| PARCO NAZIONALE/PROTESTE
PER I RITARDI
Le colpe di Giovanelli e di Castelnovo
Lo sfogo di Bucci: “Tutto era pronto,
ma poi...”. Una sede unica. Stop agli interventi a pioggia.
Il Comitato Alta Valsecchia manifesta in città. “Vogliamo
il decollo di questo ente”.
di Armido Malvolti
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| La parata dei manifestanti
montani in via Emilia a Reggio. |
Ormai questo Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano
non si sa più come rappresentarlo. Se, cioè,
in forma di commedia, di tragedia, di melodramma, di farsa,
di operetta o... come un’ombra, uno spettro, un essere
soprannaturale immaginato dalla fantasia popolare; in altre
parole: un fantasma. Stop. Dipendesse da madre natura si potrebbe
posare la penna in attesa che sui nostri monti, sciolta la
neve, accanto ai fiorellini primaverili sboccino, risvegliandosi
dal letargo pluriennale, anche un presidente e un consiglio
del Parco, pimpanti, rigogliosi e ricchi di buone intenzioni.
Dipendesse da madre natura, ma, purtroppo, dipende dagli uomini,
e allora non c’è proprio da stare allegri e tranquilli.
Secondo qualche ottimista i frutti matureranno a giugno, dopo
le elezioni europee e amministrative. Se il Polo perderà,
non ci saranno ostacoli alla nomina di un presidente dell’Ulivo;
se vincerà, sarà il centro-sinistra a dover
calare le brache. Bella prospettiva davvero! E nel frattempo?
Nel frattempo il neonominato commissario straordinario Cosentino,
in assenza di un bilancio di previsione approvato dagli organismi
del Parco, cercherà di avviare un po’ di progetti
già pronti (pare per un importo non indifferente: 4
milioni e 46mila euro) facendo attenzione a non scontentare
nessun sindaco. Insomma, l’esatto contrario di una gestione
dal basso e condivisa e di programmi di ampio respiro che
escano dall’orticello di ognuno.
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PERSONALIZZATO
Fra i cartelli, alcuni spiccano per originalità,
come quello di Pietro Pini. |
C’è da scandalizzarsi se cresce lo scetticismo
dei montanari? Ci hanno raccontato una scenetta rivelatrice.
“Gelo sul parco”, titolava il n. 102 di Tuttomontagna.
Una ragazza entra in un’edicola, posa l’occhio
su quel titolo e sbotta: “Che barba ‘sto Parco,
non se ne può proprio più”. Giriamo lo
sfogo ai nostri politici. Per fortuna c’è anche
chi ci crede e non si limita a cercare colpevoli, ma si sforza
per richiamare l’attenzione, promuove iniziative, avanza
richieste, elabora proposte. E’ il caso del Comitato
Alta Valsecchia che ha organizzato il 3 aprile scorso un sit-in
davanti alla sede del Parco a Porta S. Pietro, in città.
Non una manifestazione eclatante per numero di partecipanti,
ma molto significativa per i contenuti. “L’obiettivo
del Comitato - ha dichiarato l’avvocato Claudio Silvestri
alla partenza da Castelnovo - è la sensibilizzazione
sull’esigenza del decollo del Parco in tempi brevi;
per noi si tratta di una struttura importante e non possiamo
accettare che dopo tre anni si sia al punto di partenza”.
Eloquenti anche i cartelli “indossati” davanti
alla sede cittadina. “Il Parco è una risorsa,
non uno spreco di risorse”, “Progetti idee lavoro
non posti di potere”, “La sede del Parco a Ligonchio
con un vero presidente montanaro”, “Parco non
parcheggio”, “Ministro Matteoli basta coi commissari”,
“Strada Gatta-Pianello-Giarola-Collagna al servizio
della montagna” e altri ancora di non minor significato.
Si noti la positività degli slogan, a testimoniare
che si è trattato di una manifestazione per qualcosa
e non contro qualcuno. “E’ una manifestazione
per - ha detto Silvestri - in quanto vuole stimolare il decollo
del Parco. Per ottenere risultati occorre rompere l’immobilismo,
rimuovere un certo modo di governare la cosa pubblica. Sono
convinto che i sindaci e gli assessori dei nostri Comuni sono
dalla nostra parte, invece chi sta un po’ al di sopra
evidentemente è più interessato a che gli equilibri
di un governo del Parco siano il più affini possibile
alla propria politica, anche a costo di penalizzare il Parco”.
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| Il vice sindaco di Busana,
Fabio Leoncelli, alla manifestazione cittadina del Comitato. |
Già, i politici e gli amministratori. Se ne sono
visti pochi quel sabato mattina: Fabio Leoncelli, vice sindaco
di Busana, e Claudio Bucci della Margherita. Nessun altro.
Un po’ poco davvero, e qualcuno dei presenti non ha
mancato di farlo notare. Abbiamo chiesto lumi a Leoncelli,
che così ha risposto: “Sono convinto che singolarmente
i componenti delle giunte dei Comuni del Crinale sono favorevoli
a questa iniziativa e contrari alle scelte fatte finora sul
Parco, però credo anche che ci siano dei legami troppo
forti con i partiti e sembra quasi che ne siano imbavagliati”.
Imbavagliati e alla finestra in attesa degli eventi? A parole
in molti tuonano, ma si ha la sensazione che tutto sommato
non ci sia poi tutta quella fretta. Ora c’è un
commissario straordinario che ha bloccato ogni decisione adottata
dal presidente Guerriero, un commissario che si è impegnato
ad avviare un po’ di progetti, a discutere con le Comunità
montane una nuova proposta di bilancio di previsione 2004:
vuoi vedere che ogni sindaco porterà a casa qualcosa
da sbandierare magari in campagna elettorale?
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| Claudio Bucci. |
Illuminanti in proposito le parole di Claudio Bucci in risposta
alla domanda se le decisioni di Cosentino spostano i termini
della questione. “Credo che non spostino un granché
- ha affermato - in quanto, conoscendo Cosentino e il ministro
Matteoli, ma anche i nostri sindaci, vien da pensare che ci
sia solo la volontà di dividere una torta tra tanti
Comuni, di disperdere quindi dei fondi a pioggia... Mi sembra
che Cosentino di diverso da Guerriero abbia solo che vuole
andare d’accordo con tutti i sindaci, quindi darà
un contentino a tutti”.
E’ l’esatto contrario di una visione di Parco
che unifica un territorio e lo promuove accantonando i localismi,
le contrapposizioni, la corsa ad accaparrarsi la fetta più
grossa di una torta troppo piccola per accontentare tutti.
Prosegue Bucci: “Io sostengo una sede unica proprio
per un governo unico del Parco. Con una sede per regione o,
peggio, per provincia, succederà che ognuno si occuperà
solo dei problemi del proprio territorio. Dal male rappresentato
dai ritardi, abbiamo l’opportunità di trarre
un bene: si sono accumulate somme importanti, oltre 7 milioni
di euro, che potrebbero essere impiegati per interventi massicci
e qualificanti. Occorrono però programmi di gestione
unitaria del Parco e uomini, compreso un presidente, che li
condividano e li realizzino”.
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| La protesta ha visto protagoniste
anche le donne. |
Idee, esigenze, propositi che potrebbero essere sottoscritti
da tutti i montanari e che sono riscontrabili in tanti discorsi,
documenti, ordini del giorno pronunciati, redatti e adottati
da politici e amministratori di varia coloritura nelle settimane,
nei mesi e negli anni trascorsi, ma la realtà è
che il Parco ha fatto dietro-front ed è tornato al
commissario Cosentino. Dobbiamo ringraziare il Comitato Alta
Valsecchia per aver cercato di muovere le acque, ma può
non bastare. Perché i partiti non vanno oltre generiche
prese di posizione? Perché i sindacati non ne fanno
oggetto di una vertenza per lo sviluppo? E perché ci
siamo infilati in questo che sembra un vicolo cieco, un budello
senza sbocco? Tutta colpa del ministro Matteoli? Non sarebbe
stato saggio, da parte del centro-sinistra, evitare la guerra
sul presidente e giocare tutta la sua forza e il suo prestigio
su programmi e progetti? Domande che non avranno mai risposta.
A Bucci abbiamo anche chiesto se la colpa è tutta
e solo del ministro e questa è la risposta: “C’è
una colpa iniziale che, se vogliamo personalizzare, è
del senatore Giovanelli, ma anche di tutto il Consiglio comunale
di Castelnovo Monti. All’inizio del 2000 era già
stata fatta la perimetrazione del Parco e tutto era pronto
per la nomina del presidente e del consiglio. A Roma c’era
un governo di centro-sinistra. Il senatore Giovanelli se ne
uscì chiedendo che venisse discusso l’inserimento
dei Gessi e della Pietra. Una cosa buona in sé, ma
che ha protratto di due anni la discussione e quindi l’avvio
del Parco. E’ successo che nel frattempo, per somma
disgrazia degli italiani, ha vinto il centro-destra con Berlusconi
e quindi è cambiato tutto”.
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| La mattina della manifestazione
i quotidiani riportano la notizia della decisione di Cosentino
di annullare i provvedimenti di Guerriero. |
In sostanza, quindi, il Parco poteva decollare durante il
governo Amato e sarebbe stato un ministro dell’Ulivo
a nominare il presidente: difficile pensare che non avrebbe
trovato l’accordo sul nome con le regioni Emilia e Toscana.
Aggiunge Bucci: “Il perimetro definito non scendeva
sui Gessi e sulla Pietra, e io sono dell’idea che siano
dei simboli che vanno bene dentro il Parco, ma il discorso
dell’allargamento si poteva farlo dopo, nulla lo impedisce...
Con quella mossa, politicamente inavveduta, si è sicuramente
contribuito a bloccare l’avvio del Parco, che invece
poteva decollare quattro anni fa”.
Castelnovo, l’asso pigliatutto, il Comune che con
politiche urbanistiche e di sviluppo autolesioniste ha contribuito
a dissanguare i Comuni del Crinale senza accorgersi che così
prosciugava risorse vitali per il proprio benessere e, in
prospettiva, per la sua stessa sopravvivenza, è dunque
responsabile anche del mancato decollo del Parco? Vuoi vedere
che il “colpevole” anziché a Roma sta in
piazza Gramsci? Noi non vogliamo dare giudizi, ci limitiamo
a registrare le precisazioni di Claudio Bucci. Si trattasse
di un avversario politico della maggioranza che governa il
capoluogo montano si potrebbe pensare che si tratta di polemica
elettorale, ma non è così. Inoltre, se la memoria
non ci tradisce, la delibera di adesione al Parco è
stata votata all’unanimità dal Consiglio comunale
di Castelnovo. Se le cose stanno come dice Bucci - e non c’è
motivo di dubitare che stiano proprio così - forse
gli amici del Parco si faranno sentire sotto le finestre della
sala consiliare di Castelnovo Monti e quelle, vicine, della
casa del Senatore. Senza astio e senza cattiveria, beninteso,
solo per dare agli avvenimenti una corretta collocazione storica
e agli obiettivi una loro giusta prospettiva. Alla prossima
puntata.
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