| VIANO/PADRE
MARCO CANOVI E GLI AMICI DELL’UGANDA
Quell’africano di un prete
La visita in Italia di una delegazione del
Karamoja e gli innumerevoli gesti di aiuto di una comunità.
Un passato nelle missioni e i progetti per il futuro.
di Luigia Guaita
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MAL D’AFRICA
Padre Marco Canovi ha trascorso in Uganda 20 dei suoi
60 anni. |
Un incontro di fratellanza: potrebbe essere presentata con
queste semplici parole la bella giornata di festa che il 28
marzo scorso ha visto il paese di Viano aprirsi alla solidarietà
e al volontariato. Regista dell’iniziativa padre Marco
Canovi, parroco delle piccole parrocchie querciolesi di S.
Pietro e S. Maria dopo anni di lavoro (dal 1970 al ‘90)
nelle missioni della provincia ugandese del Karamoja. Anche
dopo il suo rientro in Italia, in questi anni il religioso
comboniano ha cercato in tanti i modi di aiutare questa gente
che vive una situzione di grande povertà.
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DONI
Il sindaco Mazzi illustra al ministro Lokeris i prodotti
che i cittadini vianesi offrono simbolicamente alla delegazione
ugandese. |
L’occasione per dimostrare quant’è grande
il cuore dell’operosa e ricca Emilia è stata
colta dal vulcanico padre Marco con la visita, in Italia,
di una rappresentanza ugandese composta dal ministro Peter
Lokeris, dal coordinatore dei progetti di sviluppo diocesani
Zaccaria Ilukol e da Robert Nabanyumya, rappresentante delle
Nazioni Unite a capo di un progetto di riforestazione delle
zone sahariane e desertiche. Erano invitati da un’organizzazione
non governativa bresciana per intervenire presso le Università
di Brescia e Piacenza su un progetto di sviluppo per quella
zona dell’Africa, inoltre hanno partecipato a una fitta
serie di incontri col mondo del volontariato.
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CANTIERE
Molti volontari trascorrono in Africa le loro
vacanze lavorando al fianco dei missionari (le foto in
Karamoja sono di Lorenzo Giacomoni e Maurizio Forti). |
“La notizia dell’arrivo in Italia di questa
delegazione ugandese - spiega padre Marco - mi ha riempito
di immensa gioia. Conosco bene questi uomini e ho con loro
da molti anni un rapporto più che fraterno, poiché
assieme, negli anni passati in missione in Karamoja, è
iniziato il cammino di impegno per lo sviluppo della loro
terra. Abbiamo fatto battaglie, incontrato difficoltà,
e dopo esserci stretti fra di noi le abbiamo affrontate con
grinta. Ho spiegato loro che era molto bello che potessero
vedere la terra dalla quale tutto questo è partito,
come amore, dedizione, attenzione. Così, ho pensato
alla possibilità di trovarci con i tanti amici, volontari,
operatori e parenti dei missionari; con queste persone che
hanno dato veramente tanto al Karamoja”.
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Per rallegrarsi della presenza degli ospiti ugandesi, non
poteva esserci festa più bella che l’accoglienza,
al mattino, sul sagrato della chiesa di Viano, da parte di
una folta rappresentanza di gente del posto e dell’Amministrazione
comunale. A dare il senso della comunione e appartenenza a
un grande paese, poi, anche l’arrivo di decine di amici
di padre Marco e dell’Uganda giunti da Varese, Como
e Trento. Poi, il Gruppo degli amici di don Vittorione di
Piacenza e di Pavia, oltre che i numerosi parenti dei missionari
reduci dall’Uganda. Tutti insieme hanno assistito alla
S. Messa, ovviamente celebrata da padre Marco, che ha tradotto
in inglese, per gli ospiti, lunghi brani della liturgia e
dell’omelia. Con una punta di emozione ha ricordato
il lontano marzo del ‘70, quando proprio nella stessa
chiesetta celebrò la sua prima messa, dopo l’ordinazione,
poche settimane prima di partire per l’Africa.
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“In questi anni - ha confidato padre Canovi più
tardi, durante il pranzo - la gente del Querciolese ha manifestato
grande finezza nel cogliere le necessità, le problematiche
e le emergenze, intervenendo e dando una mano. Con grande
gioia posso affermare che oggi sono presenti persone che nel
segreto della loro famiglia hanno dato offerte in denaro anche
piuttosto consistenti. Ciò che è più
bello e incredibile, poi, è che tra questi vi sono
molti giovani che non hanno esitato a donare alla terra d’Africa
il loro primo stipendio, ma anche, nel momento del matrimonio,
qualche soldino economizzando su bomboniere, addobbi di fiori
o altre cose. Abbiamo avuto poi le dimostrazioni tangibili
del gruppo dei cacciatori, dei soci del caseificio, dei ragazzi
delle scuole, del Comune, degli artigiani e delle famiglie;
dei bambini che hanno donato il contenuto del proprio salvadanaio,
il loro giocattolo preferito, o magari chiesto ai genitori
di poter adottare a distanza un coetaneo africano per pensare
con amore a qualcuno che ha bisogno anche nel momento in cui
ci si siede a tavola. Per me questi sono gesti grandiosi,
i più belli. Oltre agli amici della nostra zona sono
qui oggi persone che hanno conosciuto la terra d’Africa
in altri tempi e che io ho avuto il piacere d’incontrare,
nel Varesotto, nel periodo formativo prima dell’ordinazione.
Con queste persone ho instaurato subito un legame profondo,
e chi aveva disponibilità venne a trovarmi quasi subito
in Africa e si fece promotore di un sostegno che all’inizio
era prettamente economico. Poi, nel ‘79 la guerra creò
una situazione tanto tragica da indurci a chiedere aiuti di
qualsiasi genere, e fu così che iniziarono a riempirsi
i container di tutte quelle cose che ognuno poteva dare. Si
passò poi a progetti che potessero disegnare un futuro
per questa gente, ed ecco che giunsero i primi veicoli, macchinari,
attrezzature ospedaliere, pompe idrauliche, gruppi elettrogeni,
mulini, vari articoli dismessi ma ancora validi o che da noi
non era più consentito utilizzare perché fuori
norma. Tutti vennero coinvolti: sia chi poteva offrire una
semplice vite, un utensile, ma anche chi ha potuto dare un
tornio di sei metri. Tanta soddisfazione ci ha dato il poter
portare macchine da falegnameria e da cucire perfettamente
funzionanti, con tanto di pezzi di ricambio, per le ragazze
della scuola di taglio e cucito. Da una quindicina d’anni,
poi, i missionari sono stati affiancati da un gruppo di volontari
eccezionali che anno dopo anno, coinvolgendo sempre nuovi
amici, sono andati là e tra mille difficoltà
e ostacoli (qualcuno di loro si è trovato addirittura
un’arma puntata contro) hanno lavorato duramente per
costruire un pozzo, una falegnameria, una chiesa, tre scuole,
un refettorio, due dormitori, una lavanderia e altre opere
indispensabili per quella gente”.
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L’ATTESA
Fa riflettere sapere che, in molti posti al mondo, per
un bambino è una fortuna poter fare la coda per
avere una caramella. |
Il bel momento di convivialità è stato allietato
da una proiezione di immagini dei progetti realizzati dai
volontari che ogni anno scelgono di trascorrere le loro giornate
di “vacanza” in Uganda e dalla donazione agli
ospiti di prodotti della nostra terra, come il Parmigiano
Reggiano della latteria di Tabiano, il vino della vigna della
parrocchia di S. Pietro e le piastrelle che le aziende ceramiche
del nostro comprensorio sfornano in milioni di pezzi. Apprezzato
pure l’intervento del sindaco di Viano, Rosita Mazzi,
che, esprimendo la soddisfazione propria e dell’Amministrazione
comunale per la bella iniziativa, ha accompagnato le belle
parole a un concreto contributo economico di alcune centinaia
di euro che il Comune ha deciso di offrire per i bisogni dei
bambini ugandesi.
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| Cos’è il
Karamoja

Il Karamoja è una provincia dell’Uganda
la cui estensione territoriale è più o
meno pari alla nostra Sicilia. Le condizioni di vivibilità
di questa zona sono proibitive soprattutto per le avverse
condizioni ambientali, essendo questa una zona molto
arida, in netta contrapposizione col resto del territorio
nazionale, fertile, ricco di vegetazione e acque (si
trovano in questa nazione le sorgenti del Nilo). Sono
assai difficili anche la condizioni di vita della popolazione
- circa 700mila abitanti - che vive in una situazione
sociale di forte arretratezza, insicurezza e paura,
anche per i frequenti episodi di violenza. A livello
governativo e locale, se una persona è mandata
dal Governo a operare in Karamoja, è come se
dovesse scontare la punizione per aver commesso un crimine.
I missionari come padre Marco Canovi, invece, vanno
in Karamoja per amore e con gioia.
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