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27 MAGGIO 2001: LA TAPPA PASSA IN MONTAGNA
La febbre del Giro
Civago, Villa, Fora, Carpineti, Baiso, Viano e Albinea
i principali luoghi toccati. Storia, notizie e curiosità. Le grandi
rivalità.
di Michele Campani
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25
Maggio 1983: lo svedese Segersall transita solitario da Cervarezza;
sarà primo anche al traguardo di Reggio (foto B. Vanicelli) |
Si avvicina il gran giorno del passaggio lungo le nostre strade del
Giro dItalia e sale la febbre per questo sport e questevento,
giunto all84™ edizione, che suscita sempre lentusiasmo popolare,
forse proprio perché ogni tanto viene direttamente a casa nostra.
Un entusiasmo scalfito dal recente dilagare del doping, ma che si riaccende
alla prima fuga, soprattutto se a scattare è Pantani. E uno
sport fatto di fatica, per questo la gente vi si riconosce: solo le due
guerre mondiali hanno fermato la carovana.
Un pianeta, il ciclismo, che conta anche da noi una sterminata marea di
praticanti, chi per agonismo e chi per passione, e che ogni giorno vede
le nostre terre invase da pedalatori pronti a misurarsi con la difficoltà
che segna il confine tra normale e speciale, tra passeggiata e sfida:
la salita.
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Marco
Pantani, Stefano Garzelli e Alex Zulle saranno fra i protagonisti
del Giro 2001 |
Una leggenda, il ciclismo, che la nostra provincia ha contribuito a rendere
tale con il sudore di numerosi corridori, da Sforacchi a Valeriani, da
Parmeggiani a Grazioli, Barozzi, Partesotti, Montanari, Moscardini e Franzoni
fino al montanaro Pellicciari, solo per citarne alcuni, ma anche di addetti
ai lavori come Cimurri, Marastoni, Reverberi e Fanticini. In queste pagine
vi raccontiamo alcune delle loro epiche storie, ma prima...
LA TAPPA REGGIANA
Appuntamento per domenica 27 maggio. Sarà lottava del Giro
2001, quella che da Montecatini Terme arriverà sul traguardo posto
in piazza della Vittoria a Reggio Emilia, dopo 179 km di un percorso nervoso
che incontrerà la prima dura asperità con lascesa
dellAbetone, 12 chilometri di salita con pendenza media del 5,10%
e un dislivello di 607 metri che porterà i corridori a quota 1.388
metri di altitudine. Quindi, preceduta di unora dalla carovana pubblicitaria,
la corsa entrerà nel Reggiano per un pomeriggio entusiasmante:
circa 70 i chilometri da percorrere tra ali di folla. Si attraverserà
il Villaminozzese, da Civago al capoluogo, quindi giù verso Carniana
fino a S. Bartolomeo. Il passaggio da Fora di Cavola sarà un vero
e proprio omaggio alla squadra reggiana della Panaria del patron Reverberi
(Figueras e Coppolillo i corridori da tener docchio): lì
cè uno degli stabilimenti ceramici dello sponsor Mussini.
Ma non cè da distrarsi perché in un attimo i corridori
saranno a Colombaia, dove inizia il tratto forse più spettacolare,
la salita verso il castello di Carpineti (805 metri di altitudine) lunga
5,7 chilometri. Pochi, forse, ma con una pendenza media dell8,2%
e un dislivello di 467 metri: abbastanza per tentare la fuga. Qui è
presumibile che si concentri il grosso del pubblico, migliaia di persone.
Poi si scende a Carpineti per toccare il Baisano e quindi Viano, dove
lo strappetto del municipio è certo roba da ridere, mentre un po
più impegnativi sono i tornanti che conducono a Regnano, i cosiddetti
Pavulli, soprattutto se qualcuno si fosse fatto sorprendere in precedenza.
Anche questo, comunque, un tratto particolarmente favorevole per il pubblico.
Infine, ecco la picchiata verso Albinea e quindi larrivo in città.
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Giro
'83: la maglia rosa Beppe Saronni e il vincitore di tappa Alf Segersall
sul palco delle premiazioni (foto Artioli-Carlino Reggio) |
I PRECEDENTI
Mentre sono stati innumerevoli i passaggi nel territorio provinciale,
montagna compresa, è la quinta volta che il Giro fa tappa in città.
L'ultima fu il 25 maggio 1983: la Pietrasanta-Reggio Emilia fu vinta dallo
svedese Alf Segersall con 22 secondi su Beppe Saronni, che quellanno
vinse il suo secondo Giro. In quelloccasione i corridori scalarono
il Cerreto dal versante toscano, passarono da Castelnovo e scesero poi
a Reggio lungo la valle dellEnza.
La prima volta, invece, fu il 15 maggio 1927, quando Alfredo Binda, leader
dal primo all'ultimo giorno, conquistò nella nostra città
uno dei 12 successi (su 15 tappe) di quell'edizione, la Torino-Reggio
di 321 km. Gli altri due arrivi risalgono al 26 maggio '47 (primo Maggini
su Fiorenzo Magni nella tappa da Genova a Reggio) e al 29 maggio del '66
(Cesenatico-Reggio, sprint di Zandegù su Dancelli).
PILLOLE DI STORIA
Visto che siamo andati indietro nel tempo, ecco qualche curiosa perla
che fa parte del bagaglio di ogni vero appassionato di ciclismo. La corsa
è da sempre organizzata da La Gazzetta dello Sport, il giornale
che diviene trisettimanale in occasione del primo Giro d'Italia (1909)
e quotidiano per l'edizione del 1913. Il 7 agosto 1908 La Gazzetta dello
Sport annuncia in prima pagina lo svolgimento del 1° Giro d'Italia
per il 1909, battendo sul tempo Il Corriere della Sera che stava progettando
anche un giro ciclistico, dopo il successo di quello automobilistico di
cui era il promotore. Con eleganza e stile il Corriere replicò
alla Gazzetta offrendo al vincitore del Giro un premio di 3.000 lire.
Il primo Giro d'Italia parte il 13 maggio 1909 alle 2.53 del mattino da
Milano. Le tappe sono 8 per un totale di 2.448 chilometri e 127 sono i
concorrenti, dei quali solo 49 giungono alla fine. Le notizie della corsa,
vinta da Luigi Ganna, pervengono a Milano attraverso dispacci telegrafici
che l'organizzazione appende dentro le vetrine della Lancia-Lyon Peugeot,
in Piazza Castello, mentre i pochi che possiedono il telefono possono
informarsi chiamando il 33.68. Ganna guadagna 5.325 lire, l'ultimo classificato
300 lire.
Nel 1931 viene istituita la maglia rosa - colore distintivo del giornale
- quale simbolo del primato in classifica. Il primo a indossarla è
Learco Guerra, vincitore della tappa inaugurale del 19° Giro d'Italia,
la Milano-Mantova. Un
fatto curioso vede protagonista Alfredo Binda (foto): dopo aver vinto
con facilità il Giro in quattro edizioni consecutive (dal 1926
al 1929) viene invitato a rimanere a casa per manifesta superiorità.
Nel 1930 percepirà, per non correre, il premio (22.500 lire) che
avrebbe guadagnato in caso di vittoria. Al 1933 risale il primo Gran Premio
della Montagna, con quattro salite che assegnano punti. Lo stesso Binda
ne è il dominatore: transita primo in vetta a tutte. A partire
dal 1974 la maglia della speciale classifica del G.P.M. è di colore
verde. La classifica a punti viene invece istituita nel 1966. Dal 1967
al 1969 il capo-classifica veste la maglia rossa, quindi - dal 1970 -
la classifica a punti corrisponde alla maglia ciclamino. Nel 1989 viene
istituito l'Intergiro e i premi al passaggio dell'Intertappa si conteggiano
per la classifica generale a punti.
LE GRANDI RIVALITA
Il ciclismo, e il Giro d'Italia, vivono di grandi rivalità sin
dalle origini. La prima figura di eroe dominante è Costante Girardengo,
meglio noto come "l'omino di Novi", cui si oppone il francese
Henry Pelissier. Terzo incomodo Tano Belloni. Negli anni Venti tramonta
la stella di Pelissier, prontamente sostituito da Alfredo Binda che porta
nel ciclismo una nota di eleganza e il tifo delle donne. Binda, il suonatore
di cornetta della banda di Cittiglio, genera modernità e congiunge
due epoche. Con
Girardengo (foto sotto) non parla, si limita a staccarlo, sempre, in salita.
Binda è bravo e fortunato perché l'avversario che potrebbe
dargli noia, il friulano Ottavio Bottecchia, è costretto a emigrare
in Francia in quanto è inviso ai patron delle Case italiane. E
Oltralpe si farà valere, vincendo il Tour de France nel '24 e nel
'25.
Learco Guerra, mantovano, formidabile passista, meglio noto come "la
locomotiva umana" è l'avversario del Binda di fine carriera,
nei primi anni Trenta, con Giuseppe Olmo guastafeste. Guerra è
amato da tutti per il sorriso aperto e il fare "alla mano" ma
anche per le sue qualità atletiche.
Nel 1935 spunta la stella di Gino Bartali, "il pio", destinato
a dominare a lungo la scena. Il toscano imperversa sino al 1940 quando
la Legnano, per la quale gareggia, ingaggia l'avversario più temibile.
Fausto Coppi, giovane promessa, fa centro al primo colpo, vince il primo
dei suoi cinque Giri proprio a spese del suo capitano, Bartali, che mai
gli perdonerà l'affronto. Alla ripresa dopo la guerra, nel 1946,
Bartali ha ragione del rivale. Coppi si rifarà negli anni dispari
('47, '49 e '53) aggiungendo una perla pari, nel '52. Secondo un collaudato
copione, nella rivalità Bartali-Coppi si inserisce Fiorenzo Magni,
"il terzo che gode", toscano capace di vincere ben tre Giri
d'Italia nonostante le ridotte attitudini in salita.
Per ritrovare altri duelli epici bisogna aspettare le rivalità
fra Adorni e Gimondi e fra Gimondi e Motta, ma l'avvento di Merckx, un
asso pigliatutto, mortifica le ambizioni di molti avversari. L'ultima
rivalità è quella fra Moser e Saronni, che vede, per la
prima volta, il tifo organizzato in club. Francesco Moser assomma sino
a 53mila appassionati nel suo magico 1984, anno che annota il doppio primato
dell'ora in Messico, la vittoria nella Milano-Sanremo e, dopo tanti tentativi
infruttuosi, il successo nel Giro d'Italia, grazie al quale il trentino
accorcia le distanze (Saronni aveva vinto il Giro nel 1979 e nel 1983).
Bibiografia: buona parte delle notizie è tratta dal sito ufficiale
del Giro d'Italia.
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L'immagine
simbolo del ciclismo:
lo scambio della borraccia fra Coppi e Bartali
(foto Carlo Martini 1952 -
© Omega Fotocronache Milano) |
Le
belle protagoniste della copertina, Chiara Cilloni e Angela Rossi,
fotografate da Mimmo Reverberi dello Studio Jack & Joe. Un grazie
sentito a Gianni Leurini, dell'Università del Pedale di Castelnovo
Monti, che ha fornito gli accessori per le foto. In particolare la
maglia rosa indossata da Chiara, che è quella originale vestita
da Giovanni Battaglin nel vittorioso Giro 1981.
Altri numeri sulla corsa rosa. Grazie ai diritti tv ceduti a emittenti
straniere, il Giro ha non meno di 100 milioni di contatti giornalieri
in tutto il mondo. L'ultima edizione, l'83™, ha fatto registrare in
Italia uno share medio del 31.39% (oltre un televisore su tre era
sintonizzato sul Giro durante le 2 ore della diretta su Rai 3). Il
Giro del 2000 ha visto 933 giornalisti accreditati, in rappresentanza
di 492 testate internazionali. |
IL GIRO E I NOSTRI EROI/LAVAGNINI
Quando Giorgio sfidò Moser
Sfrecciò dietro il gruppo di testa tra due ali
di folla.
"Non l'avevo premeditato", giura l'avvocato.
di Giuseppe Delfini
Felicità
è anche un chilometro lanciato. A scheggia. Fuori corsa ma tra
gli applausi. Un vero momento di gloria. E questa la storia di Giorgio
Lavagnini (nella foto), giovanissimo (allora) castelnovese, e del suo
singolarissimo Giro dItalia. Ma andiamo con ordine.
Era il 25 maggio 1983. La tappa era quella che conduceva da Pietrasanta
a Reggio Emilia che, per la storia, vide la vittoria dello svedese Alf
Segersall, che precedette di 22 secondi Beppe Saronni (il quale poi si
rifece nella crono di Parma del giorno seguente e, quel che più
conta, nella classifica generale finale). Quel giorno il Giro entusiasmò
i numerosissimi tifosi. Nella mattinata la carovana venne preceduta, in
ogni paese toccato dalla corsa, dagli ambulanti che vendevano bandierine,
fotografie e ricordini vari. Diversi posti di lavoro rimasero chiusi per
consentire ai dipendenti la partecipazione a quel vero e proprio spettacolo,
che la notte prima era stato preceduto in parecchi casi dallopera
dei volontari che sistemarono per le vie striscioni e forgiarono scritte
varie (qualche Alé Moser o Forza Beppe
si può ancora trovare sulle nostre strade o sui muretti che le
fiancheggiano). I battimani e le grida dincitamento rivolte ai ciclisti
si versarono quindi copiose anche per le vie del nostro Appennino.
Fu in questa cornice di festa che quel pomeriggio Lavagnini contese la
ribalta agli eroi nazionali e mondiali del pedale per le vie della nostra
capitale. Tutto il paese era in piazza e per le strade - racconta
Giorgio Lavagnini, oggi stimato avvocato -. Io mi trovavo, con la mia
Cicli Tuder bordeaux metallizzato, nei pressi del centro polivalente.
Ero lì, come tutti del resto, per guardare. Ma una volta sfilato
il gruppetto di testa mi venne di pedalare a razzo subito dietro di loro.
Giuro che non fu una cosa premeditata.
E così Giorgio sfrecciò per Castelnovo applaudito e acclamato
dai tanti amici e da quelli che lo conoscevano. In pratica, da mezzo Appennino.
La sua corsa terminò nei pressi del distributore che si trova appena
fuori il paese sulla statale che scende a Vetto. Feci uno sforzo
incredibile, commenta diciotto anni dopo il giovane. Che con la
stessa bicicletta lanno prima aveva festeggiato le vittorie dellItalia
al mondiale di calcio girovagando con gli amici per Castelnovo e sventolando
(mentre tutti facevano a gara per mettere in mostra un vessillo più
grosso dellaltro) una piccola bandierina tricolorata di plastica
(una di quelle, per intendersi, che navigano per tutta la nazione il 25
aprile).
Concludendo: se oltre alla maglia dedicata alle varie classifiche,
al Giro dItalia ce ne fosse una dedicata alla simpatia e alloriginalità
dei tifosi al seguito, quellanno Lavagnini avrebbe avuto la possibilità,
quantomeno, di piazzarsi in ottima posizione. Un modo come un altro per
personalizzare un grande appuntamento. Perché la felicità
è anche un chilometro lanciato dietro Saronni. Senza superarlo
in strada ma surclassandolo nei ricordi di mezza montagna.
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Giro
'83: Segersall taglia vittorioso il traguardo di Reggio Emilia (foto
Artioli-Carlino Reggio). |
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