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SOLO A NATALE PUO' RICONGIUNGERSI CON LA MOGLIE
I due sogni di Said
Il 34enne El Khaouat è bovaro nella stalla Valentini.
Un incendio ha distrutto la casa dove abitava: ora vive in una roulotte
e non può ospitare la moglie. Il datore di lavoro: "Verso
un marocchino ci sono ancora molti pregiudizi".
Lo vogliamo aiutare?
di Damiano Razzoli
Un sogno e una roulotte. Leggera variazione sul tema classico due cuori
e una capanna. Solo una semplice frase per sintetizzare lavventura
dal sapore speciale di Said El Khaouat, avventura ormai divenuta allordine
del giorno per la moltitudine di immigrati marocchini che raggiungono
lItalia con in tasca esclusivamente un pugno di intraprendenza e
speranza, avventura pur sempre dipinta da sfumature che deludono ampiamente
le aspettative iniziali: i sacrifici, i disagi, la solitudine e la perdurante
difficoltà economica e dintegrazione sociale si nascondono
dietro ogni angolo e ogni giorno. Un giorno che, volendo esagerare, assomiglia
spesso alla scalata dellEverest, che non risparmia la necessità
di privazioni e di arrivare a sera con il fiato alla gola.
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Said
El Khaouat all'interno dell'angusta roulotte che gli fa da abitazione.
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Said è nato e cresciuto a Safi, sulla costa delloceano Atlantico,
località situata tra un simbolo del cinema, Casablanca, e uno del
turismo, Agadir. Said ha 34 anni, parla bene litaliano ma non lo
legge, non lo scrive e sente la mancanza della famiglia: la maggior parte
del suo stipendio mensile lo spedisce in Marocco, dove vivono la madre,
un fratello che ha la casa e guadagna vendendo frutta sulle strade impervie
dellAtlante, e la moglie. La moglie è il pensiero fisso di
Said: la moglie e una casa. La lontananza e lassenza: binomio triste,
che nonostante tutto non getta Said nello sconforto. Consapevole degli
inevitabili ostacoli, non smette di credere nel futuro. Basterebbe un
bilocale per dare la possibilità alla consorte di trasferirsi.
Ora non è possibile, almeno apparentemente. Oggi la casa è
oro colato, un ago da scovare in un pagliaio per i prezzi non proprio
accessibili. Così dice il mercato, e per avere un certo ricavo
bisogna adeguarsi: un tetto di protezione vera è impegnativo da
ottenere, umanamente e materialmente.
Said non smette di cercare. E arrivato in Italia quattro anni fa,
clandestino, per nave, pagando una cifra non elevata. Per un anno ha vagato
per le strade della montagna vendendo porta a porta, come il più
normale vù cumprà. La casa ce laveva a Rosano, insieme
al cugino. Parallelamente osservava il panorama lavorativo locale, fino
al coronamento di una aspirazione di sussistenza molto significativa:
lazienda agricola di Fulgenzio Valentini (consigliere di maggioranza
nellattuale amministrazione comunale di Castelnovo Monti), che assegna
a Said il posto di bovaro. Ecco arrivare finalmente lespletamento
delle pratiche burocratiche del caso: la posizione di Said viene a tutti
gli effetti regolarizzata, con permesso di soggiorno, residenza e carta
didentità. E naturalmente la busta paga, con pagamento a
ore che frutta al mese uno stipendio che varia da 1.500.000 a 1.700.000
lire. Svolge attività di addetto stalla, detto in termini tecnici,
di una stalla moderna, evoluta tecnologicamente, costruita essenzialmente
in legno; pulisce, nutre i bovini e cura lordinario funzionamento
della struttura.
Il suo lavoro lo compie in modo più che soddisfacente,
confida il signor Valentini. Che aggiunge: Se non lo avesse fatto
adeguatamente, non lo avremmo di certo tenuto.
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La
"casa" di Said di fianco alla stalla. |
La famiglia Valentini, abitante in quel di Pregheffio, aveva messo a
disposizione senza richiedere alcun affitto la vecchia casa. Said la condivideva
con un connazionale. Purtroppo, nel dicembre scorso, accadeva limpensabile:
per chissà quali cause, scoppiava un incendio e conseguentemente
i vigili del fuoco dichiaravano lo stabile inagibile. Quando arrivate
a Pregheffio, salta allocchio: un nero spento la avvolge, un colore
vicino alla cenere, ma più scuro. La speranza della casa del domani,
per Said, avrà la stessa tinta? Probabilmente la riposta è
affermativa. Non si trovava e non si trova: ma, a rischio di sembrare
ripetitivi, la speranza è ultima a morire. Subito dopo lo sfortunato
episodio, Said aveva concordato per un appartamento a Castelnovo Monti,
in via Franceschini. Per una crudele coincidenza del caso, però,
in quel periodo venne a mancare il padre, e tale fatto lo costrinse a
partire per il Marocco per la cerimonia daddio. Al ritorno laffare
era inesorabilmente svanito... Nel frattempo, Fulgenzio Valentini aveva
offerto a Said lopportunità di vivere al coperto: una roulotte,
che ora fiancheggia per pochi metri la stalla. Un letto che fa le veci
del divano, un mobile appeso alla parete e un altro su cui poggiano i
fornelli, un armadio, un tavolo con televisione e un minuto baule. Questa
è tuttora la casa di Said. Di sicuro non è il massimo del
comfort, ma in mancanza di nulla forse è meglio metterci la firma.
Il nostro amico ci accoglie una sera fredda, agli sgoccioli di novembre,
nella sua roulotte. Un caldino piacevole, le pentole sul fuoco... Gli
chiediamo se deve ancora mangiare, e allora, fraintendendo, prepara un
piccolo spazio per farci sedere. Lospitalità non manca mai,
ma poi, dopo una breve spiegazione, si scopre che sta cucinando lo spuntino
di mezzanotte. La notte incipiente segna lavvio del Ramadam, la
festività dei musulmani, per cui è dogma digiunare durante
le ore diurne. Per la preghiera - racconta - un giorno alla settimana
mi reco a Reggio Emilia oppure a Sassuolo, alla moschea.
Qui in montagna si concede solo lindispensabile. Qualche sigaretta
Said se la può permettere: il pacchetto è rosso, ma non
sono Marlboro, bensì Diana, discrete ed economiche. Dietro la roulotte,
lauto, una Opel Kadett. Said, dallItalia, aiuta, nel suo piccolo
e tra le avversità, la propria famiglia. Un elemento fondamentale,
di profonda unione in Marocco. Il sogno nel cassetto è riuscire
a portare in Italia sua moglie, con cui è sposato da sei anni,
e passo passo far nascere una nuova famiglia. Said si è appoggiato
alla Caritas parrocchiale. Grazie ai volontari si rifornisce di cibo e
di altre materie prime, anche di un televisore a 25 pollici abbastanza
datato e in bianco e nero. Talvolta compare qualche striscia, fa contatto,
ma tutto sommato fa compagnia. Mentre dialoghiamo, il canale è
sintonizzato su Rai Due, sulla serie Jag - Avvocati in divisa;
siccome loro se ne intendono di amicizie e sogni, domandiamo a Said come
trascorre il tempo libero con gli amici e quali progetti ha per il futuro.
Vado a trovare spesso mio cugino, a Rosano, dove se si vuole scambiare
una bella chiacchierata nessuno si fa aspettare. Nei progetti futuri -
confida - naturalmente cè la casa, che sto continuando a
cercare senza sosta. Avevo trovato qualcosa di interessante al grattacielo
di Castelnovo, ma hanno riferito che la metratura non è a norma
per due persone; anche la Caritas mi sta dando una mano non indifferente,
ma nella zona di Casale per ora sembra non ci sia nulla.
Per un marocchino - puntualizza Valentini - al giorno doggi
trovare una casa è molto difficile. Forse esistono ancora pregiudizi
che condizionano le persone in determinati contesti.
A Natale, come ogni anno, finalmente rivedrò mia moglie e
tutta la famiglia - esclama sorridendo Said -. E da otto mesi che
manco da loro. Andrò con la corriera, che impiega tre giorni per
landata e altrettanti per il ritorno. Sono ferie pattuite con il
signor Valentini, starò via per circa due mesi.
E intanto, guardandoci armeggiare con la Polaroid, ci chiede una fotografia,
un ricordo per i cari che forse in Marocco non lo possiedono. Eccola uscire,
piccola, compatta, ma importantissima: Said la scruta curioso e annuisce
soddisfatto.
Buon viaggio, Said, e buona fortuna, in attesa, chissà, di una
sorpresa speciale sotto la tua bianca roulotte, il tuo unico albero di
Natale.
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