| TUTTI AL LAVORO, MA IN
SCENA SOLO GIOVANISSIMI
Il presepe dei bambini
Accade a Bebbio grazie al lavoro delle
parrocchie carpinetane
della valle del Secchia. Nuovi ambienti e danze ebraiche
quest’anno. Una lunga e certosina preparazione.
di Bianca Morani
C’è tanto Natale in giro, in tv e sui
giornali, nelle vetrine e nelle strade,
ma in mezzo a tanto clamore
commerciale come recuperare il
senso profondo di questa festa e
soprattutto come trasmetterlo ai
propri bambini? Tra le tante ipotesi
possibili, i parrocchiani e i
genitori delle sei parrocchie della
valle del Secchia, nel comune di
Carpineti, hanno scelto un percorso
impegnativo ma anche efficace
e immediato: far rivivere ai
bambini, da “attori”, le varie scene
della Natività. E’ nato così il
presepe vivente delle parrocchie
di Bebbio, Casteldaldo, Valestra,
Santa Caterina, Colombaia e San
Pietro.“
Il nostro presepe - spiega Carlo
Paglia, uno degli organizzatori -è nato
lo scorso autunno, quando abbiamo iniziato ad organizzare
assieme il catechismo dei bambini.
Ci siamo resi conto di aver radunato, in questo modo, circa
sessanta bambini, ed è venuto spontaneo chiederci
cosa fare per loro e come coinvolgerli attivamente. Tra le
diverse idee e proposte, quella che ci ha trovato piùconcordi è stata
appunto quella del presepe vivente. Tutti assieme abbiamo
cominciato a sviluppare quest’idea senza sapere però bene
dove saremmo potuti arrivare perché nessuno di noi
aveva un’esperienza particolare nell’organizzazione
di manifestazioni di questo tipo. Si è formato un
gruppo di lavoro che, settimana dopo settimana, ha creato
dal niente una rappresentazione della durata di circa due
ore. L’idea centrale che ha caratterizzato tutta la
rappresentazione è stata quella di ‘affidare’ tutti
i personaggi del presepe, sia quelli principali che quelli
minori, esclusivamente ai bambini, che sono stati quindi
i protagonisti unici di tutte le scene”.
“Questa opportunità - commenta Paglia
- caratterizza e differenzia il nostro presepe dagli
altri che si tengono anche nelle nostre zone. Non è stata
una scelta facile, ma la fiducia riposta nei nostri
ragazzi è stata ben ripagata: tutti hanno resistito
fermi e zitti per oltre due ore e quando si è trattato,
la sera successiva, di ripetere la rappresentazione,
solo due o tre bimbi, ammalati, non si sono ripresentati
al proprio posto”. Conferma questo giudizio Luciana
Casini, mamma di due piccoli partecipanti al presepe: “Mi
ha colpito il grande coinvolgimento dei bambini; tutti.
Angeli, soldati, massaie, pastori hanno sentito tantissimo
la loro parte e si sono resi partecipi di questa grande
storia. In questo modo, davvero Natale non è stato
solo regali e festeggiamenti ma anche il vivere emozioni
intense e sentimenti profondi”. “ Noi che
conosciamo i nostri figli, la loro vivacità e
irrequietezza - aggiungono Roberta Boni e Diana Casoni
- non riuscivamo a credere che fossero riusciti a rimanere
zitti e immobili così a lungo. Speriamo di rivederli
anche quest’anno così attenti e motivati.
Per favorire la loro partecipazione abbiamo deciso
di ridistribuire le parti: tutti avranno ruoli diversi
da quelli già vissuti”.
“Un altro fattore che ha contribuito al successo
del nostro presepe - riprende Paglia - è stata
senz’altro l’ambientazione. Avevamo pensato
fin da subito di utilizzare l’antico borgo di
Bebbio, tuttora particolarmente caratteristico e suggestivo
e, avuto il permesso dei residenti, abbiamo iniziato
un grosso lavoro di riordino e parziale recupero delle
strutture più interessanti ove ospitare i vari
momenti della natività e mostrare aspetti della
vita di un villaggio antico. Abbiamo ‘riaperto’ le
botteghe del falegname e del fabbro, le stalle e i
recinti per gli animali e le stanze ove si preparavano
il pane, il formaggio, la lana e i tessuti; ambienti
perfettamente arredati grazie ad oggetti prestati da
vicini e amici. Anche questa scelta si è rivelata
azzeccata. Sarà stato il borgo, saranno stati
i bambini, la nebbia che avvolgeva il paese, però la
sera del 22 dicembre 2003 abbiamo vissuto davvero un’esperienza
forte e particolare, tanto apprezzata dal pubblico
presente che abbiamo dovuto ripetere la rappresentazione
anche la sera successiva”.
Come spesso accade in esperienze come questa, ancor
più entusiasmante del successo esterno sono
però la consapevolezza di aver creato un gruppo
solidale e la capacità di lavoro e collaborazione
comune dimostrate.“ Al di là dell’iniziativa
in sé - interviene don Stefano Torelli, responsabile
delle sei parrocchie - abbiamo dimostrato che insieme
si può realizzare qualcosa di bello e comunicare
messaggi significativi per noi e per gli altri”.“ Questa
iniziativa - concorda Carlo Paglia - ci ha dato la
possibilità di esprimerci e di sentirci soddisfatti.
E’ stata ed è tuttora (stiamo infatti
lavorando alla seconda edizione) una grande esperienza
di vita comune, arricchita dall’apporto di tanti,
vicini all’ambiente parrocchiale ma non solo.
Già lo scorso anno tutti i sabati di novembre
e dicembre sono stati dedicati al lavoro a Bebbio,
mentre due sere a settimana ci ritrovavamo nel salone
di Casteldaldo per preparare i costumi e ciò che
serviva per l’allestimento”.
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“Inizialmente - spiega Vincenzo Biavardi, un altro
genitore - ci siamo riuniti per fare qualcosa per i nostri
figli ma poi, lavorando insieme, si è creato un gruppo
affiatato, fatto di persone che stanno bene assieme. Nessuno
di noi ha un ruolo specifico, facciamo secondo le disponibilità ciò che
si è stabilito sia prima che durante le rappresentazioni”.“ Io
- scherza Marco Baldelli - faccio quel che c’è da
fare, anche il caffè. In realtà, unendo le
nostre forze siamo riusciti a realizzare cose che neanche
immaginavamo”. Anche le sarte, che casualmente si chiamano
tutte e tre Daniela (Crotti, Nicoletti e Strippoli), confermano:“ Abbiamo
iniziato per scherzo, dopo un anno siamo ancora qui che cuciamo
e adattiamo costumi per tutti i protagonisti del presepe”.
Ma le attività del gruppo non si sono interrotte neanche
durante l’estate.“ Durante i mesi estivi - spiega
Biavardi - abbiamo partecipato con uno stand pubblicitario
alla fiera di San Vitale e abbiamo gestito uno stand gastronomico
durante la festa degli antichi sapori tenutasi a Carpineti
nell’ottobre scorso. Sempre in quel periodo abbiamo
allestito anche una mostra fotografica a Marola, in occasione
della festa della castagna.
In questo modo abbiamo cercato di fare conoscere quanto
avevamo realizzato e di raccogliere fondi per l’edizione
del 2004, che è piena di novità”.“ Quest’anno,
infatti - spiega Paglia - ci saranno novità inerenti
gli ambienti, che sono aumentati di numero e qualità.
Abbiamo infatti chiesto la collaborazione di alcuni artigiani,
non solo della montagna, che si sono resi disponibili ad
abitare le botteghe del nostro presepe e a mostrare ‘in
diretta’ le loro attività. Nel pomeriggio del
giorno di Natale sarà possibile visitare queste botteghe
e soffermarsi a conversare con gli artigiani. La sera sarà invece
dedicata interamente alla visita della sacra rappresentazione.
Anche quest’ultima sarà arricchita da una novità:
le danze ebraiche che un gruppo di bambini e adulti sta imparando
da alcune settimane sotto la guida di Cristina Casarini,
responsabile dell’Associazione Balliamo sul Mondo,
e che sarà replicata anche la sera di Santo Stefano.
La parte musicale sarà arricchita, inoltre, dalla
presenza della Fisorchestra e dai ragazzi della scuola di
musica ‘Luigi Valcavi’ di Carpineti, che la sera
del 25 dicembre si esibiranno nella chiesa adiacente al borgo
in un concerto di musiche natalizie. Siamo molto contenti
che il maestro Munari abbia accettato il nostro invito nonostante
i molteplici impegni; siamo convinti che questo concerto
renderà ancora più magica ed emozionante tutta
l’atmosfera. Questo sforzo di ampliare i contenuti
del nostro presepe e di ricercare sempre nuove collaborazioni è stato
davvero importante, perciò stiamo pensando di dare
una cadenza biennale al nostro presepe, quindi mi raccomando:
quest’anno non mancate, perché per rivederlo
ancora dovrete aspettare ben due anni!”. |