| STORIE DI MONDO PICCOLO IN CRINALE
Un fax che addolcisce la vita
Caterina, 72 anni, comunica col mondo per fax e sms. E’ sordomuta.
Vive sola a Vaglie di Ligonchio. Sognava di fare la hostess. Quel funerale
in grande stile per i suoi amici a 4 zampe... Chi vuole inviarle un fax?
di Giorgio Pregheffi
Vaglie è la frazione a nord-est di Ligonchio: filari di alberi ne ricoprono come un manto parte del territorio. Per questo d’estate diventa meta di turisti abituali che scelgono questo paese come rifugio tranquillo e nel contempo come base operativa per andare a cercare funghi nei boschi vicini. Poi d’inverno, come in quasi tutte le frazioni, restano a difendere la sua sopravvivenza i residenti, 30 abitanti, attaccati gelosamente alle loro radici. Fra di loro c’è Caterina Bottazzi, 75 anni, sordomuta dalla nascita eppure capace di autogestirsi e di provvedere non soltanto a se stessa ma anche al fratello Battista, che ha vissuto con lei fino a qualche mese fa. “Batcin”, questo il soprannome col quale lo conoscono tutti, adesso è stato accolto nella casa parrocchiale da don Daniele e don Luigi, che lo accudiscono, perché era diventato difficile per Caterina tenerlo con sé. Se n’è separata a malincuore ma lo sa in buone mani e spesso si fa portare a fargli visita. I suoi strumenti di comunicazione consentono a Caterina di mantenersi in costante contatto con l’assistente sociale del Comune, Loretta Magliani: il cellulare, col quale invia sms, e soprattutto il fax. Segnala i suoi bisogni, trasmette messaggi e “Caterina elettronica”, come la chiama Paolo, uno dei sette nipoti, riesce così a non sentirsi sola. La siamo andati a trovare (l’appuntamento è scattato proprio via fax), per scoprire il suo “piccolo mondo”, fatto di ricordi, legami speciali, hobby e ottimismo.
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ELETTRONICA
Caterina Bottazzi nella sua casa di Vaglie accanto all’insostituibile fax e, di fianco al titolo, in sella a un cavallo. |
Caterina appartiene a una famiglia numerosa: papà Attilio, che lavorava nell’Enel (un tempo per la verità si chiamava Edison), mamma Daria, i fratelli Remo, Demo, Battista e Pietro, le sorelle Cleide - anche lei sordomuta - e Agnese. Sono rimasti solo in tre: Caterina, Agnese e Battista. Quando aveva sette anni, Caterina fu mandata in collegio a Modena (era quello delle “Figlie della Provvidenza”) per imparare a parlare. Vi restò fino a 25 anni, anche se d’estate tornava a casa con la famiglia, proprio nel periodo della guerra, sulla quale la sua memoria non ha elaborato particolari ricordi, se non quello del fratello Demo, che la visse direttamente come partigiano: “Si nascondeva nei boschi”, dice Caterina. Quando rientrò definitivamente a Vaglie era il 1955 e il papà era morto. “Me lo ricordo benissimo, però”, tiene a dire Caterina, che sa farsi capire, grazie anche all’aiuto di Loretta, l’assistente sociale, ormai presenza abituale nella sua casa.
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| Caterina (la più piccola del gruppo) negli anni Trenta con i fratelli e una zia. |
Negli anni passati in collegio, aveva fatto gli studi: le elementari e un anno di medie. Le sarebbe piaciuto continuare. “Avrei voluto fare l’hostess - confida - ma poi mi hanno detto che bisognava imparare cinque lingue: troppo difficile per me, ho rinunciato al mio sogno”. Essere di nuovo in famiglia la rendeva felice e cercava di rendersi utile in casa, aiutando la madre, mentre i fratelli andavano nei campi. Racconta con orgoglio degli animali che avevano: mucche, pecore, un asino e un maiale. “Mi ricordo una mucca, si chiamava Brinata (Caterina vorrebbe con i gesti rappresentarcela), provavo a mungerla
ma non ci riuscivo”.
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| Battista Bottazzi. |
C’è stata una storia d’amore nella sua vita? E’ una domanda che facciamo quasi con timore, siamo preoccupati di entrare nella sua intimità ma vediamo i suoi occhi che si illuminano: “Avevo 43 anni quando ho conosciuto Albino al circolo dei sordomuti, a Reggio Emilia. Faceva lo scultore, abitava a Correggio. Era un bell’uomo, alto. Ci siamo frequentati per alcuni mesi, poi siamo rimasti in contatto, ci scrivevamo. All’improvviso non ho più ricevuto le sue lettere, ho sofferto tanto. Ho saputo poi che una jeep dei carabinieri aveva preso in pieno la sua auto. Da allora non ho più pensato all’amore”. E’ del 1975 la pagina più dolorosa della sua vita: la morte a 85 anni della
madre Daria, il suo più grande affetto e anche il punto di riferimento.
Ha dimostrato in quella circostanza la sua forza d’animo e ritrovarsi in casa col fratello Battista, al quale ha fatto da mamma, l’ha fatta sentire importante. Gli amici di Caterina sono a quattro zampe: cani e gatti. Con Camilla, il cane, c’era un rapporto speciale: dormiva nella sua camera ed erano inseparabili. Caterina festeggiava il suo compleanno con tanto di torta con le candeline e invitati. Poi anche la bestiola se n’è andata ed è stata onorata con un funerale in grande stile. Ci sono ancora, invece, i due gatti, Fufi e Lilli, con i quali condivide la visione dei documentari, per i quali Caterina ha una grande passione e di cui possiede un centinaio di cassette. Riviviamo queste storie attraverso le fotografie che lei stessa ha scattato, un suo hobby. Partecipa anche alla vita sociale, va alle feste (“Ma non ballo, anche se mi piacerebbe.
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| Caterina a 23 anni. |
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| Alcune splendide foto scattate da Caterina: gli amici animali e Vaglie sotto la neve. |
Mio fratello Battista, invece, è un ballerino”), frequenta la chiesa (“Don Daniele mi prende in giro, mi dice di cantare, è buono, però, don Daniele”) e aderisce con entusiasmo alle gite (“Sono stata in Austria, in Puglia, a Trento, Caravaggio, Assisi, Alberobello, quest’anno vado in Francia”). Ha passato un inverno difficile: la neve abbondante, il rischio di isolamento, una caduta del fratello Battista (poi accolto nella casa parrocchiale), una bronchite che sembrava non guarire mai; eppure non ha accettato l’idea di ricoverarsi in ospedale. E’ rimasta nella sua casa, comunicando i suoi bisogni con i collaudati mezzi a sua disposizione. Le fotografie, le sue macchine fotografiche (ne ha una per le diapositive), i suoi gatti, il cellulare, i documentari, il fax, i ricordi: Caterina ci ha presentato il suo mondo. Ne fa parte anche Tuttomontagna, di cui conserva tutti i numeri. E allora perché i lettori non comunicano con lei? La renderebbero felice. Il suo numero di fax è 0522 899720.
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