don Nando, arrestato per avergli suggerito di non accettare, per
sé, il cambio.
I tre uscirono dal carcere il 16 giugno. Marconi affrontò il tribunale
il 24 successivo e venne prosciolto per aver convinto il giudice che le
cure prestate ai feriti erano atti puramente umanitari.
Signor giudice - si difese - lei sa che io sono medico; nella persona
che viene a chiedere la mia assistenza io vedo solamente il malato,
e non mi curo di sapere se è un fascista, un tedesco, un partigiano.
Sappia che agirò sempre così, perché questo mimpone
la mia coscienza.
La sua figura di medico e di cristiano - che si era pienamente riflessa
nella sua suora infermiera - commosse il giudice che scese dallo scranno
per abbracciarlo.
| Suor Paola
decorata del cavalierato al merito della Repubblica nel 1955. |
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Le suore: il volto cristiano dellospedale
Per suor Paola le prove non erano finite. A una settimana dal rilascio,
Marconi entrò nelle formazioni partigiane, lasciando lospedale
a collaboratori fidati: il dottor Ostilio Fontana per la gestione sanitaria,
Giuseppe Bussi per lamministrazione (cadrà nella rappresaglia
di Roncroffio il 29 settembre seguente), lavvocato Azio Gatti per
la parte legale e, per tutte le altre incombenze quotidiane, naturalmente,
le suore.
Il 5 luglio il bombardamento alleato, anziché distruggere il palazzo
ducale, deposito di fanterie tedesche in viaggio verso la linea gotica,
si abbatté sul confinante ospedale e ne distrusse lala inferiore.
Suor Paola, che con le sue suore ne aveva la responsabilità più
immediata, dopo aver salvato i feriti dalle macerie continuò a
tenerlo aperto per le emergenze, coordinò un personale sanitario
ridotto e poco motivato, trattò coi tedeschi, che nellospedale
avevano una base sanitaria. Una parte delle suore dovette rifugiarsi nella
canonica di Santo Stefano di Pineto, dove tra laltro si riuniva
il Cln Montagna, in mezzo a un viavai di tedeschi e partigiani.
Qui dovettero affrontare una povertà ancor maggiore di quella del
31, dormendo nel sottotetto, su mucchi di paglia, cercando di sopravvivere
perfino con ortiche e altre erbe, strappando le alte nevi
di quellinverno tra Pineto, Castelnovo e San Giovanni di Montecastagneto
dove, presso don Vittorio Pellicciari, si era rifugiata la famiglia di
Marconi, con la quale suor Paola tenne contatti quasi quotidiani.
A lei, superiora di una comunità divisa, il compito di essere onnipresente
e di provvedere a tutto. E questo fino al 23 aprile 1945, quando tedeschi
e fascisti abbandonarono Castelnovo. Poi cè tutta la storia
della ripresa del dopoguerra, della ricostruzione e dellampliamento
dellospedale. Anni, mesi e giorni che vedono suor Paola e la sua
comunità (che nel frattempo, dalle prime quattro suore del 31
è diventata di 22) lavorare nel silenzio, nella discrezione, manifestando
- con fede e con gioia - il volto cristiano dellospedale di Marconi.
Una lunga donazione totale di sé che, ancor più
degli eventi clamorosi della guerra, le conferiscono il diritto di entrare,
a porte spalancate, nella storia della montagna reggiana.
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