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detto
fra noi
di Giuseppe Delfini
Sotto il naso di Matilde
“I marciapiedi e le strade non sono mai stati spazzati
come stavolta perché siamo a pochi mesi dalle elezioni”:
la battuta, pur contenendo un discreto tot di verità,
non rende giustizia all’impegno indubbiamente profuso
in ogni angolo montano per cercare di limitare i disagi della
super nevicata di quasi primavera. Anche se sarebbero stati
necessari sforzi decisamente minori rispetto a quelli di quest’anno,
in passato abbiamo sovente visto, nei confronti di modestissime
precipitazioni (ma sufficienti a creare problemi di vario e
ghiacciato genere), impegni risibili con risultati da piangere.
Ma c’è dell’altro in quest’aria in
simil-bianconatal... “Sotto la neve pane, sotto la pioggia
fame”. E, comunque, frane. E perfino debiti. All’alba
del terzo millennio e nel bel mezzo della Seconda Repubblica
(che altro non è se non la Prima con un poco di rimmel
e la patente che assomiglia alle fidelity card dei supermercati.
Ma ci stanno commercializzando tutti?), anche i proverbi vanno
aggiornati. Soprattutto nel nostro Appennino, grandissimo nel
bene e nel male. Capita così che una delle più belle
e interessanti zone (non solo storicamente) a livello italiano,
sia bastonata in quel di Rossena da un terrificante movimento
franoso (difficile da gestire e prevedere causa la spessa e
sovrastante coltre bianca), e che dalla Rupe di Canossa piovano
massi di svariate tonnellate: situazioni che pare possano mettere
a repentaglio non solo persone, case e strade, ma i castelli
stessi. Il bene e il male se ne sono andati a braccetto sotto
il naso di Matilde. Capita inoltre che altri analoghi episodi
si siano registrati in quel di Baiso e di Villa, e che tanti
altri comuni vivano di questi tempi sul chi va là. Capita
altresì che la neve, spesso desiderata se non invocata
come bene (per evitare siccità e crisi del circo bianco),
stavolta sia arrivata inaspettatamente e copiosamente all’antica,
creando disagi e ingenti spese aggiuntive (e ciò fa
assai male alle tasche comuni) per spalatura e dintorni, e
per le azioni di contenimento dei suddetti disastri. A bilancio
i tredici Comuni della nostra Comunità avevano preventivato
una spesa complessiva di circa 600mila euro, si ritroveranno
però a spenderne sui 2 milioni. Un’altra valangata
di soldi (un milione e mezzo di euro? Tre milioni?) occorreranno
per combattere l’emergenza canossana. Un conto davvero
salato per questa passeggiata del bene e del male. Sono stati
chiesti, ovviamente, finanziamenti straordinari e la dichiarazione
dello stato di calamità naturale. Sopportate il ritornello:
il nostro Appennino è grandissimo. Nel bene e nel male,
appunto. Teniamolo presente: è facile scordarsi della
guanciotta in ombra quando il sole bacia felice la fronte.
Groppo, Poviglio, Baiso, Rossena: quattro fotografie di un
corposo album raccolto in poco tempo, e che ogni tanto dovremmo
andare a sfogliare. Per non dimenticare che la nostra terra è anche
così. E comportarci di conseguenza, nel prevenire e
nel curare. “Vivere in montagna significa complicare
la complessità”, dice Massimo Zamboni in una bella
intervista che trovate in queste pagine. Ha ragione. Ma anche
in questo sta la sfida del vivere in questo Appennino. Grandissimo
persino nelle frane e nelle nevicate. P.S.: Mi è capitato
l’occhio sul “detto fra noi” di un anno fa.
Lamentavamo allora (udite udite!) la situazione di stallo del
Parco nazionale, la mancata nomina del presidente dopo un anno
di vita, eccetera eccetera. Dicevamo che, in un fiorente contesto
di progetti e cantieri di lavoro, la disputa intorno a questa
poltrona stonava come una campana vecchia. Invece adesso...
2° P.S.: “A noi non è dato vivere in eterno,
alle storie sì”. Questa bella frase l’abbiamo
sentita nell’ambito della rassegna “I giorni della
memoria”. Ci è piaciuta e ve la regaliamo. Un
modo come un altro per darvi la “buona primavera”.
g.delfini@tuttomontagna.it
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