| DA PRATIZZANO IL CANTO LIBERO DEL MITICO MOGOL
Ecco gli ultimi paradisi
Conservare questi luoghi e promuovere la Grande cavalcata da Roma a Milano con 500 cavalieri: questi gli obiettivi del Maestro. Attenti: il marketing sta uccidendo la creatività. Quella volta con Lucio Battisti. “Ho scoperto l’erbazzone”.
di Giuseppe Delfini
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| Il sindaco di Ramiseto, Davide Dazzi, fa gli onori di casa a Mogol. |
“Questi sono gli ultimi paradisi. Conservateli bene, anche con delle leggi: lo dico perché su queste cose non mi fido troppo del mio Paese. Ricordatevi che il rigore paga”. Il tempo di scendere da Giada, cavalla maremmana di dieci anni, e di riprendere fiato, e Giulio Rapetti, il mitico Mogol, intona il proprio canto libero. E’ un doppio appuntamento con la storia quello che, sul finire di giugno, sboccia come un fiore a Pratizzano. Il primo è rappresentato da Mogol stesso, un artista che ha firmato tante delle più belle pagine e delle più intense atmosfere della musica degli ultimi decenni, e che ha scolpito il proprio nome sugli annali di intere generazioni. Il secondo, invece, è costituito dall’evento che Mogol sta preparando con la Fise (Federazione italiana sport equestri): una “Grande cavalcata” da Roma a Milano, quest’anno portata a termine con un gruppetto di fidati cavalieri ma immaginata per il 2006 con 500 compagni di viaggio. Una riedizione dell’avventura che 35 anni fa Rapetti intraprese con Lucio Battisti, segnando un’epoca. Chiamatele pure emozioni, perché di esse si tratta.
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| La grande
cavalcata
del 1970. |
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PILLOLE
Cet, cavalli e...
Parlare approfonditamente della carriera artistica di Giulio Rapetti, il celeberrimo Mogol, richiederebbe valangate di pagine, e forse dimenticheremmo ugualmente qualcosa. Epocale il sodalizio artistico con Lucio Battisti (foto). Ha scritto canzoni anche per Celentano, Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Gianni Bella, Cocciante, Bennato, Lavezzi, Mango... Bastano, tanto per fare qualche esempio? “Formare l’uomo per f o r m a r e l’artista”: è uno dei motti che si trovano sul sito del Cet, Centro europeo di Toscolano, fondato ad Avigliano Umbro, località Toscolano, da Mogol nel 1992.

Il Cet, organizzato sullo stile dei college americani, è immerso nel verde e nel silenzio. Ai suoi allievi, con un singolarissimo schema di lezioni, offre corsi di perfezionamento musicale, per autori, arrangiatori, tecnici del suono e altro. Si tratta di una scuola rivolta alla mente, all’anima e al corpo dello studente, volta a formare professionisti e “comunicatori” di ogni livello. Comunicazione e creatività prima di tutto. La “Grande cavalcata” è partita il primo giugno dalla scuola militare di Montelibretti, a nord di Roma. Il viaggio ha attraversato il Lazio, l’Umbria, la Toscana, l’Emilia Romagna e, infine, la Lombardia (il tutto, sempre col supporto della Fise). Le realtà “nostrane” toccate dai cavalieri (accompagnati dai reggiani Maurizio Gianotti e Vittorio Rabboni) sono state il rifugio di Pratizzano, in quel di Ramiseto, il rifugio Bargetana, il passo di Pradarena (sosta al “Carpe Diem”), Ospitaletto e Cerreto Laghi. |
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SI', VIAGGIARE
“Con questa iniziativa intendiamo rilanciare l’utilizzo del cavallo a scopo turistico. Sino ad oggi abbiamo percorso 740 chilometri, e ne mancano circa 160. A parte alcuni giorni di riposo, abbiamo cavalcato 6-8 ore al giorno”, afferma Mogol, sciogliendo pensieri e parole. “Per rendere agevole la natura per il trekking e le ippovie - continua - bastano pochi soldi, non servono grandi interventi. Sono forme di turismo interessanti, che non richiedono auto e strade asfaltate, non rovinano ma offrono tanto sotto numerosi aspetti. Un poco di cura ci deve essere, però”. Dopo questa esperienza, cosa accadrà in futuro? “L’obiettivo è quello di aggregare, il prossimo anno, 500 cavalieri. Costruiremo tre poste autonome, montabili e smontabili, dove si fermeranno 200 cavalli per volta. A questo evento si potrà partecipare anche per tappe regionali, ma sempre entro il limite dei 500 iscritti. Se riusciremo a raggiungere questa quota, andremo su tutti i tg e i giornali d’Europa”. Chi l’affiancherà in questa impresa? “Intanto la Fise, il cui apporto è decisamente importante. Pare poi che avremo la sponsorizzazione dell’Esercito e di alcuni partner economici. E poi... è opportuno che tutti si muovano: tutti ne trarranno benefici, sarà un’imponente promozione per questi luoghi. Ci impegneremo per lasciare il territorio come l’abbiamo trovato, anzi, migliore perché concimato”.
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| Una curiosa immagine di Mogol col casco da cavaliere. |
Com’è andato sinora il viaggio? “Bene, anche se qualche problema l’abbiamo riscontrato: alcune pietraie, il tratto verso la fine del Mugello (un vero pericolo per i cavalli)... Abbiamo poi verificato un grande limite della Toscana: stanno recintando tutto. Le strade le lasciano, ma sembra di passare tra i campi di Mauthausen. Va bene proteggere le coltivazioni e le proprietà, però mediamo il tutto con le ippovie”. Lei crede molto in questa idea... “Dobbiamo mettere a frutto i nostri tesori, anche con dei discorsi innovativi, supportati magari dalle leggi. E’ un fatto di cura e di attenzione, è il vostro futuro. Dobbiamo far conoscere questi posti. Io sono per un turismo con un certo vincolo paesaggistico, e ci vuole gente con la testa sulle spalle per coordinare gli interventi rispettando i luoghi. Si può costruire in tanti modi, ma si deve difendere l’estetica, senza distruggere nulla”. Le cose spesso vanno in senso contrario... “I gusti sono ordinati da uomini che talvolta distruggono i luoghi. Le cose si possono fare, ma in un certo modo. E questo non costa di più. Una costruzione bella è sempre meglio di una brutta, anche economicamente. E’ un fatto di conoscenza e di cultura. Ho visto troppe aree devastate”. Il pensiero va agli uomini di domani. “Prima al telefono chiedevo notizie di mio nipote. Oggi i bambini vedono solo le moto, la Formula 1 e il calcio. Va bene tutto, ma se vogliamo che oltre alle parole moto e calcio aggiungano anche cavallo, dobbiamo colpire la loro immaginazione”. Mogol mesce nei bicchieri dei presenti non solo buon vino, ma anche cordialità e cortesia in abbondanza. E illuminandosi rivela: “Oggi ho scoperto l’erbazzone. Secondo me si potrebbe migliorarlo utilizzando l’olio di oliva al posto dello strutto...”. E di fronte alla rivolta delle rezdore presenti, innesta un’elegante retromarcia: “Come non detto. Allora torniamo allo strutto. E’ tanto buono così”.
MI RITORNI IN MENTE
Cosa vi spinse 35 anni fa alla prima mitica cavalcata? “Volevo fare un viaggio lungo, a cavallo, perché sino a quel momento il massimo era stato un viaggio di due giorni, e mi era piaciuto. Perché fermarsi a due giorni, quindi? Ho chiesto a Lucio se mi accompagnava e lui ha accettato la proposta. Ha imparato ad andare a cavallo...”.
Battisti ha imparato a cavalcare in quell’occasione? “Sì, prima non sapeva cavalcare. Ha imparato ed è venuto. Non l’abbiamo detto a nessuno. Poi un giornalista l’ha saputo, sugli Appennini, ci ha aspettato lungo la strada e ha scattato le uniche foto che hanno documentato quell’impresa. Anche Mario Tessuto, poi, venne a trovarci in provincia di Carrara: aveva una macchinetta antidiluviana e ci riprese per trenta secondi. Questo è tutto quello che è rimasto. Fu una cosa fatta solo per noi, esclusivamente personale, senza nessuna operazione mediatica”. Cosa invece che stavolta è stata fatta... “Sì, vogliamo promuovere il turismo a cavallo e questa grande cavalcata, in modo che i giovani ci pensino e possano partecipare”. Ha notato differenze nel paesaggio e nella gente? “Il paesaggio cambia col tempo. E per quanto riguarda la gente, allora le persone che incontravamo erano quelle che si trovavano lungo le strade, mentre oggi andiamo a scovarle nelle ippovie. Allora avevamo una roulotte guidata da Mario Lavezzi e Oscar Prudente: loro andavano avanti a cercare le stalle e noi arrivavamo alla sera. Oggi abbiamo il supporto della Fise, con guide e macchine, e la cosa è molto diversa”. Artisticamente, questa esperienza produrrà qualcosa? “Artisticamente ogni vita produce frutti. Qualsiasi tipo di combustibile produce energia, che poi vattelapesca dove va a finire. Realtà è vita vissuta, che poi diventa cronaca e cronaca vuol dire storia dal vero. E tutto questo è vita vissuta. Non è che io faccio qualcosa mirando solo alla produzione artistica”. C’è ancora posto per la creatività nel terzo millennio? “La creatività tecnologica non esiste. La tecnologia è un tubo, dove ci metti la creatività o non ce la metti. Questo è il problema: la creatività sta per essere presa in trappola dal marketing, o forse è già stata presa. Bisogna sfuggire alle leggi del marketing e del profitto, per ritornare alla mente dell’uomo libero. La creatività deve essere il prodotto dell’uomo libero. E’ quello che ho tentato di fare, e sto tentando di fare, col Cet (Centro europeo di Toscolano). Ho capito che stava succedendo tutto questo dodici anni fa, quando l’ho fondato, e ora vedo che le mie previsioni erano giuste”. Cosa si aspetta dal Cet? “Mi aspetto di poter dare a questi ragazzi la possibilità di dimostrare che sono diversi dagli altri, perché sono cresciuti in un’aria libera, laddove la libertà è il presupposto della creatività. Ma questo è il problema, e non è stato ancora ben individuato da tutti gli artisti: il marketing sta legando la creatività dell’uomo”. Ma è un problema solo degli artisti? “Riguarda gli artisti, ma coinvolge tutti gli uomini. Quando il profitto, come sta succedendo, incapsula e lega tutto, viene a mancare lo spazio per la libertà e la creatività. Se all’artista, che è il primo e ultimo difensore della libertà, viene messa la museruola del marketing, siamo rovinati. Ecco il perché della battaglia che ho fatto col Cet, non tanto come artista ma come colui che ha cercato di creare uno spazio libero per gli artisti. E’ il significato anche di queste iniziative: far sopravvivere la libertà in questo piatto paradiso di sicurezze. E’ una vita che ci sto lavorando”.
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GIANOTTI (FISE) E LA GRANDE CAVALCATA
Quelle telefonate di Celentano
Una canzone ricorderà questa iniziativa. “Vogliamo valorizzare e dare un futuro a questo patrimonio. L’Italia è da godere”. Anche un campione dodicenne nel gruppo.
“Mentre cavalcavamo Mogol ha ricevuto diverse telefonate da Celentano, per il quale sta componendo la canzone (Ancora vivo dovrebbe essere il titolo), con musica di Gianni Bella, che lo stesso Celentano utilizzerà come colonna sonora del suo nuovo programma Rai di quest’autunno. E’ stata ispirata dalla cavalcata, e anche ieri Mogol scriveva, prendeva appunti, modificava, ce la faceva sentire...”. E’ un’esperienza davvero originale quella che ha vissuto Maurizio Gianotti (foto), consigliere regionale Fise nonché responsabile nazionale per il “Dipartimento equitazione di campagna”. “Questo grande artista - spiega Gianotti - è il testimonial per un’iniziativa che mira alla scoperta e alla conoscenza del nostro territorio, alla valorizzazione dell’Appennino: la ‘Grande cavalcata’ da Roma a Milano. Vogliamo sfruttare le sinergie che ci possono unire con le varie Amministrazioni pubbliche per migliorare e potenziare le ippovie. Il nostro intento è il futuro, vogliamo dare un futuro a tutto questo patrimonio, e per ottenere ciò proviamo a creare un grande evento che faccia parlare e ci faccia conoscere. Se avrà successo, il tam tam sarà a livello nazionale ed europeo. Per i nostri alberghi, gli agriturismi, le strutture recettive, tutte le attività, avremo uno sviluppo e una promozione a costo minimo, che aiuterà anche a preservare e valorizzare questa terra e un certo tipo di turismo, sino ad oggi poco conosciuto”. Che tipo di turismo è quello che proponete? “E’ un turismo diverso. L’Italia è da godere, è il Paese più bello del mondo. Non è vero che bisogna andare lontano per ammirare cose belle. Non conosciamo appieno le nostre gioie. Con questa cavalcata abbiamo visto cose negative, ma abbiamo scoperto un territorio fantastico, da vivere, da provare. Mogol è un poeta, e sa descrivere con poesia la nostra realtà. Come Fise abbiamo appoggiato sin dall’inizio questa iniziativa”. Il 12enne Lorenzo Benassi Roversi, bolognese, campione italiano di “Team penning”, è il più giovane cavaliere del gruppo: “Amo il cavallo da quando avevo sei anni, mentre pratico questo sport da tre. Mi sono divertito molto e conto di ripetere l’esperienza il prossimo anno”.
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