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LEROICO PARROCO DI QUARA "GIUSTO FRA LE NAZIONI"
La lista di don Enzo
Don Boni Baldoni scrisse nel suo testamento spirituale:
Se è desiderio del Signore che io muoia per fare del bene
a degli esseri umani, sono felice
di fare la sua volontà. Ecco come salvò numerosi ebrei
dalle deportazioni nazifasciste.
Episodi rievocati a Cavriago dal figlio di un salvato.
di Giuseppe Giovanelli
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Don
Enzo Boni Baldoni fra i suoi parrocchiani di Quara. |
Il suo nome è ora scolpito accanto a quello di Schindler - tanto
per fare un nome noto - sulla stele donore del Giardino dei giusti,
presso lo Yad Vashem a Gerusalemme. Alla sua persona è attribuito
il titolo di Giusto fra le Nazioni. A quasi trentanni
dalla morte (12 maggio 1972), il riconoscimento giunge alla memoria di
don Enzo Boni Baldoni che, durante la seconda guerra mondiale, era parroco
di Quara. Che cosa ha fatto don Enzo perché lo Stato di Israele
gli riconosca un così alto onore?
Allosteria dellArgentina
Comè noto, levoluzione del fascismo italiano segnò
una svolta decisamente negativa con la promulgazione delle leggi razziali
del 1938 con le quali gli ebrei venivano considerati di razza inferiore,
stranieri, privati dei diritti civili. Maggior protezione avevano, con
una legge dello stesso anno, i nidi degli uccelli. Scoppiata la guerra,
molti ebrei, anche milanesi, trovarono rifugio nella bassa modenese. Ma,
dopo l8 settembre, il fascismo iniziò lapplicazione
severa delle leggi razziali arrestando gli ebrei e avviandoli ai campi
di sterminio della Germania. Il campo di Fossoli è una delle prime
tappe. Inizia la Shoa degli ebrei italiani.
Case religiose e canoniche sono immediatamente aperte per nascondere ebrei,
per fornirli di documenti falsi, per avviarli verso la Svizzera. A Nonantola
è famoso il caso di Villa Emma e di don Arrigo Beccari, anche lui
Giusto fra le Nazioni. A Bomporto è nascosta la famiglia
di Enzo Modena, ebreo sfollato da Milano con i primi bombardamenti del
40. Dopo l8 settembre neppure lui si sente più sicuro.
Prende una carta geografica, guarda le diverse località. Quara
gli sembra un posto sicuro. Prende la corriera e arriva nella nostra località
di montagna in avanscoperta.
Allosteria dellArgentina gli dicono che cè solo
un alloggio di circa 25 metri quadri, senza servizi, ma già prenotato
dal parroco, don Enzo Boni Baldoni. Bussa alla canonica e lo chiede. Don
Enzo capisce che sotto quella richiesta cè un dramma umano
e gli cede lalloggio. Pochi giorni e la famiglia Modena è
riunita a Quara. Ha carte didentità autentiche, rilasciate
da un amico che lavora al Comune di Milano, ma col cognome Bianchi. Lo
fanno sapere soltanto a don Enzo.
Andato a vuoto un tentativo di espatriare in Svizzera, la famiglia si
prepara ad attendere a Quara gli eventi. Qui anche altri ebrei hanno trovato
rifugio. Ad esempio il professor Lazzaro Padoa, di Reggio, che a novembre
lascia Quara per un nascondiglio più sicuro a Costabona, vigilato
dalla famiglia Fioroni (La Libertà, 12 ottobre 2001).
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Don
Enzo Boni Baldoni seduto alla sinistra del vescovo del tempo, Eduardo
Brettoni. In piedi, a sinistra del vescovo, don Luca Pallai, che sarà
uno dei preti partigiani nelle Fiamme Verdi. Alla sinistra di don
Enzo, don Flaminio Longagnani. |
La storiella ha funzionato
La zona è ben presto in mano partigiana, ma non mancano i rastrellamenti
tedeschi, temibili per tutti: per gli ebrei che non hanno alcuna difesa;
per chi li ospita perché ne va a rischio la vita sua e della famiglia.
Nel prendere la famiglia Modena-Bianchi sotto la sua protezione, don Enzo
sa bene a che cosa va incontro e lo esprime con queste parole che, ripetute
sul suo ricordino funebre, costituiscono un vero testamento spirituale:
Se è desiderio del Signore che io muoia per fare del bene
a degli esseri umani, sono felice di fare la volontà del Signore.
Nella cerimonia tenutasi a Cavriago il 14 ottobre 2001, il dottor Bruno
Modena, figlio di Enzo, allepoca dei fatti dieci anni di età,
ricorda alcuni episodi. Per esempio quello di un primo rastrellamento
tedesco avvenuto a Quara. Cera una buona organizzazione difensiva.
Un servizio di intelligence, ad esempio, consentiva di preavvertire
la popolazione di Quara allorché un rastrellamento stesse per salire
verso Toano. Ma a Quara era difficile indovinare dove fuggire. Verso Gova?
Se poi i tedeschi seguivano quella via, non cera scampo. Verso Costabona?
Si rischiava unaltra trappola.
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L'ATTESTATO DI BENEMERENZA AL PRETE EROE
Il suo nome, per sempre,
sulla stele dei Giusti
Attestato di Benemerenza, che attesta che nella sessione
del 4 marzo 2001 la Commissione per la Designazione dei Giusti,
istituita con lo Yad Vashem, Ente preposto alla memoria degli
Eroi e dei Martiri dellOlocausto, sulla base delle prove
e delle testimonianze che le sono state presentate, ha deliberato
di rendere onore a don Enzo Boni Baldoni, il quale, durante
il periodo dellOlocausto in Europa, ha messo a rischio
la propria vita per salvare ebrei perseguitati. La Commissione
pertanto assegna la Medaglia dei Giusti fra Le Nazioni. Il
suo nome sarà inciso, per sempre, sulla stele donore
del Giardino dei Giusti, presso lo Yad Vashem a Gerusalemme.
Gerusalemme, Israele, 7 giugno 2001. Chi salva una vita è
come salvasse un mondo intero.
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In quel primo rastrellamento la popolazione decide di fuggire verso Gova,
ed è una sciagura perché anche i tedeschi vanno in quella
direzione. Vedono quelle decine di persone in fuga e subito iniziano a
mitragliarle. Racconta il dottor Modena: Ricordo, come fosse ieri,
le pallottole che mi fischiavano sulla testa. Don Enzo, con un coraggio
eccezionale, alza una camicia bianca e chiede la parola. Le mitragliatrici
si fermano. Don Enzo esce dal nascondiglio, va verso la camionetta del
comandante. Seguendo da lontano la discussione, abbiamo visto che alla
fine lui e il comandante si sono lasciati quasi come se fossero amici.
Il nostro amico don Enzo, evidentemente contravvenendo a certe regole,
ha raccontato una storiella: Vede - disse allinterlocutore
nazista - noi viviamo in un contesto di partigiani; se, quando voi arrivate,
noi non ci muoviamo da casa, i partigiani pensano che siamo dei collaborazionisti,
per cui siamo obbligati a uscire di casa e a scappare. E, signori
miei, la storiella funzionò. Dio ci ha dato una mano, i nazisti
hanno abbozzato, hanno continuato la loro strada verso Gova, e io sono
ancora qua e quelle pallottole non mi hanno preso.
A Ciano per salvare una mamma
Altro rastrellamento, altro episodio: i tedeschi chiedono se ci sono forestieri
in paese. No, dicono, però cè una famiglia Bianchi,
di Milano, che abita sopra losteria dellArgentina.
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Il
pubblico presente alla cerimonia di Cavriago (FotoStudio Artioli Reggio
Emilia). |
Mi ricordo benissimo - racconta ancora il dottor Modena - perché
ero in casa con mia madre che stava facendo la polenta. Vengono i tedeschi
e le chiedono di seguirli. La mamma mi dice: continua a girare la polenta,
fra dieci minuti torno. Io ho continuato a girare la polenta, ma la mamma
non è tornata. Naturalmente mio padre era disperato. E ancora una
volta don Enzo si è fatto avanti, si è offerto di andare
a Ciano per intervenire presso questo mondo così ostile nei nostri
confronti e tentare di liberare la mamma. Mio padre, ricordo bene, gli
aveva dato anche 500mila lire in contanti per comperare, in qualche modo,
la libertà della mamma. Don Enzo è andato, a piedi, e dopo
due giorni è tornato con la mamma, senza aver speso una lira.
Nel cuore di don Enzo non ci sono solo gli ebrei. Ci sono i partigiani,
gli ex prigionieri alleati, cè tutta la sua gente, cè
chiunque bussa alla sua porta. Ha una generosità senza fine: si
preoccupa di malati e medicinali; in previsione di uno sfollamento tiene
pronti dei carretti, trainati da asini, con viveri e coperte così
da consentire a decine di famiglie - come realmente avverrà - di
sopravvivere quindici giorni in mezzo ai boschi. Se cè da
aiutare qualcuno, non esita a mettersi in viaggio, a piedi, anche per
più giorni; a contattare amici e ad affrontare nemici, richiamandoli,
questi ultimi, a quel senso di umanità che alberga pur sempre in
ogni cuore.
Le parole che il dottor Modena pronuncia a Cavriago costituiscono una
vivacissima istantantea di don Enzo, durante (ma anche dopo) la guerra:
Voglio concludere dicendovi che, appunto, ribadisco il concetto
che nella vita ognuno di noi deve augurarsi di poter trovare un amico
che dà tutto, che dà, dà, dà, senza mai chiedere
niente, che è disponibile a dare la vita per salvare unaltra
vita, con lidea solamente di fare del bene, di potere in qualche
modo soddisfare i bisogni degli altri. Che la sua anima riposi in pace.
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David
Cassuto consegna l'onorificenza a Domenico Boni Baldoni, nipote di
don Enzo (FotoStudio Artioli Reggio Emilia). |
Se ci fossero tanti don Enzo, il mondo sarebbe diverso
Quando nellautunno 1945 don Enzo viene trasferito alla parrocchia
di San Bartolomeo, la popolazione di Quara si sente privata di un protettore
e, con una lettera di rimpianto, sottoscritta da novanta capifamiglia,
gli testimonia un sentimento di affetto, una ben meritata lode per
lamore e lo zelo dimostrato, tanto nel disimpegno del suo ministero
quanto per operato civile, beneficenza cure e spese farmaceutiche, gratis,
in sette anni di parrocato.
Gli sono grati anche i partigiani che il 25 aprile 1945 gli attribuiscono
spontaneamente un attestato di benemerenza. Anche gli ebrei,
nel decennale della liberazione, gli fanno avere un diploma con la scritta
Gli Ebrei dItalia riconoscenti a don Enzo Boni Baldoni,
firmato dal presidente della Comunità Ebraica di Modena e Reggio,
Gino Friedman, e dallavvocato Giuseppe Ottolenghi, a nome della
Unione delle comunità ebraiche dItalia.
Ma più commosso è laffetto della famiglia Modena.
Passato il fronte il 5-6 gennaio 1945 con il suo aiuto e raggiunta la
salvezza presso gli americani che sono a Barga, la famiglia coltiva una
riconoscenza perenne per don Enzo, fino a sollecitare le autorità
di Istraele a concedergli la massima onorificenza per chi ha rischiato
la sua vita per salvare quella degli ebrei.
Consegnandola a nome del suo Stato e della fondazione Yad Vashem, il professor
David Cassuto, docente alla università di Ariel, ha detto: Se
ci fossero tanti don Enzo Boni Baldoni, il mondo sarebbe senzaltro
diverso.
Domenico Boni Baldoni, nipote senior, a nome di tutta la famiglia, ma
anche della comunità reggiana rappresentata dal prefetto, dai sindaci
di Cavriago e Toano, dal parroco di Quara, ha risposto: Porteremo
questa medaglia nelle nostre case, la porteremo sul nostro cuore e sarà
un messaggio per le future generazioni. Grazie.
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