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detto
fra noi
di Giuseppe Delfini
Sotto la dieta niente
Aumenta tutto, perché non avrebbero dovuto
farlo le poltrone?
Ci riferiamo a quelle delle giunte di ogni ordine e grado,
dal Comune più piccolo alla Provincia e alla Comunità montana.
Incicciottiranno tutte il numero degli assessori. Da un
lato, ciò è indice di interesse e voglia di
partecipazione. Inoltre,
con un numero maggiore di assessori, ognuno di essi avrà meno problematiche da seguire e più energie da dedicare
a
esse. D’altro canto, più posti da occupare significano
anche
maggiori spese di gestione e appetiti da sfamare. Certo:
sono
le regole della democrazia, che implicano un’adeguata
rappresentanza
di ogni forza politica che concorre al successo
elettorale di un candidato e di un progetto. Però,
viste certe
baruffe, determinate prese di posizione o prove di forza,
il
sospetto che ci sia un certo ritorno a meccanismi che speravamo
sul viale del tramonto è molto forte. Se tutto questo
sia
un bene oppure no, sarà solo il tempo a dirlo.
Aumenta tutto, anche l’insofferenza verso certe
situazioni. E’ vero che da tempo viviamo in un esasperante, perenne e
continuo clima da campagna elettorale. Però. Temiamo
però che troppe vicende accadute prima del recente voto siano
state
archiviate solo come boutade di qualcuno in ansia per i
responsi dell’urna. Prendiamo la vicenda della Kermont
di
Felina. Non vogliamo seminare panico o zizzania, ma proporre
due considerazioni. Primo: da parte di tutti (politici,
sindacati,
associazioni, organi d’informazione) le attenzioni
per il
mondo del lavoro e le sue problematiche non sono mai
abbastanza. Non trascuriamo nemmeno il più flebile
campanello
d’allarme, non rifiutiamo il dialogo con le “parti
interessate”,
non spegniamo i riflettori. Secondo: per aumentare e
mantenere le potenzialità lavorative e gli sbocchi
professionali
e occupazionali nelle nostre terre, le strade servono ma
non
bastano. Traducendo: se la crisi arriva da una ditta ubicata
in
un centro che, come viabilità, non è certamente
quello messo
peggio (anzi), varrà la pena intensificare gli sforzi
per un
modello di sviluppo fondato non esclusivamente sulle strade.
Ok per una viabilità migliore, ma non fossilizziamoci
sul
metro d’asfalto in più o sulla curva in meno.
Aiuteranno
sicuramente, ma non sono la risoluzione di ogni problema.
Kermont docet.
Aumenta tutto, anche la fantasmagoricità dello
stallo in cui
versa il Parco nazionale. Non rassegnamoci a questo encefalogramma
semi-comatoso: abbiamo bisogno di un Parco che
viaggi a mille e guidato da qualcuno con pieni poteri, conosciuto
e riconosciuto. Degli stucchevoli giochini da sottobosco
politico ne abbiamo piene le scatole. Pareva che a Roma
i nostri governanti volessero tenere la palla della designazione
di questo ente direttamente e unicamente nelle loro mani,
scrollandosi di dosso l’oneroso fardello dell’intesa
(sinora
obbligatoria) con le Regioni. Pareva, almeno. Ad ogni modo,
è
stata stoppata tale iniziativa. Riflessione: a parte che
la
collaborazione solitamente porta più frutti della
contrapposizione,
se proprio il modo per tirar via le odierne barricateè quello di eliminare la mina vagante dell’intesa, allora
il potere
di designazione sarebbe meglio passarlo unicamente agli enti
locali. Ci mancava solo che da Roma ci avessero mandato
un
funzionario in pensione (o chi per lui) proveniente da chissà dove, ma da sistemare perché amico di qualche amico
di
Roma. Che almeno ci resti la facoltà di sceglierci
gli amici... PS: in
apertura di mensile trovate due storie in apparenza diversissime.
In apparenza. Infatti, evidenziano
entrambe
(chi
per un verso, chi per un altro) il grande cuore della nostra
terra, fatto di solidarietà e di voglia di lottare,
di attaccamento
alle proprie radici e alla propria storia, di amore per la
vita
e per gli altri. g.delfini@tuttomontagna.it |