| GATTA-PIANELLO
E DINTORNI: PARLIAMONE/MAGNANI
E’ un messaggio di speranza
Opera e progetto sono stati curati in ogni
aspetto.
Primi segnali di un boom immobiliare. Valorizzata la zona.
Prolungamento? Verifichiamo costi e benefici.
di Giuseppe Delfini
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“E’ tutto a posto”. Il mirino è sulla
Gatta-Pianello, e a intonare il sereno habemus pistam è il
sindaco di Villa Minozzo, Felicino Magnani. Non lo
spaventano nemmeno le possibili piene del Secchia: “Si
sono alzati gli argini oltre i massimi delle più devastanti
piene storiche ed è stato approntato un sistema di
monitoraggio con quattro punti di rilevamento del livello
dell’acqua: sono collegati con un computer che allerta
nel caso di superamento dei limiti di sicurezza, chiudendo
automaticamente le sbarre e rilasciando un segnale sonoro.
E’ un impianto in uso anche a Genova”. E per
quanto riguarda i ricorsi degli ambientalisti? “ Nessuna
nuova, buona nuova. Mi sento però tranquillo anche
su questo argomento”. Cambiamo capitolo: l’ambiente. “ Abbiamo
ottenuto un deciso miglioramento anche su questo versante.
L’inserimento della pista è ottimo e la ghiaia
scomparirà da essa nell’arco di pochi mesi.
Il fondo tiene bene, è un asfalto del tipo di quelli
degli anni Quaranta e Cinquanta. Dove c’erano delle
risorgive sono stati approntati dei canali per non sconvolgere
l’equilibrio delle acque sotterranee, è stata
posta attenzione alla flora e alla fauna. Ogni scelta è stata
ben ponderata: il progetto era buono e il lavoro è stato
scrupoloso. Sono state realizzate delle piazzole di sosta
per i turisti ed è migliorata la fruibilità delle
Fonti di Poiano: sono una perla e prima erano difficili da
raggiungere. Ora il turista vuole arrivare bene. Tutto l’argine è diventato
una potenziale ‘ spiaggia’”. Che impressioni
ha registrato parlando coi suoi compaesani? “I commenti
sono stati notevolmente positivi perché è stato
realizzato un sogno. Al di là dell’opera in
sé, si tratta di un messaggio di speranza per chi
vive in queste zone. Per tanti paesini, prima tagliati fuori,
ora c’è un’‘apertura’. Ci
attendiamo inoltre un boom immobiliare, un recupero di case
e casolari”. Si è già registrato qualche
movimento? “ Su Poiano c’è molta richiesta
e in tutto il comune si sta iniziando a costruire: sono infatti
pronte a partire 15 case nuove e ve ne sono almeno un’altra
decina che devono completare il loro iter autorizzativo.
Le gru sono un concreto segnale di speranza”.
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| Il sindaco di Villa Minozzo,
Felicino Magnani |
Teme
che tra qualche anno le rimprovereranno questa realizzazione? “Spero
che qualcuno se la ricordi, ma non per rinfacciarmela”.
Progetti sulle Fonti? “Dal Parco nazionale arriveranno
392mila euro per la valorizzazione dell’area (casa
del custode, percorsi, riqualificazione dell’area termale).
E poi non dimentichiamo le realtà più vicine:
a
settembre a San Bartolomeo riaprirà il museo del ‘Motti’,
mentre a Sologno abbiamo in mente un centro visita del Parco, tematizzato sulla
castagna e sui Gessi. Teniamo presente infine che a due passi c’è la
Pietra. Insomma: questa zona ha fatto un deciso salto di qualità, è diventata
una delle porte per il Parco, una delle tante nostre zone di eccellenza. E questo è un
risultato concreto”. E’ favorevole al prolungamento della Gatta-Pianello? “Sono
favorevole a non escludere nulla. Occorre uno studio attento, verificando bene
i costi e i benefici, per vedere se serve o no. Ideologizzare non porta a nulla,
i sì e i no a priori non costruiscono alcunché. Dobbiamo decidere
cosa si vuol fare della 63 da Castelnovo in su, e come integrare il sistema viario
generale
con essa”.
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PIANELLO
L’ingresso
della pista
per chi viene dal Crinale. |
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La benedetta
e Benedetto
Benedetta la Gatta-Pianello,
dice Felicino Magnani.
Benedetto e la strada: Valdesalici
non ci sta al gioco
del silenzio calato sul dissenso.
La pista che va da un
ponte all’altro, attraversando
la zona dei Gessi triassici
e lambendo il Secchia, è una
realtà inaugurata da poco.
Si parte da qui, e questo nonè
un fatto di opinioni. Queste
ultime però servono (e
quando mai non servono?)
per analizzare e verificare
quanto successo, per vedere
cosa c’è di buono (o di
non buono) da tramandare.
Nelle azioni future, e non
solo ai posteri. Su questa
pista il Felicino Magnani sindaco
ha giocato tanto: o la
pista o la fascia tricolore,
arrivò a dire una sera in assemblea
pubblica nella Sapoteka
di Cerrè Sologno. A
causa di essa si è pure cuccato
una decina e passa di
denunce. Ma lui non ci molla.
Come pure non ci molla
Benedetto Valdesalici, psichiatra
ma soprattutto voce
libera e pensante della nostra
montagna. Anche stavolta
Valdesalici non si tira
indietro, e nuotando controcorrente
ripropone i suoi
perché. Un bel duello a base
di idee. In poche parole, il
sale della democrazia. Perché,
come diceva quel grande,
si può anche non essere
d’accordo con qualcuno, ma
bisogna battersi sino all’ultimo
affinché tutti possano
liberamente esprimere il proprio
pensiero. |
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GATTA-PIANELLO E DINTORNI:
PARLIAMONE/VALDESALICI
Poiano diventerà un autogrill
Questi modelli di turismo e sviluppo sono
contro
la montagna. Come natura siamo ricchi,
ma non lo sappiamo e distruggiamo tutto.
Tutti hanno diritto a lavorare, ma a spese di chi?
di Giuseppe Delfini
“Quello che sta dilagando non è solo un modello
di sviluppo e di turismo che è contro la montagna, ma
anche di ‘neo-ignorantismo’: più la gente
la si tiene ignorante meno rompe le scatole. C’è un
problema di salute mentale della popolazione montanara, che
si sta facendo abbindolare con false risoluzioni a veri problemi”.
Benedetto Valdesalici, che da sempre contrasta l’idea
che regge la Gatta-Pianello, non ci sta a coprire col silenzio
la voce del dissenso, a far passare l’idea che l’unanimità dei
montanari sia a favore. “ La strada è fatta. La
mia quindi non vuole essere pura polemica o confusione fine
a se stessa, ma una serie di constatazioni. Ci sono tantissime
persone che sono contente di questa realizzazione, poche altre
non lo sono, ma non voglio fare classifiche di chi vince o
di chi perde: a me bastava che avesse vinto il territorio”.
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Benedetto Valdesalici
foto S. Bocedi |
COME LA CALABRIA
“Non conosciamo i tesori che abbiamo finché non li abbiamo distrutti.
Ho sempre visto la zona dei Gessi come una cattedrale, come qualcosa di sacro,
e costruirvi una strada così sarebbe come trasformare in parcheggio piazza
San Marco. Quello che ha vinto è un modello di turismo in stile Calabria,
dove la Salerno- Reggio è stata ‘venduta’ a fette, una per
ogni legislatura. E’ quello che accade ora qui, visto che si parla di proseguimento.
E’ comprensibile che la gente faccia dei sogni: esistono dei disagi e si
spera che questi vengano azzerati con una strada. Ma se dobbiamo fare una strada
per tutti quelli che hanno un’impresa è finita, anche se quest’impresa
dà da mangiare a diverse famiglie. Il modello di sviluppo che proponiamo
ai nostri figli è quello di chi va di corsa, cercando di risparmiare una
manciata di minuti? La strada come unico modello di sviluppo non la capisco.
E mi spaventa che su questo argomento tutti i politici la pensino alla stessa
maniera. La gente vive il sogno che la strada risolva tutti i problemi, e i problemi
reali coltivano questo sogno. Tutti hanno diritto a lavorare, ci mancherebbe.
Ma a spese di chi? Di tutti come in questo caso? Ma allora c’è qualcosa
che tocca. Sia chiaro: spero che il Secchia non si porti via questa strada, non è coi
disastri che si risolvono le questioni. Io però continuo a pensare che
come natura siamo molto ricchi ma non lo sappiamo, e non sapendolo sprechiamo
le nostre ricchezze. La montagna per sopravvivere deve fare scelte gravi e severe
con se stessa. Il turismo è indispensabile, non si vive solo col Parmigiano
Reggiano, ma se si vuol stare in montagna non si può pensare di avere
tutto quello che si ha in città. Ci mettiamo a domare e pareggiare i monti?
Non ha senso. Da qualche tempo vedo asfaltare strade su strade: o c’è un
accordo con gli asfaltatori o non ne capisco la logica. Se un posto come questo è raggiungibile
velocemente in auto diventa né più né meno come uno dei
tanti altri, e si ‘consuma’ in poco tempo. Quello che mi spaventa è l’assenza
di prospettive: nell’immediato la zona delle Fonti diventerà un
autogrill. E poi? Una volta si pensava a uno sviluppo nel settore termale, attualmente
non più. Ora i progetti o sono troppo grandi o troppo stupidi. Ci dovrà pur
essere una via di mezzo. Un tempo esisteva poi la capacità, sulle scelte
riguardanti questa zona, di confrontarsi direttamente con la frazione in causa,
cosa che stavolta non è statta fatta”.
LEI CHI E'
“
Con questa strada i politici hanno guadagnato la copertura
di un abuso e una cambiale elettorale. La via andava dalla
Gatta alle Fonti, e si scavava lì. Poi si è arrivati
al Pianello per estrarre altra ghiaia. Dopo la frana di Sologno,
a questa strada è stato dato il ruolo di via alternativa,
e il Prefetto ha detto al Comune di tenerla aperta. A questo
punto, il Comitato Alta Valsecchia è venuto fuori come
il cacio sui maccheroni, e i politici hanno cavalcato l’asino
del consenso. Il minimo che ci si possa chiedere è se
serve una strada così larga. Doveva poi contribuire
a valorizzare le Fonti, ma non mi pare che stia accadendo.
Queste, con i loro seicento litri di acqua al minuto, sono
un miracolo della natura, una medicina liquida, ma con tutti
questi gas di scarico questa medicina sarà meglio non
prenderla. Per non parlare poi delle vasche termali o di come
volevano trattare le acque. Il fiume, come tutto il resto,
va coltivato per averlo ancora in futuro. Ma qui si sta facendo
man bassa di tutto. Coltivare è diverso da rapinare,
e le Fonti trattate così diventano un autogrill. E’ questo
che vogliamo? L’ultima piazzola di sosta, l’ultimo
stabbio dove vogliamo recintare i turisti, l’hanno costruita
sugli ultimi sei esemplari di digitalis lanata. Erano state
segnalate, e ora non ce n’è più nemmeno
una. Si conservano così le emergenze ambientali? E non
dovevano farci una ciclabile? I Romani, che facevano strade
dappertutto, lì non l’hanno fatta: ci sarà un
motivo? Se in diciotto milioni di anni non c’è mai
stato un insediamento umano nei Gessi, ci sarà un motivo.
Questo è un sito di interesse comunitario. Siamo pieni
di grotte, ma non ne parla nessuno. Viviamo sul gesso, i nostri
monti lo sono, ma trattando così il fiume rischiamo
di franare”.
L’INAUGURAZIONE
“
Il giorno del taglio del nastro c’erano tutti i politici,
compresi quelli che sul Secchia non si erano mai visti. E a
proposito di politici, mentre quelli di Villa li metterei nelle
male bolgie, quelli di Castelnovo li metterei nel girone degli
ignavi, visto che da questa partita se ne sono sempre tirati
fuori, come se loro non fossero parte in causa: ma scherziamo?
Ora si parla della continuazione di questa strada: ma sono
tutti d’accordo anche stavolta? Non vedevo l’ora
che togliessero il polverone, ma non in questa maniera. Così si
lede una qualità. Con questa logica distruggiamo il
territorio, e tra un po’ non avremo né le aziende
né il territorio”. |
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OPERE A VILLA
Country hospital alla Casa
Cosa bolle in pentola a Villa, piste escluse? “Sono
stati ultimati i lavori alla casa protetta - risponde il
sindaco -. La inaugureremo dopo l’estate. Diventerà un
centro polifunzionale con 26 posti base più 10 nella
nuova ala, sei dei quali per la cura di malati di Alzheimer
e tre o quattro di ‘country hospital’, cioè letti
ospedalieri gestiti dai medici di base. Inoltre, vi saranno
nuovi spazi per il laboratorio ‘Erbavoglio’ e
sarà potenziata la mensa, che servirà anche
per le scuole”. E poi...“ Entro l’anno
andremmo all’appalto dei lavori per il cinema. Diventerà una
struttura polifunzionale e, con esso, andrà avanti
anche un percorso di riqualificazione di tutta quella zona
(ristrutturazione della canonica compresa)”. Infine... “Dopo
un tribolato iter burocratico (col quale abbiamo dovuto
dimostrare che l’area non era franosa), partirà l’area
artigianale di Minozzo. Subito dopo l’estate metteremo
a bando quattro lotti”. |
| Politichese on the
road

“Comune di Villa Minozzo (RE). Pista aperta al pubblico
transito, non classificata come strada ai sensi dell’art.2
comma
2 del Codice della strada e non rispondente alle caratteristiche
costruttive, tecniche, funzionali, di cui al D.M.05.11.2001.
Si invita pertanto al rispetto di
regole consone al contesto ambientale
e di prudenza alla guida,
tenuto conto delle caratteristiche
della pista”.
A parte che non si è in presenza
di una strada ma di una
pista (e allora?), il povero viaggiatore
che, da qualunque parte
della Gatta-Pianello entri,
voglia provare a decifrare tale
messaggio posizionato ai due
estremi di questa via, non potrà che
uscirne sconfitto. Chi vi viaggia lo fa a proprio rischio
e
pericolo? E se capita un incidente,
l’assicurazione ne risponde?
Perché qui si invita
esplicitamente al rispetto del
contesto ambientale e alla prudenza
nella guida, mentre sulle
altre strade (o piste che dir si
voglia) non si fanno prediche
ma al massimo multe? E cosa
sono tutti quegli articoli, commi
o D.M.? Che non risponda a determinate caratteristiche
costruttive significa che l’hanno fatta in una qualche
scadente
maniera o che, visto che in quel D.M. si dice come “non
fare” le piste, questa è fatta
meglio di altre? Se per la strada vale il
Codice della strada, dove possiamo trovare, per capire
come
comportarci, il codice della pista?
Morale della favola: il politichese è entrato
anche nella tabellatura
della Gatta-Pianello. Ci mancava. |
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Requiem per le Fonti di Poiano
Attenti, chiamate le lamentatrici, che vengano!
Fate venire le più brave! Accorrano e facciano
presto,
per intonare su di noi un lamento.
Geremia, Lamenti a Sion
Odi, cantano le flebili voci delle agonizzanti,
odi, il loro ridere è pianto, oramai.
Si muore
a dar transito alle macchine
a dare asfalto ai copertoni
a dare respiro alle marmitte,
inutilmente si muore,
col sacro che fummo e nessuno oggi ci canta...
allora da qui
da una terra straniera
vengo a versare
acqua su acqua
a bagnare di lacrime salate
le mie sorgenti salse,
a piangere le fonti
tempio degli inermi,
divenire che scorre in sciami d’immagini e suoni.
Chè si levi l’acqua cupa dell’abisso
vorace,
l’acqua nera
l’acqua ostile si alzi con l’onde
essenza di ogni acqua
si gonfi il Secchia,
lasci il suo letto il Lucola
e in un canto di Maggio
si alzi la profezia
come una maledizione:
l’acqua che unì divida
l’acqua che salvò condanni
l’acqua che lavò sporchi
l’acqua che dissetò asseti...
finiti gli Sciti e le saune
finiti gli Etruschi padri di fiumi
finiti i Celti e le loro fontane
finito Narciso, Atteone, Ofelia
e gli dei che li punirono
finiti
ma voi onde levatevi
levati acqua scura dell’abisso
acqua nera
acqua eraclitea,
acqua nictomorfa
acqua ostile
sangue di monte sollevati
e ricopri gli uomini e la loro ignoranza
con l’ultima onda, d’un balzo...
Odi, cantano le flebili voci delle agonizzanti,
odi, il loro ridere è pianto, oramai.
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| Distribuito il giorno
del taglio del nastro della pista. |
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Gallerie per le rane. E i ricci?
Facendo le debite proporzioni tra la lunghezza del
manufatto e quella degli utilizzatori, la galleria
del Seminario
potrebbe
anche impallidire. Stiamo parlando dei sottopassaggi
alla
Gatta-Pianello costruiti appositamente per consentire
l’attraversamento
senza alcun rischio della pista da parte di qualche
specie di ranocchietto o altro animale. Si tratta di
vere e
proprie gallerie (aerate e illuminate naturalmente) sotto
l’asfalto
che ad ogni entrata presentano delle reti che impediscono
ai ranocchi di attraversare pericolosamente la pista
dal di
sopra, e li spingono con le buone a farlo dal di sotto.
Che
spettacolo il progresso...“
Però - dice sarcastico Felicino Magnani - voglio
spezzare una
lancia in favore di quei poveri ricci dei quali, sulle
nostre strade,
normalmente si consuma una vera e propria strage. I ranocchi
del Secchia sono privilegiati. Occorre par condicio.
Queste
opere pongono seri interrogativi. I ranocchi sono giustamente
contenti, ma i ricci sono completamente discriminati”.
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