|
BAISO/L’ESPERIENZA DI ROBERTO BORGHI
Alla scoperta del mondo. E trova l’amore
“L’11 settembre la vita è cambiata
anche per noi”, e con l’amico Daniele punta sull’Australia.
Studio e lavoro. Nel ristorante di Vieri. Ora con lui c’è Angela,
dalla Korea.
di Francesca Schenetti
 |
CIRCULAR QUAY
Roberto Borghi
sul battello partito dalla banchina nel cuore di Sydney. Intorno
a lui uno splendido scenario: a destra l’Opera House,
a sinistra l’Harbour Bridge. |
Per scoprire il mondo bisogna andarlo a vedere da vicino. Come
ha fatto Roberto Borghi, 26 anni, di Viano, noto in quel di Baiso
dove gestisce con il padre Arturo, di 52 anni, l’Albergo
San Lorenzo e il ristorante pizzeria “da Robby”.
Robby
vive con il papà e i tre fratelli: Alberto di 31 anni, Paolo
di 22 e Marco di 13. Nell’agosto del 2001 ha deciso di prendere
armi e bagagli e partire alla volta dell’Australia insieme
all’amico e coetaneo Daniele Bonacini, che per fare questa
esperienza si era licenziato dalla Franzini Spa dove lavorava. “Abbiamo
preso un atlante geografico - inizia il suo racconto Robby - e
dopo avere cercato di capire quale poteva essere il clima migliore
nel periodo da novembre a maggio, senza pensarci due volte abbiamo
prenotato i biglietti per la terra dei canguri e dei koala. Del
resto, ne avevamo già parlato durante la scuola... Nella
scelta ha influito anche la distanza perché, essendo molto
legato alla mia famiglia, mi sono detto: ‘Se vado qui vicino,
in Inghilterra, va a finire che torno a casa al primo attacco di
nostalgia, mentre da là non si torna come e quando si vuole” . “
Era
l’11 settembre quando abbiamo acquistato i biglietti; da
quel giorno il mondo sarebbe cambiato, e così è stato
anche per noi. Siamo partiti il 21 novembre e dopo 21 ore di viaggio
siamo sbarcati a Sydney, con un breve scalo tecnico a Bangkok.
Quando si raccontano le fatiche di un viaggio non lo si fa mai
abbastanza bene, per capire davvero cosa si sente, com’è,
bisognerebbe provare”.
Insomma, i due reggiani, stanchi ma
felici di trovarsi all’altro capo del mondo, dovevano ora
trovare una sistemazione... “Avevamo prenotato dall’Italia
solo le prime tre notti in hotel, tutto il resto era da cercare,
quindi: un lavoro, un appartamento, con l’obiettivo fondamentale
di imparare l’inglese”, precisa Roberto. I due ragazzi
infatti sono partiti con l’intenzione di fare un’esperienza
lavorativa nel settore alberghiero, e soprattutto per imparare
la lingua.
 |
| Con i colleghi del celebre locale
a Darling Harbour. |
“
Trovare lavoro è stata tra le tante cose
la meno complicata. Infatti, in un locale sulla spiaggia di Bondi
Beach, che faceva anche pizze, ho trovato posto in cucina. Si trattava
di un ristorante molto frequentato da turisti e la paga era sufficiente
per mantenere il monolocale che avevo preso in affitto insieme
a Daniele, che a sua volta aveva trovato un’occupazione in
un altro locale. Ci dovevamo un po’ adattare, era quattro
metri per quattro, con la doccia interna alla camera, dove si trovava
pure l’angolo-cottura”.
Ma Robby non si è lasciato
scoraggiare, anzi. “Il lavoro mi piaceva perché ero
a contatto con molte persone e parlavo inglese. All’inizio
ho avuto qualche problema con la lingua, che con il passare del
tempo non c’è più stato.
La paga, come l’affitto,
era settimanale - secondo il cosiddetto sistema americano - non è come
da noi con base mensile. Forse è meglio così, perché non
devi annaspare per arrivare alla fine del mese. Al termine dei
sette giorni di lavoro si viene pagati e in questo modo si riescono
a gestire le proprie risorse”. La vita australiana per i
due ragazzi reggiani non era male: lavoro al mattino, corso di
inglese al pomeriggio e nuovamente lavoro la sera e, ogni tanto,
qualche ora di divertimento sulla spiaggia.
“
A qualsiasi
ora del giorno e della notte c’era la possibilità di
divertirsi e conoscere gente, ma il nostro scopo era diverso, volevamo
imparare l’inglese, e lì con i colleghi si parlava
troppo spesso in italiano”.
Mentre in Italia noi dovevamo
convivere con il grigiore dell’inverno, accompagnato da freddo
e neve, Robby e Daniele si godevano i 30 gradi australiani. “C’era
sempre il sole, il caldo era sopportabile, non era appesantito
dalla cappa di umidità; l’unica avvertenza che seguivamo
era di non esporci al sole senza un’adeguata protezione ai
raggi ultravioletti. Infatti, appena arrivati ci spiegarono l’altissima
incidenza di cancro alle pelle, soprattutto negli uomini giovani.
Il sole australiano è pericoloso, anche se il fenomeno più grave
che aveva visto coinvolti molti ragazzi si riferiva a qualche hanno
prima”. “Dopo tre settimane decisi di cambiare lavoro.
Trovai infatti un’occupazione migliore, per me più qualificante,
nel “Vieri Restaurant”, sito sulla baia di Darling
Harbour, il posto più frequentato della città. Ma
solo dopo un po’ che vi lavoravo ho saputo che il locale
era quello del calciatore italiano: è il più ‘in’ della
zona. Un ragazzo mi ha dato il biglietto del locale dicendomi che
lì cercavano personale. Attilio, amico d’infanzia
di Bobo e suo socio, ha visto il mio diploma e mi ha fatto provare
assumendomi subito come aiuto cuoco: lì ho imparato tantissime
cose dallo chef inglese che gestiva la cucina. Guadagnavo bene,
ho dovuto adattarmi nella modalità di preparazione dei piatti,
ma dopo un mese ero già aiuto-chef”.
 |
| Robby ai fornelli. |
“
Arrivava
gente da tutto il mondo, molti anche i nostri connazionali che
andavano a cercare un po’ di Italia pure in Australia. Del
resto facciamo tutti così quando ci troviamo all’estero:
andiamo a mangiare in un ristorante italiano sperando di stare
meglio, poi nella maggioranza dei casi rimaniamo delusi. Finito
il lavoro in un attimo si poteva raggiungere la spiaggia, inoltre
a qualsiasi ora del giorno e della notte si riesce a raggiungere
ogni punto della città, che infatti è servita benissimo
dai mezzi pubblici. La cosa più spettacolare era attraversare
la baia di Sydney su quei battelli bellissimi che alle volte si
vedono nei film. E’ stata davvero un’esperienza irripetibile”.
Roberto
si sente molto cambiato dopo aver fatto quel lungo viaggio, durato
sei mesi; i due giovani infatti sono rientrati in Italia
nella primavera del 2002, prima lui e poi Daniele. Un semestre
intero trascorso completamente immerso nella vita e nella cultura
di un altro popolo. “Quando sei lontano da casa, quando sei
straniero in terra d’altri, c’è molta più solidarietà.
A loro modo, tutti quelli che incontri cercano di aiutarti. In
più, se incontri degli italiani, il senso di comune appartenenza è ancora
più intenso, e allora sei contento di essere italiano.
Quella
che ho fatto è un’esperienza che consiglierei a tutti
i giovani che vogliono lavorare all’estero e imparare l’inglese.
Adesso mi arrangio, lo so parlare abbastanza bene. E’ solo
conoscendo altre abitudini, altri stili di vita, che ci si accorge
delle caratteristiche della gente e del luogo in cui si vive. Non è un
particolare di poco conto il fatto che il luogo in cui vivo e lavoro
non offra molte opportunità dal punto di vista professionale,
relazionale e del sapere. Per me, l’unico modo di uscire
dal guscio è stato viaggiare e conoscere”. Insomma,
quello di Robby pare un monito per tentare di cambiare le cose
anche nella nostra realtà, per renderla meno provinciale
e più ricca di stimoli. Ma i cambiamenti avvengono con le
persone: “Siamo noi che dobbiamo cambiare mentalità,
cercare di essere più aperti al nuovo e alla vita in genere,
imparando anche il rispetto verso gli altri popoli”.
 |
Il Vieri Restaurant di Sydney. |
In uno
dei suoi viaggi successivi Robby ha incontrato anche l’amore,
ma per pudore e rispetto per la sua fidanzata, su questo argomento
dribbla le domande: “Dico solo che si chiama Angela ed è coreana.
Ci siamo conosciuti a Dublino, dove si trovava, come me, per studiare
l’inglese. Ora vive con me a Viano e collabora con me nel
ristorante”. Davanti a un certo imbarazzo non chiediamo altro;
per fortuna in quasi tutte le storie c’è sempre un
lieto fine, anche dopo viaggi avventurosi: Roberto stavolta è partito
solo ed è tornato in compagnia. “Ora sono abbastanza
soddisfatto. Sto vivendo un’esperienza di lavoro in un noto
ristorante di Reggio Emilia che mi auguro possa portarmi sulla
strada per diventare un grande chef”. E noi, caro Robby,
te lo auguriamo di cuore. |