| LA MAGNIFICA EPOPEA DELLA FAMIGLIA FROSSIANI
Un secolo per ritornare
Nel 1893 il capostipite Achille lasciava Civago per imbarcarsi a Genova:
destinazione l’Argentina. I suoi discendenti conservano documenti e memoria e,
grazie a Tuttomontagna, riscoprono le origini. Jorge, pronipote, torna e decide
di rimanere con genitori, moglie e figli. Ora il cuore è diviso tra due patrie.
di Bianca Morani
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| Domingo e Beatrice Frossiani |
Dagli Appenini alle Ande e... ritorno. Così potrebbe essere riassunta la storia della famiglia Frossiani, recentemente stabilitasi dall’Argentina a Marola di Carpineti. La vicenda però non ha nulla dei toni melodrammatici del libro Cuore, ci aiuta a capire, invece, molto delle speranze e dei timori, delle conquiste e delle nostalgie, dello spaesamento e della voglia di nuovi legami che caratterizzano l’esperienza dell’immigrare; esperienza osservata, troppo spesso, in un’ottica solo economica. Il viaggio ebbe inizio alla fine dell’Ottocento. Nel 1893, infatti, Achille Frosiani, assieme alla moglie Ezechiela Monti e ai figli
Orlando di due anni e Vittoria di pochi mesi,
lasciò il paese di Civago, dove era nato, per
raggiungere Genova e di lì imbarcarsi per
l’Argentina.“Non abbiamo mai saputo - commenta il
nipote Domingo - come abbiano fatto a
raggiungere Genova; alcuni amici, in Italia,
ci hanno raccontato che venivano organizzati
viaggi, in parte a piedi e in parte con
carri trainati da animali, per coloro che
volevano imbarcarsi. Siamo invece certi
della loro partenza da Genova”.
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RADICI
Domingo e Beatrice Frossiani a Marola
insieme al figlio Jorge e sua moglie Eliana
con i nipoti Vittoria e Nicholas.
Sotto, la giovane famiglia nel salotto di casa
(servizio fotografico di Simona Bocedi). |
La traversata non fu certamente né facile
né breve; ne è riprova la scomparsa, durante
il viaggio, della piccola Vittoria, che
non riuscì mai ad arrivare in Argentina.
Giunto nel suo nuovo paese Achille si stabilìcon la famiglia a “9 de Julio”, nella
regione di Buenos Aires, fin da allora importante
per la vocazione agricola, ove
poté riprendere, con maggior soddisfazione,
il proprio lavoro di contadino. In Argentina
nacque un altro figlio, Domingo, che
trasmise al figlio, che porta anch’egli lo
stesso nome ed è nato nel 1935, la curiositàper le radici italiane, la passione per la
storia della famiglia e tutta la ricca documentazione
inerente i vari membri della
stessa. Documentazione che Domingo figlio
ha conservato gelosamente e che ha
utilizzato nel suo primo viaggio in Italia
quale personale “filo d’Arianna” per ritrovare
luoghi e persone.“Sia il papà che lo zio -
spiega Domingo mostrando
i vari atti di nascita -
hanno sposato ragazze di
origine italiana. In Argentina
ci sono città quasi interamente
abitate da italiani.
La comunità italianaèmolto numerosa e compatta
e molto orgogliosa
delle proprie origini e caratteristiche.
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A S. Francisco,
per esempio, una città di circa 100mila abitanti
posta nelle vicinanze della
capitale, circa l’80% degli
abitanti ha origini piemontesi
e in città si parla correntemente
il dialetto piemontese.
Forse ci sono più piemontesi in Argentina
che nello stesso Piemonte!
Io invece ho cambiato
abitudine, mi sono internazionalizzato: infatti
mia moglie Beatrice è di origine spagnola”.
Nel 1966, a Cordova, dove Domingo si era
trasferito per lavoro, nacque il figlio Jorge.“Ho sempre avuto - racconta quest’ultimo
- un grande desiderio di ricostruire le vicende
della mia famiglia, di conoscere il paese
dal quale eravamo venuti e ritrovare le
nostre radici. Ho condiviso col papà la cura
delle memorie del nonno Domingo e del
bisnonno Achille, e anche all’università mi
sono dedicato allo studio dell’italiano. Con
l’avvento di internet ho cominciato far ricerche
anche con questo strumento e,
navigando, mi sono imbattuto proprio in
Tuttomontagna. Ho potuto così ‘entrare’,
per la prima volta, in quello che era anche
il mio Paese. Ho visto immagini e letto
storie di paesi che avevo sentito nominare
dai nonni e ho conosciuto alcuni aspetti
della realtà attuale di questa zona. E su
Tuttomontagna ho letto anche l’intervista
a un altro ragazzo argentino,
Fabricio Boccarossa, trasferitosi
da alcuni anni nell’Appennino
reggiano. Questa esperienza ci ha
convinto e, recuperata la somma
necessaria per il viaggio, nel 2002
io e papà siamo partiti per l’Italia”.“Anche per noi - commenta Jorge
- non è stata una traversata senza
problemi. Non è facile organizzare,
da così lontano, con precisione, le
varie tappe del tragitto, e così, per
esempio, per arrivare a Villa abbiamo
pensato bene di scendere dal
treno a Parma, unica città dell’Emilia
ben conosciuta anche da noi, e
che immaginavamo sufficientemente
vicina alla nostra meta. Finalmente
siamo arrivati a Villa Minozzo,
con il nostro pacco di documenti,
una esse in più nel cognome,
frutto degli errori di trascrizione
avvenuti al momento dell’arrivo in Argentina, e tanta voglia
di ritrovare l’altro pezzo della
nostra
famiglia. Tutti a Villa sono stati
fantastici: il parroco don Giuseppe,
i funzionari del Comune,
il sindaco e tutte le persone
che non nominiamo per il timore
di dimenticarne alcune. Tutti
ci hanno accolto con grande
calore e aiutato nelle
ricerche. Ci hanno accompagnato
a Civago
e lì, ben presto, ci
siamo scoperti imparentati
con tutto il paese:
coi Gaspari, Magnani,
Monti e Fioravanti.
E’ incredibile
come tutte le famiglie
siano, in qualche
modo, imparentate.
E’ stato
davvero emozionante
poter confrontare
e scambiare
le notizie e i ricordi
che ciascuno
di noi possedeva. I
funzionari del Comune
sono stati
molto gentili anche
nell’aiutarci a preparare
le pratiche
per il riconoscimento
della cittadinanza
italiana
che io e papà abbiamo
ottenuto
senza problemi”.“Durante questo
viaggio - prosegue
Jorge - era
infatti maturata in
noi l’idea del trasferimento
definitivo in Italia, e ritornati
in Argentina abbiamo
cercato di convincere anche il
resto della famiglia: la mamma
Beatrice e la mia compagna
Eliana, che aspettava il nostro
secondo bambino, Nicholas”.
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| Il passaporto
del civaghino
Achille Frosiani. |
Per loro la decisione è stata edè tuttora più difficile.“Io - conferma Eliana - ho deciso
di partire per seguire Jorge.
In Argentina ho lasciato la mamma
e un lavoro stabile che amavo
molto. Questo impiego e il
lavoro di Jorge ci hanno permesso
di attraversare senza
grossissime difficoltà la grande
crisi economica degli ultimi
anni. Il senso di precarietà e l’ insicurezza riguardo al futuro sono stati però angoscianti soprattutto
quando, come noi, si
hanno bambini piccoli da crescere.
Qui è tutto diverso. Non
riesco ancora a credere di avere
diritto a tutta l’assistenza medica
a cui pure voi siete
abituati.Quando i bimbi hanno
avuto problemi sono potuta
andare in ospedale, avere me medicine
e assistenza senza pagare
nulla! E’ un sollievo incredibile.
Eppure la nostalgia è tanta...
La nuova lingua, le difficoltà burocratiche, la mancanza di
un lavoro (devo infatti ancora
accudire Nicholas...) rendono
difficile per me inserirmi come
vorrei in questo mio nuovo Paese
e mi sento in qualche modo
isolata. Un isolamento che siè accentuato dopo il nostro trasferimento
a Marola. Jorge infatti
ha trovato lavoro a Vezzano
grazie all’aiuto di Fabricio, e
abbiamo lasciato Villa per avvicinarci
al suo posto di lavoro. I
signori Salimbeni, che ci hanno
messo a disposizione questa
casa a Marola, sono stati fantastici
e noi siamo molto felici
della sistemazione, anche se
qui intorno ci sono così poche
persone!”.
La nostalgia traspare anche
dallo sguardo e dalle parole
della signora Beatrice, che è giunta in Italia da pochi mesi, al
termine dell’inverno argentino,
giusto in tempo per affrontare
quello italiano.
Molto felice della nuova sistemazione,
grazie anche a un positivo
inserimento alla scuola
materna di Carpineti, è la piccola
Vittoria, quattro anni, già alle prese con il suo nuovo ruolo
di insegnante di italiano per
nonna, mamma e fratellino. “Vittoria
- spiega mamma Eliana - ama molto la scuola italiana e
apprende ogni giorno parole
nuove e frasi che ripete anche a
noi. In casa però desidero che
si continui a parlare spagnolo:
non si deve dimenticare la propria
lingua!”.“Il nostro legame con l’Argentina
- interviene Jorge - è ancora
forte grazie anche a Valeria, la
bimba nata dal mio
primo matrimonio,
che vive ancora là con la mamma. Forseè destino che i
Frossiani vivano con
una parte di cuore in
Italia e una in Argentina!”.
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| Vittoria, 4 anni, si sta ambientando
alla svelta. |
“L’amarezza maggiore
per noi che abbiamo
vissuto tutta
la vita in quel Paese -
conclude Domingo -è sapere che l’Argentina
avrebbe tutte le
possibilità e le risorse
per far progredire
tutti i suoi cittadini,
che invece sono costretti
ad arrangiarsi
per vivere. Il malgoverno
e la corruzione
della pubblica amministrazione
hanno
portato il Paese al disastro.
L’Argentina ha
grandi risorse agricole
e di allevamento, per
decenni invece si è favorito
l’inurbamento,
lo spostamento delle
persone verso la città,
senza preoccuparsi
del futuro dell’agricoltura.
Senza il sostegno
di questo settore, però, ben presto tutta l’economia è entrata
in crisi. Alcuni pensano che il
peggio sia passato: lo spero,
ma penso che l’attuale piccolo
miglioramento della situazione
finanziaria sia dovuto al fatto
che il debito verso i Paesi esteri
sia stato ‘congelato’”.
Cosa succederà quando questi
debiti dovranno essere pagati?“Siamo molto felici della possibilitàdi vivere qui, non possiamo
però non pensare anche
alla nostra terra argentina e
sperare che raggiunga anch’essa
tutta la serenità che merita”.
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| Il piccolo Nicholas. |
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