| ECCEZIONALI
NOVITÀ SULL’EPISODIO DI CA’ DI VIOLA
Don Vasco ospitò
i tre americani
L’equipaggio del B-25 precipitato
vicino a Frassinedolo nel campo
detto Braglie proveniva dagli Stati Uniti. Un’infinità di
riscontri.
La solidarietà dei montanari. Smentito un quotidiano.
di Michele Becchi
La nostra montagna è sempre stata luogo di incontro
di genti diverse. Terra di confine per natura e vocazione,
paradossalmente ha sempre unito, più che diviso, le
genti che nel corso dei secoli hanno calcato il piede sugli
antichi sentieri del crinale, anche, e soprattutto, durante
le guerre. Così è stato anche per i giovani
americani che componevano l’equipaggio dell’aereo
precipitato più di sessant’anni fa a Cà di
Viola, vicino a Frassinedolo.
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| Lord Harold Alexander |
Inglesi?
Un noto quotidiano ha pubblicato poco tempo fa
un articolo in cui si affermava con sicurezza che l’equipaggio
dell’aereo precipitato a Frassinedolo era inglese.
A riprova di ciò, si riportava la testimonianza di
una donna il cui padre ricevette dal maresciallo Alexander
una pergamena di ringraziamento per l’aiuto prestato
agli “aviatori inglesi”. Confesso che, dopo due
anni di ricerche indirizzate verso gli squadroni da bombardamento
americani, per circa due minuti mi sono sentito un fesso.
L’errore, in un tipo di ricerca come questa, è sempre
da mettere in conto, ma aver sbagliato in modo così grossolano
no! Dopo aver letto attentamente l’articolo, e dopo
aver ripassato mentalmente tutti i fatti e le prove (riportate
nel numero 104 di Tuttomontagna) che mi avevano portato a
credere gli aviatori di nazionalità americana, mi
sono rilassato. Nel 1944, l’Italia era ormai da un
anno campo di battaglia per eserciti stranieri. Gli eserciti
alleati, suddivisi nelle due grandi unità della 5ª Armata
americana e della 8ª Armata britannica, avevano conquistato
Roma in giugno, e per i primi di agosto sarebbero arrivati
a Firenze, ai piedi della Linea Gotica. Queste armate, che
comprendevano uomini di oltre 19 nazionalità diverse,
erano riunite sotto il comando del generale inglese Lord
Harold Alexander. Oltre a comandare le truppe di terra,
Alexander era anche (a livello direzionale e non tecnico,
essendo l’Artiglieria la sua arma di origine) a capo
delle unità di aviazione alleate del teatro mediterraneo.
Alla fine della guerra, quasi ogni italiano meritevole di
avere aiutato un militare americano, inglese, canadese, brasiliano,
greco, o di qualsiasi altra nazionalità sotto il comando
di Alexander, ricevette la famosa pergamena, e spesso anche
un piccolo premio in denaro. A riprova della buona fede della
signora c’è da dire anche che all’epoca,
fra la gente comune, non si faceva tanta distinzione fra
Americani e Inglesi o Canadesi e Australiani. Dopo vent’anni
di fascismo e di propaganda, per il popolo i termini “nemico” (vedremo
poi fino a che punto) e “Inglesi” erano diventati
sinonimi, che fossero poi effettivamente “figli della
perfida Albione” o meno, non era poi così importante.
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| Don Vasco Casotti |
Don Vasco Casotti, il professor Giovanelli e Dominique Taddei
Importantissimo invece era, come evidenziato recentemente
in un convegno dell’Istoreco, che a differenza di quanto
accadeva nei territori del Reich (dove quando veniva abbattuto
un aereo nemico spesso scattava fra la popolazione la gara
per “ fare fuori” eventuali sopravvissuti), nella
nostra provincia scattava una gara di solidarietà per
soccorrere e nascondere gli aviatori alleati. Il contegno
della popolazione reggiana, visto anche il numero dei “certificati
di benemerenza” distribuiti, è stato esemplare.
Non occorre certo ricordare chi fossero e cosa facessero
persone come don Pasquino Borghi, tanto per fare un nome
fra i più noti, e nella nostra terra di “don
Pasquino”, sacerdoti e non, ce ne furono veramente
molti. Chi ci preme ricordare, ai fini della nostra ricostruzione, è don
Vasco Casotti, all’epoca 35enne parroco di Febbio.
Ricorderete che i quattro uomini recuperati dal signor Bacci
nei dintorni di Frassinedolo furono avviati oltre Secchia,
verso i paesi occupati all’epoca dai partigiani. Si
era allora agli albori di quella che poi sarebbe stata conosciuta
come la Repubblica di Montefiorino, in cui l’estate
del 1944 e l’avanzata apparentemente irresistibile
degli alleati fecero “esplodere” il movimento
partigiano della montagna, con la liberazione dei sette comuni
reggiani e modenesi uniti nel nome di Montefiorino. I quattro
aviatori li avevamo persi alle porte di quel breve sogno
d’estate, ancora senza un nome. Gli unici elementi
disponibili erano pochi pezzi d’un aereo americano
B-25, una data generica degli “inizi di giugno ‘44” e
la certezza che nessun reparto, oltre a quelli americani,
utilizzava all’epoca quello specifico modello di aereo.
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| Giuseppe Giovanelli |
La segnalazione di un collega, su di un aereo B-25 colpito
su Vernio il 7 giugno, si rivelava poi inutile, in quanto
i superstiti di quell’aereo (poi identificati) presero
terra vicino a Pistoia, riuscendo da lì a passare
le linee in agosto. Occorreva quindi verificare la data segnalata
dai testimoni, che collocavano l’avvenimento vicino
alla festività del Corpus Domini 1944 (8 giugno),
e all’uscita della messa. Ho bisogno di altri dati,
e come al solito Normanna Albertini, brava collaboratrice
di Tuttomontagna, viene in mio aiuto, perché ha scoperto
che il professor Giuseppe Giovanelli, autore di numerosi
libri sulla montagna reggiana,
ha delle informazioni che potrebbero riguardare gli aviatori
di Frassinedolo. Basta una telefonata, e il giorno dopo con
la posta elettronica il professor Giovanelli mi fa un dono
meraviglioso. “A seguito delle informazioni telefoniche
di ieri sera - fa sapere - le confermo quanto segue: a due
mesi dal suo trasferimento da Febbio (dov’era parroco
dal 1935) a Cola (21 settembre 1947) don Vasco Casotti risponde
così al pilota americano George D. Merrill, da lui
ospitato in canonica a Febbio già nel luglio 1944
(da una minuta): ‘It is now 2 months that I am in a
new village called Cola near Castelnovo Monti, not very far
from where you fell with your plane. Not many days ago I
saw your leather jacket on a friend of mine’ (Sono
oggi due mesi che sono nel nuovo villaggio di Cola, vicino
a Castelnovo Monti, non lontano da dove sei caduto con il
tuo aeroplano. Non molti giorni fa ho visto il tuo giacchino
di pelle addosso ad un mio amico).
E poi ancora: nelle stesse
date, ma forse in risposta a una lettera del 18 febbraio
1947, don Vasco scrive a un altro pilota, Leo Martin, amico
fraterno di George Merrill e insieme a lui rifugiato nella
canonica di Febbio (forse insieme sull’aereo abbattuto?): ‘ L’indirizzo
che vi ha dato Giorgio va bene: io mi trovo ora a Cola, poco
lontano dal luogo dove voi siete caduto dall’apparecchio:
anzi ho trovato gente che vi ha conosciuto e aiutato in quel
frangente. Sono cioè vicino a Castelnovo Monti dove
si trova l’On. Marconi che vi ricorda sempre’. Cola è effettivamente a poca distanza da Frassinedolo,
don Vasco Casotti era noto per avere spesso ospitato ex prigionieri
e aviatori abbattuti, niente di più facile che gli
aviatori, una volta raggiunti i partigiani, siano stati avviati
verso la canonica di don Vasco, vicino a don Carlo Orlandini,
comandante della Fiamme Verdi e collegato alla Missione inglese”. Sono informazioni apparentemente minime, ma che per un ricercatore
valgono oro, infatti, da lì a
poche ore, mi attende una sorpresa. E’ qui che entra
in campo l’infaticabile Dominique Taddei, ricercatore
corso autore di un bellissimo libro (L’Ile porteavion)
sull’epoca in cui la sua isola era una vera e propria
portaerei da cui partivano le missioni che si incrociavano
sulla nostra montagna. L’inizio estate del 1944 fu
segnato da un tempo pessimo, nuvole basse e temporali forti
sugli Appennini che limitarono l’attività di
volo dei piccoli aerei come il B-25, con numerose missioni
partite e poi abortite e conseguenti montagne di rapporti.
La quantità dei reparti impegnati, poi, è tale
che diventa difficile andare a spulciare tutti i rapportini
giornalieri sull’attività di volo. Dominique,
che tengo informato delle mie ricerche, mi viene in aiuto
con un’altra segnalazione: “Caro Michele, credo
di aver trovato il tuo aereo. Era il B-25 J matricola 43-27564
appartenente al 321° Gruppo da Bombardamento, 447° Squadron,
data della missione 28 maggio 1944, obiettivo il viadotto
di Fado, presso Genova... Sfortunatamente, il B-25 viene
colpito dalla contraerea durante la missione, deve lasciare
la formazione e viene visto dalla scorta di caccia allontanarsi
in direzione di Bologna. L’intero equipaggio è dichiarato,
all’epoca, MIA (Missing In Action, disperso in azione).
Sono sicuro che fu un errore dell’epoca, in quanto
oggi, con i dati corretti, nessun equipaggio del 447° è dichiarato
MIA o KIA (Killed In Action, ucciso in azione) nel corso
del 1944. Questi i nominativi dell’equipaggio: pilota
tenente Denman, copilota sottotenente Merlin Hueppchen, bombardiere
tenente William D. Wiley. I mitraglieri erano i sergenti
Robert R. Plutchak, Leo J. Martin e George D. Merrill...”.
Oddio, sono loro! Faccio letteralmente un salto sulla sedia, è roba
da non credere. Continuo a leggere e rileggere quei nomi,
Leo Martin e George Merrill. Non erano solo amici e commilitoni,
erano nello stesso aereo, l’aereo caduto a Frassinedolo.
Verifico i dati incrociandoli. Il 28 maggio 1944 effettivamente
era una domenica di poco precedente il Corpus Domini, l’orario
di caduta corrisponde, per tempi e velocità nella
rotta seguita dalla partenza in Corsica, con l’indicazione
oraria dei testimoni (tarda mattinata, vicino alla messa),
e in più nessun altro B-25 è caduto da allora
fino al 7 giugno. L’unico altro aereo caduto in zona
di cui ho notizia è tedesco, eventuali superstiti
non sarebbero certo andati in zona partigiana, e poi la data è diversa,
non corrisponde. Inoltre i pezzi recuperati coincidono con
il modello B-25 J. A fugare definitivamente gli ultimi dubbi,
dopo uno scambio di messaggi, arriva un’altra informazione
del professor Giovanelli: “ In riferimento alle sue
informazioni sull’equipaggio del B-25, le posso aggiungere
che in un breve indirizzario di don Casotti (tutto di militari
alleati) figura anche questo: bomb. William D. Wiley...”.
E tre! Anche Wiley era su quel B-25 e anche lui era ospite
di don Vasco. Ormai è certo, è lui! Il B-25
caduto vicino a Frassinedolo, a Cà di Viola, nel campo
detto Braglie, il 28 maggio 1944, era l’aereo “43-27564” appartenente
al 321° Gruppo da Bombardamento, 447° Squadron dell’Usaaf,
basato a Solenzara, Corsica. Ancora vivi?
Questa ricerca,
condensata in poche righe, copre un arco di tempo di circa
un anno. Dopo l’identificazione sicura dell’aereo
ho avviato contatti con diverse associazioni di veterani,
con i governi statali di Massachussets, New Jersey e Florida
e con diversi ricercatori, nella speranza di riuscire a trovare
ancora in vita almeno uno degli aviatori, o quantomeno i
loro figli e nipoti. Ho inviato decine e decine di messaggi,
spulciando elenchi pieni di nomi e di sigle. Da alcuni non
ho ricevuto risposta, con altri, persone sconosciute, si é stabilita
ormai un’amicizia e mi stanno aiutando. Voglio saperne
di più, dalla loro viva voce, del periodo di quattro
mesi passato fra la nostra gente nella canonica di don Vasco
a Febbio prima di attraversare il fronte, e magari, come
in altri casi, riuscire a riportarli in italia. Una delle
associazioni contattate si chiama AFEES (Air Forces Escape
and Evasion Society) ed è composta da aviatori che
hanno avuto la ventura di essere abbattuti in territorio
nemico. Nei miei innumerevoli contatti, tutti gli aviatori
che sono stati abbattuti sull’Italia hanno, ancora
oggi, parole di commozione e ringraziamento per le persone
che sessant’anni fa hanno messo a rischio la propria
vita per salvare quella di uno straniero sconosciuto. A queste
persone, che probabilmente non lo sanno, l’AFEES ha
dedicato una targa (foto) che si trova a Dayton, in Ohio,
nella Wright- Patterson Air Force Base, sede del museo dell’aviazione
americana. A buon diritto, anche gli abitanti della montagna
reggiana sono rappresentati in quella targa. Ma la sorpresa
più grande e inaspettata è arrivata proprio
al momento di andare in redazione con questo articolo, e
proviene da Rockland, nel Maine, Stati Uniti d’America...
Ancora vivo
Un’altra volta si è sollevato
il velo. Merlin Hueppchen, copilota del B-25, è vivo,
abita nel Maine e conferma tutta la storia. Gli ho inviato
le mie deduzioni, pubblicate nel numero di maggio di Tuttomontagna,
e lui le ha confermate, aggiungendovi nuovi particolari.
La pistola che il signor Bacci ricevette in regalo era proprio
una Colt 45 ed era la sua! Gliela prese Denman, che ora sappiamo
essere il quarto uomo accompagnato dal partigiano garibaldino “Milan” oltre
Secchia, insieme a Martin, Wiley e Merrill. Merlin Hueppchen
si è trovato, come spesso accadeva, separato dai suoi
compagni, e ha preso strade diverse. Al momento di andare
in stampa ancora non mi è arrivata la sua lettera,
in cui ci racconterà le sue disavventure, e le foto
sue e dei suoi compagni. Peccato, sarà per la prossima
volta. Resta la soddisfazione di aver svelato un’altro
piccolo “mistero” della montagna, ma il lavoro
non manca... Arrivederci!
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CI SCRIVE IL COPILOTA DEL B-25
Sono io la persona che cercate
Abita nel Maine, e ha confermato
tutta la storia, aggiungendo
nuovi particolari. La Colt presagli da Denman.
“Caro Michele, mi scuso per il ritardo nella risposta
alla tua affascinante lettera. Sono
proprio la persona che stai cercando. Ogni dettaglio
della tua lettera è, secondo
quanto è di mia conoscenza, vero. Dici che hai
trovato il punto di caduta del nostro
aereo due anni fa. Non era già conosciuto dal
tempo in cui venne giù? L’unico
membro dell’equipaggio che ho visto dopo essermi
lanciato fu Denman, il pilota, che
non si rese certo simpatico quando si prese la mia Colt
45 per andare al villaggio dove
stupidamente si arrese a un partigiano. Per molti mesi
ho lavorato con un amico
scrivendo la storia della mia vita. Ma a metà strada
ho abbandonato il progetto, che
stava diventando troppo costoso per continuarlo. Eravamo
arrivati a metà e avevamo
raggiunto il punto in cui ero istruttore su bimotori
in Arizona. Era nei primi del 1945.
Se vuoi posso fare delle copie del lavoro completato
allora e spedirtele. Vorrei sapere
di più su di te. La tua lettera mostra che sei
lontano dall’essere una persona ordinaria.
Mio figlio e mia figlia si sono deliziati nel leggere
la tua lettera e vorrebbero anche loro
sapere qualcosa di più su di te, la tua situazione
in italia e cose così.
Un breve riassunto della mia situazione. Dopo la guerra
sono stato assegnato al
programma B-36 per pochi anni. Quando il programma B-52
arrivò in produzione,
divenni comandante di B-52 per il resto dei miei 28 in
aviazione. Mi sono ritirato nel
1970 all’età di 48 anni (due giorni dopo
ne avevo 49). Lasciami dire che non hai
bisogno di scusarti per il tuo inglese che è immensamente
meglio del mio italiano. Mi
piacerebbe avere qualunque informazione che tu possa
avere sul passato e sul
presente degli altri membri dell’equipaggio. Tantissimi
grazie per esserti preso il
tempo e il problema di scrivermi”.
Merlin Hueppchen |
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