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detto
fra noi
di Giuseppe Delfini
Montanari del mondo
Le ronde notturne realizzate da un gruppo di felinesi,esasperati
per i numerosi furti registrati nella loro zona, sono
il segnale che il fenomeno sicurezza è stato in passato
ampiamente
sottovalutato. Certo: non si può fare tutto, e nessuno
può matematicamente dimostrare
che con certe azioni si sarebbero evitati determinati fenomeni
o reati. Però. La sicurezza,
però,è
anche un fatto di sensazioni, e se i cittadini di Felina
sono
arrivati alle ronde, un motivo c’è. Inutile
nascondersi o evitare
un minimo di autocritica, anche da parte delle istituzioni.
E’ altrettanto inutile, se non dannoso,
non voler riflettere su
alcune notizie. Prendete l’operazione “bob cat”,
che ha portato
agli arresti di persone che rubavano mezzi meccanici edili
sofisticati e costosi. Di queste persone, diverse erano montanare
(della serie: i guai non vengono sempre da fuori). Viviamo
in un paradiso: teniamocelo buono e per quanto possibile
miglioriamolo (della serie: una corretta democrazia sociale
aiuterebbe a prevenire certi fenomeni, e magari a trovare
le
risorse per cose importanti). Non crediamo però che
la nostra
terra sia un giardino incantato, esente da questioni e domande
angoscianti. Non ficchiamo ancora la testa sotto la sabbia.
Una serie allarmante di episodi criminosi si era verificata
in
montagna un annetto fa (ricordate? Stupri, accoltellamenti,
furti...), e le grida di allarme erano state tacitate come
speculazioni
politiche o poco più. Non drammatizziamo, non generalizziamo.
Ma nemmeno abbassiamo la guardia. Sono appena
state rinnovate le giunte. Tra gli incarichi distribuiti
abbiamo
trovato cose concrete e poetiche. Ma la delega alla sicurezza
sociale non l’abbiamo notata nel modo in cui speravamo.
E
cioè massiccio. Anzi. Sarebbe stato un segnale di
attenzione e
rispetto. Siamo ancora in tempo per recuperare. Qualcosa
pare si stia muovendo. Speriamo sia l’alba di un buon
giorno.
Di solito, i politici dicono che fare progetti è importante
perché senza di essi non si può andare a caccia
delle risorse per
attuarli. Quindi, progettano prima di avere i soldi. Perché allora,
per quanto riguarda le fondovalli, gli amministratori si
rifiutano di progettare con la scusa che non ci sono soldi?
C’è una palese contraddizione. Forse, è solo
un problema di
parole, di come chiamiamo le cose. Mettiamola allora così:è importante confrontarsi su come migliorare la viabilità lungo
tutte le direttrici, e non solo la statale 63. Lo chiedono
i
montanari e persino il “tavolo delle associazioni di
imprese e
di categoria”. Chi amministra non può limitarsi
a dire che non
c’è denaro per fare tutto, e quindi decidere
di non aprire
nemmeno la prima pagina di certi capitoli. Si punta solo
sulla
63? Stiamo freschi, visti i tempi occorsi, ad esempio, per
la
variante di Collagna o la Bocco-Canala, e le necessità di
altre
zone più a valle. Discutiamo sui modi, sul come fare
le strade,
le rettifiche alle curve, le gallerie... Ma discutiamo. Proviamo
a giocare questa partita, ad ascoltare la gente. O queste
cose
agli amministratori piace calarle dall’alto, dopo che
le hanno
decise tra di loro?
Sarà, anche stavolta, un problema di parole, ma stona
vedere
che il programma della nuova Comunità montana presenta
l’Appennino che verrà come una grande “città diffusa
e
policentrica”. In questo documento troviamo tante cose
belle
e ottime idee. Non capiamo però cosa ci sia di invidiabile
e
omogeneo nello sviluppo delle città, e non vediamo
perché dovremmo “cittadinizzare” idealmente
la nostra montagna.
Non vogliamo essere cittadini del mondo, ma montanari del
mondo. Puntiamo sulle nostre caratteristiche, cerchiamo sinergie
e collegamenti, facciamo decollare il locale guardando
il globale. Ma, per favore, non “cittadinizziamoci”.
Nemmeno
a parole. E buon Natale a tutti.
g.delfini@tuttomontagna.it |