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CANOSSA/DI NUOVO AL VIA LA STALLA COLPITA DA BSE
E ora di ricominciare
Ienza: riparte l'allevamento dei Curti. "Ho passato
il periodo più brutto della mia vita", dice Michele, che ora
munge nuovi bovini. Ma deve ancora vedere un certificato che attesti la
positività della vacca pazza. Risarcimenti: ancora nulla.
di Giuseppe Delfini
Il cielo di Ienza è tornato ad accogliere i muggiti che hanno
ripreso ad alzarsi da quella stalla dove, per poche settimane, è
regnato langosciante silenzio generato dai fatti tristi. Ora è
ripartito il concerto bovino: una benedizione, ma pure un bel sacrificio.
La sveglia ha ripreso a squillare quotidianamente alle cinque del mattino:
non cè domenica o festività che tenga. Però.
Il periodo più brutto della mia vita è stato quello
nel quale ho avuto la stalla vuota, dice però Michele Curti,
che col fratello Anteo e la moglie Eleonora conduce, sulle colline di
Canossa che annusano laria dellEnza, unavviata azienda
agricola. Che, a fine luglio, si è trovata a combattere col secondo
caso di mucca pazza (encefalopatia spongiforme bovina, Bse per chi ha
fretta) registrato in provincia. Una vera iattura. Un capo di bestiame
dichiarato infetto, quasi una sessantina quelli sani abbattuti di conseguenza.
In più: latte buttato, soldi persi, danni a catena...
E stato un dramma - dice Michele Curti -. Ci sono persone
che non si rendono conto che rovinano famiglie.
Da quanto tempo siete qui? A Ienza vivevano mio padre, mio nonno,
il papà di mio nonno... Mah: 200 o 300 anni almeno.
A 64 anni, dopo una vita di fatiche e con una botta così sulle
spalle, non ha pensato di mollare tutto? Mai, nemmeno per un momento.
Siamo stati decisi sin da subito a ripartire. Non avremmo mai accettato
di rinunciare al nostro lavoro e di andare in pensione.
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Michele
Curti nella stalla insieme ai nuovi capi di bestiame. |
TUTTO E COMINCIATO...
... una sera destate. E venuto il veterinario dellUsl
a dirci che una mucca che avevamo mandato al macello era stata trovata
positiva ai test sulla Bse. Dovevamo fare un po di posto nella stalla,
così avevamo deciso di macellarla perché faceva tribolare
a tagliarle le unghie, dice Michele Curti. Non abbiamo alcun
certificato che provi che la mucca trovata positiva fosse realmente la
nostra. Non ci hanno rilasciato nemmeno un pezzo di carta. Lunico
foglio che abbiamo visto è lordinanza di abbattimento emessa
dal sindaco. Avevamo bestie che erano una meraviglia e facevano tanto
latte. Non si può trattare così il lavoro di una vita,
si lamenta Curti. Che aggiunge: Sarei almeno contento se fossi convinto
che la mucca pazza era davvero la mia. Invece, niente. Nemmeno il mio
commerciante di bestiame lo è. E poi: Ci sono stati
troppi ritardi nei pagamenti. Nonostante le promesse, a metà ottobre
non abbiamo ancora visto una lira. Curano più il calcio dellagricoltura.
Fortuna che dicono di voler aiutare chi intende ripartire subito. Io non
chiedo niente, non voglio favori. Sono però soldi che per legge
mi spettano, che sono obbligati a darmi. Mi amareggia che ancora non sappiano
dirmi quando arriveranno. Sarà anche un disguido burocratico, ma
io gli animali li ho comperati e devo pagarli. Inoltre, ho fatto altre
spese per migliorare lazienda, e la documentazione lho prodotta
subito. Sono contento di quanto ho acquistato, ma quando uno compera deve
valutare con calma. A me però hanno fatto quella fretta che non
mettono nei pagamenti.
| Agostino
Curti. |
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GRAZIE PERCHE
Una volta dichiarata pazza una mucca, ai Curti non è
restato che acconsentire allabbattimento delle altre. Pena: vederle
marcate come a rischio Bse. Ovvero: invendibili, intrattabili,
praticamente inutili. La strage è avvenuta il primo
agosto.
La ricorderemo sempre - dice la signora Eleonora - è stata
una giornata terribile. Sono arrivati al mattino con due camion e hanno
portato via tutti gli animali.
Li abbiamo aiutati a caricarli, afferma Michele Curti, che
aveva vissuto un altro triste momento il giorno seguente la visita del
veterinario dellAusl. Sono venuti quelli di Torino che fanno
i controlli sulla Bse. Facevano camminare, saltare e cadere le mucche,
gli facevano sentire dei rumori per vedere se si impaurivano. Ad un certo
punto mi sono stancato e sono andato a dirgli che erano dei giostrai.
Hanno segnato alcuni capi che a loro giudizio avevano sintomi di malattia.
Hanno telefonato in seguito per dire che le nostre bestie erano tutte
sane.
Subito dopo labbattimento è iniziata la ricerca. Ci
ha aiutati il nostro commerciante, Marco Valentini. Tra Bolzano e Reggio
abbiamo comprato le brune alpine e le olandesi con le quali abbiamo riavviato
la stalla.
Il nuovo primo ingresso è datato 23 agosto. In questa tempesta
sintravede almeno un raggio di sole. Dicono Michele ed Eleonora:
Alla peggior persona non augureremmo mai quanto è capitato
a noi. Vogliamo ringraziare quelli che ci sono stati vicini. Mai avremmo
pensato di avere tante persone che ci vogliono bene. I buoni spesso non
si notano perché non fanno rumore, ma ci sono, e noi ne abbiamo
avuto la prova. Grazie a tutti loro.
BSE A CARPINETI
Se riesco, cambio mestiere
Lo dice Daniela Cavecchi. E il fratello aggiunge:"Non
è possibile andare avanti così".
Un fulmine a ciel sereno quello che ha irrimediabilmente colpito l'azienda
agricola di Giorgio e Daniela Cavecchi (zio e nipote) di Velucciana di
Carpineti: su una vacca macellata a Ospedaletto Lodigiano è stato
riscontrato il morbo della Bse prima all'Istituto zooprofilattico di Brescia
e successivamente confermato al Centro di encefalopatie animali di Torino.
E' il primo caso di "mucca pazza" nel distretto montano e perdipiù
in un allevamento autoctono di mucche selezionate di razza brunalpina.
Per un bovino ammalato è stata abbattuta l'intera mandria (risultata
poi sana). Una stalla vuota, una famiglia distrutta sul piano economico
e nell'orgoglio della propria tradizione agricola che andava avanti da
una generazione all'altra.
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Daniela
Cavecchi accarezza il vitellino di pochi giorni (foto Carlino Reggio). |
Increduli, i titolari dell'azienda hanno accettato a malincuore le decisioni
delle autorità sanitarie e amministrative che, a norma di legge,
hanno decretato la soppressione dell'intero allevamento composto da 47
capi di bovini, tra cui alcuni vitelli nati poco tempo prima della "mattanza".
Uno, addirittura, è andato al "patibolo" con la madre
e la nonna quando aveva soltanto cinque giorni di vita. La giovane conduttrice
Daniela Cavecchi, molto affezionata alle sue bestie, non è riuscita
a trattenere le lacrime. Lì c'era tutta la storia genetica di più
generazioni di bovine.
"Per adesso non ho nessuna voglia di ripartire da zero - afferma
Daniela - ci penserò nell'anno nuovo, però se riesco cambio
mestiere. Di fronte a queste cose come si fa a fare programmi? Quello
che costruisci con tanti sacrifici, in un attimo lo vedi crollare. Con
che coraggio si può ricominciare?".
Il fratello Adolfo aggiunge: "Sono tutti esperti, però secondo
me non sanno ancora come sia la Bse da noi, non è certo quella
che ha colpito in Inghilterra. Qui non si sono mai manifestati casi di
contagio, però le leggi impongono ugualmente l'abbattimento dell'intero
allevamento quando si verifica un solo caso. Forse sarebbe opportuno cambiare
le leggi. Non è possibile andare avanti così".
Settimo Baisi
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