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CASTELNOVO/RUSH FINALE PER IL CINEMA TEATRO
Tiffany addio. Ecco il "Bismantova"
La direzione artistica sarà curata da
Giovanni Mareggini. Gestione “in proprio” e sforamento
dei costi: parla Marconi. Una commissione affiancherà la
Co.ge.lo.r.
di Sabrina Tamburini
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| CANTIERE Il vice
sindaco Gianluca Marconi all’interno del nuovo teatro.
Mancano ancora tante cose, ma per qualche settore è già tempo
di rifiniture e la fisionomia è delineata (foto Benito
Vanicelli). |
Tiffany: ultimo atto. Almeno per ciò che
riguarda il suo recupero architettonico. Accantonati - in verità non
del tutto - i contrasti che hanno accompagnato l’intera operazione
dal 1999 ad oggi, la struttura, che prenderà il nome di
Teatro Bismantova, si appresta infatti a vivere nei prossimi mesi
l’inaugurazione dei nuovi locali.
Il 6, 7 e 8 febbraio 2004
si alzerà letteralmente il sipario con un esordio in grande
stile che prevede, per la prima giornata, la presenza di un grande
personaggio del panorama teatrale italiano, il sabato il concerto
dell’Orchestra Sinfonica dell’Emilia Romagna “Arturo
Toscanini” e la domenica, per concludere, una rappresentazione
volta a riprodurre tutte le realtà culturali del panorama
montano
Il vice sindaco di Castelnovo Monti, Gianluca Marconi,
sentito sulle novità dell’ultim’ora, non nasconde
la plausibile soddisfazione dell’intera Amministrazione comunale
per aver concluso i lavori. “ Fin dall’inizio - spiega
- quando si era parlato di soluzioni alternative (vedi ex consorzio
agrario, ndr), la nostra scelta era ricaduta su quest’edificio,
che da sempre racchiudeva la memoria storica e la cultura del paese,
con l’intento di riscoprirlo appieno nella sua identità.
Il
suo ripristino consentirà a tutti gli abitanti della
montagna di poter usufruire di un teatro in grado di offrire eventi
culturali importanti che spazieranno dalla prosa all’operistica,
dalla concertistica al cinema, senza dimenticare le realtà locali
dei cori, delle bande e delle compagnie teatrali.
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| La
facciata del nuovo cinema teatro “Bismantova” (foto
B. Vanicelli). |
Ci sarà quindi
spazio per queste, ma non mancherà l’impegno di ravvivare
ulteriormente l’interesse con proposte importanti che verranno
incontro alle esigenze di quelle persone che fino ad ora dovevano
recarsi a Reggio (da un’indagine è risultato che nel
capoluogo montano ci sono ben 320 abbonamenti alla stagione teatrale
reggiana)”.
La direzione artistica dell’intera programmazione
sarà curata da Giovanni Mareggini, concertista e docente
dell’Istituto “Merulo”.
“
Il Comune e la
Comunità montana, proprietari del teatro - continua - hanno
affidato la gestione iniziale della struttura alla società denominata
Co.ge.lo.r, il cui organico annovera il presidente Romano Nasi,
due consiglieri e una commissione di cui fanno parte gli assessori
alla cultura del Comune di Castelnovo e della Comunità montana,
rispettivamente Clementina Santi ed Emilia Paoli, ed Emanuele Ferrari
di ‘Effetto Notte’, incaricata di relazionarsi continuativamente
con finalità consultive e propositive con le realtà locali.
Una parte importante verrà riservata alla cinematografia,
tuttavia verranno privilegiati gli eventi con una componente creativa
più elevata”.
Abbastanza prevedibili le critiche sulla
decisione di gestire in proprio la struttura. Al proposito, Marconi
spiega che ciò è dipeso dalla necessità di
completare il programma della stagione in tempi rapidi, dalla volontà di
confrontarsi direttamente con la sua amministrazione economica
e dalla convinzione che l’ente pubblico debba, almeno nel
primo periodo, indirizzare il suo utilizzo su parametri maggiormente
culturali rispetto ad altri forse più redditizi.
Pare già sancito
un accordo con la gestione dell’Ariston di Felina per una
programmazione che aumenti l’offerta senza creare concorrenza.
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| Il direttore artistico Giovanni
Mareggini (foto B. Vanicelli). |
Restano
però i dubbi su come possano convivere (e soprattutto
sopravvivere) nel territorio due attività cinematografiche
in tempi così di magra per le piccole sale di provincia.
Non è azzardato
ipotizzare che, quando - e se - la gestione passerà in mani
private (e per forza si ragionerà in
termini di incassi), l’accordo diventi carta straccia.
Restando
in tema di polemiche, una delle ultime ha riguardato lo “sforamento” di
circa 300mila euro del budget previsto per i lavori.
“
La
cifra in esubero - afferma il vice sindaco - è stata determinata
dal rifacimento del palcoscenico, rivelatosi piuttosto gravoso
e conclusosi con il suo allargamento, e da altri interventi tecnici
imprevisti; è stato poi necessario liquidare una somma per
definire alcune divergenze contrattuali con un negozio limitrofo.
L’aumento
di capitale necessario è stato sottoscritto
solamente dal Comune di Castelnovo (passato in tal modo dal 50%
a detenere quasi il 67% della proprietà), non dalla Comunità montana,
impossibilitata dal proprio bilancio, la cui quota è scesa
a circa il 33%, senza peraltro alcuna diminuzione di capacità decisionale,
che rimane ad appannaggio di entrambi.
Mi sembra comunque che nell’ambito
di un’operazione costata cinque miliardi di lire, tale cifra
non sia così stupefacente, soprattutto per ciò che
il nuovo Teatro Bismantova rappresenta quale valore socio-culturale
elevatissimo per l’intero comprensorio montano”.
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SANTI: “SARA’ IL TEATRO DELLA
MONTAGNA”
Che la festa cominci
Una grande tre-giorni inaugurale il 6, 7
e 8 febbraio. “Una sfida che vogliamo vincere con tutte
le realtà culturali della montagna”.
di Clementina Santi
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| Andrea Griminelli foto Studio
Jack & Joe). |
Si chiamerà Bismantova perché l’identità e
l’appartenenza si raccontano anche rispettando la geografia
dei luoghi e dei nomi e perché sarà il teatro
della montagna che nella Pietra di Bismantova ha il suo cuore
e il suo simbolo: quasi secondo palcoscenico dopo quello di
roccia che ci ha dato la natura.
Lo inaugureremo con una lunga festa, una tre-sere - il 6, 7 e 8 febbraio -
che dovrà racchiudere e rappresentare come in un simbolico spettacolo
senza soluzione di continuità, tutto quello che il teatro può ospitare,
da vicino e da lontano, dalle espressioni della gente dei nostri luoghi e dall’arte
dei grandi del mondo; sarà una piccola stagione inaugurale che apre
il cartellone della stagione di quest’anno anticipandone tutti i filoni.
Ed è una data particolarmente felice: in questi stessi giorni, ottantuno
anni fa, la Pro cultura popolare di Castelnovo Monti si preparava ad “inaugurare” il
teatro con un “pubblico ballo e con spettacoli di varietà”.
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| Mauro Bigonzetti va in scena
il 12 aprile 2004. |
Noi avremo l’orchestra “Toscanini” dell’Emilia-Romagna
(il 7 febbraio), la “Merulo Big Band”, insieme
al maestro Tirincanti; un grande nome del mondo del teatro
che racconti il teatro e il suo significato; un momento-luogo
per i bambini perché abbiano la percezione del teatro
e del suo farsi e ne mantengano la curiosità e la sorpresa;
un grande e lungo spettacolo che leghi in una unica regia l’insieme
delle espressioni teatrali, musicali e artistiche che si sono
generate negli anni nella nostra montagna e che da tempo aspettano
un palcoscenico vero: qui troveranno spazio le ottave del Maggio
e gli stornelli della Valle dei Cavalieri, i canti popolari
e quelli dei cori storici della nostra montagna, le tante bande,
gli archi e i fiati dell’Istituto “Merulo”,
le fisarmoniche della nostra tradizione; ma anche le compagnie
di teatro dialettale e non solo, e le diverse espressioni d’arte
senza distinzione che non sia quella di una precisa appartenenza:
il “DNA” artistico dei nostri luoghi, della tradizione
e della modernità, dei maestri e dei giovani, consegnata
a un unico grande spettacolo che rappresenta in fondo tutte
le anime del nostro teatro. Che sono poi le anime della nostra
montagna.
Che ritroveremo nei mesi successivi: nei concerti di Andrea
Griminelli e di Giovanni Mareggini, nelle fisarmoniche di Richard
Galliano, nel balletto di Luciana Savignano e di Mauro Bigonzetti
(12 aprile); nel concerto dell’orchestra giovanile dell’accademia “Verdi-Toscanini” (5
aprile) nelle operette di Corrado Abbati, nel teatro musicale
di Moni Ovadia, nelle rassegne dialettali, negli spettacoli
di laboratori delle scuole, nelle realtà musicali e
teatrali locali che avranno tempo e luogo delle loro rassegne.
Saremo il teatro della montagna, ma in stretta relazione con
il teatro “Valli” e con i numerosi teatri della
provincia e della regione. E’ una bella sfida.
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| Quello di Moni Ovadia è tra
gli spettacoli più attesi. |
Che ci stiamo preparando a vincere con l’aiuto di tutte
le realtà culturali della montagna e con il sostegno
più vicino degli “amici del teatro”, un’associazione
di sostenitori fedeli, forse anche abbonati, che vogliamo fondare
intorno al teatro perché siano con noi a frequentarlo
e a riempirlo; anche con le loro idee.
Grandi nomi per piccoli numeri; potrebbe essere questa la filosofia di fondo
del nostro teatro e del nostro cartellone: il teatro è relativamente
piccolo (sono circa 300 posti), ma i nomi sono grandi, anzi grandissimi. Forse
la montagna è proprio così: misurata negli spazi ma grande nei
sogni. |
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LA STORIA DEL TEATRO
Castelnovo, capitale del loisir
Nel 1878 nasce la Compagnia filodrammatica. Nel 1894 in teatro vanno
in scena dieci recite annuali. Nel ‘10 ecco il primo cinematografo.
Le ristrutturazioni, il busto di Ciano. Il tranello dei nazisti nel ‘44.
Dieci anni dopo lo compra Marconi: “Diamo film non sconsigliabili”.
di Giuseppe Giovanelli
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| IL TEATRO SOCIALE Nel 1923 viene
inaugurata la sede nell’attuale collocazione. |
Benché definito da sempre centro di commercio, Castelnovo
Monti non è mai rimasto alieno alla cultura e al tempo libero.
Il loisir culturale, non senza intrecci e condizionamenti
politici, caratterizza la vita castelnovese già del 1800;
e teatro e musica ne costituiscono l’ossatura, con un graduale
passaggio dalle forme popolari (Maggio e teatro di stalla o di cort[il]e)
a
quelle più moderne della città.
Complice anche il crescente
numero di giovani che, dal 1824 in poi, studiano nel seminario di
Marola, nella cui offerta formativa rientrano il teatro classico,
la recitazione e la musica. Una passione che gli ex alunni diffondono
nei loro paesi costituendovi filodrammatiche dedite soprattutto all’operetta
musicale (vaudeville) e alla farsa. Anche a Castelnovo
Monti si costituisce, nel 1878, una “compagnia filodrammatica” che consolida
la passione per il teatro come esperienza espressiva e fattore di
aggregazione sociale.
Vi partecipano famiglie ricche (Rabotti, Monzani,
Agostini) e famiglie umili che denotano questo teatro come attività culturale
diffusa e popolare, elemento di attrazione anche per la restante
popolazione montana.
Gli spettacoli vengono tenuti nel Teatro comunale
di Bagnolo, le cui dimensioni emergono da una relazione del
1894: “60
posti distinti, 90 in platea, 20 in tribuna. Recite annuali n. 10.
Ricavato in beneficenza”.
Vi recitano piccole compagnie di
passaggio e vi si tengono balli al suono del “concerto musicale” costituitosi
in Castelnovo, con alterne vicende, nel 1831.
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| IL PRIMO BALLO 1923: la domanda
di licenza per ballare. |
1923: il Nuovo Teatro
Il problema
di un più ampio locale polivalente si fa sentire
in particolare con l’intensificarsi dell’attività politica
e, ancor più, dalla comparsa del cinematografo. Nel 1910,
a Castelnovo sorge uno dei primi cinematografi della provincia,
per iniziativa di Luigi Capanni, che, accanto alla casa di famiglia,
ancor oggi dominante in via Roma, costruisce un locale di 18 metri
per 9 e lo adibisce a cinematografo, inaugurandolo il 4 settembre
di quell’anno.
Nel 1917, nonostante la guerra, troviamo in
piena efficienza una filodrammatica mista (uomini e donne) che
continua a proporre recite nel Teatro comunale di Bagnolo.
La fotografia di
questo gruppo di dilettanti dice di una gioventù castelnovina
che, lasciato alle spalle l’aspetto rurale di quarant’anni
prima, studia, viaggia, tira fuori dagli stipi le ricchezze paterne
e le impiega in attività e in piaceri nettamente culturali.
Nel
1922 il gruppo assume il titolo di Società Filodrammatica
e pro Cultura.
Poi, semplicemente Pro Coltura Popolare, Società Anonima
Cooperativa.
E’ questa che, nel giugno 1923, con un
finanziamento derivante da una larga partecipazione azionaria,
porta a termine
la costruzione del Nuovo Teatro, primo nucleo di quell’edificio
giunto fino a noi.
Presidente della società è il dottor
Francesco Manfredi (lui pure ex alunno di Marola).
Nella seduta del
Consiglio d’amministrazione del 30 giugno 1923, egli sottolinea
come il teatro possa - con i suoi 200 posti - dare spazio a tutte
le istituzioni di cultura e di beneficenza del paese: Croce verde,
Comitato pro monumento, Patronato scolastico.
Il nome viene da
subito ufficializzato in Teatro Sociale; la società proprietaria
confluisce, poco dopo, per necessità politiche, nella
Società del
Dopolavoro, assumendo la ragione sociale di Pro coltura
Popolare - Dopolavoro di Castelnovo ne’ Monti. La presidenza di
entrambe è sempre
del dottor Francesco Manfredi.
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| MINCULPOP 1939: la licenza ministeriale
per il cinema. |
Il trionfo del cinema
Frattanto il
cinematografo di Luigi Capanni, insufficiente alla bisogna, viene
destinato a sede del Banco San Geminiamo e San Prospero. Di conseguenza,
l’attività cinematografica ricade sul Teatro
Sociale.
Il
primo tentativo (fallito) di cui si ha documentazione sicura è di
Umberto Sozzi, nel 1928. Ritenta (e gli va bene) nel 1930, in qualità di
segretario del “Dopolavoro”. Il verbale di visita, effettuata
dalla Commissione Teatrale della Provincia il 4 maggio, fissa a 170
i posti in platea e a 50 in galleria. Inizia per il Teatro
Sociale una stagione intensa, con una equilibrata distribuzione fra spettacoli
cinematografici e teatrali, con larga partecipazione, in questi,
della filodrammatica. Il pubblico è eterogeno: dai castelnovini
agli abitanti delle più remote frazioni; dal laureato
al contadino analfabeta.
Ben presto, però, il cinematografo, per la sua
praticità (spettacoli in orario di mercato e fiera), finisce
col prevalere sul teatro. Il quale, tuttavia, continua ad avere
appassionati cultori sia nella filodrammatica locale, sia in
quella di Felina,
dove teatro e musica hanno una loro storia a parte.
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| ORIGINALE Il teatro sotto il regime
diventa Casa Littoria. |
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| FALSO Finita la guerra, la stessa
foto viene ritoccata eliminando i simboli del fascio. |
Fascio e deportazione
Le direttive tendenti al monopolio culturale
del Partito Nazionale Fascista conducono, nel 1937-’38, allo
scioglimento della “Società Pro
Coltura” e al passaggio del suo patrimonio al Fascio di
Combattimento, che inizia subito lavori di grande ristrutturazione
e di ampliamento
per ricavarvi la sede del Pnf e delle sue organizzazioni. Il
teatro eretto dalla larga base popolare della “Pro Coltura” perde
così la sua fisionomia originaria per lasciare spazio
alla grande struttura di stile imperiale giunta fino a noi. Su
di essa
campeggia a caratteri cubitali la scritta Casa Littoria.
Nell’atrio,
il posto d’onore è riservato al busto di Costanzo
Ciano, eroe della grande guerra e propugnatore della rivoluzione
fascista,
accanto al consuocero Benito Mussolini.
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| 1946 L’ex piazza Ciano viene
intitolata ai Martiri della Libertà. |
A lui è dedicata la
piazza antistante ormai ben delineata e pavimentata, scenograficamente
funzionale al teatro. L’inaugurazione del complesso avviene
il 9 luglio 1939 con una grande manifestazione di regime.
La sala è gestita
direttamente dall’Opera Nazionale Dopolavoro, sotto la
responsabilità del
presidente Lino Pedrazzoli. Le proiezioni hanno un carattere
del tutto cittadino, con due pellicole settimanali: una alla
domenica
o nelle festività, l’altra di norma al giovedì.
Ma la seconda guerra rende tutto precario.
Nel 1943, in seguito allo
scioglimento del Partito Nazionale Fascista, la proprietà del
teatro passa al demanio dello Stato.
Nell’estate 1944 è sede
del comando tedesco.
Un evento bellico particolare lega il complesso
alla memoria storica locale. Il 7 ottobre di quell’anno
i tedeschi vi convocano gli uomini promettendo loro un lasciapassare
riconosciuto
anche dalle loro truppe. I numerosi accorsi vengono invece
avviati alla deportazione, a piedi fino a Felina, quindi in
autobus e treno
fino a Linz. Erano 80; molti non ritornarono più.
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| CARTOLINE Il Teatro del Popolo
alla fine degli anni Quaranta. |
Dal teatro
del popolo all’on. Marconi
Al termine della guerra
il teatro è in
mano al Fronte della Gioventù, che vi tiene feste da
ballo, con certificazione di agibilità e sicurezza da
parte del tecnico comunale (9 luglio 1945).
Manifesti e scritte murali di partito campeggiano
al suo ingresso. Il complesso, tuttavia, sempre di proprietà del
demanio e danneggiato dai bombardamenti aerei, è affidato
all’Enal (Ente nazionale assistenza lavoratori), che
deve gestirlo tramite un comitato locale, sulla cui costituzione
al
5 gennaio 1946
ci sono ancora controversie, nonostante il prelevamento di
1.070 tessere.
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Il Teatro del Popolo (questo il nuovo nome, nonostante
molti dicano Casa del Popolo), oltre a balli e divertimenti
in genere, ospita comizi e contraddittori con personaggi di
tutto rilievo
come Valdo Magnani, Nilde lotti e Giuseppe Dossetti. Gestore è,
nel 1950, il dottor Campanini; operatore cinematografico Giuseppe
Battistessa.
Diversi locali del complesso sono occupati da enti e
persone varie, alle quali l’ufficio del Registro, già dal
1946 aveva chiesto la stipula di un contratto d’affitto. Sono
le prime avvisaglie di contrasti politici per la sua proprietà,
che attorno al 1954 (non tutte le memorie sono precise nella data)
viene acquisita dall’onorevole Marconi: “... e per di
più ho un cinema - scrive il deputato nel 1958 - che ho strappato
ai comunisti a prezzo di debiti e di passività in continuazione;
e nel cinema diamo solo film che il CCC classifica fra i non esclusi
e i non sconsigliabili”.
Con la sua gestione, il cinema-teatro
prende il nome di “Canossa”, integrando le proiezioni
cinematografiche con spettacoli teatrali, conferenze politiche e
culturali. Dopo la morte dell’onorevole (1972), notevoli cambiamenti
avvengono nella proprietà, con la costituzione di una società nella
quale la famiglia Marconi è maggioritaria; e nella struttura
con la trasformazione del “Canossa” in quel “Tiffany” caratterizzato
dall’ampio lamierone che copre le linee architettoniche della
ristrutturazione del 1938. E il resto (costituzione della Cogelor,
sospensione delle attività di spettacolo e progettazione di
nuovi usi) è cronaca che i lettori ben conoscono anche
dalle pagine di Tuttomontagna.
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| “CANOSSA” Gli anni
Sessanta sono quelli della gestione di Pasquale Marconi. |
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