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detto
fra noi
di Giuseppe Delfini
Sudditi o cittadini?
Nell’ultimo numero di Tuttomontagna don Ghirelli,
parroco di
Cervarezza, ha scagliato nel sonnacchioso stagno del dibattito
politico-sociale uno di quei macigni la cui potenziale devastante
incisività è stata confermata dall’assordante
silenzio
che, come un muro, è stato eretto intorno a esso.
Peccato. Ogni
lasciata è persa, anche nel campo delle idee e delle
relazioni
umane. E rinunciare così palesemente a un’occasione
di
confronto e di crescita non ci pare la più felice
delle scelte,
soprattutto da parte di chi ci governa. Ma tant’è.
Ci ha provato
il nostro Malvolti a pungolare in merito Alessandro Govi,
giovane e intelligente sindaco di Busana. Quest’ultimo,
però,
ha liquidato il tutto con un sostanziale rifiuto a disquisire
su
tesi a suo dire qualunquistiche. A parte che Govi svirgola
clamorosamente nell’attribuire al sacerdote affermazioni
che
invece sono tratte dal sentire della strada (e comunque: è così fuori
moda sapere cosa pensa la gente? Perché non
interessa?),
proviamo a ripercorrere alcuni passi di quell’articolo.
“C’è una partecipazione debolissima alle riunioni
indette dal
sindaco”, sostiene il don. Qualunquista? Sta di fatto
che di
gente ai consigli comunali non se ne vede quasi mai, e nemmeno,
salvo rare occasioni, alle riunioni ufficiali indette da
chi
comanda. Non vogliamo dire che la colpa sia tutta da una
parte, ma discutere alla luce del sole sui perché e
i percome di
questo comportamento non danneggerebbe certo. Andiamo
avanti. “Ma chi è che sceglie?”, si chiede
don Ghirelli,
alludendo ai posti di sindaco e dintorni. E’ così osceno
domandarselo?
O piuttosto è qualunquistico rifiutarsi di replicare
perché a questo mondo tutto si può, ma non
disturbare il
manovratore? Una vicenda che riguarda tutti: il prossimo
presidente della Comunità montana, Leana Pignedoli
(sulla
cui esperienza e dedizione nessuno può obiettare), è stato
deciso ancor prima che venissero scelti quelli che dovranno
materialmente votarlo, e cioè i rappresentanti di
ogni Comune
in quell’Ente. E’ qualunquistico chiedersi chi
l’ha designato?
Non per dire che la nomina è sbagliata, ma solo per
sapere.
Siamo cittadini o sudditi? “Chi ha avuto un incarico
ne deve
avere un altro”, parole ancora del don. Possiamo definire
questa affermazione come crediamo, ma la dimostrazione
della sua verità è quotidianamente su ogni
giornale. E quello
che emerge è solo la punta dell’iceberg: pensate
a funzionari,
progettisti, amministratori e incaricati di ogni ordine,
ente e
grado. Sono persone sbagliate? Non a priori. Come non sono
a priori le migliori. Però sono quasi sempre quelle,
e guai a chi
chiede ad alta voce i motivi. E’ così folle
parlarne? Uscire
vittoriosi da un confronto di valori dà autorevolezza:
un
optional per chi ha già l’autorità? E’ ancora
possibile mettere
qualcosa o qualcuno in discussione, o il regime è solo
quello
degli “altri”? “Il voto è molto
condizionato”, dichiara il
parroco di Cervarezza. Ne siamo convinti pure noi, ma ci
piacerebbe venire smentiti: diventerebbe più bello
il nostro
cielo. Vigliacco se qualcuno si degna di parlare di queste
cose.
Meglio trincerarsi dietro lo scudo dei voti avuti, che legittimano
a fare, designare e decidere. Anche se dialogare o no coi
propri amministrati. Qualcuno obietta? Sia isolato con
un
muro di silenzio. Finché ci si riesce. A Reggio le
truppe del
volenteroso sindaco Del Rio, sul piano-traffico, hanno dovuto
dietrofronteggiare sotto l’onda d’urto di un
migliaio di protestanti
che hanno pacifcamente invaso il municipio. A Castelnovo
per la rotonda non è accaduto nulla di simile. E’ così umiliante,
argomenti alla mano, tentare di dimostrare di avere
ragione? Certo: è più comodo etichettare come
qualunquista
chi si fa interprete di un certo tipo di malumore. Fino a
quando?
g.delfini@tuttomontagna.it |