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CASINA/L'HOBBY DI ROMANO GHIRELLI
Mille di questi ferri
La sua collezione supera i 500 pezzi. Non solo apparecchi
da stiro.
Il più antico risale al 1500. Li cerca e poi li sistema.
di Laura Magnani
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Romano
Ghirelli posa con un campionario della sua collezione (foto Giuseppe
Lombardi). |
Romano Ghirelli, 49 anni, di Casina, professione meccanico, ha un hobby
molto speciale: colleziona ferri da stiro.
La mia passione per questoggetto tipicamente femminile - spiega
- è nata quasi per caso. Sono stati degli amici che, conoscendo
la mia predisposizione per le riparazioni, mi hanno chiesto di aggiustare
alcuni pezzi di tipo casalingo. Da quel momento il mio interesse è
lievitato sempre più, fino a farmi arrivare a una collezione vera
e propria di più di 500 pezzi, dalle più disparate forme,
utilità e origini.
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Ghirelli
con un ferro da stiro molto antico (foto G. Lombardi) |
In effetti Ghirelli non si smentisce quando ci mostra lintera
cantina adibita a magazzino ripiena di ferri da stiro.
Gli oggetti più interessanti li conservo in casa, sopra il
camino. Le loro dimensioni possono essere svariate. Si parte da quelli
di alcuni centimetri, che si pensa fossero utilizzati perlopiù
come giocattoli, fino ad arrivare ai ferri utilizzati dai falegnami per
scaldare la colla e chiudere le intercapedini degli armadi, che hanno
una forma allungata con la punta arrotondata.
Ma procediamo con ordine: qual è il pezzo più antico?
E un ferro da stiro che risale al 1500, e il materiale che
si utilizzò primitivamente fu il ferro. Penso che lidea fosse
molto semplice: ci si era accorti che il ferro rovente passato sugli abiti
poteva renderli più levigati anche se in alcuni casi, pressando
in maniera esagerata, poteva rovinarli bruciandoli! Quando si iniziò
a fondere la ghisa nacquero i primi a carbone, poi si utilizzò
il lingotto e via via, con lavanzare della tecnologia, anche i ferri
diventarono sempre più raffinati; si iniziò ad utilizzare
il petrolio bianco, che forniva il carburante per attivare
un piccolo bruciatore inserito nel ferro, poi vennero lalcool e
la meta, una specie di diavolina, materiale ignifugo diviso a zollette
che permetteva di modularne il grado di arroventamento. Con lutilizzo
quotidiano dellelettricità sono arrivati i ferri da stiro
a corrente elettrica, che hanno perso la bellezza originaria, ma sono
diventati molto più pratici.
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Una
stufetta scalda ferri. Sotto, un attrezzo in ferro battuto a mano
e un curioso modello cinese (foto G. Lombardi). |
Lei possiede numerose stufe, anche di notevoli dimensioni.
Sì, la stufa è la compagna inseparabile del ferro;
ovviamente in ogni famiglia, anche la più povera, questo oggetto
era già presente, ma in alcuni casi, nelle stirerie o nelle abitazioni
delle ricche casate, si potevano trovare stufe dirilevanti dimensioni,
non con
la solita struttura rettangolare, bensì con una forma che riprendeva
il numero dei ferri da stiro da scaldare. Per esempio, nella mia collezione
c'è una stufa pentagonale, a cinque insenature per permettere larroventarsi
contemporaneo di altrettanti ferri, o una stufa decagonale, costituita
da un blocco unico, adatta a ben dieci ferri. Loggetto più
grande che possiedo è una pressa in legno del 1800 che aveva un
duplice utilizzo: serviva sia ad asciugare, strizzare i pezzi che venivano
lavati, che a stirarli e levigarli; veniva utilizzata esclusivamente nelle
stirerie perché necessitava di una manodopera specializzata.
Dove ha raccolto tutti questi pezzi? Solitamente vado per fiere
e mercati vari, soprattutto quelli emiliani, a Parma, Modena, ma anche
a Mantova e zone limitrofe. A volte, però, mi capita di essere
chiamato in qualche soffitta e di recuperare numerosi pezzi interessanti.
Qui trovo dei ferri che possono essere già restaurati, oppure che
necessitano di riparazione; io porto a casa quelli che ritengo migliori
e inizia il mio divertimento. Quali sono i criteri che
le fanno preferire un articolo rispetto a un altro? Innanzitutto
lannata, poi lo stato del ferro, la sua usura e infine il mio interesse
personale. Ho come punto di riferimento anche dei testi (vedi ad esempio
Dieci secoli di stiratura, ndr) che mi permettono di scegliere con oculatezza
e di non acquistare dei pezzi inutili. Possiedo anche degli strumenti
che non sono veri e propri ferri da stiro, ma vengono definiti lisciatoi.
Si tratta di strutture che hanno come basamento diversi materiali e che
stirano il capo
senza bisogno di essere scaldati precedentemente. Esistono lisciatoi in
vetro, in ottone, bronzo e legno. Quali sono i ferri più
particolari? Può raccontarci le loro storie? Certamente.
Larticolo più moderno, sebbene sia dell800,
è un arricciacapelli, prototipo perfettamente funzionante degli
attuali inventaricci utilizzati comunemente dalle parrucchiere. Loggetto
più originale è il ferro a uovo: nientemeno che un pezzo
di metallo a forma di uovo, sostenuto da una base assottigliata che permetteva
di stirare le cuffie da notte, tanto in voga nel 700. I pezzi più
cosmopoliti sono due ferri da stiro, uno di origine cinese,
una specie di tegame con manico di bronzo che veniva riempito di braci,
e uno messicano. Questultimo, interamente fatto dargilla,
si usa con un procedimento particolare: veniva capovolto, riempito di
acqua attraverso un foro e non veniva posto sulla stufa fin quando largilla
non aveva assorbito il più possibile lacqua bollente, dopo
di che liberava il vapore allinterno ed era pronto per essere utilizzato.
E così che si stiravano i poncho di centanni fa! Possiedo
anche dei pezzi per gli appassionati dellarte bellica, due ferri
militari: un lisciatoio della prima guerra mondiale, utilizzato per stirare
i mantelli che costituivano labbigliamento degli ufficiali appartenenti
al 62° reggimento e un ferro militare, che stirava esclusivamente
le piastrine con il numero di riconoscimento dei soldati e che è
stato ritrovato in un ospedale militare dellEmilia Romagna. Tuttavia,
il pezzo al quale sono più affezionato è un piccolo ferro
del 700 tutto forgiato a mano, di rara bellezza!.
| Un reggiferro francese
con due attrezzi e, a sinistra, un ferro "a uovo". Sotto,
vari modelli di arricciacapelli (foto G. Lombardi). |
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Non cè che dire, Romano Ghirelli, in dieci anni di appassionate
ricerche, è riuscito a trasformare un insieme di oggetti di normale
utilizzo casalingo in vere e proprie sculture artistiche.
Lunico difetto di questo grande appassionato ce lo sussurra allorecchio
la moglie, la signora Paola: Mio marito è un vero collezionista,
paziente e amante della perfezione, ma in casa chi continua a stirare
sono io!.
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