| LA CAMERA TRASFORMATA
IN AULA
Tutti per super Michi
Un anno di cure e di attesa del trapianto
di midollo osseo.
Un progetto-scuola su misura, grande come il cuore di chi
vi ha partecipato.
Promosso a pieni voti. Sms dall’ospedale. Continua
la sottoscrizione.
di Silvia Razzoli
Non è una storia come tante altre! E’ una storia
davvero speciale, da raccontare. Il protagonista è Michele,
ma i personaggi coinvolti sono tanti. Una storia intensa
di significati umani e di valori professionali che si è vissuta
tutti insieme intorno a Michi, un alunno che non ha potuto
frequentare la classe 4ª elementare a Cerredolo coi
suoi compagni a causa della sua malattia. I luoghi sono la
scuola con il suo banco vuoto che abbiamo cercato di riempire,
un computer per mantenere contatti con maestre e compagni,
un angolo tutto dedicato a lui e ai materiali oggetto di
scambio, per sentire la sua presenza ogni giorno; un Diario
di bordo ove mantenere la memoria di ciò che si viveva,
la casa dove un banco scolastico è stato trasferito
per creare lì una specie di spazio-classe con appesi
alle pareti i cartelloni costruiti con lui, per trasferire
a casa una “quasi normalità scolastica”;
l’ospedale dove spesso si è recato per le terapie
nelle lunghe settimane di attesa di un midollo compatibile
per il trapianto.
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Una vera e propria sfida professionale
Settembre 2003:
le insegnanti Roberta Bargi, Maria Grazia
Ferrarini, Loretta Ferrari e Silvia Razzoli (responsabile
del progetto) in servizio nella classe 4ª del plesso
di Cerredolo, si trovano a dover affrontare una situazione
piuttosto inconsueta: Michi, un alunno che ha sempre amato
la scuola e lo studio, non potrà frequentare la scuola
per tutto l’anno. Tutti abbiamo sempre saputo che la
progettazione va fondata sui bisogni formativi degli alunni,
ma quando i bisogni sono come quelli di Michi, le nostre
certezze didattiche, pedagogiche e organizzative vacillano.
Che fare? Una bella sfida per fare esercizio di flessibilità e
di accoglienza con cui ci siamo trovati a fare i conti sia
umanamente che professionalmente. I capisaldi del nostro
progetto: 1) Utilizzo degli insegnanti di classe per lezioni
a domicilio; 2) lezioni a domicilio con una insegnante esterna;
3) attivazione dei sistemi telematici: posta elettronica
e videoconferenza; 4) stretto e costante raccordo con la
famiglia e con l’insegnante esterno; 5) la documentazione
e la compilazione di un “diario di bordo”; 6)
coinvolgimento in tutte le attività possibili che
svolge la classe (es. il laboratorio teatrale, progetto sul
Sentiero matildico e ambientale).
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GLI AMICI DI SCUOLA, CHE
TERAPIA “
La cosa più bella di questo anno è quando
sono
venuto nel cortile della scuola a festeggiare il carnevale
con voi, perché ho incontrato i miei
amici”, scrive Michi. |
Gli obiettivi posti sono
alti, ma a rinunciare si fa sempre in tempo: si vuole garantire
a Michi il percorso scolastico della classe, mantenere viva
la sua vita di relazione coi compagni, dare un senso alle
sue giornate e riempire un tempo di attesa insopportabile,
troppo lungo per lui e per la sua famiglia. Il piano operativo è stato
predisposto nei dettagli sulla base di tutte le risorse a
disposizione, attivate e attivabili, e settimana dopo settimana
abbiamo costruito le attività più adatte. Avviando
il progetto a partire dalle risorse di cui disponevamo, con
l’impegno di adoperarci per ottenere i finanziamenti
dal Csa e dalla Regione previsti dalla normativa vigente
per Scuole in ospedale. Aprile 2004: incredibile! Si è riusciti
a realizzare tutto. Ma dove sta la riuscita di questo progetto? Si
sono attivate tutte le energie possibili e ne è uscito
un progetto realizzato e non solo dichiarato che, nella speranza
non si ripetano casi come quello di Michele, può essere
considerato come modello organizzativo e pedagogico capace
di far fronte a situazioni particolari. La qualità del
progetto è stata riconosciuta e valorizzata a livello
regionale. Questo onora la nostra montagna e i suoi operatori,
che troppo spesso sono inopportunamente convinti di vivere
e operare in una realtà svantaggiata e al margine.
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LA FORZA E LA VOGLIA DI
SORRIDERE
DI MICHI “
Il nostro eroe: quando non possiamo
vederci ci manda le foto via mail. Con
questa, nel settembre scorso, abbiamo caratterizzato
uno spazio in classe: vicino al
suo banco c’è l’angolo di Michi, dove
hanno
trovato posto le foto, i materiali prodotti
da lui per noi, le lettere inviate e ricevute
per posta elettronica prima di poter applicare
la videoconferenza”. |
La forza di un gruppo docente, una scuola attenta e presente
Trovare
ore di compresenza non è facile in un plesso
con cinque classi, sei docenti, otto ore dell’insegnante
di inglese e due rientri pomeridiani. La posta in gioco è troppo
alta per non trovare una soluzione, e così ne è uscito
un capolavoro di ingegneria organizzativa che ha visto applicare
appieno il principio della flessibilità previsto dal
Decreto 275/99 sull’Autonomia scolastica. Questo è avvenuto
grazie a una straordinaria professionalità di tutti
i docenti del plesso, pronti a mettersi a disposizione per
gestire un orario flessibile con gruppi di alunni di più classi
per liberare del tempo da dedicare a Michi. La forza del
gruppo ha aiutato gli insegnanti direttamente coinvolti,
incoraggiati e sostenuti dalla condivisione e dal senso di
partecipazione degli altri colleghi! Oltre agli insegnanti,
tutto il personale della scuola si è adoperato e ha
contribuito alla riuscita del progetto, soprattutto nella
predisposizione di condizioni e attrezzature per attivare
i collegamenti per la videoconferenza. Michele ha potuto
assistere alle lezioni partecipando attivamente da casa ed
interagendo con i compagni grazie al
computer.
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MICHI E FILIPPO
Tra i
due fratelli il legame è
fortissimo. |
La sensibilità del territorio
In questi casi non
si può aspettare troppo e così, per partire,
le insegnanti si sono fatte promotrici di iniziative in collaborazione
col territorio. I primi a rispondere alle nostre richieste
sono stati gli amici del Gruppo Alpini di Corneto, che hanno
permesso di garantire la presenza di una insegnante a domicilio
nei giorni in cui non potevano andare quelli di classe. Poi...
la solidarietà si fa contagiosa, e così per
Michi, da più parti, arrivano uno scanner, una stampante,
un computer portatile da prendere con sè in
ospedale... anche con iniziative come quella degli ex compagni
che, guidati da alcuni genitori, hanno prodotto lo spettacolo
di Zelig in versione riveduta. Un ruolo attivo è stato
così giocato anche dalle famiglie, dai compagni e
da tutto il territorio. Un paese, una montagna che sa far
sentire la propria presenza: anche i bambini di Gova, guidati
da Francesca Sorbi, hanno prodotto uno spettacolo natalizio
dedicato a Michi.
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LA BEFANA VIEN DA GOVA
Michi e il fratello Filippo con
la Befana impersonata da
Francesca Sorbi. |
La fiducia di una splendida famiglia
Il ruolo della famiglia
di Michi è stato fondamentale, un esempio straordinario
di collaborazione fondato sulla fiducia, contatti costanti
e continui, impegni comuni nell’imparare a far funzionare
la videoconferenza e il computer, adeguamento delle attrezzature
a disposizione, informazioni tempestive per riorganizzare
il calendario col sopraggiungere di imprevisti o degli effetti
terapeutici, una esemplare dimostrazione di accoglienza,
di speranza e di apertura costante.
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CONCERTO DI NATALE PER
FLAUTI “FOR MICHI”
Gita natalizia
organizzata dalla maestra di musica Maria Grazia nel
giardino di Michi. |
La disponibilità di
una maestra esterna
Sara Benassi, la giovane maestra esterna,
ha svolto un lavoro splendido e ci ha consentito un costante
raccordo tra il suo e il nostro lavoro, ha avuto attenzioni
e sensibilità speciali, è andata oltre ogni
aspettativa nel condurre un’attività decisamente
inusuale. Di lei Michele scrive: “Assomiglia a mio
fratello Filippo”. Basta questo per capire il coinvolgimento
e l’empatia che si è creata tra loro.
Giugno 2004: il programma è stato svolto al pari
della classe. I risultati? In pagella tutti “ottimo” come
lo scorso anno, senza regalare nulla, perché Michi
si è impegnato con la solita serietà. Abbiamo
condiviso un anno di scuola speciale e non poteva chiudersi
in un modo migliore. Non solo. Proprio nell’ultimo
giorno di lezione, il 5 giugno, a Bologna, dove Michi era
ricoverato da poco tempo, è stato effettuato il trapianto
del midollo osseo compatibile arrivato dall’America,
atteso per oltre un anno e per la ricerca del quale si sono
sottoposti a prelievo un’infinità di persone,
soprattutto giovani, della montagna. La solidarietà come
si vede può essere praticata in molti modi. In questi
giorni Michi si trova in una stanza sterilizzata senza possibilità di
contatti con l’esterno se non col suo cellulare, dal
quale ci dice che era un po’ agitato ma che è contento
perché adesso guarirà... e finisce questa storia.
Non lascia mai trapelare segni di sofferenza, neanche nel
delicato momento che contraddistingue le fasi di attecchimento
del midollo, al massimo ci dice: “Sto abbastanza bene...
un po’ la bocca... ma si sopporta”.
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CARNEVALE, UNA QUASI NORMALITÀ
Sara Benassi, la maestra esterna, che ha lavorato in collaborazione con
i docenti della classe: “ Mi sono presentata a casa per la solita
lezione vestita da carnevale: è rimasto sbalordito. Mi è sembrato
il modo migliore per fargli vivere questa festa che piace tanto ai bimbi,
lui si era costruito gli ‘ arnesi’ da vichingo, dopo che
in ospedale gli avevano regalato il copricapo, sapendo dei suoi interessi
per la storia”. |
Anche questo
un segno della sua grande e straordinaria personalità e
forza che abbiamo conosciuto già dai primi anni di
frequenza scolastica. Un esempio per tutti, grandi e bambini!
Con lui mamma Cristina e papà Zeno, che nel frattempo
ha dovuto interrompere l’attività lavorativa.
Lo affiancano costantemente, davanti a loro ancora settimane
di attesa. E a casa, con la nonna Loredana, il fratello Filippo,
che pur vivendo una vicenda famigliare di questo genere ha
superato brillantemente l’esame di terza media a Roteglia,
meritandosi la borsa di studio per gli eccellenti risultati
scolastici. Michi, siamo tutti nella curva sud a fare il
tifo perché tu vinca questa partita.
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LA VIDEOCONFERENZA, UNA
BELLA RISORSA
“Peccato che ci sia voluto tempo per attivarla, ma adesso quasi ogni giorno
lavoriamo insieme e ci parliamo in diretta”. Michi in videoconferenza con
Roberta e la classe durante una lezione di italiano: “Sembra proprio di
vivere una lezione quasi normale. Mi piace moltissimo”. Quando c’è la
maestra Loretta la videoconferenza si fa in inglese. “ Una situazione di
questo tipo ci ha messo in condizione di imparare tanto e velocemente”,
dicono le insegnanti. |
Ti aspettiamo
a scuola, e... come nel sogno che ci ha raccontato il tuo
compagno Marco, saremo tutti lì a fare una grande
festa, con una grande torta. “ Se anche una sola persona
della mia comunità soffre, non posso non soffrire
anch’io, se una persona della mia comunità spera,
non posso non sperare con lei, se contribuisco ad alleviare
la sofferenza di qualcuno, posso essere felice con lui e
per lui”. Questo è il pensiero scritto sul volantino
informativo del Gruppo alpini di Corneto guidato da Efrem
Bianchi, che ha aperto una sottoscrizione presso la Banca
Popolare di Verona, filiale di Cerredolo (riferimenti Conto
Corrente n. 14.000-Abi 05188 Cab 66520), per proseguire
il sostegno a Michi e alla famiglia.
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| CIAO MICHI, A PRESTO! |
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STRALCI DI TESTIMONIANZE
La voce di chi ha vissuto
un’esperienza straordinaria
Le maestre: “E’ stata
una bella occasione per rimetterci in
gioco. Ho vissuto bene questa esperienza, è stato
bello poter
offrire a un bambino come lui una vera e propria scuola
anche
a casa. All’inizio l’ho vissuta come una
grande incognita, ci
avrebbe accettato? come ci
avrebbe vissuto? come fai a
parlare di numeri decimali in
queste circostanze? Poi, dopo
la prima lezione tutto è diventato
semplice. Sono sempre
riuscita a pensarlo come gli
altri scolari, ci aspettava ogni
volta. E’ un bimbo splendido,
ha ridato un senso al nostro
essere insegnanti, sia dal punto
di vista umano che professionale.
Non mi sono mai sentita
sola nel portare avanti
questo progetto, anche se ho
temuto le mie reazioni emotive
al caso. Quella casa è una
casa aperta, abbiamo sempre
sentito la gioia di mamma Cristina
e di tutta la famiglia nell’accoglierci.
Era Michele stesso
che ogni volta che andavi da
lui ti dava la forza per procedere
come se nulla fosse. Una
fatica che non ho sentito in più, ma come l’unica
che valesse
la pena di essere fatta...”.
La mamma Cristina
e il papà Zeno: “Per
noi era molto
importante vedere Michele impegnato e in qualche modo
collegato ai suoi compagni e alla sua vita di sempre.
Temevamo
di doverlo pensare solo davanti alla televisione o
a un
videogioco in giornate che a volte sembrano interminabili
costretti da un rigido protocollo sanitario. Confrontandoci
con altri genitori presso l’ospedale di Parma
ci siamo resi
conto che nessuno ha avuto quello che è stato
offerto dalla
scuola di Cerredolo a Michele. Dalla scuola nessuno
ha avuto
la collaborazione che abbiamo avuto noi. Mi sono sempre
sentita libera di chiamare l’ufficio, le maestre,
in qualunque
momento e per ogni richiesta”.
La maestra Sara: “All’inizio
ero in dubbio se accettare o no.
Ero titubante perché non sapevo a cosa andavo
incontro.
Dopo le prime volte ho capito che tutto era molto più semplice
di quello che pensavo. Mentre sono da lui non riesco
mai a pensare a quello che ha Michi, non me ne rendo
conto,
sembra tutto avvolto da una strana normalità perché lui è un
bambino straordinario, molto intelligente, pieno di
risorse
che, grazie al suo forte carattere, affronta la situazione
mettendo a proprio agio chi è vicino a lui.
Possiede un senso
dell’ironia e dell’umorismo fuori dal comune;
oltre a lavorare,
ogni volta riusciamo anche a ridere e scherzare. Faccio
lezione, ma a volte è lui che mi insegna delle
cose di
informatica e di storia. Michi è un esempio
per altri bambini
e anche per degli adulti: non l’ho mai sentito
lamentarsi! Lo
rifarei”.
Michele - Dal diario di bordo: “Oggi
ho resistito (allude ai
tempi di lavoro e di attenzione, ndr) dalle 9.30 alle
11.50, mi
sono divertito molto, ho riso come un matto (colpa
di Rolitas
mentre imparavo le forme di governo a Roma). Oggi in
videoconferenza ho imparato dai miei amici la storia
di
Matilde di Canossa che non conoscevo. Questo anno l’ho
vissuto abbastanza bene anche se mi sono mancati i
miei
amici perché mi fanno compagnia, ci sentiamo
vicini pensandoci.
La Sara mi piace molto. Mi piace stare in videoconferenza
con voi. Secondo me ho imparato tutto quello che si
fa in
quarta. Il momento più bello è quando
la Sara mi ha portato
nel cortile della scuola a festeggiare il carnevale
coi miei
amici”.
Sarebbe una storia lunga da raccontare: pur nella
sua drammaticità ci
ha lasciato un inspiegabile senso di gioia per aver
potuto
fare qualcosa di bello… |
SETTEMBRE 2004: MICHI CI HA LASCIATO |
CERREDOLO/CIAO, SUPER MICHI!
Per sempre nel cuore
Un angelo ha portato in cielo il bimbo
toanese.
Dice il papà: “Nel mio dolore sono felice di
poter ringraziare”.
In tanti si erano mobilitati per lui. “Un
dolce angelo ha preso per
mano Michele e l’ha accompagnato
in paradiso”. E’ con queste
parole, delicate e piene
d’amore, che i genitori Zeno e
Cristina Tori, di Cerredolo di
Toano, hanno annunciato che
il loro figlioletto di dieci anni aveva
perso la battaglia contro la
malattia, ma aveva vinto quella
con la Vita. Perché ciò che conta,
di una persona, è quello che
lascia nel cuore degli altri. E Michele
resterà per sempre nel
cuore di tutti. Per “Michi”, impossibilitato
a frequentare la
scuola a causa della leucemia
con la quale conviveva dal ‘98,
si era mobilitato un gruppo di
insegnanti volenterose e “rivoluzionarie” (perché un’istituzione
che si adatta in questa maniera
alle esigenze di un singolo
non è cosa da tutti i giorni), che
gli avevano consentito di proseguire
gli studi da casa. Per aiutare
la sua famiglia tantissima gente
si era rimboccata le maniche,
avvolgendola con un caldo sentimento
d’affetto. Della storia di
super Michi (Supermikki era il
suo nome nel web) abbiamo
scritto due numeri fa, con la speranza
o la presunzione di poter
essere d’aiuto pure noi, nel nostro
piccolo. Dopo la cerimonia
funebre, celebrata il 13 settembre,
gli amici di Michi hanno lanciato
in cielo un palloncino, per
farlo arrivare a lui, per giocare
ancora una volta insieme. Questo
articolo vuole essere il nostro
palloncino, il nostro bigliettino
zeppo di firme: “Non ti scorderemo.
Grazie, super Michi”.
IL PAPA' “ La forza di
andare avanti l’abbiamo trovata in lui,
nella sua volontà di guarire.
Con la sua forza ci ha
insegnato a vivere. Certo,
a volte era stanco, ma non
si arrendeva mai. Negli ultimi
giorni il suo desiderio
più grosso era quello di
venire a casa dall’ospedale.
Me l’aveva detto anche
il giorno prima: ‘Domani
andiamo a casa’. E’ vero,è
poi venuto a casa...”.
Suonano ferme e dolci le
parole di papà Zeno, e arrivano
dritte al cuore, con
la dignità di chi è passato
in mezzo al più grande dei
dolori senza farsi annientare.“ Abbiamo avuto una solidarietà incredibile
da parte di tutti: maestre, genitori dei compagni,
tutto il paese, Comune,
Parrocchia, gruppo Alpini, ‘Vogliamo
la Luna’, ospedale di
Parma, tante e varie associazioni.
Vorrei ringraziare tutti, di tutte
le zone, anche quelli che non
ci conoscevano si sono impegnati.
Sono state cose che hanno
fatto piacere. Nel mio dolore,
sono felice di poter ringraziare”.
Vi siete fatti una ragione di quanto
successo? “Una ragione non
ce la diamo. Come famiglia siamo
sani, tranquilli e abitiamo in
un paradiso. Forse, l’unica spiegazione
sta in un vecchio detto:
chi prende, prende”. E adesso?“ Abbiamo una grande
tristezza dentro, ma anche una grande
pace. Siamo pieni di certezze”.
Tipo? “Che è finita una sofferenza,
che dobbiamo credere
tanto, che abbiamo un altro figlio
fantastico, Filippo. Forse in
questo periodo l’abbiamo trascurato
un poco. Ora concentreremo
le energie su di lui, sulla famiglia,
sul lavoro, sulla comunità che ci ha aiutato tanto”.
GLI ALPINI “Abbiamo fatto il possibile”,
dice Efrem Bianchi, responsabile del
gruppo alpini di Corneto. “Abbiamo
iniziato l’anno scorso,
non appena saputo del problema.
Abbiamo organizzato diverse
iniziative, come la festa dell’anno
scorso e quella di settembre
di quest’anno, aperto un
conto corrente per le offerte a
sostegno della famiglia. In dicembre
poi - prosegue Bianchi -ho parlato di questa vicenda all’assemblea
provinciale degli alpini.
Da parte della sezione di
Reggio, mi sono stati affidati dei
regali da consegnare a Michi.
Come gruppo alpini e parrocchia
cerchiamo di aiutare, per
come ci è possibile, quelli bisognosi
di cui veniamo a conoscenza.
Voglio dire grazie a tutti quelli
che ci hanno sostenuto”.
LE MAESTRE
Dice Roberta Bargi (una delle
maestre assieme a Maria Grazia
Ferrarini, Loretta Ferrari, Sara
Benassi e Sivia Razzoli): “E’ stato
un bellissimo rapporto quello
tra noi e Michi. Ci ha donato una
grande gioia, ricordo dei bei
momenti, di amore e di affetto,
difficili da tradurre in parole. Era
un bimbo assetato di imparare
qualsiasi cosa, che andava d’accordo
con tutti, più grande della
sua età. Viveva con consapevolezza
la sua malattia. Era l’isolamento
la cosa che gli pesava di
più, che l’aveva fatto più soffrire.
Negli ultimi mesi parlava delle
Superiori, diceva che voleva fare
la scuola di suo fratello. Il suo
sorriso, quegli occhioni coi quali
ti guardava, la sua voce... mi rimarranno
per sempre dentro”.“
Mi viene in mente quel film dove
si parla della terapia del sorriso -
dice Silvia Razzoli - quella terapia
che Michi ci ha aiutato a scoprire.
Lui il sorriso l’aveva dentro
di sé, aveva la capacità di saper
fare i conti con la sofferenza.
Aveva un incredibile senso di responsabilità, non voleva
essere di
peso e sapeva cogliere la situazione
ironica in tutte le cose.
Quella situazione che, almeno
all’inizio, abbiamo vissuto con
grande preoccupazione, è stata
facilitata dalla sua straordinaria
famiglia”.“ Cosa ci resta ora? - si chiede
Silvia Razzoli -. Intanto, la consapevolezza
che le cose riescono
quando si condividono percorsi
e intenti. Quello che ti resta poi
sono le persone, quello che ti
porti dentro. Tutto è stato fatto
grazie alle piccole gocce che ciascuno
ha messo. Intorno a Michi
c’era un grande mondo, al di là e
in aiuto di chi appariva. In tanti hanno
vissuto con la famiglia la
vicenda, hanno fatto qualcosa,
hanno pregato, hanno dato affetto
e solidarietà. Nessuno può immaginare
come Michi fosse diventato il bimbo di tutti, il segnale
della speranza. Ora noi
abbiamo perso il nostro bimbo...
Abbiamo fatto quello che era
possibile, così come l’avremmo
fatto per qualunque altro bimbo.
L’idea della solidarietà di questi
tempi paga, così come paga quell’attenzione
agli altri che non ti
fa perdere qualcosa, ma guadagnare
tanto. Ho imparato tantissimo
in questa vicenda, ho imparato
tantissimo da Michi e dalla
sua famiglia”.
Silvia, per annunciare ai tanti
amici la triste notizia, ha girato il
messaggio mandatole dal papà di
Michi riportato in apertura. Ecco
una delle risposte rimbalzate sul
suo telefonino: “Cerco tra le stelle
qualcosa che profumi di nuovo;
cerco un angelo tra le stelle, una
nuova luce. Una danza festosa
per Michi, nuova stella del firmamento”.
Del
|
Una lezione di vita
Anche dalla morte si possono ricavare
delle lezioni di vita.
Dalla sofferenza e dal dolore si può guardare
avanti con la
consapevolezza che si deve lottare per chi è rimasto.
Non
sono frasi fatte o retorica, non me lo permetterei
mai nel
rispetto di Zeno, Cristina, Filippo e di tutti quelli
che sono stati
vicini a Michi vivendo giorno dopo giorno il suo calvario.
Fino
ad ora, per mia volontà, non ho scritto nemmeno
una riga su
Michi, un grande di appena 10 anni. Forse perché pur
abitando
altrove faccio parte della comunità di Cerredolo
dall’età di
quattordici anni, forse perché la mia Martina
frequenta la
stessa scuola di Michi, forse perché ho preferito
che fosse
Silvia a descrivere meglio quello che questo bambino
ha
rappresentato per un intero paese. Più probabilmente
perché ho visto nel
silenzio il mio modo migliore per accompagnare Michi
verso il paradiso. Ma dopo averlo salutato per
il suo
viaggio tra gli angeli, sento il bisogno di salutarlo
a modo mio.
Don Bogdan ha descritto in modo fantastico Michi, perché Michi
era fantastico. Ha affrontato una durissima prova sempre
con il sorriso sulle labbra, godendosi quei pochi spiccioli
di vita che gli sono stati concessi apprezzando quelle
piccole
cose che noi sottovalutiamo. Il silenzio e il rispetto
che
un’intera comunità gli ha dedicato nel
suo ultimo giorno di vita
terrena, è stato il più bel regalo per
Michi. Perché tutti hanno
capito che Michi lo meritava, era dovuto ad un grande
di
appena 10 anni. Ha ragione Zeno quando dice che Michi
ci ha
insegnato a vivere. E allora impariamo a vivere. Ciao
Michi, un
giorno spero di incontrarti per stringerti la mano.
Guido Sani |
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