| LA STORIA DI
COPERTINA
Sullo scuolabus rosso
per le vie del paradiso
La piccola favola di Albaro Torri. Che
rinuncia al posto fisso
in città per reinventarsi casaro, pizzaiolo e autista
sotto
l’Alpe di Succiso. E, il sabato sera, i monelli lo
cercano
per salutarlo... “Questo è il paese dove sono
nato”.
di Gabriele Arlotti
Lo incroci lassù di buon
mattino, a mille metri, dove se ci capiti la sera vedi a
un palmo dal naso il sole tuffarsi in un mare d’arancione,
dietro i monti di Parma. Non puoi sbagliare, perché tutte
le mattine da Succiso a Ramiseto incroci uno e uno solo scuolabus
rosso con una vecchia targa. Tre-quattro bambini sopra e,
al volante, Albaro, col suo inconfondibile pizzetto. Lo puoi
incontrare anche il sabato sera, in pizzeria a Succiso, quando
un monello si affaccia nell’agriturismo per porgli
un saluto e un simpatico scherno per quel pulmino d’antan.
E sulla strada è scritta la storia di questo nostro
personaggio: Albaro Torri, 41 anni, sposato con Monica (36)
e con due figli: Michela (14) e Marco (7). Perché “protagonista”?
Senti qui. Nato in casa, a Villa di Mezzo di Succiso (il
paese che non c’è più), si diploma congegnatore
meccanico al terzo anno dell’Ipsia di Castelnovo, e
di qui... la grand’occasione. Dove? Lontano da casa,
alle “Omi-Reggiane”, ottanta chilometri di curve
e tornanti più a valle.
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SOTTO IL CASAROLA
Albaro Torri con tre dei quattro ragazzi che ogni giorno trasporta a scuola
con quel pulmino che non passa certo inosservato (foto Amerigo Battilani). |
“Non avevo nemmeno 18 anni - spiega lui - e per questo
dovetti dapprima trovare una casa in affitto a Reggio, divisa
con due amici: si partiva il lunedì e si tornava il
venerdì. Ma con la patente iniziarono le prime scappatelle
verso casa, dove intanto avevo conosciuto Monica, che ho
sposato nel ‘90”. E nel mentre lavorava a Reggio? “ Sì.
Ma decisi di viaggiare tutti i giorni”. Come, può ripetere? “ Sì,
tutti i giorni in auto da Succiso a Reggio per quattro anni,
dal ‘90 al ‘94. Sveglia alle 5.45, inizio del
lavoro alle 8 e fine alle 17: tornavo a Succiso alle 19.
Due ora e mezzo di viaggio, a volte tre, e otto ore di lavoro
in città: era dura, ma ormai ci ero abituato, nebbia
e traffico a parte...”. Non le hanno mai dato un premio? “ No...”.
Non era più comodo trasferirsi armi e bagagli in città,
come tanti? “ Con Monica un mezzo pensiero ce l’abbiamo
fatto, ma abbiamo preferito rimanere qui, nella nostra casa”.
Perché? “ Qui c’è qualcosa in più.
E’ il posto dove sono nato, con la sua aria, la mia
famiglia. Ora si può dire che con tutti i miei incarichi
lavoro più di prima, ma è tutta un’altra
vita”. La svolta avviene nel 1994: Albaro, che nel
mentre in ditta insegnava la sua arte ai nuovi, “ litiga” per
venir via. Dice addio al posto fisso e decide di rientrare
nella sua Succiso, dove da tre anni era decollata la storica
cooperativa Valle dei Cavalieri: un agriturismo, un bar,
un negozio di generi alimentari, un gregge di pecore, ottimo
pecorino, il servizio scuolabus da Succiso, ora anche del
servizio carburante a Ramiseto, qualche cavallo per il maneggio... “ Le
cose da fare - aggiunge Albaro - erano tante; ho deciso di
mettermi in gioco”.
Ed ecco che di buonora potete incontrare Albaro a condurre
i bambini di Succiso a scuola a Ramiseto. Poi, al rientro,
lo trovate a produrre il pecorino dell’Appennino reggiano
e la ricotta, col latte delle pecore della stessa cooperativa.
Qualche lavoro in campagna e di manutenzione e la sera di
nuovo in pista: eccolo in ristorante, bar o pizzeria. Pare
quasi che, a Succiso, qualcuno stia girando le scene di un
film dal gusto antico. C’è l’attore, ci
sono i bambini, c’è l’amore, c’è il
lavoro e c’è un panorama splendido sotto l’Alpe
e il Casarola. Come definisce, Albaro, Succiso? Come un angolo
di Paradiso, perché ho visto come un paese può crescere
(e la gente ritornare) a seguito dello sviluppo di una piccola
cooperativa come la nostra. Ma un pensiero va a mia moglie;
chissà, fosse stata un’altra persona, in un
altro contesto, sarebbe divenuta una donna in carriera, invece,
parlandone, ha sempre condiviso le mie scelte”. La
montagna è scomoda, però... ne vale la pena”,
dice lui facendosi serio e attaccandoci una lunga pausa dopo.
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QUEL PULMINO D’ANTAN PER I
BAMBINI
“E’ rosso, chissà perché...”
Ha qualche trascorso negli amatori di calcio di Succiso.
I suoi
hobby sono la pesca e la compagnia. “E sono un
alpino”,
aggiunge Albaro. “Oltre al pecorino, faccio le
pizze, ma
diciamolo a voce bassa. A volte pare che non si addica
fare
la pizza in un agriturismo”, ci tiene a specificare
lui che, ogni
sabato, ne sforna dalle 80 alle 200, a seconda della
stagione.
Eppure, la sua pizza presto diverrà Dop, come
il pecorino che
produce. Anzi, in questa terra di confine giungono
clienti da
tantissime province, non solo
limitrofe.
Dop potrebbe ormai essere
pure l’“antico” scuolabus
rosso che ogni giorno Albaro
usa per portare i bambini a
scuola e che, nel loro immaginario,
è
il pulmino che non
scorderanno mai.
Perché uno scuolabus rosso?
“
Anch’io scendevo tutti i giorni
a Ramiseto su uno scuolabus
rosso - ricorda Albaro -.
Infatti, Giovanni, l’autista
che precedentemente gestiva
il servizio, ha sempre
e solo avuto pulmini rossi,
chissà perché. Quando è
andato in pensione, il Comune
si è rivolto alla nostra
cooperativa: per trasportare
i bambini abbiamo acquistato
il suo mezzo, naturalmente
rosso. Ho preso la
patente col Cap per il trasporto pubblico assieme ad
Emiliano
(altro socio della società presieduta da Dario
Torri, ndr),
che a volte mi sostituisce quando devo fare il formaggio”.
Eccoli qui i protagonisti del film di Albaro: quattro
ragazzi (tra
cui il figlio Marco), ma l’anno scorso nove (che
salivano anche
a Cecciola, Castagneto e Lugolo). Signori si parte:
salita a
Succiso alle 7.15 e arrivo a Ramiseto alle 8, dopo
45 minuti
di paradiso sullo scuolabus rosso. Ah, se sentite qualcuno
che si lamenta, non preoccupatevi. Sono i bambini
che
col
loro stile monello rimbrottano Albaro per il suo procedere
lento e per quel pulmino, un po’ d’altri
tempi ma inconfondibilmente
rosso.
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