| L’AZIENDA ‘BISMANTOVA’ TORNA
A PRODURRE IL CEREALE DEI ROMANI
A tavola con la zuppa degli dei
A Casale, Luca Valentini riscopre la coltivazione
del farro, poco produttivo ma dagli aromi antichi.
A ruba la produzione 2004, triplicherà quella dell’anno
prossimo. E ci sono anche i biscotti e il pane.
di Gabriele Arlotti
C’è un alimento dagli aromi antichi.
Le sue origini si perdono
nei confini della Terra Santa. E
il poterne apprezzare il profumo
nei nostri piatti natalizi è una
delle più gustose novità di questa
fine 2004.
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| Nella foto, Luca Valentini
con il farro che produce. |
IL CIBO DI EGIZI E ROMANI
Accade a Casale di Castelnovo
Monti, dove l’azienda agricola“
Bismantova” di Luca Valentini
torna a produrre, prima in Appennino,
il farro, cereale forte e
puro, per secoli alimento delle
nostre popolazioni rurali. Il farro,
molto diffuso sin dal V secolo
a.C., è stato trovato anche
nelle antiche tombe egiziane edè
citato nelle opere di Omero. I
Romani lo consideravano molto
prezioso e lo usavano, addirittura,
come moneta di scambio
e come offerta nei matrimoni.
Tostare il farro divenne presto
una pratica quotidiana degli
antichi abitanti dell’Italia: con
questo cereale a Roma si preparavano
il puls, un tipo di
pane di uso comune, e il libum,
la focaccia da offrire agli dei. Si
diffuse anche nei nostri territori,
perché è una pianta molto
resistente e cresce bene in terreni
poveri, come potevano essere
i nostri campi appena disboscati
nel Medioevo.
IL DECLINO
“
Ma proprio nel Medioevo -
spiega Luca Valentini, 39 anni,
coltivatore diretto assieme al fratello
Marco - si diffusero altre varietà di
cereali, come orzo e frumento, e il farro, complici le
basse rese a ettaro e le difficoltà di raccolta, finì per
essere completamente dimenticato nei nostri
territori già nel Novecento,
quando nelle diete c’era bisogno
più di amido (come nel frumento)
che non di fibra (come nel
farro)”.
LA RISCOPERTA
E la vostra azienda, allora, perché avete
deciso di tornare a produrlo?“
Per riscoprire un mangiare diverso,
per riproporre aromi che
rischiavano di finire dimenticati,
senza particolari colpe. In questo
senso in Toscana sono... ‘più avanti’.
Possiamo dire che oggi il mangiare farro è sinonimo
di un’alimentazione naturale, come
dimostrano diete moderne e
l’apprezzamento del mercato.
Inoltre, le zuppe di farro nei ristoranti
sono ormai vere prelibatezze.
La nostra scelta ben si
sposa con l’adozione del metodo
biologico che da anni portiamo
avanti nei nostri terreni”.
Eppure la vostra produzione
principale non è il farro...“
No. La nostra azienda ha bovine
da latte per la produzione di
Parmigiano Reggiano. Ma disponendo
di 80 ettari di superficie,
nel 2003 abbiamo deciso
di provare e di seminare su
3.500 metri quadrati il farro.
Non facile da trovare, perché certificato biologico l’abbiamo
reperito solo a Piacenza. E ad
agosto di quest’anno - molto più tardi rispetto al frumento - l’abbiamo
trebbiato”.
IDEA:
PROPORLO DIRETTAMENTE
AL CONSUMATORE FINALE
Con quali risultati?“
E’ un cereale che alletta facilmente
e che comporta maggiori
problemi in sede di trebbiatura,
oltre a produrre poco. Ma
questo non ci ha scoraggiati. Il
passo più importante, però,è stato
quello di decidere di curarne personalmente le operazioni
successive fino alla vendita diretta
al consumatore finale”.
Ecco qui un’altra singolare scelta.
L’azienda di Valentini, infatti,
ha anche scelto di evitare troppi
passaggi intermedi che avrebbero
reso questa prelibatezza inaccessibile al consumatore finale.“Dopo
la raccolta, ci siamo recati
personalmente in
Garfagnana per la brillatura, cioè la
pulizia delle cariossidi dalle glume. Un’operazione
molto onerosa, ma che ci ha reso un
prodotto integrale di prima qualità.
Già questo, una volta confezionato,è
andato a ruba, come
alla Fiera di San Michele, dove
sia il farro in grani che la farina
erano venduti a 5 euro al chilo.
Ma abbiamo deciso di andare
oltre e, grazie all’Agroalimentari
Cervarezza, abbiamo prodotto i
biscotti, che vendiamo a 3 euro
alla confezione. In casa nostra
mangiamo pane di farro: è ottimo”.
Per l’azienda Valentini, i bilanci
di questa inedita esperienza sono
rosei, e mentre vanno esaurendosi
le ultime scorte (info al 333
9572030) si pensa già alla produzione
per l’anno prossimo: già triplicato il letto di semina.
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PILLOLE/TRA NUTRIZIONE E CUCINA
Prelibato e ricco di fibre

Il farro comune, Triticum Dicoccum, ha un valore nutrizionale
molto simile alla varietà del grano tenero. E’ ricco
di vitamine
A, B, C, E e sali minerali, calcio, potassio, magnesio
e fosforo,
contiene proteine, dal 14,2 al 20,2 %, con amminoacidi
particolari, acidi grassi polinsaturi, ferro, rame e
manganese.
Inoltre, è ricco di fibre insolubili che favoriscono
il regolare
lavoro dell’intestino. Per la sua particolare composizione,
combatte la stipsi e secondo alcuni nutrizionisti può prevenire
le neoplasie intestinali. Una zuppa a base di farro fornisce
senso di pienezza ritardando lo stimolo della fame, mentre
nelle diete alimentari offre un importante apporto di
proteine,
vitamine, sali minerali, tra cui il ferro e il calcio.
Prima della cottura è bene lasciarlo ad ammorbidire
alcune
ore nell’acqua. A tavola può essere usato
in grani come il riso
o tritato tipo polenta, dopo un sufficiente tempo di
cottura di
trenta minuti. Si utilizza intero per zuppe, minestroni,
supplì,
ma anche per piatti freddi a insalate, tritato per polpette.
La
sua farina è usata per produrre gustosissimi biscotti,
pane e
pasta.
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