| TOANO/ANNA
GHIRARDINI IN TIBET
La missione del cuore
Con altri medici ha lavorato per tre settimane
a 3.800 metri d’altezza. Eseguite
138 operazioni per gravi malformazioni al corpo. “Che
voglia di vivere, là”.
di Francesca Schenetti
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INTERPLASTITALY
Anna Ghirardini
con alcuni colleghi a
Shigatse prima del rientro: “La
gente non voleva che ce ne andassimo”,
dice il medico toanese,
in alto nel film con unpiccolo paziente di soli 8
mesi. Poi, nell’ordine: l’ingresso
del Jokhang a Lhasa, il tempio
più importante del Tibet;
tra le cime che si osservano
dal passo di Tong c’è anche il
Shisha Pangma (8.013 mt); un
bimbo pastore; la paziente
preferita di Anna; un bimbo
curato dopo essere stato incornato
da uno yak. |
Qualcosa come una vocazione verso gli altri
può portare un’équipe di medici a lavorare
a 3.800 metri di altezza, in un paese straniero,
con mille difficoltà. Una delle protagoniste
di quella che può essere considerata
un’esperienza unica di vita è Anna Maria
Ghirardini, medico anestesista, di 37 anni,
originaria di Manno di Toano. La giovane
dottoressa si è laureata e specializzata presso
l’Università di Modena ed ora svolge la
sua attività al Policlinico di Modena. Anna,
lo scorso 7 aprile, insieme ad un’équipe completa
di medici, è partita alla volta di Shigatse,
una cittadina del Tibet. A promuovere
l’ardita spedizione è stata l’associazione
Interplastitaly,
nata nel 1988 per volere del
vescovo di Dacca (Bangladesh) con lo scopo
di portare la chirurgia plastica-ricostruttiva,
per gravi malformazioni, nel mondo.“
Per tre settimane - spiega Anna Maria Ghirardini
- abbiamo lavorato senza mai fermarci.
In totale abbiamo eseguito 138 operazioni
su tibetani di tutte le età e di ogni provenienza,
per gravi malformazioni al corpo”.
Andiamo per gradi e cominciamo dall’inizio:“
Siamo partiti dall’aeroporto torinese di
Caselle per arrivare a Katmandu - racconta
Anna - poi ha preso inizio l’avventura. Per
giungere a destinazione è stato indispensabile
utilizzare un elicottero russo del dopoguerra,
in quanto a bloccare il nostro percorso è
intervenuta un’azione improvvisa
della guerriglia Maoista, presente in Nepal.
Dopo un’ora di volo abbiamo raggiunto il
confine cino-tibetano, dove c’erano ad attenderci
i mezzi della Croce rossa svizzera,
che ci avrebbero condotti, lungo i 700 chilometri
di una strada sterrata, fino a Shigatse,
la meta finale.
E’ stato un viaggio allucinante,
sofferto soprattutto per il mal di montagna.
Dovevamo raggiungere quasi i 4.000
metri di altezza, ed è stata dura. Tenendo
conto che per l’adattamento fisico sarebbe
opportuno salire di 500 metri per volta, vi
assicuro che raggiungere certe altezze in
poco tempo ci ha messo tutti alla prova. I
primi momenti era sufficiente fare una rampa
di scale perché venisse a mancare il fiato.
La stanchezza e il mal di testa mi hanno accompagnato per diverso
tempo”.
L’équipe ha iniziato a lavorare
subito, appena giunti sul
posto: “Abbiamo iniziato immediatamente
le visite. Sono giunti sul posto pazienti, presso
il locale ospedale, provenienti da tutte le
zone del Tibet, e con patologie tra le più diverse.
In dodici giorni di duro lavoro abbiamo operato 120 persone:
75 di labioschisi,
15 di palatoschisi, 32 esiti da ustioni,
6 esiti da ustioni acute. Le età dei pazienti
erano fra le più diverse, molti sono stati i
bambini che abbiamo trattato per il cosiddetto
labbro leporino. Non si tratta di una
malformazione congenita che ha una particolare
concentrazione in Tibet, è che la normale
percentuale di incidenza non era mai
stata trattata. Pertanto, vista l’occasione si
sono presentati in quella circostanza moltissimi
casi. La mia preferita era una bimba
piccola, che vestita di rosa sembrava una
principessa. E’ stato un piacere curarla e
prendermi cura di lei. La nostra era la prima équipe
di medici occidentali che andava in quelle zone. Inizialmente
la popolazione
ci ha studiato, erano diffidenti.
E’ facile, d’altronde,
capirli: il governo cinese li sta opprimendo,
si sentono conquistati. Vedendo
però che ci occupavamo di loro e che volevamo
il loro bene, hanno iniziato ad avere
fiducia e alla fine si era creato un rapporto
davvero fantastico. Il messaggio di fiducia
forte che abbiamo lanciato loro è stato quando
mangiavamo con loro le specialità locali.
Si trattava di gusti assurdi per il nostro palato,
però era indispensabile e anche piacevole
far parte del gruppo tibetano. I tibetani
si presentano dall’aspetto così rubicondo, ma
in realtà hanno la pelle ustionata dal sole. A
quelle altezza il sole fa danni incredibili alla
cute. Non hanno niente, sono poverissimi,
ma hanno tanto dentro, sono un popolo gioiosissimo
con una grande voglia di vivere”.
L’esperienza degli otto medici (due chirurghi
plastici, due anestesisti, un pediatra, un
capo servizio, due strumentisti, un fotoreporter
e tuttofare) è andata benissimo, c’è addirittura
la speranza che venga ripetuta. “Devo ringraziare -
sottolinea la Ghirardini - le parrocchie di Manno, Massa
e Toano per
il supporto dato a Interplastitaly”.
Per chi
desiderasse aiutare l’associazione, si più fare
un versamento sul c/c 2275 presso la Banca
Popolare di Verona, filiale di Faenza (Cab
5188, Abi 23700).
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