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ÜSTMAMO', QUINTO ALBUM E... UN'INTERVISTA INSOLITA
Io canto alla vita
Mara Redeghieri svela un po' di sé. "45
minuti racchiudono tre anni di lavoro". "Dico al pubblico: lasciateci
liberi di cambiare". L'insegnante: "Anche in classe devo essere
accattivante. I miei studenti sono i figli che non ho avuto".
di Giovanna Caroli
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Mara
Redeghieri sul palco |
Mi trovo nella musica per noia e per paura di fare una vita
normale, esordisce Mara Redeghieri, apprezzata e insolita voce
degli Üstmamò, il gruppo di Villa Minozzo che, dopo lesordio
nel 1991 come prima produzione dei Dischi del Mulo di Massimo
Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti, da dieci anni raccoglie successi nel
variegato mondo della musica italiana tra punk, rock e pop, elettronica
e tradizione, dialetto e inglese. Alla fine del prossimo mese uscirà
il quinto album e nelloccasione incontreremo tutti i componenti
del gruppo e la loro musica; oggi, quasi anticipando l8 marzo, lattenzione
è tutta per linterprete femminile, per ripercorrere con lei
un percorso di vita originale, artistico.
Mi sono rivolta alla musica perché ho paura della vita vera,
quella che il 90 per cento delle persone normali alla fine si risolve
a fare. E la stessa scelta dei musicisti del mio gruppo.
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Mara
Redeghieri in un dolce primo piano |
La lentezza e la contemplazione mi danno la carica
Ho letto che per anni non hai ascoltato musica... Per anni,
io della mia vita non ho fatto niente di niente... Cè voluto
un sacco di tempo per arrivare fin qui. Soprattutto i periodi in cui non
ho fatto niente sono stati fondamentali per costruire la mia vera natura.
Io preferisco vegetare, sono una contemplativa, adoro la lentezza. Sia
nella vita che durante lanno ho bisogno di intervalli in cui mi
sdraio e mi ascolto, è come la ricarica del telefonino: i periodi
di passività sono quelli che mi aiutano a procedere.
Con chi si è quando si è sul palco, col pubblico o... Col
pubblico no, si è davanti al pubblico. Il distacco cè
e deve esserci... Sei con la musica e soprattutto con i musicisti... Tutto
il lavoro che facciamo insieme, gli stress, le crisi, le angosce, il grande
lavoro che cè dietro un disco, tante volte uno non se ne
rende conto... 45 minuti di melodie sono per noi tre anni di lavoro, la
grande forza che io ricevo è quella dello sforzo compiuto insieme
alle persone con cui ho lavorato e al fatto di ritrovarmele al fianco
con tutta la potenza che ci siamo costruiti con le nostre mani....
Col gruppo condividete solo musica o anche altro? Ci frequentiamo
anche nella vita privata... Sono forme di amicizia evolute. Alle mie amiche
telefono dodici volte al giorno, con gli Üst... no, ma cè
una colla... Quando finisce la colla tra le persone finisce il progetto...
Con gli Üst condivido una fetta di mondo larghissimo, prima di tutto
lamore che abbiamo per la nostra terra, lAppennino, il modo
di approcciarsi alla vita: quello di perseguire i propri ideali, i propri
sogni, di non adeguarsi tanto allo standard di vita comune: non abbiamo
fatto famiglia, non abbiamo il lavoro fisso... Anche se andando avanti
cogli anni diventa unimpresa difficile, perché perseguire
un sogno vuol dire lasciarne indietro molti altri....
Che tipo di pubblico hanno gli Üstmamò? Molto esigente,
che per un periodo ha preteso che somigliassimo troppo a noi stessi, che
non cambiassimo... Lancio un messaggio: dopo dieci anni una persona non
può essere uguale a dieci anni prima... La nostra forza è
la sperimentazione e la fantasia. Abbiamo sperimentato tutto quello che
ci aggrada e cè qualcuno che da questo resta spiazzato. Se
uno ci ama veramente, capisce che per sopravvivere e vivere meglio dobbiamo
sperimentare.
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E'
in arrivo il quinto album degli Üstmamò, band montanara
che ha esordito nel '91 |
Non siamo più solo politicizzati e il pubblico lo
capisce
In questi dieci anni hai visto cambiare anche il pubblico? Sì,
il pubblico si è diversificato... Nel 90 avevamo un pubblico
molto politicizzato, abbiamo iniziato facendo concerti nei centri sociali,
proponendoci come gruppo underground, alternativo, di sinistra... Noi
non siamo cambiati, siamo ancora così, però nella nostra
musica non cè solo politica, ma anche quello che siamo noi...
dal politico al pop in mezzo ci siamo noi che suoniamo. Sono contenta
di come è cambiato il pubblico, abbiamo trovato persone che non
ci chiedono solamente di essere politicizzati, di dare dei manifesti....
E cambiato anche il mondo... Gli artisti sono così
immersi dentro la fetta di mondo che non si accorgono mai bene di che
cosa stanno parlando e allora mi piace sentire cosa registrano gli altri.
Io, come il mondo, mi sono privatizzata, ho sempre meno amici e sono sempre
più sfiduciata nei confronti del mondo che guardo, della politica:
in tutto ciò che è istituzione io non ho nessuna fiducia.
E laria che si respira guardando il telegiornale, ascoltando
le persone, è un momento di profonda privatizzazione, dove ognuno
guarda la propria famiglia, i propri sentimenti ed è poco rivolto
verso lesterno... Mi sono dovuta sforzare dentro le canzoni di gettare
uno sguardo esterno, e lo sguardo che getto è spaventato da quello
che succede... Sono io per prima che penso davvero troppo ai fatti miei,
quello che stiamo facendo è molto pericoloso, stiamo pensando troppo
a noi stessi e pensare troppo al nostro bene ci uccide, perché
capiamo sempre meno che è il bene degli altri che ci deve importare:
più pensiamo al nostro bene, più diventiamo disgraziati.
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Mara
Redeghieri con Benedetto Valdesalici. "E' stato il nostro nume
- dice la cantante - facevamo le prove nella sua camera da letto"
(foto Benito Vanicelli) |
Lamore fa male e senza amicizia muoio
Vita e canzoni, testi e sentimenti... Nelle canzoni non scelgo delle
tematiche ma delle sensazioni. Dellamore ho sempre parlato. Una,
due canzoni per ogni disco sono dedicate ai sentimenti. Piano con laffetto
era un manifesto in cui mettevo le mani un po avanti e cercavo di
proteggermi. Voleva dire... stiamo calmi... che lamore fa male.
In ogni disco io ho delle situazioni diverse, non mi sento sempre uguale
anche nei confronti dei sentimenti; questo è un disco più
accorato, in cui mi sento più tranquilla... E sempre più
difficile fare amicizia, ma senza amicizia muoio. Lamicizia è
pura, mi fa pensare allacqua fresca.
Tu sei anche insegnante, come convive la cantante con la prof? Per
i giovani andare a un concerto è un evento molto importante. Col
concerto gli offri un sogno, a scuola gli offri la realtà, responsabilità
e disciplina. In entrambi i casi devo essere accattivante. Qua in montagna
i ragazzi mi vedono più come cantante che come insegnante, il loro
interesse fondamentale nei miei confronti è per il mondo che frequento
fuori della scuola. Il modo migliore di arrivare ai ragazzi è attraverso
le cose che possono interessare, e nelletà della scuola superiore
la musica è quasi il loro mondo... Io frequento il loro mondo,
lo trovo molto fresco, molto ingenuo, molto innocente e soprattutto in
mano allorribile mercato della musica commerciale e dei media...
I giovani in questo delicatissimo momento della loro vita sono molto ricettivi
e i media li fanno davvero fuori. Tante volte cerco di esplorare il mondo
che frequentano e cerco di farglielo analizzare con i miei occhi che sono
più sgamati.
Quotidiani e riviste ospitano sempre più spesso lettere e commenti
di lamento degli insegnanti... su come sono i giovani a scuola... Se
noi non riconosciamo più i nostri giovani siamo morti, se diciamo
che i nostri giovani non ci rappresentano più vuol dire che siamo
vecchi: confrontiamolo, frequentiamolo, questo mondo. Io ho molta fiducia
nei giovani, hanno energie meravigliose e ne hanno più di me! Più
li aiutiamo a capire chi sono, a uscire dal loro guscio, meglio sarà
per tutti.
Per un sogno ho scelto di esser sempre figlia e non mamma
Se guardi il mondo attraverso gli occhi dei tuoi studenti, che
cosa vedi? Molta ingenuità, freschezza, curiosità,
certo con tutti i pericoli... I giovani di questo Appennino stanno bene
e si stanno predisponendo al mondo. Il meglio che possiamo fare noi è
far loro vedere quanto è bello, non con quello che interessa a
noi ma prendendoli per mano: io non ho delle religioni, degli ideali da
infondere, ma voglia di assecondare la loro vivacità e la loro
predisposizione alle cose che piacciono. Anche dentro gli sbagli cè
una vita meravigliosa, non li trovo negativi ma consapevoli, capaci di
riconoscere quali persone gli piacciono e quali no. Capiscono benissimo
quando le persone sono in grado di dargli una mano. Il mio bisogno di
maestri è il loro bisogno di maestri di vita, di persone che sanno
comunicare con loro. Se dormono o si entusiasmano davanti a me, mi costringono
a guardarmi dentro, sono una cartina di tornasole. Davanti agli studenti
cui sto insegnando - sto ancora imparando - quello che mi commuove è
che sono figli di miei coetanei, con cui ho condiviso fette di vita, sono
i figli che non ho avuto.
Meditazioni? Tutte le donne condividono il desiderio di maternità.
Io purtroppo e per fortuna ho una famiglia che continua a proteggermi,
sono stata facilitata in tutto, mi hanno risparmiato tutti i sacrifici,
sono ancora adolescente, voglio continuare a fare la figlia e non la madre...
Scegliere è anche escludere: le mie amiche con figli mi dicono:
Fai musica... continua così. Io guardo i loro figli
e... Ho scelto il gioco, la musica, seguire i miei pensieri, ciò
che mi fa divertire... ma il gioco non è sempre così giocoso,
è anche triste, malinconico.
Maestri come loro...
Un po di sana autobiografia. Sono nata sul Lago Maggiore da
mamma originaria di Gatta e papà di Rio Saliceto. La famiglia si
è trasferita presto a Castelnovo, dove io ho frequentato scuola
dellobbligo e liceo scientifico... Anni duri, quelli del liceo...
dove ho tuttavia incontrato linsegnante ideale... Rizieri Reverberi,
professore di lingue... Lho adorato in vita e continuo ad adorarlo
da morto. Io nella vita ho avuto dei maestri importanti... Uno è
stato Rizieri attraverso ciò che io vorrei essere: la sua passione,
dedizione, la sua profonda umanità e sensibilità. E
stato un mio nume, mi ha fatto appassionare alla letteratura, mi ha spedito
allestero, mi ha fatto vedere quanto può essere bello darsi
una mossa, mi diceva sempre: Devi andare, va, devi vedere il mondo....
Riusciva a farlo passare attraverso le lezioni del mattino?
Al liceo era proprio linsegnante, poi, siccome mi mancava
molto, al tempo delluniversità ho continuato a frequentarlo....
Giovanni Lindo Ferretti, invece, in che cosa ti è stato maestro?
Nellimparare a poter essere cantante, canterina
direi per quel che mi compete, ma sempre maestro di vita. Nel 1990, una
sera vide gli Üstmamò in un concerto allEdelweiss dove
presentavamo quattro brani nostri, inediti e autoprodotti. Si innamorò
della nostra immagine, di ciò che rappresentavamo. Di me ha sempre
detto: Mi piaci perché sei stonata. Si è innamorato
del fatto che eravamo davvero naïf, io non sapevo cantare, rappresentavamo
davvero una cosa cui Giovanni è molto legato, una specie di innocenza,
di freschezza... Ha visto nei nostri occhi quello che stavamo sognando
e mi ha dato una carica eccezionale.
Io non volevo fare la cantante, avevo cominciato perché ero
tornata dagli studi a Bologna, non sapevo cosa fare, perché in
montagna non è facile divertirsi, non ci sono posti... I ragazzi
degli Üstmamò cercavano una voce femminile, ho fatto una specie
di provino, proprio ridicolo, ma mi hanno preso perché non erano
tante le signorine disposte a salire su un palco... In quel momento lo
stavo facendo per spavento e per noia, lui mi ha detto che lo dovevo fare
per mestiere. Ha riconosciuto cose che per me sono importantissime: che
tu ci provi, che ti prendi sul serio ma comunque è un gioco, che
non devi sapere cantare come Pavarotti ma è bello vedere la fetta
di mondo che rappresenti. Noi siamo partiti davvero per gioco, ma quella
sera Ferretti ci ha detto Io vi faccio fare un disco, vi vendo alla
mia casa discografica: le cose son diventate un po più
serie.
Altri maestri? Benedetto Valdesalici stava seguendo la storia degli
Üstmamò che non avevano una sala e facevano le prove nella
sua camera da letto. Gli Üstmamò erano figli suoi, Benedetto
è stato il nostro nume casalingo, ci dava una mano, ci stimolava.
Benedetto e Giovanni erano amici e sono rimasti sempre dentro la nostra
storia. Benedetto ha dato idee per i testi, foto, reportage e videoclip,
Ferretti è ufficialmente il nostro manager.
Ho una certezza, vivere qui: anche se lAppennino è
un po sfigato
Da dove nasce la vostra scelta linguistica di unire italiano, inglese
e dialetto? Nasce da una radice, dalla voglia di presentarci come
gruppo molto molto provinciale, ai margini. Giovanni ci teneva molto che
ci esprimessimo così.
Anche una volta diventati famosi avete continuato a vivere in montagna...
data la fama o nonostante la fama... Diventati famosi? Mi fa sorridere...
Siamo più conosciuti... Questa è casa mia. Ci sono poche
cose di cui sono sicura. Una di queste è che io voglio stare qui.
Sono profondamente innamorata di questo posto.
Uno spot per lAppennino. E abbastanza sfigato, marginale:
non voglio essere al centro dellattenzione, non voglio stare dentro
le cose di moda e di successo, preferisco stare nei luoghi che la gente
non predilige, ho bisogno per la mia salvaguardia di nicchie di protezione.
Quando si è molto esposti al pubblico, la tua vita privata deve
essere chiusa, assolutamente protetta dal mondo che ti sei costruita,
per me è fondamentale per far nascere la musica, dire le cose che
ho da dire.
Oggi come vedi la montagna? Quello dellAppennino è
un mondo a parte, un vuoto che mi parla. Voglio che rimanga un posto incantato,
dove tutti hanno rispetto di tutto. Preferisco il piccolo e le cose di
cui bene o male riesco a capire il meccanismo. E un luogo che riesco
a comprendere e da cui mi sento compresa. Io sono così, fuori dal
mondo, non capisco mai bene quello che sta succedendo; se mi guardo intorno,
quello che voglio vedere ce lho: gli Üst, i miei studenti,
la campagna... Siamo molto esterni, poco partecipi di quello che sta succedendo.
Il fatto che la montagna sia così deserta, poco frequentata, asciutta,
con poco di tutto... non è stimolante per niente e mi viene da
reagire costruendomi una vita a mia misura.
Un consiglio per gli amministratori locali, gli assessori alla cultura?
Loro son solo benedetti! Chiedo solo di non snaturare quello che
cè.
In una tua canzone lodi la timidezza. Mi innamoro delle persone
timide... E un mondo che mi piace perché non ce lho,
che mi piace frequentare perché mi parla dellAppennino di
nuovo, cioè mi parla del vuoto, della solitudine, della riflessione
del silenzio e della non appariscenza. Il mio manifesto è una filastrocca
sulla vita come una ruota che ritorna su se stessa.
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