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CIANO/LA SCELTA DI MONS. GIBERTINI
La mia tomba? In chiesa
Una decisione affettiva e spirituale. Arrivati
tutti i permessi. E presto inizieranno i lavori nella seconda cappella
di destra.
di Giovanni Merli
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Mons. Paolo Gibertini con mons.
Valerio Beneventi all’inaugurazione di una nuova sezione
della scuola materna S. Giuseppe di Ciano d’Enza. |
Il vescovo emerito di Reggio Emilia e Guastalla monsignor Paolo
Gibertini ha annunciato che il desiderio di realizzare all’interno
della chiesa di San Martino Vescovo in Ciano d’Enza la sua
sepoltura si sta concretizzando con l’imminente inizio dei
lavori. L’annuncio ufficiale è stato dato lo scorso
2 novembre dallo stesso mons. Gibertini durante la messa per i
defunti, tradizionalmente celebrata dal prelato nel cimitero di
Ciano d’Enza, dove riposano i suoi genitori. I lavori per
la realizzazione del sepolcro, progettato dell’architetto
Mauro Severi, inizieranno tra breve; la posizione scelta in accordo
coi tecnici delle Belle arti è quella della seconda cappella
a destra rispetto all’entrata della chiesa, dove attualmente
si trovano un quadro del pittore Proferio Grossi raffigurante il
perdono di Canossa e una croce che il parroco mons. Valerio Beneventi
ha fatto restaurare dopo che questa era caduta davanti alla soglia
della chiesa stessa dalla sommità della facciata. I permessi
e le autorizzazioni - civili e religiosi - sono già in possesso
dei responsabili dei lavori. Oltre a una deroga alla legge italiana
sulle tumulazioni si doveva superare lo scoglio delle Belle arti,
poiché si va ad intervenire su di una struttura protetta
da questo ente, infatti la costruzione nella forma attuale risale
ai primi del 1700.
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La cappella della chiesa di
S. Martino Vescovo che ospiterà il sepolcro di mons.
Gibertini. |
Per diritto canonico mons. Paolo Gibertini avrebbe titolo per
un sepolcro nella Cattedrale di Reggio Emilia, accanto al suo predecessore
mons. Gilberto Baroni. La scelta di far realizzare un sepolcro
vescovile nella chiesa dedicata a San Martino Vescovo è dettata
da un forte legame affettivo che lega questo benedettino al suo
paese nativo di Ciano d’Enza e da un altrettanto forte legame
spirituale con la sua chiesa parrocchiale. Questa è la chiesa
che lo ha visto al fonte battesimale nei primi giorni del maggio
1922 e “chierichetto un poco monello”, come ama spesso
ricordare mons. Gibertini ancora oggi, lo ha visto celebrare la
sua prima messa, nell’agosto del ’45, dieci anni dopo
la sua entrata tra i Benedettini del monastero di San Giovanni
di Parma. E’ qui che torna di tanto in tanto il nostro monaco,
anche quando, dal ’55, i suoi superiori lo mandarono in Sardegna
per la fondazione del monastero di San Pietro di Sorres, di cui
fu il primo superiore e poi priore fino al ’73. In questo
periodo i suoi familiari, che vivevano a Ciano d’Enza, lo
videro di rado e furono doppiamente soddisfatti quando, nel ’79,
venne eletto abate del monastero benedettino di San Giovanni di
Parma. Infatti, oltre al riconoscimento ecclesiale, ebbero la possibilità di
averlo più vicino a loro. Ma durò poco, perché il
25 aprile 1983, sempre in San Giovanni di Parma, il cardinale Sebastiano
Baggio lo consacrò vescovo della diocesi di Ales- Terralba
(Oristano).
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Il fonte battesimale della chiesa
di Ciano. Qui, nel 1922, fu battezzato il futuro vescovo Paolo
Gibertini. |
Prima di ripartire per la Sardegna officiò un’affollatissima
concelebrazione eucaristica di ringraziamento proprio nella chiesa
della “sua parrocchia” di Ciano d’Enza, poi riprese
la via della Sardegna. Dopo sei anni venne trasferito alla guida
della diocesi di Reggio e Guastalla.
Tutti questi passaggi hanno sempre visto il monaco benedettino
ritornare nella “sua” chiesa dedicata a San Martino
Vescovo per celebrare una messa di ringraziamento attorniato dai
compaesani o semplicemente per pregare o meditare. Una scelta affettiva
e di valore spirituale quella di mons. Paolo Gibertini di rinunciare
agli onori della cattedrale di Reggio Emilia per rimanere vicino
per sempre alla sua gente. I compaesani, i familiari e quanti gli
vogliono bene sperano tutti il più tardi possibile. Il più sereno
si dimostra il nostro benedettino, che umilmente si rifà alla
volontà del Padre dicendo “quando il buon Dio vorrà...”.
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