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detto
fra noi
di Giuseppe Delfini
Il mostro di Poviglio Sos mare. Turisticamente parlando, sulla Riviera adriatica
tira aria di crisi. La notizia non ha avuto sui nostri tornanti
l’eco che meritava. Il problema non è tanto il fatto che, in base
alla filosofia del celeberrimo “mors tua vita mea”, dovremmo
iniziare una macabra danza da avvoltoi intorno al cadavere del
nemico, ma che da un momento di debolezza comune bisognerebbe
tirare fuori la grinta per risorgere entrambi. Per rinascere
a vita nuova. Il turismo “di minima” (la pensioncina buona,
il piatto tipico, l’ombrellone o il sentiero nel bosco, la sagretta
col gnocco alla sera...) ha fatto il suo tempo e non basta più. Per
variegare l’offerta bisogna iniziare a proporre “pacchetti” anche su larga scala. Da qualche tempo si parla giustamente
della collaborazione, a livello di parchi, tra il nostro e quello
delle Cinqueterre. Bene. Proviamo però a puntare pure verso
la Romagna. In fondo, si tratta di poche ore di macchina,
macinate le quali si potrebbe saltare dalla sabbia di Miramare
alla catena dei castelli matildici o al lago del Ventasso, alla
Pietra o a un volo in mongolfiera o... Stiamo sognando? Può darsi. Il punto, però, è che se non si comincia a sognare cose
nuove, inventare soluzioni originali, creare collegamenti e
cooperazioni, la strada resterà sempre e solo in salita. E’ chiaro che, localmente, dovranno essere potenziati i canoni
dell’accoglienza e della recettività in tutti i loro aspetti, ma tra
le tante overdose possibili quella di fantasia è la meno pericolosa.
Non dimentichiamo, inoltre, che le strade della collaborazione
e della concertazione (come s’usa dire oggigiorno)
sono quelle scelte dalle istituzioni, a tutti i livelli, per programmare
il futuro. Il mettersi assieme intorno a uno stesso tavoloè il metodo privilegiato anche dalle associazioni di categoria
e di impresa da qualche tempo, e rapporti di lavoro a livello
interprovinciale e interregionale sono ormai consueti a ogni
latitudine. Perché quindi fermare i nostri progetti sul muro del
centinaio di chilometri di raggio?
Parco nazionale: anche se pare in dirittura d’arrivo la definizione
del nome del presidente, la vicenda resta sotto troppi
aspetti scandalosa. E’ stata pubblicata sui giornali una terna
di nomi: non basta. Siamo al livello del 53 su Venezia:è un’estrazione ritardataria. C’è qualcosa di più importante:
vorremmo rivedere la tensione dei tempi d’oro su cosa si vuole
fare, su quali strategie si pensa di scegliere, su quale deve
essere la filosofia di fondo. Certo: esiste un documento programmatico
redatto ai tempi che furono. E’ancora attuale?
Come eventualmente aggiornarlo? Come coniugarlo con l’Intesa
di programma da poco approvata da Comuni, Comunità montana, Provincia e Regione? Quali scenari percorrere? Non
rischiamo che tutto si fermi al solito assalto, alla poltrona o al
finanziamento che sia. Tra l’altro, c’è da recuperare, tra la
gente e gli imprenditori, quella tensione ideale che i politici,
con le loro beghe di potere, sono riusciti a disperdere. Come
fare? Iniezione di inventiva e originalità cercansi.
Ricostruzione di Poviglio. Le teorie, quando coerenti e disinteressate,
sono tutte legittime. Ma che a così tanti cervelloni
della montagna dopo quattro anni di studi e ricerche venga in
mente solo ora che vicino a Pratizzano non va bene, è una cosa
mostruosa. Se fosse completamente cambiata la classe dirigente,
lo capiremmo. Ma la nostra casistica non è questa. E del
progetto erano a conoscenza tutti, anche prima che fosse
depositato ufficialmente in Provincia per le osservazioni. Si
vuole eliminare i piccoli borghi puntando alle concentrazioni?
Lo si dica. Prendere per sfinimento o giocare al massacro delle
aspettative e delle speranze non fa bene a nessuno.
g.delfini@tuttomontagna.it |