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LIGONCHIO/SEGUE IN TERZA IL CINQUECERRI
Don Daniele va in panca
Dice don Patti: “Il calcio mi è sempre
piaciuto. E’ un modo per spingere a obiettivi superiori”.
Il cinema, la missione e tante altre iniziative.
di Giorgio Pregheffi
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| TUTTOFARE I compiti del “don” spaziano
dal guardalinee fino al raccattapalle. |
Il Cinquecerri partecipa al campionato provinciale di calcio di
Terza categoria per il terzo anno: finora i risultati non sono
stati entusiasmanti ma lo spirito di partecipazione, la voglia
di scendere in campo, la passione di fare sport e di stare in gruppo,
per fortuna costituiscono una molla sufficiente a proseguire il
cammino.
A dare la carica ci pensa, fra gli altri, don Daniele
Patti, uno dei due parroci di Ligonchio (l’altro è don
Luigi Gibellini), spesso in panchina come dirigente accompagnatore. “
Il
calcio mi è sempre piaciuto - spiega don Daniele - e l’ho
praticato da ragazzo. Ero un difensore vecchia maniera. Quando
sono arrivato qui, cinque anni fa (prima era nella zona di Baiso,
ndr), ho cominciato a seguire la squadra, che era già una
realtà a livello amatoriale, poi ha fatto il salto di qualità,
iscrivendosi al campionato Figc. Ho pensato di dare una mano sia
per vivere un rapporto più ravvicinato con i giovani che
per spingerli a darsi obiettivi più importanti per crescere
e far sviluppare il movimento”.
Vuol dire, don Daniele, che
fa la predica nello spogliatoio? “No, ci mancherebbe,
vivo questa esperienza con gioia, ma cerco di non mescolare i ruoli;
faccio quello che è utile, il raccattapalle, il guardalinee,
un po’ di tutto”.
Anche il tecnico? “L’unico
insostituibile allenatore è Adolfo Toni. A volte mi è capitato
di andare da solo in panchina, perché lui era squalificato,
ma era Adolfo a dare suggerimenti dalla rete di recinzione. Non è certo
il caso di fare invasione di campo”.
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| IN CAMPO Don Daniele con una
formazione del Cinquecerri nel campionato scorso. |
La realtà calcistica
locale ha cambiato pelle... “Il cambiamento più significativo è quello
che, pur mantenendo la denominazione Cinquecerri, la squadra rappresenta
tutti i paesi del comune di Ligonchio, e l’Amministrazione
comunale fornisce un importante apporto per garantire la continuità in
questa avventura. Tutti insieme, ne sono convinto, possiamo fare
qualcosa in più”.
Spostiamo la nostra attenzione sull’attività a
livello parrocchiale. “Intanto devo dire che sia
don Luigi che io siamo stati accolti con simpatia ed è stato
facile ambientarsi. Ogni posto è bello se ci si sente bene;
ecco, io sto bene, vivo a 360 gradi il rapporto con la gente. L’impegno è notevole,
visto che le parrocchie sono otto: Ligonchio, il capoluogo, poi
Cinquecerri, Piolo, Casalino, Montecagno, Ospitaletto, Vaglie e
Caprile. Abbiamo cercato di evitare di rimanere dentro il confine
della chiesa in senso stretto. Personalmente frequento il bar,
vado alle feste, sono tutti luoghi d’incontro ed è bello
condividere momenti di allegria e di aggregazione. L’isolamento
in cui spesso si trova la gente che vive da queste parti va evitato,
si devono dare speranze, per questo vanno create occasioni per
ritrovarsi insieme. Certo, la messa è una di queste opportunità,
nello stesso tempo diamo vita ad iniziative culturali. Abbiamo
investito molto nel cinema parrocchiale di Ligonchio, prevedendo
una programmazione tutto l’anno che dia la possibilità di
stimolare gli interessi delle persone. Stiamo pensando ad alcune
cose che riguardano Cinquecerri, con l’intento di dare nuova
linfa”.
Il suo entusiasmo viene alimentato dalla vocazione. A
proposito: com’è nata? “E’ stato fondamentale
l’incontro con don Mario Prandi, purtroppo scomparso nel
1987. Ho passato sette anni a stretto contatto con lui, sono entrato
a far parte dei Fratelli della carità, ordine religioso
diocesano legato alle case di carità, e ho vissuto intensamente
esperienze di impegno sociale sul piano operativo. Ancora adesso
la mia, la nostra mentalità, è quella di stare con
la gente, di sentire i loro problemi e, se possibile, di dare una
mano. A questo proposito, la canonica è sempre aperta, abbiamo
ospitato un anziano, una famiglia marocchina, siamo pronti a raccogliere
concretamente richieste di aiuto. E poi garantiamo il nostro impegno
in campo sociale anche al di fuori della parrocchia”.
Un
capitolo particolare è dedicato al Burkina Faso. “Ci
alterniamo, don Luigi ed io, in missioni, passiamo periodi brevi,
ma molto intensi, in Africa, portiamo la parola di Dio in posti
sperduti, la diversità di cultura non ci divide; siamo figli
dello stesso padre; cerchiamo di dare qualcosa ma riceviamo anche,
facciamo insieme alla gente del posto piccole cose. Sono esperienze
straordinarie, fondamentali”. |