| CARPINETI/COME VINCERE E DIVERTIRE IL PUBBLICO
Un’impennata da fuoriclasse
Matteo Bonini, 19 anni, 16 dei quali passati sulla moto con
grandi soddisfazioni. Papà, mamma ed Ettore, il suo bulldog,
sono i primi tifosi. Vicino a casa ha due piste private sulle
quali allenarsi. Imminente il debutto nel Mondiale Mix 2.
di Daniela Neroni
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| PRIMO TIFOSO Matteo Bonini col papà Alfredo. Sotto, una foto che testimonia una passione sbocciata in tenera età (fotoservizio di Simona Bocedi). |
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| Matteo Bonini |
Matteo è salito in sella alla sua
prima moto, una Malaguti, a soli
3 anni; a 8 ha affrontato la prima
gara di motocross e a 10 il
primo campionato italiano, piazzandosi
al settimo posto nella
sua categoria. Negli anni successivi
ha raccolto prestigiose affermazioni
emergendo per il suo
talento e la sua determinazione.
Suo primo sostenitore il padre
Alfredo, grande appassionato di
motocross che nelle vittorie del
figlio vede realizzarsi quelli che
senza dubbio sono stati i suoi
sogni. Mamma e papà Bonini
hanno sempre accompagnato il
figlio alle gare: partenza da Le
Casette di Carpineti in camper
con destinazione le piste di motocross,
per seguire con naturale
apprensione e tanto orgoglio
le evoluzioni di Matteo.“Mi è sempre piaciuto fare un
po’ il ‘matto’ con la moto. Mi
diverto io ma anche gli spettatori”,
spiega il giovane talento,
che racconta pure di aver abbandonato
la scuola in terza superiore
per dedicarsi completamente
al motocross. “Mi sono
accorto che non riuscivo più a
far bene tutte e due le cose, così ho scelto di dedicarmi completamente
alla moto, la mia grande
passione”.
Matteo, che ha 19 anni, dal ‘98
al 2000 ha fatto parte del Team
Cavandoli di Montecchio, quindi
nel 2001 si è trasferito a Bologna
per intensificare gli allenamenti
ed è entrato a far parte
della scuderia MD Racing gareggiando
con una Suzuki, con la
quale ha raccolto buoni piazzamenti
anche l’anno successivo.
Nel 2004 ha accettato le proposte
di un nuovo team, ma
purtroppo è incappato in un’annata
sfortunata, nella quale, in
sella a una KTM 125, ha raccolto
poche soddisfazioni, anche a
causa di due infortuni che lo hanno
costretto a perdere buona
parte della stagione agonistica.
Ora sembra che sia tornato tutto
a posto. Il Team Martin di
Padova crede nelle sue doti e gli
ha affidato una Honda 250, in sella alla quale affronterà il Mondiale
Mix 2 (ex 125), il cui avvioè imminente. Il Mondiale prevede
16 gare, di cui una in Giappone,
una in Sudafrica e le altre
da disputare in Europa. Matteo
Bonini è considerato uno dei giovani
più promettenti anche dalla
Federazione italiana, che contribuisce
con il team alla sua crescita
professionale.
Il giovane carpinetano racconta
con simpatia ciò che ha fatto finora
al suo ritorno da uno stage
di allenamento a Valencia, in
Spagna, dove ha curato la preparazione
fisica e tecnica con
altri piloti, in particolare con lo
spagnolo Garcia Vico, suo compagno
di squadra. “Durante il
periodo di permanenza in Spagna
abbiamo lavorato molto sulla
preparazione fisica con esercizi
di corsa, bici, in palestra e piscina,
più che con la moto. Poi,
durante il periodo delle gare si
farà solo mantenimento. Mi sento
ben seguito anche per quello
che riguarda l’alimentazione e
l’assistenza sanitaria, e sono stato
sottoposto a frequenti controlli
medici. Anche a livello tecnico
il team è di buon livello: c’è un addetto ai motori, uno alle
sospensioni e un meccanico per
ogni pilota”.
Considerato che capita di essere
spesso lontano da casa, quanto
mancano famiglia e fidanzata?
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| SALTO MONDIALE Le prove in vista della stagione agonistica hanno impegnato Bonini a Valencia. |
“Famiglia e casa tanto, senza
dubbio, perché un po’ ci si
stanca, all’estero, della vita d’albergo.
Se ci troviamo in un gruppo di piloti ce la passiamo, anche
se per colpa della stanchezza
e della scarsa conoscenza
della lingua si è limitati nelle uscite,
però non mi pesa perché lo
faccio per la cosa in cui credo.
La fidanzata per fortuna è comprensiva,
non mi chiede di continuo
quando torno e lascia che
mi alleni tranquillamente. E’ di
Montecatini Terme, l’ho conosciuta
durante l’anno trascorso
con il team in Toscana”.
Com’è il rapporto coi compagni
di scuderia? “Quest’anno sono
stato affiancato a due compagni
di grande esperienza: il francese
Piuchon, che la scorsa stagione
si è piazzato al secondo posto ma
ha già vinto il Mondiale, e Garcia
Vico, pilota dalle grandi qualità.
Per me è molto stimolante
gareggiare con due così, perché ho tanto da imparare e loro sono
disponibili e mi aiutano. Ovviamente,
il pilota di punta della
squadra è il francese, ma si aspettano molto anche da me. La volontà non mi manca e in pista, in
Spagna, mi sono misurato con
piloti più esperti e preso qualche
soddisfazione, anche se ho ben
chiaro che devo crescere ancora.
A questo scopo ci si trasferirà in Belgio, dove ci sono piste di
sabbia, quindi più difficili, e prepararsi
lì vuol dire andare forte
anche su piste di terra come
quelle che abbiamo noi”.
Matteo è sicuro delle sue capacità ma anche consapevole del
fatto che dovrà allenarsi intensamente.
E’ un ragazzo semplice
e coi piedi per terra, ad eccezione
di quando sale in moto. E’ anche uno di quei piloti molto
amati dal pubblico: “... Perché mi piace scherzare anche dopo
la gara e, come dicevo prima,
fare anche un po’ il matto. Non
sono di quei musoni che magari
vincono e poi se ne vanno come
se niente fosse”. Tanto per fare
un paragone, un po’ come il celeberrimo
Valentino Rossi, al
quale non ha niente da invidiare
neppure per quel che riguarda
lo stuolo di ammiratori e amiratrici.
Negli intervalli di prove e gareè frequente vedere Matteo aggirarsi
per il paddock con a bordo
della moto Ettore, il suo bulldog
inglese, pigro e dormiglione ma
sempre pronto a seguire il padrone
alle gare, tanto che quando
i genitori preparano il camper
per la partenza lui si allerta
ed è il primo a salire.
Secondo Matteo i piloti più forti
sono gli statunitensi, nella cui
terra il motocross è molto seguito.“E’ uno degli sport più popolari,
non come qui da noi,
dove rispetto ad altri piloti siamo
conosciuti solo dagli appassionati”.
Le tue paure?“In moto mai, anzi. Ho
avuto paura, la stagione
scorsa, dopo gli infortuni
alla caviglia e
alla clavicola, quando
per tanti motivi non
ero tranquillo, perciò ho sospeso le gare
per concentrarmi sul recupero fisico. Se si sale in
moto senza la necessaria tranquillità diventa davvero pericoloso,
e quando sto bene di paure
non ne ho”, conclude ridendo
Bonini, che ha anche la benedizione
di mamma e papà. Poi
seriamente riprende: “Sono consapevole
che per ‘salire’ ci vogliono
impegno, sacrificio, allenamento
e buona sorte,
mentre per ‘scendere’ basta
poco, e un piccolo infortunio
o una scelta sbagliata
possono compromettere
una stagione,
come del resto è per tutti
quelli che fanno sport, ma
non solo”.
Prendiamo un recente episodio,
l’incidente capitato a Meoni...“Quelle sono gare particolari,
ormai esasperate; non è possibile
correre a quelle velocità senza
sapere cosa ci si troverà davanti
passata quella duna. La
pista da cross è diversa. Non
sono attratto da competizioni
come quelle!”. Il “nostro” confessa
invece la propria curiosità di provare una moto da pista,
ma l’incontro volge al termine.
Lasciamo Matteo nella tranquillità della sua casa carpinetana,
anche se ancora per pochi giorni,
poiché l’inizio della stagioneè alle porte e pista e moto lo
aspettano.
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