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CASINA/IL GOLOSO CASTELLO DI MANDORLE
Signori, ecco il croccante
E' presente nella tradizione alimentare dell'Appennino
sin dal Medioevo. A Giandeto incontriamo "Angiolina" Bonini,
che rivela una ricetta antica e una moderna. Compreso l'impiego di un...
passero vivo per gli sposi. Per un chilo, 5 ore di lavoro.
di Bianca Morani
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Angiolina
Bonini, all'opera su un croccante. |
E un altro dei casi in cui la cucina dà voce alla tradizione
e la semplicità degli ingredienti impiegati lascia spazio alla
fantasia e alla cultura di intere generazioni. Stiamo parlando del croccante,
prodotto importante per la bontà del gusto ma anche per il valore
simbolico, auspicio di prosperità e abbondanza da sempre collegato
ad esso.
Presente nella tradizione alimentare dellAppennino reggiano e modenese
fin dal Medioevo, furono però gli Estensi, a partire dal 1500,
a introdurre lusanza di presentare questo dolce in mille forme per
adornare le proprie tavole. Dopo essere stata poco riproposta negli anni
Cinquanta e Sessanta, la tradizione del castello di croccante
sta rivivendo una significativa rivalutazione.
Ne parliamo con unabile croccantiera che con modestia
(Chissà quante cuoche più brave di me meriterebbero
di essere intervistate!) ha accettato di farsi portavoce di
unintera categoria che merita di essere conosciuta più da
vicino.
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Angiolina
Bonini con la nipote e collaboratrice Valentina. |
Quella del croccante è una tradizione molto antica nella
mia famiglia, dice Barbara Bonini, della borgata casinese di
Strada di Giandeto, meglio conosciuta come Angiolina dalla Strada,
che da sempre ha abbinato la professione di negoziante e contadina a quella
di cuoca. Un tempo - spiega - nella nostra zona cerano
molte piante di mandorle, e queste erano un ingrediente facilmente reperibile.
Ricordo che, quandero molto piccola, mia madre preparava il croccante
per i matrimoni dei vicini. Prendeva grosse padelle di rame e le metteva
sulle braci; quando il croccante era cotto prendevano coperte vecchie,
toglievano le pentole dal fuoco e ve le avvolgevano per mantenere caldo
il composto e lavorarlo meglio. Spianando il croccante con laiuto
di mele verdi molto dure o di palline di legno, utilizzando piccoli stampi
di rame (oggi purtroppo andati perduti) si costruivano i pezzi necessari
a creare il castello, una composizione a più piani. La difficoltà
maggiore era, come si può facilmente capire, la cottura e la conservazione
del giusto calore, e solo lesperienza rendeva le donne capaci di
governare il fuoco.
Durante i matrimoni di allora cera unusanza particolare:
si metteva in cima al castello una specie di cupola, sempre fatta di croccante,
e sotto di questa, poco prima di essere servito, veniva posto un passero
vivo. Quando il croccante veniva portato davanti agli sposi, la cupola
veniva sollevata e la sposa doveva acchiappare il volatile come augurio
di buona fortuna.
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Un
croccante per gli sposi. |
"Vista questa consuetudine familiare - continua Angiolina
- mi è venuto naturale imparare a fare il croccante, e quando
mi sono sposata, con laiuto di una zia anchessa abile croccantiera,
sono stata in grado di prepararmi da sola il mio castello. Dagli anni
Cinquanta in poi questa usanza è caduta in disuso, ma poi, pian
piano, da una ventina di anni a questa parte ho cominciato ad avere parecchie
richieste. In certi periodi, quando la salute me lo ha permesso, ho fatto
anche 15-20 croccanti allanno.
Il
mio croccante - puntualizza - è, come allora, tutto naturale;
uso solo mandorle e zucchero. Più precisamente, un chilo di mandorle
per 11 etti di zucchero. Sono cambiati invece gli utensili: stufe a gas
e padelle antiaderenti. Per prepararlo faccio sciogliere lo zucchero con
un po dacqua e quando è del giusto colore aggiungo
le mandorle che taglio a listarelle una ad una. Faccio amalgamare il composto,
lo giro e rigiro più volte e poi, quando è cotto (circa
5 minuti dopo) comincio la lavorazione. Preparo archi, volte, ruote, ripiani,
scodelle o forme particolari come croci, fontanelle, colombe e altri animali,
pezzi che debbono essere il più possibile precisi per poter essere
uniti insieme e formare il castello. Dapprima usavo unicamente la mia
fantasia o semplici disegni, poi mi sono fatta costruire stampi di legno
che io stessa ho rivestito di rame e che mi sono molto utili. Tengo sempre
a portata di mano una scodellina di olio per ungere gli stampi e una di
acqua fredda per tenere fresche le dita, che stanno a contatto con la
massa calda per molte ore. Quando tutti i pezzi sono pronti (la quantità
dipende dalla richiesta del cliente) li attacco usando zucchero sciolto
nellacqua, cercando ogni volta di creare una composizione originale,
adatta alla cerimonia a cui è destinata o rispondente alle richieste
particolari del cliente. Una volta, per un matrimonio, essendo gli sposi
appassionati di Formula 1, ho dovuto preparare addirittura una macchina
da corsa. Finito lassemblaggio, passo poi alla decorazione utilizzando
glassa e confetti. Ho calcolato che per lavorare ogni chilo di croccante
sono necessarie ben cinque ore di lavoro.
Io amo molto cucinare - commenta Angiolina - ma fare
il croccante mi procura una soddisfazione particolare perché riesco
a fare qualcosa di nuovo, di mio, unidea che prima era solo in testa
e che poi riesco a realizzare. Per questo sono soddisfatta di tutti i
croccanti che ho preparato. Tuttavia, ce nè uno che mi è
molto caro. Nel 1997 la Casa della carità di S. Giovanni di Querciola,
con la quale collaboro abitualmente, festeggiava il 50° di fondazione.
Si pensò di organizzare una grande festa e io volli preparare qualcosa
di importante. Pensa e ripensa, mi venne in mente di fare il plastico
della casa, naturalmente di croccante! Lidea mi piacque molto, ma
a lavoro avviato mi avvilii. Così chiesi a un amico pittore di
prepararmi uno schizzo a cui riferirmi, ma neanche così ci saltavo
fuori. Avevo in testa il progetto ma non capivo da dove dovevo cominciare.
Poi, pian piano, la casa si costruì quasi da sola: pavimento, pareti
portanti e laterali, tetto, balconi, scale e, naturalmente, le suore che
si intravedevano dalle porte. Per ogni pezzo che ritagliavo controllavo
sempre le misure e il peso, che non doveva risultare eccessivo. Mia nipote
Valentina si occupò della decorazione e così, dopo ben 17
ore di lavoro, vedemmo finito il nostro croccante: un gigante di ben 14
chili per un metro di lunghezza. Alla festa erano presenti più
di settecento persone, tra cui lex presidente del Consiglio Romano
Prodi, e tutti poterono mangiare un pezzetto di croccante!.
Tanta
fatica che si scioglie in un attimo... Questa - risponde
Angiolina - è proprio una della caratteristiche più apprezzate
del mio croccante. Siccome non uso additivi, è solido quando è
freddo ma si scioglie appena lo si mette in bocca. Come cuoca sono abituata
a veder sparire il frutto del mio lavoro, ma a me resta la soddisfazione
di essere riuscita a rispondere alle richieste dei clienti e di aver potuto
partecipare, coi miei croccanti, ai momenti belli di parenti, amici e
compaesani....
A proposito di compaesani, dobbiamo confessare che chi scrive è
una vicina di casa di Angiolina, e coglie loccasione di questa intervista
per salutarla. Sì, perché dopo 50 anni vissuti a Strada,
per ragioni di famiglia Angiolina si sposterà di pochi chilometri
ma cambierà paese, parrocchia, comune e anche distretto, perché
andrà ad abitare a S. Giovanni di Querciola. Lei sa già
che ci mancherà tanto e, a nome di tutti gli abitanti della borgata
casinese ripetiamo ancora una volta, per giunta per iscritto: Grazie,
Angiolina, per tutto ciò che ci hai dato in questi anni!.
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