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detto fra
noi
di Giuseppe Delfini
Cin cin
1. Tuttomontagna festeggia il traguardo del centesimo
numero. Un’occasione per una fetta di torta, un cin cin e
qualche ricordo (non troppi, però: è già ora
di pensare alla 101ª uscita). Non ci siamo mai posti, negli
undici anni della nostra avventura, particolari obiettivi, se non
quello di dar voce al nostro Appennino, alla sua gente e ai suoi
problemi, e di farlo a modo nostro, con passione, serietà,
gratuità, un pizzico di sana incoscienza e una robusta dose
di indipendenza. Una ricetta che, finora, pare aver funzionato
(e il grafico delle vendite in costante ascesa lo conferma). Il
sogno e l’esigenza nostri, malati di giornalismo e di montagna,
si sono dimostrati anche il sogno e l’esigenza di tanti montanari,
di tutti voi, cari e preziosi lettori. L’intuizione di Mauro
Pighini e del nostro editore Michele Campani, ai quali si è associata
strada facendo una bella valanga di attenti collaboratori (una
parte dei quali la potete vedere nella foto di copertina), si è rivelata
azzeccata. Cento! Cin cin.
2. E visto che stiamo brindando... La
tangenziale di Collagna presto sarà aperta al traffico.
Finalmente. Dopo un abbondante decennio di lavori e interruzioni
la si potrà utilizzare. Non vogliamo annoiarvi con macchinose
elucubrazioni, ma solo proporre apertamente una domanda: perché la
galleria del Seminario ha avuto tanti padri e padrini (soprattutto
dopo l’inaugurazione), mentre la variante collagnese, nel
corso di questo biblico periodo, rispetto alla suddetta opera è sembrata
una parente lontana, orfana e un poco iellata? Se, in aiuto al
sindaco di Collagna, spesso voce nel deserto, anche solo la metà dei
papaveri e dei girasoli che ridevano alle telecamere il giorno
dell’inaugurazione della lunga e importante galleria avesse
pestato e ripestato pugni e piedi sui dovuti tavoli, forse avremmo
registrato una salutare accelerata nel cammino verso il tanto sospirato
taglio del nastro. Una vicenda da Gabibbo che ribadisce come in
ogni fattoria degli animali ci sia regolarmente qualcuno più uguale
degli altri.
3. “La popolazione è il nostro asso nella
manica. Tenendo presente la nostra storia, le nostre tradizioni
e la nostra cultura, possiamo trovare il nostro modello vincente.
Dobbiamo prendere quanto c’è di buono da altre culture,
mantenendo però la nostra specificità. E’ qui
che entra in gioco la famiglia”. Macché politici o
filosofi. Tale frase è di un industriale, il dr. Savino
Gazza, titolare di un’importante azienda ai confini del nostro
regno. Lo ha dichiarato durante un recente convegno tenutosi a
Ciano. Insomma: la scuola è fondamentale, le strutture e
le infrastrutture ci vogliono, di una politica efficiente e adeguata
non se ne può fare a meno. Però. A quello che è presente
nel patrimonio genetico e che ereditiamo dalla storia, però,
non possiamo rinunciare. Così come non possiamo far senza
alcuni classici capisaldi del tessuto economico e comunitario,
come gli esercizi commerciali. Ci sono troppi luoghi (e capoluoghi)
che registrano sempre più “vetrine vuote”. Siamo
d’accordo col “Comitato Alta Valsecchia”, che
da queste pagine grida ancora una volta che in determinate realtà bar
e negozi svolgono un insostituibile servizio sociale, e non solo
commerciale. Pena: il rischio di diventare paesi dormitorio o,
peggio, paesi fantasma. Se n’è accorto anche Luca
Cordero di Montezemolo, che, seppur riferendosi a una grande città,
ha affermato: “Se Bologna perdesse le sue botteghe artigiane
perderebbe l’anima”. E senza un’anima non si
va da alcuna parte. Ce lo cantano persino gli industriali. Tocca
ai politici fare tesoro e fatti concreti di tutto ciò.
g.delfini@tuttomontagna.it
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