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detto
fra noi
di Giuseppe Delfini
Il sindaco che non c’è
Insistono a dirci che quest’anno voteremo per le
elezioni amministrative. Verranno rinnovati, cioè,
il Consiglio provinciale e i consigli comunali di tutto il
Reggiano (eccezioni
escluse, tipo Casina, Collagna e Villa). Manca all’appello
la Regione: mettere assieme, in un turno unico, anche il rinnovo
di questo Ente, risparmiando così tempo e soldi, sarebbe
stato troppo per le menti di chi ci governa. Ma tant’è.
Quindi, si voterà. Al momento di andare in stampa non
si sa ancora quando, per chi e per quali programmi (bingo!),
ma si voterà. Intanto, e spostiamo i verbi al presente,
si litiga e si trama per spartirsi posti e poltrone. E a questo,
purtroppo, ci abbiamo fatto il callo.
Quello che non riusciremo
mai a digerire è il fatto che tutto, ma proprio tutto,
sia vincolato alle sorti della poltronissima della città di
Reggio. Per definire candidati e schieramenti di ogni singola
realtà occorre l’ok di quelli che, quando hanno
un’oretta di tempo, si fanno una vasca in via Emilia
e non vanno a rifarsi gli occhi guardando la Pietra o il tramonto
al Ventasso. E il solo sapere che il nostro destino (si fa
per dire, perché al mondo c’è di meglio.
O di peggio. Fate voi) è in mano a questo tipo di dirigenti,
ci terrorizza. Se fossimo gli unici a pensarla così,
potremmo chiuderla qui con il più classico dei chissenefrega.
Ma non è così. Senza aver fatto improbabili sondaggi
telefonici (anche stavolta a Castelnovo ce li hanno appioppati,
come era accaduto cinque anni fa. Ma perché qualcuno
butta via così i soldi?), sappiamo che sono in tanti
a condividere questo sentimento, ad aver voglia di uno scatto
d’orgoglio che dimostri e sancisca l’unicità di
ogni paese, di ogni zona.
Sono fondamentali i collegamenti
con i vari livelli di istituzione e con gli altri amministratori
di ogni genere e grado: su questo non ci piove. Come non piove
sul fatto che, da parte di ogni tipo di schieramento, si cerchi
una unità di indirizzi politici di massima. Ma a Castelnovo,
Ligonchio e via appenninizzando, il sindaco lo deve fare chi
ha le carte più in regola, chi è più ben
visto dalla gente (qualcuno ha mai sentito parlare di “primarie” o
di incontri consultivi con la popolazione e le associazioni,
e non solo con gli iscritti alle rispettive fazioni? Qualcuno
ha notato che la politica “classica” sta segnando
il passo e si sta isolando dalla gente “comune”?),
e non chi, come prima qualità, ha quella di indossare
una certa casacca. Con questo non vogliamo dire che chi esce
dai partiti è comunque scarso.
Siamo convinti che la
montagna abbia avuto e abbia fior di amministratori, e crediamo
che continuerà ad averne. Vorremmo però vedere
un maggior senso di appartenenza a una logica di comunità locale
e una minor obbedienza a semplici ordini di scuderia. Tutto
qui. Pensiamo poi che vada cambiato qualcos’altro ancora
nel rapporto tra istituzioni e cittadini. Non bastano più le
risposte alle esigenze primarie (strade, fogne, spalamento
neve, illuminazione...). Senza aver la pretesa che qualcuno
risolva tutto, pensiamo che chi ci governa localmente dovrebbe
farsi carico anche di umori e necessità “nuove”.
Esempio:
perché i nostri consigli comunali votano lodevoli
ordini del giorno su guerre in Paesi lontani o problemi di
altri continenti, ma non alzano la voce sulle questioni legate
ai prezzi, agli stipendi o ai risparmi dei povericristi? Perché prima
di muoversi su alcuni aspetti legati alla sanità, sindaci
e soci aspettano una raccolta di firme o un’incavolatura
generale? E per evidenziare questa sensibilità: alla
seduta congiunta di Comunità montana e consiglio di
Castelnovo, tenutasi recentemente per presentare il “piano
attuativo locale” della sanità reggiana, in una
sala gremita di addetti ai lavori brillava la latitanza della
maggior parte dei politici convocati, di maggioranza e di opposizione.
Bel colpo...
g.delfini@tuttomontagna.it
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