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VIANO/LA LATTERIA VINCE IL TRICOLORE TRA I FORMAGGI
Tabiano, vetta dItalia
A Saint Vincent una giuria internazionale decreta il
successo di una forma di Parmigiano Reggiano "Qualità di montagna".
Il premio consegnato dal ministro Alemanno.
I segreti della vittoria? Qualità e... donne: "Sono determinanti",
dice il presidente Erio Bertani.
di Gabriele Arlotti
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Sandro Vanucci annuncia il successo di Tabiano
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Primi giorni di ottobre 1999. A Tabiano, come ogni giorno, il mastro
casaro Nino Gariselli estrae con devozione e cura da una caldaia una preziosa
forma destinata, come le altre, a diventare Parmigiano Reggiano. Chissà
se avrebbe provato qualcosa di particolare a sapere che proprio quella
forma, a distanza di due anni, si sarebbe laureata campione dItalia
nella categoria dei grana.
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Il presidente Erio Bertani poco prima della premiazione.
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E accaduto lo scorso 17 novembre a Saint Vincent (Aosta), quando
il campione presentato dalla latteria di Tabiano ha sbaragliato la concorrenza,
aperta anche agli altri grana. E il presidente Erio Bertani ha
portato a casa il diploma di Formaggio dautore. Firmato
nientepopodimeno che dal ministro per le risorse agricole e forestali
Giovanni Alemanno. E se non fosse stato per una giuria desperti
con un palato particolare, tra cui spiccavano giurati giapponesi e americani
(per di più in imbarazzo a scegliere tra i diversi campioni Qualità
di montagna partiti da Reggio e Parma), il Parmigiano Reggiano non
avrebbe avuto problemi a vincere il primo premio assoluto. Per un soffio
questaltra vittoria se lè aggiudicata una saporitissima
forma di Caciocavallo podolico della Basilicata.
MERITO AL CASARO
Chiediamo
al presidente Erio Bertani: questa è la sua felicità più
grossa da produttore, da condividere con chi? Già ceravamo
classificati terzi al Palio del Parmigiano Reggiano di montagna. In quelloccasione
dedicai la vittoria al casaro e ancora oggi credo di dovermi confermare.
E Nino Gariselli, mastro casaro, che fa il formaggio così.
Lui, Nino Gariselli, sulle colline di Tabiano da sette anni (è
anche fratello del presidente della latteria di Cavola, Domenico), non
lascia trapelare nulla. Bisogna stare coi piedi per terra,
pare sia stato il suo unico commento. Soddisfazione a parte, cosè
cambiato dopo il premio? Hanno telefonato parecchie decine di persone
per complimentarsi - riprende Erio Bertani -. Anche chi non conoscevamo.
Ma la vita è sempre uguale e la gente... viene ugualmente a comprare
il formaggio. Avete avuto qualche maggiore richiesta? Direi
proprio di sì. Probabilmente aumenteranno gli ordini. E da tutto
ne deriverà un certo lustro. Il mio progetto è sempre stato
quello di servire direttamente i clienti. Dal punto di vista commerciale,
la latteria deve essere una piccola industria: anziché avere un
solo acquirente, occorre che ve ne siano cinquanta, in modo che il prodotto
possa essere adeguatamente valorizzato. Solo così può diventare
una primizia ricercata per una clientela di èlite. Soprattutto
quando ci si accorge che fuori dal comprensorio di produzione il nostro
formaggio non è conosciuto: cè troppo divario tra
produttore e consumatore e spesso il prodotto ha prezzi inaccettabili.
IL QUALITA DI MONTAGNA
Qual è stato il segreto del vostro successo?
Per conto mio lavere in mano qualcosa di qualità e
averlo saputo presentare. Per questo abbiamo deciso di valorizzare la
specificità della Dop Parmigiano Reggiano col marchio Qualità
di montagna impresso sul piatto. Il tutto ha come base la qualità
del latte. Sandro Vannucci (che ha presentato la serata, ndr) ha sottolineato
quel qualcosa, anche impercettibile, in più. Qualcosa che la natura
ha messo in mano al mastro casaro e che lui ha saputo tirar fuori.
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Il casaro Nino Gariselli. Sopra, il Parmigiano "Qualità
di montagna" risultato vincitore.
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La latteria di Tabiano è attiva dal 4 aprile 1954, quando 35
soci producevano tremila quintali di latte. Oggi i soci sono rimasti in
dodici, pur producendo molto di più. Tutti i foraggi delle vostre
aziende vengono da agricoltura biologica. In più avete scommesso
nella qualità certificandovi ISO 9002, avete costruito un nuovo
magazzino, farete un nuovo spaccio. Eppure in Appennino le stalle e la
gente continuano a diminuire...
| Il ministro
Alemanno intervenuto a Saint Vincent. |
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Credo che il territorio appenninico potrà essere custodito
ancora a lungo se, con la qualità, il Parmigiano Reggiano, prodotto
principe delleconomia locale, darà reddito alla gente. Altrimenti
vi sarà abbandono delle campagne e, quindi, del territorio in generale.
Parole dordine sono produzione, qualità e territorio. Va
in questa direzione la scelta che abbiamo fatto del marchio Qualità
di montagna del Con.Va. Il prodotto di montagna, in fatto di aroma,
profumo, qualità, può avere qualcosa di diverso, se fatto
bene. Ora tutti vogliono venire qui perché cè il marchio....
MERITO ALLE DONNE
Nel numero scorso intervistavamo una conduttrice, donna, di una vostra
azienda. Lei, presidente, era in Valle dAosta. A casa la moglie.
Quanto contribuiscono, le donne, in questo successo?
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Il successo? "Merito delle donne". Come
questa allevatrice, Maria Teresa Bonacini, che intervistammo nel
numero scorso.
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Parlo della mia azienda. Sono determinanti. Ma è così
da tutte la parti: perché lavorano bene e sono profondamente impegnate
e coinvolte nel lavoro aziendale. Sono delle vere imprenditrici. Le aziende?
Vanno avanti grazie alla serietà delle donne.... Parola di
presidente.
FELINA/SUCCESSO IN "TRASFERTA" DE "IL
FORNACIONE"
La sfida degli anni
Una forma di Parmigiano Reggiano è stata fatta
stagionare 14 anni: premiata al "Cheese".
Quasi mezzo milione al chilo alla successiva asta.
Riuscireste a resistere per quattordici lunghi anni alla tentazione di
affondare il coltello in una fragrante e saporita forma di Parmigiano
Reggiano? Se siete ghiotti estimatori del re dei formaggi forse no, ma
cè chi, con infinita pazienza, ha aspettato il momento giusto
per farlo, ottenendo un Parmigiano da primato.
In un mondo che sta diventando sempre più frenetico, dove vige
la legge del tutto e subito, questa è una favola daltri
tempi, fatta damore e di pazienza, che ha inizio proprio nel nostro
Appennino.
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Il negozio perugino di Mario Corradi (secondo da
destra) porta il nome "La casa del Parmigiano Reggiano".
L'appassionato commerciante ha stagionato la preziosa forma (foto
sotto) per 14 anni.
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Solitamente le forme di Parmigiano che vengono prodotte ogni giorno
nei caseifici, dopo aver stazionato per circa un mese immerse in vasche
apposite nei salatoi (affinchè si generi la caratteristica crosta),
vengono poste a stagionare nei magazzini per un lasso di tempo che va
da uno a due anni e mezzo, per poi essere vendute al consumatore. Ha avuto
un destino differente una forma prodotta nellottobre 1987 nella
latteria sociale Il Fornacione di Felina, che dalla montagna
reggiana, dopo essere stata acquistata, è finita in un negozio
della verde Umbria. Quella stessa forma, realizzata con dedizione dal
mastro casaro Quinto Magnani e dal suo staff, è stata conservata
con altrettanta cura e passione da Mario Corradi, insolito negoziante
perugino.
Non sono un commerciante - esordisce Corradi, umbro di origini parmensi,
titolare de La casa del Parmigiano Reggiano -. Non produco,
non stagiono, ma affino il formaggio. Il mio negozio a conduzione familiare
(prima lavorava con il padre, ora è aiutato dai tre figli con rispettive
mogli e nipoti, ndr) è sorto nel 1957, e con il tempo ha assunto
nuovi connotati. Mi spiego meglio: è diventato sia un ambiente
nel quale commercio prodotti gastronomici di varie località che
un laboratorio artigianale in cui elaboro gli stessi alimenti e mi invento
nuove sfide.
| Quinto Magnani
riceve la "Matricola d'oro" del 1998. |
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Che genere di sfide?
In questo periodo mi sto occupando del pecorino di botte, un tipo
di latticino che ha una storia piuttosto originale: numerosi anni fa,
quando si pativa frequentemente la fame, i contadini mezzadri usavano
sottrarre alcuni formaggi allattenzione dei padroni, nascondendoli
in botti piene di cenere. Il risultato che si otteneva era una credenza
piena di questo latticino dalla crosta scura e dalla fragranza particolare.
Unaltra sfida che mi ha fatto soffrire particolarmente
è stata quella legata alla stagionatura del Parmigiano Reggiano:
volevo prolungare il più possibile il periodo di crescita
delle mie forme senza alterarne il sapore ma, anzi, cercando
il più possibile di arricchirlo. Ne ho acquistate molte da diversi
produttori e poi ho iniziato a conservarle nelle mie cantine; alcune sono
state aperte dopo due, tre o quattro anni, mentre altre risultavano inadatte
a sopportare un riposo obbligato di questa durata. Ha utilizzato
accorgimenti particolari per cercare una stagionatura così lunga?
No, fino a dieci anni di età ho tenuto le forme in una normale
cantina, poi ho selezionato le migliori e le ho riposte in apposite celle
frigorifere a una temperatura di 9 gradi. Questanno ho deciso di
aprire una forma che curavo da quattordici anni, alla quale ero particolarmente
affezionato perché lho vista crescere assieme
al mio nipotino Iacopo, e devo ammettere che il mio intuito non mi ha
tradito. Era perfetta. Non mi aspettavo però che ricevesse un tale
consenso da parte del pubblico del Cheese. La rassegna
Cheese rappresenta il più grande salone del formaggio,
organizzata ogni anno da Slow food, questanno si è
svolta a Bra, in provincia di Cuneo. La forma di Parmigiano, con il numero
di marchiatura 374, è stata tagliata a pezzi ed è risultata
ottima: la colorazione tipica giallo paglierino, i puntini bianchi della
grana in evidenza, il sapore tendente alle sensazioni forti, ma comunque
invidiabile per una maggiorata come lei! Durante la premiazione dei locali
del buon formaggio è stata indetta unasta che ha portato
alla vendita dellintera forma, divisa in sei pezzi, per 6 milioni
e 750mila lire, denaro che è stato devoluto in beneficenza. Una
volta accertata lottima qualità della forma si è quindi
aperta una seconda asta e lultimo pezzo, del peso di 9,3 chili,
è stato ceduto per 4 milioni e 50mila lire, quasi 500mila lire
al chilo!
Cosa ne pensano di questo record da Guinness dei primati, là dove
la forma è stata prodotta?
Per essere mantenuto a lungo - spiega Magnani, il casaro de Il
Fornacione - il Parmigiano necessita di particolari attenzioni,
affinchè non si perdano le caratteristiche che ne fanno un prodotto
doc. Siamo molto contenti che il nostro formaggio sia risultato idoneo
a questo esperimento e devo dire che non mi dispiacerebbe
assaggiare una scaglia stagionata così a lungo!.
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Una bella immagine del casaro Magnani al lavoro.
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Quando sono stato informato della straordinaria asta - prosegue
il presidente della latteria, Nardo Ferrarini - sono rimasto alquanto
meravigliato. Solitamente il Parmigiano che viene presentato sul mercato
ha una stagionatura che non supera i tre anni, perché oltre cè
il rischio di incorrere in un prodotto con qualità alterate e sapore
piccante. In questo caso sia la peculiarità del prodotto sia la
costanza del signor Corradi hanno fatto una gradita eccezione alla regola.
La mia soddisfazione è doppia in quanto la nostra latteria ha apportato
notevoli miglioramenti nel corso degli anni e si è tecnologicamente
aggiornata, ma ha mantenuto ugualmente intatti i canoni della produzione
di un ottimo Parmigiano artigianale.
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