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detto
fra noi
di Giuseppe Delfini
C’è sempre un motivo
Ai tempi dell’università, lustri or sono, girava un libretto dal
titolo “E adesso, dottore?”. Trattava delle angosce e dei dubbi
nei confronti del futuro che attanagliavano il giovane neolaureato.
Abbiamo appena votato per rinnovare il Consiglio
regionale, e i nostri rappresentanti sono stati definiti. Qualcuno,
forse, si accomoderà in giunta di fianco al presidente
Errani. Sappiamo quindi chi si è laureato e chi lo farà, o
potrebbe farlo, nella sessione straordinaria. I dubbi, però, in
questo caso, attanagliano noi, che non ci siamo laureati in
questo singolare corso. Loro, gli eletti dal popolo e che al
popolo dovrebbero rispondere, non devono avere dubbi: hanno
una così elevata mole di lavoro cui mettere mano e testa
che non c’è che l’imbarazzo della scelta. L’incognita, semmai,
sta nel risultato, ma di questo ci sarà tempo per ragionarne.
Dicevamo: c’è tanto da faticare anche per un consigliere
regionale. Alle Regioni sono attribuite competenze e
responsabilità, e le sfide da affrontare sono tante. Senza sbrodolare
predicozzi, vogliamo sottolineare una cosa: la necessità
di fare sistema, di coordinare mezzi e risorse. Non è più
sufficiente coltivare il proprio orticello, per quanto bello sia.
Le innumerevoli ricchezze della nostra provincia devono integrarsi
tra loro e collaborare con quelle delle altre province.
Non c’è alternativa. Stop agli interventi a pioggia. Basta
rubare fette di torta agli altri: dobbiamo incicciottirla la torta.
Lo si dichiara da tempo e l’argomento è di moda nei convegni
e nelle cabine di regia, ma visto che tra il dire e il fare
c’è di mezzo il mare, soprattutto se si parla di montagna, è
meglio ripeterselo. E visto che si parla di convegni... Se ne
fanno tanti, di ogni genere. E’ giusto e positivo: aiutano a
ragionare e mettono in contatto con intelligenze e sensibilità
nuove. Però. Il problema, però, sta nel passare dalle parole
ai fatti. E’ importante confrontarsi su ogni argomento, ma lo
è ancora di più trasformare questo dialogo in azioni concrete
che giovano alla comunità. Prendete per esempio il Convegno
ecclesiale sulla montagna: stando anche ai numerosi
interventi che pubblichiamo sul nostro mensile, è un’iniziativa
che ha colto nel segno. Ha fatto uscire di casa per discutere
(e questo è un successo), ha fatto battibeccare politici e
cittadini (un altro successo), ha posto il mirino su definite
problematiche. E adesso, dottore? Adesso si tratta di trovare
un modo perché questa semina fruttifichi. Il rischio, altrimenti,
è quello di cadere nella sfiducia e nella disillusione. A
volte è nascosto, ma c’è sempre un motivo per non mollarci.
Tenendo anche presente, però, che non basta, nella vita, fare
le cose giuste. Bisogna farle anche al momento giusto. Se,
per dire, il presidente del Parco nazionale l’avessero eletto
subito, quando ancora i colori delle amministrazioni locale
e nazionale erano gli stessi (perché il problema, in fondo, è
solo di spartizione politica), non si sarebbero risparmiati tempo
e soldi? Il nostro e quello delle Cinque Terre hanno la
stessa età, ma loro stanno da tempo viaggiando col motore a
mille e noi discutiamo ancora sulla scellerata sede di Porta
San Pietro a Reggio e attendiamo un Godot che ci faccia da
presidente. Nessuno avrà delle colpe, per carità (quando
mai...!?), però, anche qui, dateci un motivo. Almeno per capire.
PS: qualcuno ha deciso di far morire lentamente Terry Schiavo,
togliendole cibo e acqua, come si fa ai bimbi discoli e
rompipalle. Però con lei l’hanno fatto per giorni e giorni,
finché non ha chiuso gli occhi. Per sempre. E qualcuno la
chiama civiltà.
g.delfini@tuttomontagna.it |